ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato sabato 16 maggio 2015
ultima lettura martedì 12 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Appunti di viaggio – Lubecca – Aprile 2015

di loretta81. Letto 619 volte. Dallo scaffale Viaggi

28 aprile – si parte. Bisognerebbe passare direttamente dal letto all’aeroporto, perché lasciare la casa ogni volta è un trauma. Mi dico “è solo per qualche giorno, poi ritorni”. All’aeropor.......


28 aprile – si parte. Bisognerebbe passare direttamente dal letto all’aeroporto, perché lasciare la casa ogni volta è un trauma. Mi dico “è solo per qualche giorno, poi ritorni”.All’aeroporto entro già in atmosfera. Viaggiare è faticoso, ma una volta ogni tanto bisogno farlo per sentirsi ancora cittadini del mondo.

28 aprile ore 16.20 – Wir sind in Lübeck.

Sono qui nel letto di questo appartamento mansarda con scala a chiocciola perché mi devo riposare e passo il tempo su whatsapp. Ma non dobbiamo uscire a vedere le meraviglie della città, patrimonio dell’Unesco, la casa dei Buddenbrock ecc ecc. Si si ma prima posso leggere ancora un po’ di Alice Munro “Chi ti credi di essere?” che è quasi un romanzo, non solo una serie di racconti, e Paolo che ha trovato in televisione solo canali tedeschi come faremo, e sì insomma è stato faticoso arrivare fino qua solo per sentirsi ancora cittadini del mondo.

La prima occhiata “com’è austera” già allarmati e vagamente delusi perché vogliamo sempre il viaggio perfetto.

Poi entri nelle chiese e trovi cose stupende e giri e tutti questi mattoncini rossi ti mettono addosso una curiosa euforia, poi arrivi sul fiume e la città dispiega il suo splendore e si rivela e si riempie o tu ti riempi di languore come in una città mediterranea. E poi vado a vedere la Buddenbrockhaus deludente in realtà e ho mandato quei due a fare la spesa e non ci hanno azzeccato per niente.

29 aprile – dunque, l’inconfondibile fisionomia della città è caratterizzata da cinque grandi chiese per un totale di sette torri. La prima che visitiamo è Marienkirke “basilica a tre navate di stile altamente gotico di enormi dimensioni”. E’ veramente di enormi dimensioni, ma quello che mi incantasono le decorazioni sul soffitto e rimango mezz’ora con la testa per aria. I fiori a delicate tinte pastello sono un balsamo per l’anima, avverto anche fisicamente che il malessere che vivo a Bologna, che è ormai un blocco compatto, in alcuni punti, si sgretola. E così mi inietto un’altra dose di euforia e i primi due giorni a Lubecca li vivo in una dimensione trasognata.

Per accendere una candela vogliono un euro. Trovo che sia un prezzo decisamente alto e metto solo cinquanta centesimi. Il Cristo sulla croce scuote la testa e mormora rassegnato “i soliti italiani”.

30 aprile – previsioni confermate, grigio e pioggia. Gite rimandate, oggi si va per musei, se riesco a trascinare gli altri due che non mi sembrano afflitti dal problema di come far passare il tempo. Scelgo il museo delle marionette, così pubblicizzato, e commetto un errore, ad Antonio non sono mai piaciute e Paolo ormai è grande per apprezzarle. Non bisognerebbe dare troppo ascolto alle guide. Per farmi perdonare propongo la salita in cima alla Petrikirke con ampia vista sulla città.

Al ristorante Antonio dice: sono venuto per vedere il mare del Nord. Io dico: no, no, io sono venuta per vedere la città Thomas Mann la lega anseatica e Brema, Paolo dice: io sono venuto per non andare a scuola.

Ognuno ha un motivo per viaggiare.

Usciamo e comincia a grandinare, giusto per rispettare le previsioni del tempo, una gran corsa a casa sotto la pioggia, i vestiti tutti bagnati, li mettiamo ad asciugare sui termosifoni. Adesso devo scegliere un museo per me e dove vado, c’è l’imbarazzo della scelta. Stanno meglio gli altri due che non gliene frega niente e pensa cosa vogliono fare: andare fino in stazione a piedi per vedere quanto ci si mette. Poi mi lavo i capelli e non funziona il phon e cosa devo fare, stare con la testa appiccicata al termosifone? Il pomeriggio sta diventando difficile.

