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lavoro pubblicato lunedì 18 maggio 2015
ultima lettura giovedì 8 ottobre 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Cinzia - Madre modello

di AndrewS. Letto 6065 volte. Dallo scaffale Eros

Tutti gli anni vado al mare da mio cugino, che vive lì beatolui,  per un paio di settimane, a cavallotra giugno e luglio. Siamo coetanei e pure simili, sia fisicamente checaratterialmente, i nostri figli si trovano bene tra loro, le nostre ...

Tutti gli anni vado al mare da mio cugino, che vive lì beato
lui, per un paio di settimane, a cavallo
tra giugno e luglio. Siamo coetanei e pure simili, sia fisicamente che
caratterialmente, i nostri figli si trovano bene tra loro, le nostre mogli sono
amiche... Praticamente il massimo. L'anno scorso, vicino al nostro solito
ombrellone, si è sistemata una coppia con una bimba di un paio d'anni. Il
marito lo valutai sui 45 anni, lei sui 40, e molto carina. Era un poco
sovrappeso ma deliziosa nelle sue belle curve. Piccola di statura, molto
ricercata nel vestire anche in spiaggia, sempre leggermente truccata. Mi
piacque subito. Da buon osservatore, notai che i due non scambiavano
praticamente parola: lui leggeva il giornale, lei guardava la bimba. Nel
pomeriggio lei arrivava prima, probabilmente per godersi il sole più intenso.
Il marito arrivava verso le 17 con la bimba in braccio, passava la figlia alla
moglie, e ricominciava a leggere il giornale. La tipica vita di mare di una
coppia con un figlio piccolo... La signora però, gli occhi li usava, eccome: non
si perdeva una mossa di me e di mio cugino, notai. Ci misi poco a capire che ci
trovava attraenti, con una piccola preferenza per me. Forse perché ero più
cittadino, più espansivo. Le sorridevo sempre quando arrivava in spiaggia, e
mai mancavo di salutarla. Avevo cominciato anche a guardarmela per bene, e lei
lo aveva senz'altro notato. Dopo poco prese ad avere atteggiamenti abbastanza
provocanti: si spalmava la crema guardando se la stavo osservando, si spostava
il costume al limite dei capezzoli... Insomma il classico atteggiamento che ha
una donna a cui piace sentirsi ammirata. Da parte mia non perdevo occasione di
toccarmi l'uccello appena lei guardava nella mia direzione. Dopo un paio di
giorni la cosa iniziò a farsi evidente, fin troppo. Volevo tentare un approccio
ma o c'era nei paraggi mia moglie o suo marito. Sono sempre stato un cultore
del "chi osa vince". Ne studiai le abitudini, e notai che verso metà mattina
andava al bar della spiaggia a prendere da bere. Decisi di seguirla. Mi ero
premunito di un biglietto con il mio numero di cellulare e con il mio nome. Mi
avvicinai al bancone del bar poco distante da lei, misi il biglietto sul banco
e iniziai a picchiettarci sopra con una biro, insistentemente. Lei, che mi
stava tenendo d'occhio, notò il mio gesto. A quel punto non potevo fare altro
che lasciarlo lì e andarmene, e aspettare. Tornò al suo ombrellone e mi scoccò
un'occhiata che non seppi come interpretare: c'era sempre, in queste cose, il
rischio di aver frainteso o di essere caduti in una provocazione, una trappola.
Il gioco prevedeva questo rischio e non ci si poteva fare niente. Ovviamente
avevo messo in silenzioso il cellulare: era il momento dei dubbi, ce ne erano
sempre anche di quelli. Ma la tensione che si crea in queste situazioni è quasi
una droga per me e, devo dire, di essermi sbagliato pochissime volte e senza
conseguenze peraltro. Poteva anche essere che non avessi mancato nel giudizio
poi, ma magari solo nell'impossibilità pratica di realizzare la cosa. L'attesa
del contatto poi, è una cosa che non manca mai di elettrizzarmi. Inoltre, in
