ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato domenica 17 maggio 2015
ultima lettura mercoledì 11 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

ARTORIAN (1 Parte)

di Utopia99. Letto 322 volte. Dallo scaffale Fantasia

Questa è la storia di un ragazzo. Egli non vuole vivere nella società del suo tempo per svariati motivi, ma vorrebbe invece vivere nell’epoca dove, secondo la leggenda, Re Arthur avrebbe scritto le sue eroiche gesta. Quasi disprezza il suo mondo e la soci..

Questa è la storia di un ragazzo. Egli non vuole vivere nella società del suo tempo per svariati motivi, ma vorrebbe invece vivere nell’epoca dove, secondo la leggenda, Re Arthur avrebbe scritto le sue eroiche gesta. Quasi disprezza il suo mondo e la società che ne fa parte e sogna nella sua mente quel mondo, quell’epoca.

I: Sogna, giovane guerriero (Parte 1).

Correva l’anno 2015, più che correva, rotolava.. vista l’ingenua società che andava cadendo sempre più e la forte corruzione e malvagità che si spargeva sul mondo come una macchia d’olio, quella macchia che sporcava.. si allargava e sporcava. In questo tempo, viveva un giovane quindicenne come tanti, come troppi. Sognava, e scrivo “sognava” una società, un mondo, adatto a lui e alla sua mentalità. Amava molto una cosa: il calcio. Lo amava forse di più della sua vita monotona, tranquilla ma monotona. Uno sport ormai insulso e corrotto, come lo era il resto del mondo. Era anche affascinato dall’epoca, dalle leggende medievali. Quella leggendaria spada Excalibur e la sua magia, che giravano nella sua testa come una trottola, quella trottola che non si sarebbe mai voluta fermare, ma che poi trovando un falso appoggio, cadeva a terra più velocemente di quanto girasse. Lui voleva qualcosa.. ma esattamente non lo sapeva nemmeno lui cosa. Gli piaceva la storia, l’italiano.. forse anche la matematica, ma gli seccava a morte studiarle. Molto strano, non credete? Si.. lui era abbastanza strano, strano e nervoso. Così nervoso che in quasi ogni momento della sua monotona, ma tranquilla giornata, rosicchiava la pelle interna della bocca. Ancora più strano. Infine, gli piaceva molto un tipo di musica, ormai forse dimenticata da molti ma che faceva ancora stile. Aveva un carattere timido e introverso, ma quando si arrabbiava era tutto l’opposto. Non voleva guai o liti, e aveva pure timore, ma arrabbiato se li andava letteralmente a cercare. Stava 2 ore a sistemarsi i capelli ma al primo incrocio di sguardi con una ragazza, cambiava subito direzione. Questo era lui.. Un tipo molto strano.. non è vero?

INIZIO:

Quella piovosa e noiosa giornata di marzo, cambiò drasticamente la sua vita. Stava lì a pensare, a fantasticare come sempre. Era però una certa ora: doveva andare a dormire. Non per bisogno, ma perché poi la mattina seguente non si sarebbe potuto alzare in orario.. così passivamente attivo il giorno quanto attivamente passivo la notte. Era così sbadato che dopo un po’ che era sdraiato, pensò che quel giorno era sabato e che l’indomani non si sarebbe dovuto alzare presto. Ma ormai era lì e non aveva certo quella grande voglia di rialzarsi. Dunque chiuse gli occhi e cercò di dormire, dopo un po’ di tempo si addormentò.

“Noi siamo parassiti, vermi che strisciano sotto l'ombra di un sovrano malvagio, indissolubile. Alzerò la testa più in alto della luna, alzerò il mio arco fino al cielo finché non vedrò più quegli altri miserabili.”

Aprì gli occhi, lo svegliò lo sbruffare di un provato cavallo. Si raccolse sulle sue ginocchia e si toccò dolorante la testa, come dopo una botta. Si trovava sotto il tronco di un albero, i cui rami erano frastornati da un lungo e torbido inverno. Diede il primo sguardo verso il cielo grigio e cupo, poi scorse una casetta. I sensi e le forze glielo permettevano: si alzò da terra, analizzò il suo busto, non aveva il suo pigiama. Aveva indosso un’arrugginita armatura, sotto, un’esperta e sporca camicia, solita usare sotto quel tipo di armatura. Le sue pupille si spinsero più giù. Aveva dei grossi e lunghi stivali di cuoio, un po’ scamosciati. Poi.. aveva il fodero porta spade senza alcuna spada. Tante domande si pose, ma solo una cosa fece: andò verso quella casetta. Accanto all’uscio riconobbe il cavallo che l’aveva bruscamente svegliato.

“Ti serve qualcosa, ragazzo?” domandò il proprietario della casetta che si trovava dietro di lui. “Ehm.. Io.. eh..” rispose incerto il ragazzo. Prima che l’uomo potesse ribadirlo, lo spostamento di un determinato cavallo che veniva verso di loro, attirò la sua attenzione. Era il famoso sovrano del villaggio, Alan, che con la sua arroganza e prepotenza si approfittava di cittadini più deboli per rubare viveri e sesterzi.

“Inutile taglialegna, dammi tutto il tuo oro!” esclamò bruscamente Alan.

“Signore.. Io.. Io non possiedo oro..” rispose impaurito l’uomo.

“Dammi tutto il tuo oro o ne pagherai le conseguenze!” ribatté adirato il sovrano.