Alla fine sono uscita troppo tardi e ho perso tutti i musei. Verrò depennata dall’elenco dei turisti impegnati. Allora ho bighellonato, sono entrata e uscita dai negozi, comprato il marzapane che è la specialità del posto. Sono tornata sul fiume e ho rivisto la grande porta, l’Holstentor, e i magazzini del sale, e ho goduto ancora delle splendide case mattoncini rossi su mattoncini rossi e i gabbiani del Baltico che mi fanno festa.

Primo maggio – Antonio dice: andiamo al mare, sono venuto per vedere il mare del Nord e non il pifferaio di Brema. Io penso: certo andare a Brema che fatica prendere il treno con cambio ad Amburgo, mi aspettavo qualcosa di più dall’efficienza tedesca. Paolo dorme.

Il tempo comunque non è dalla nostra parte, e penso anche: torneremo a Brema, torneremo da queste parti, chissà, forse noi due. No, Paolo non sarà con noi. Tra un po’ il ragazzo spiega le vele e va in giro da solo. Il ragazzo è sveglio e, quando smette la recita dell’adolescente annoiato, sa che il quartiere Savena non è l’ombelico del mondo.

Alla fine abbiamo optato per il piano c, quello più semplice, chi l’avrebbe mai detto. (Il piano b prevedeva un giro all’isola di Fehmarn, famosa perché sede dell’ultimo concerto di Jimi Hendrix, interessante, sì, ma troppo lungo il tragitto troppa fatica bla bla bla). Siamo arrivati in treno a Travemünde, la spiaggia di Lubecca. Belle le tipiche sdraio attrezzate per il vento, sdraio imbaccuccate, Strandkorb si chiamano. Davanti a noi il sole, dietro un cielo nero che se si scatena siamo fritti. Paolo parla di calcio, buon segno, vuol dire che è rilassato. E poi ecco uno di quei momenti per cui vale la pena di viaggiare: lasciamo la spiaggia e il luogo si rivela in tutta la sua piacevolezza. La cittadina é deliziosa e rimango a bocca aperta; io rimango spesso a bocca aperta, sono molto naïf in questo. Passeggiata lungo il porto con le bancarelle e un sacco di gente, ma dov’erano tutti? Sembra la passeggiata al porto di Copenaghen, sì c’è un’atmosfera danese, poco tedesca, dice Antonio, ma cosa intendiamo poi per tedesco, qualcuno rigido e tutto d’un pezzo? Mi faccio fare una foto al Prinzenbrücke, perché sono pur sempre una principessa decaduta; mangiamo panini al salmone con Paolo che fa i capricci, perché lui ormai ha l’abbonamento alla cotoletta wiener art con le patate, ma stavolta non ci lasciamo impietosire e ce ne freghiamo.

Tornati a Lubecca abbandono i miei compagni di viaggio, nonché componenti della mia famiglia, e vado a visitare il Behnhaus, con opere dell’impressionismo ed espressionismo tedesco. Inizio il percorso e provo un senso di pace. Pochi visitatori, sale ampie e illuminate. Niente folla da grande evento, nessuna guida che parla parla e tutta la gente attorno. Finalmente soli, io e il quadro, con cui stabilisco un dialogo muto, fatto di complicità e sottointesi. Dialogo sopratutto con una veduta di Lubecca di Kokoschka e con “I figli di Dr. Linde” di Munch. Notevole anche l’edificio: “Lubeck’s foremost example of a merchant’s house in neo-classical style”. Lungo la stessa strada si trovano le case di Günther Grass e Willy Brandt, perché questa non è solo la città di Thomas Mann.

Esco, messaggio di Antonio: cerca le brioche per la colazione di domani. Ci siamo dimenticati che oggi è il primo maggio? Comunque giro un po’ e nella mia disimpegnata ricerca mi imbatto nel Burgtor, un’altra porta della città sul fiume, “possente porta che ostenta magnificenza ed imponenza con fascino medievale” come scrive qualcuno su TripAdvisor. Infine torno a casa a bere tè e marzapane, in mezzo al disordine dell’appartamento, un disordine che solitamente non ci appartiene, una novità di questa vacanza che ha preso un andazzo zingaresco.