questo caso, la cosa avrebbe dovuto avvenire sotto gli occhi dei nostri
coniugi. Definire "intrigante" la questione, era fin poco. Poteva anche essere
che la signora potesse trovarsi in un imbarazzo tale per cui avrebbe deciso di cambiare posto, per evitare il disagio di quella situazione, o temendo che se scoperta la cosa potesse
degenerare. Il cellulare era messo in maniera che potessi vedere
arrivare l'eventuale sms, illuminando lo schermo silenziosamente. La stavo osservando
ovviamente: non accennava a toccare il suo di telefono. Il gioco di attese è
un'arte che si impara dopo una lunga esperienza, e bisogna anche possedere un
carattere particolare: paziente e determinato, sicuro e disciplinato, perché
possono passare anche dei giorni. Tutto può succedere, o niente. Verso mezzo
giorno la vidi prepararsi per tornare al suo alloggio con figlia e marito.
Confesso che non mancai di rimanere un po' deluso. Poi, verso l'una, il mio
cellulare emise un ronzio. Ovvio che il cuore mi salti in gola: nonostante
l'esperienza accade sempre. Ma proprio l'esperienza ti insegna a stare calmo, a
ponderare bene le mosse, i tempi di reazione. Mi alzai dal lettino e mi
stiracchiai guardandomi intorno. Con tutta la semplicità che trovai mi chinai a
prendere il cellulare dalla borsa. Senza nascondermi (si dà nell'occhio quando
si cambiano abitudini o atteggiamento) lessi il messaggio: "Cinzia". Bellissimo
sms, notai. Lasciava aperto tutto, e niente. Diceva tutto, e niente. Molto
astuta. Che fosse una veterana di queste cose? Possibile, perché no? Oppure era
semplicemente intelligente. Registrai in rubrica il numero, usando il nome di un collega
di lavoro, e cancellai subito il messaggio. Mai fidarsi. Che bella sensazione... Ci ero riuscito. Molto gratificante, inutile negarlo. Ora sarebbe cominciato il capire fino a che punto ci si
poteva, voleva spingere. Tutto, poteva essere, anche che si fosse trattato di
semplice curiosità femminile, o di tempo da far passare. Bisognava accettare la
cosa e andare avanti. Mi presi tutto il tempo per rimandarle un messaggio
interlocutorio. "Sei molto bella Cinzia. E' un piacere guardarti. Andrea".
Decisi per quello che in fondo è il messaggio migliore da dare ad una donna,
sempre valido. "Non è vero ma grazie" "Io trovo sia così. Se vuoi uso un'altra
definizione: sei molto donna, ti trovo molto femmina" "Questo sì. Bello. Quanto
vi fermate?" "Una decina di giorni. Voi?" "Anche noi. Come si chiama tua
moglie?" "Perché me lo chiedi? Tuo marito?" "Così. Carlo" "Paola" "Sembrate una
coppia felice" "Lo siamo. Tu e tuo marito mi sembrate tristi" "Sì. Se sei
felice con tua moglie perché mi guardi?" "Mi piacciono le femmine. E tu lo sei
molto" "Non è giusto" "Può darsi, ma non posso farci niente: sono fatto così"
"Lei lo sa?" "Penso di sì. E' una donna in gamba. Lo ha messo in conto. E poi mi
conosce da una vita" "E se lo facesse anche lei?" "Potrei capirla. Ma non ci
lasceremo per questa cosa . Poi, tutto può essere" "Sì, è vero". Era in gamba:
diceva e non diceva, lasciava a me capire quello che volevo. Dopo un po' di
schermaglia provai a portarla sull'argomento che mi interessava "Vuoi scopare Cinzia?"
Ci fu una lunga pausa, nella quale pensai di aver tirato troppo la corda,
troppo presto. E poi: "Sì" e poi "Ne ho bisogno Andrea". Tornò in spiaggia come
se niente fosse: si spalmò di crema e si stese sul suo lettino a farsi
arrostire dal sole. Non potei fare a meno di ammirare la sua freddezza, il suo
controllo. A questo punto stava a me trovare "la soluzione". Avevo già
identificato il posto: c'era, a lato dei nostri ombrelloni, una fila di cabine