Egli non fece in tempo a estrarre la sua spada per colpire il disobbediente che il sibilo di una freccia stroncò la sua azione. Proveniva tra le fratte e gli alberi della foresta vicina. Ne venne fuori un uomo, dal suo arco si dedusse che era un arciere. Si avvicinò con molta calma al gruppo, poi esclamò malinconico: “Ah.. Alan.. non imparerete mai... Come potete sempre importunare questo pover uomo?”. I due si conoscevano molto bene. Stranamente Sir Alan, alla sua presenza, fece retrofronte ed esclamò: “ Prima o poi riuscirò ad abbatterti.. Faretro!” e se ne andò.

FARETRO: “Vi cacciate come sempre nei guai, dico bene Joffred?”

Joffred, dunque, era l’umile taglialegna della situazione, che cercava di scoprire l’identità del nostro personaggio.

JOFFRED: “Come sempre siete impeccabile Sir Faretro..”

FARETRO: “Ah ah ah.. abbiamo un accordo dopo tutto, non ricordate?.. ma ditemi: chi è quel giovane fante che ferme dietro di voi?”

JOFFRED: “Beh.. stavo chiedendoglielo, quando Alan mi attaccò.”

FARETRO: “Or dunque ragazzo.. chi sei?”

Il nostro personaggio, era confuso, voleva dire il suo nome e da dove provenisse, ma dopo tutto era solo in un sogno, che senso aveva? Ma Faretro, aspettando le parole del ragazzo, vide la sua armatura e ne restò sorpreso.

FARETRO: “Cosa?! La casata dei Pendragon? Ragazzo.. dove hai preso quell’armatura?”

Il ragazzo non sapeva assolutamente cosa dire.. tra un’idea e un'altra, abbassò lo sguardo e vide un’incisione sfumata sul fodero.

‘ A.T….S ’

“Io.. Io mi chiamo A.. Improvvisamente l’espressione di Faretro diventò minacciosa, con un balzo felino, si avvicinò a pochi centimetri dal ragazzo, e in mezzo secondo aveva già in carica il colpo del suo distruttivo arco, lo puntò contro il ragazzo.

FARETRO: “La casata dei Pendragon è caduta anni fa, tutti i soldati di Camelot sono stati uccisi e di essa ne resta solo i fili d’erba! Dimmi veramente chi sei, giovane fante!”

Prima che egli potesse scagliare la sua micidiale freccia, Joffred gli si parò davanti e disse lui:

JOFFRED: “Fermatevi Sir Faretro! Il ragazzo non è un nemico. Se abbassate l’arma potrei spiegarvi tutto!”

Alle parole di Joffred, Faretro non esitò ad abbassare l’arma e ad ascoltare l’uomo.

FARETRO: “Non posso non fidarmi di voi, Joffred. Sono tutto orecchie, spiegatemi.”

JOFFRED: “Bene.. è un po’ complicato da spiegare Sir Faretro.. Con la dovuta calma forse riuscirei a spiegarvi..”

FARETRO: “ Bene allora.. inoltriamoci verso la tua casa.”

JOFFRED: “Bene.”

I tre allora andarono dentro quella casetta, si sedettero e qui Joffred raccontò tutto:

JOFFRED: “Vedete.. Sir Faretro …

Ad un tratto, prima che Joffred continuasse di parlare, il nostro personaggio si svegliò bruscamente da quel “sogno” e.. una volta aver controllato i suoi impulsi, pensò tra sé:

“Ah.. che sogno.. …”

Ma il lettore e lo stesso personaggio si sbalordiranno quando quel “sogno” si rivelerà essere qualcosa di diverso.

Prima di continuare, per aiutare il lettore a chiarirsi l’idee di quello che sta leggendo, mi freme descrivere i personaggi e i luoghi che finora sono apparsi:

Il racconto finora è ambientato nella lontana regione del regno di Alaf, in un tempo in cui la magica città di Camelot e i territori appartenenti sono stati rasi al suolo dai ribelli Anglo-Sassoni, istituendo “sette regni” alla morte del suo Re, Arthur. Alaf è il fratello maggiore di Sir Alan, colui che ora governa questa regione. Alaf governava prima di costui e alla sua morte, Alan si impadronì del suo regno. In vita Alaf era una persona buona e un buon Re. Tutto il contrario del fratello, che come vi ho fatto capire, caro lettore, è una persona malvagia e arrogante, che si approfitta dei più deboli.

Joffred = Costui è l’uomo che vive in una casetta ai confini del regno ora di Alan. Sulla 60ina, è il miglior taglialegna del reame, persona buona e amico di Sir Faretro l’arciere. All’apparenza ha un carattere debole e indifeso, ma scoprirete più avanti che non è cosi.

Faretro = Ottimo arciere (ultimo di Camelot), dimenticato da tutti dopo la grande guerra alla morte di Arthur. Sulla 30ina, è un uomo slanciato, giusto e distinto, ma a volte misterioso. Ha lunghi capelli e ciocche color oro che lo contraddistinguono, vive in ritiro presso la casa di Joffred.

Ora, caro lettore, vorrete sicuramente sapere come un uomo come Joffred e uno come Faretro siano arrivati a diventare amici e condividere una casa, eccovi accontentati:

Sir Faretro dopo esser stato dimenticato da tutti, non può far altro che ritirarsi cercando una dimora. Essendo un arciere dove può trovare rifugio migliore? Ovviamente dal miglior taglialegna! Dunque i due stipularono un patto: a Faretro gli fu concesso di restare, a patto però che proteggesse l’indifeso Joffred e procurasse loro, tramite la caccia, il cibo. (In cambio Joffred costruirà per lui i migliori archi e le migliori frecce di tutto il regno.)



Commenti

pubblicato il domenica 17 maggio 2015
Utopia99, ha scritto: Spero vi piaccia la prima parte e spero anche che non giudicherete questo testo dal nome o dall'introduzione.

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: