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lavoro pubblicato domenica 17 maggio 2015
ultima lettura martedì 15 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Uguali e di-versi. [cap.3]

di MelanyF. Letto 463 volte. Dallo scaffale Generico

La piazza era meravigliosa così, senza nessuno, illuminata appena dai lampioni. Altro che Garden, sarebbe rimasta volentieri lì, da sola. Ma non era decisamente quello il momento per fare la persona poetica e asociale. Stranamente Luca ...

La piazza era meravigliosa così, senza nessuno, illuminata appena dai lampioni. Altro che Garden, sarebbe rimasta volentieri lì, da sola. Ma non era decisamente quello il momento per fare la persona poetica e asociale.

Stranamente Luca non fece storie per la scelta del locale e qualche minuto dopo salirono tutti sull’autobus per arrivare a destinazione. Francesca si sedette nel seggiolino dietro Ambra e senza esitare le si avvicinò all’orecchio.

“Guarda che non sono cieca. Mr Simpatia ha un debole per te.”

Istintivamente Ambra si voltò sgranando gli occhi verso l’amica, poi controllò che nessun altro avesse sentito quell’affermazione, specialmente lui. “So solo che ha fatto una cosa strana prima, chiamarlo 'debole' mi sembra eccessivo. Poi già non lo sopporto, sai che mi frega!” Francesca fece un sorrisino e si appoggiò allo schienale.

“Sì, certo..sarà come dici tu.” E riprese a chiacchierare con gli altri.

Il tragitto fino al Garden durò più di un quarto d’ora e in quel lasso di tempo Luca si era voltato a guardarla una volta soltanto. C’era qualcosa nel modo in cui la osservava che non aveva mai visto nello sguardo di nessun altro. Qualcosa che faceva sì che i secondi si dilatassero, che lo spazio perdesse le sue reali fattezze. Ambra si sentiva stordita, irrequieta, ma contemporaneamente incuriosita.

La fila all’ingresso era notevole, Davide iniziò una delle sue lamentele e Silvia si girò verso le ragazze cercando un buon motivo per non rovesciargli la birra in testa. Le altre sorrisero, complici.

“Facciamoci un giro, tanto qua ce n’è ancora per un bel po’.” Ambra, presa dalla scenata di Davide, non si era accorta che Luca le era venuto vicino. Non ebbe il tempo di realizzare ciò che stava succedendo, lui l’aveva già presa per mano.

“Ehi, ma..”.

“Tranquilla, se la caveranno anche senza di noi.”

Francesca e Nicola avevano visto la scena e nelle loro facce si intravedevano espressioni del tipo “te l’avevo detto” unite a “che diavolo sta succedendo?”. Ambra intanto aveva ripreso controllo di se stessa, liberandosi della presa di Luca, pur rimanendo a camminare al suo fianco.

Rimasero in silenzio per qualche secondo. Lui appariva a suo agio, per niente agitato. Ambra invece sembrava in balia di una tempesta in mare aperto, a bordo di una zattera. Decise che qualsiasi discorso sarebbe stato meglio di quell’imbarazzante vuoto.

“Ebbene, dove stiamo andando?” Cercò di mascherare la voce tremolante con un tono di rimprovero e il risultato fu alquanto pietoso.

Luca fece un mezzo sorriso, senza voltarsi. Dopo un attimo di pausa rispose: “Ha importanza?”

Ambra rimase spiazzata. Era con uno sconosciuto, fuori città, effettivamente che andassero in un bar o in un vicolo non faceva molta differenza. Ciò che era preoccupante era ben altro. Ma finse il contrario.

“Certo che ne ha. Allora, dove mi stai portando?”

Luca allungò improvvisamente il passo e con uno scatto si mise di fronte a lei, guardandola dritta negli occhi: l’espressione sul suo viso si poteva definire magnetica. Ambra pensò che il suo cuore si fosse fermato, trattenne il fiato. Lui notò lo stupore dipinto sul volto della ragazza, le guance colorate, i capelli non più perfettamente da un lato, le labbra semichiuse, ancora il trucco ben definito. Gli sembrò un personaggio dei fumetti, o una dama di un prezioso dipinto. Avrebbe potuto essere entrambe. Ne era tremendamente affascinato.

“Tu dove vorresti andare? E non dirmi che vuoi entrare davvero in quel postaccio.”

Ambra prese fiato, si calmò per un attimo e si agitò di nuovo per la domanda che le era stata appena fatta.

“Non lo so, sei tu quello che ha deciso di prendere e partire. Pensavo sapessi dove.”

E si mise a guardare il palazzo di fronte, come se ci fosse qualcosa di interessante. Tutto, pur di distogliere lo sguardo da Luca.

“A dir la verità ho agito senza pensare a una meta. Volevo solo portarti via.”

Non sapeva più a cosa aggrapparsi, cosa dirgli. Lo guardò e riuscendo a sfoderare un’espressione di sfida disse “Beh, missione compiuta. Se hai finito, avrei voglia di andare a ballare.”

“Davvero vuoi ballare?”

“Sì.”

“Va bene, allora balliamo!”

Ambra non avrebbe potuto immaginare ciò che sarebbe successo dopo quel sì. Accadde tutto molto velocemente: Luca si avvicinò, le mise una mano dietro la schiena, e con l’altra prese la sua. Iniziò a muoversi, un passo dopo l’altro, le fece fare una giravolta. Ambra non era mai stata capace di ballare in coppia, in quel momento però sembrava essere nata per farlo. Erano in mezzo a una strada, stavano ballando senza musica, senza staccarsi mai. Sembravano conoscersi da sempre, traspariva una sintonia unica. Credeva di essere in un’altra dimensione. Tutto ciò che vedeva era un ragazzo con una strana espressione, sicuro di sé, imprevedibile, ma con uno sguardo che lasciava intendere molto altro. Era speciale, avrebbe dovuto capirlo molto prima di quel ballo.

I movimenti iniziarono a farsi sempre più lenti fino a che non si fermarono entrambi completamente. Ancora silenzio, questa volta senza imbarazzo da nessuna delle due parti. Ambra si mise a ridere, una risata sincera e di gusto dopo tanto tempo. Luca non riuscì a trattenersi: sotto quell’ aria compiaciuta spuntava un ragazzo che aveva assistito allo spettacolo più bello della sua vita.

“Contenta adesso?”

“Diciamo che non era ciò che intendevo, ma... sì.”

“Molto bene. C’è qualcos’altro che vuoi fare?”

“A dir la verità, sì, c’è un posto in cui vorrei andare. Torniamo in centro?”

Luca sembrò sinceramente apprezzare la proposta e porse ad Ambra il braccio, da buon cavaliere.

“Speravo me lo chiedessi.”



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