e alcune erano libere. Ne presi una che aveva due porte di ingresso, sui due
lati. Era perfetta. Il problema ora stava nel trovare una vedetta che ci
avvertisse di eventuali problemi. L'unica risorsa disponibile era mio cugino.
Approfittai di un bagno insieme per dirglielo e chiedere il suo aiuto.
Ovviamente accettò, e ovviamente chiese un prezzo per l'impegno e il rischio:
voleva darle un po' di colpi pure lui. Mi dichiarai convinto che non ci sarebbe
stato problema al riguardo. Dopotutto eravamo come fratelli. Dopo un pomeriggio
di sguardi sottintesi e una sera passata
al cellulare a mandarsi sms, finalmente arrivò il mattino. Verso le 10 le
nostre mogli andavano a farsi una passeggiata lungo la spiaggia e a guardare la
roba in vendita mei vari mercatini lungo i moli. Mi alzai e entrai nella
cabina. Aprii l'altra porta e attesi. Avevo il cellulare con me che mi avrebbe avvertito
di problemi. Dopo pochissimo lei entrò. Le richiusi a chiave la porta alle
spalle. Si mise subito in ginocchio, mi scostò gli slip e me lo prese in bocca
fino ai coglioni. Era una maestra pompinara, bravissima e affamata. La lasciai
fare ma dopo un poco lei si alzò e, prendendomi per le braccia mi tirò verso di
sé. Andò a sedersi su una alta panca di legno. Le allargai le gambe e mi presi
l'uccello per puntarglielo tra le gambe e scoparla ma lei mi prese per i
capelli e mi spinse giù la testa "Leccami prima". Comandava lei, non c'era
discussione. Scesi e mi trovai davanti una bella figa con una riga di peli a
coprire appena le grandi labbra. Si aprì la figa con l'indice e il medio
scoprendo il suo grosso clitoride. Glielo succhiai e leccai con tutta la foga
che possedevo. "Mettimi dentro le dita". Le infilai dentro il mio indice e il
medio e intanto leccavo "Dai, dai... Aaahhhh godo, godo... Uuuuaaaahhhh" "Le tappai
la bocca con la mano libera. Mi alzai per scoparmela ma lei era già in piedi,
mi fece girare su me stesso, mi fece sedere al suo posto, mi salì sopra e si
impalò col mio cazzo, tenendomi per le spalle. Iniziò a cavalcarmi come un'ossessa.
Prese anche a sgrillettarsi e a colpirsi la figa con degli schiaffi.
Sbuffava e ansimava. Stava facendo
troppo casino. La baciai voracemente nel tentativo di farla tacere. In parte ci
riuscii e in parte peggiorai la situazione: si eccitò ancora di più. Mi prese
le mani e se mise sulle tette. "Strizza, strizza!!!" Le presi le belle tette
sode con le mie grosse mani e la munsi. Iniziò a colare latte dai capezzoli:
evidentemente stava ancora allattando la bambina. Mi attaccai ai suoi capezzoli
e succhiai a più non posso. Strabuzzò gli occhi e si tappò la bocca ma la
sentii lo stesso gridare dal piacere e dal dolore, mentre continuava a montare.
"Sto per venire..." dissi. Lei saltò giù dal mio uccello e si chinò a prendermelo
in bocca. Un paio di belle affondate e le sborrai in bocca e in gola. Sentii i
miei coglioni che si spremevano dal piacere, fino a farmi male. Lei continuava
a pomparmi: voleva tutto lo sperma, golosamente. Alla fine mi restituii l'uccello
pulito perfettamente. Si sistemò il costume e con cautela se ne andò come era
venuta. Aspettai un momento e uscii anch'io. Mi buttai in mare. Mi girai a
guardare verso di lei: stava seduta e parlottava con sua figlia e suo marito.
Fantastica.



Commenti

pubblicato il giovedì 21 maggio 2015
Handrea, ha scritto: Bel racconto scritto in maniera giusta con una buona cadenza. Un pò troppo precipitoso nell'epilogo: per essere più realistico devi sforzarti di pensare a come si comporterebbe una donna nella situazione in cui la vuoi inserire e rispettare i suoi tempi. Comunque omplimenti.

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