2 maggio – potevo non andare al Museo di Sant’Anna? Potevo passare la giornata tra treni e coincidenze e perdermi “la più importante raccolta di altari di legno intagliati della Germania del tardo medioevo”? no, non potevo. Non avevo mai visto altari di legno intagliati del tardo medioevo, e li trovo di una bellezza sorprendente. Studio con attenzione le innumerevoli figure intagliate che hanno attraversato i secoli per presentarsi qui oggi davanti a me, che le guardo estasiata, in una mattina di maggio.

Al piano superiore “le sale raccontano la storia e la ricchezza dei commercianti della capitale della lega anseatica”. Ringrazio i mercanti della lega anseatica per aver permesso tutto questo, i mobili pregiati, l’argenteria, le porcellane e i quadri, e capisco che mi sono sbagliata, qui non c’è nessun languore mediterraneo, qui c’è una serenità diffusa data dall’operosità, dal gusto del lavoro ben fatto, dell’aprirsi all’altro.

Io domani non voglio partire.

La giornata culturale non era finita. Dopo un pranzo veloce con i miei compagni di viaggio, che in effetti tendo a trascurare in questi giorni, mi aggrego alla visita guidata al Rathaus gotico-rinascimentale, patrimonio dell’Unesco, che in questi giorni ho fotografato da tutte le angolazioni possibili. La visita è in tedesco e non capisco una parola. Mi ero illusa di capire? Solo perché ordino al ristorante e chiedo pure il conto? Ne vale comunque la pena, se non altro per la suntuosa scalinata da mille e una notte.

Torno verso casa con i souvenir in mano, perché ormai la mia borsa è piena di macchine fotografiche e ombrelli. Apro una porta e scopro un’altra meraviglia: lo Schiffeigesellschaft, circolo nautico e pure ristorante, con le navi in miniatura che scendono dal soffitto e le pareti decorate.

Entro in casa ed esco subito dopo perché Antonio vuole vedere ancora la città. Paolo non demorde: sono già uscito stamattina e a pranzo, non vorrete mica che esca anche nel pomeriggio?

Certo che no, tanto torniamo tutti i giorni a passeggiare sulla Breitestrasse, stracolma di turisti adesso, il primo giorno c’eravamo solo noi.

Le recriminazioni.

Antonio: dovevamo prendere la macchina a noleggio, avremmo visto molte più cose. Lo ripete parecchie volte al giorno come se, a dirlo spesso, la macchina a noleggio si materializzasse.

Io, ma solo quando tira il vento: dovevo portarmi un berretto, i guanti, la giacca pesante. Oppure: mi dovevo documentare meglio prima di partire, consultare una guida vera, come si faceva una volta, e non andare solo su TripAdvisor.

Paolo: dovevo portare i libri, ma pensavo si tornasse prima e li ho lasciati a Bologna. Quindi non ha studiato niente, ma ha liberato noi dalla fatica di dire continuamente studia studia.


I Leitmotiv.

Antonio: volo solo Lufthansa

Io: devo visitare il museo/la chiesa/la piazza

Paolo: quando si mangia?

3 maggio: si parte. La giornata è splendida e tutto luccica. Andiamo a piedi in stazione, anche lei in mattoncini rossi stile gotico baltico, e ci mettiamo solo un quarto d’ora, perché i ragazzi hanno calcolato bene il tempo.

Bologna: siamo tornati e penso al nostro appartamento con scala a chiocciola. Mi chiedo chi ci andrà ora, degli inglesi, dei francesi o dei russi.

O italiani ancora, come noi, e come noi si faranno gli spaghetti la sera.



















Commenti

pubblicato il sabato 16 maggio 2015
zero1in2condotta, ha scritto: Ebbrava loretta81, ottimo reportage, ricco di osservazioni e "appunti" personali, qualche foto sarebbe stata importante da vedere, ma, a tale precarietà del sistema, hai sopperito egregiamente. (scusa il mio rilievo : il "si" come affermazione andrebbe accentato (sì) A rileggerti con piacere.
pubblicato il giovedì 11 giugno 2015
PiccolaNuvola, ha scritto: Ho viaggiato anch'io insieme a te nel "disordine che solitamente non vi appartiene", e immaginato il "fiume e la città che dispiega il suo splendore e si rivela e si riempie" e sentito "i fiori a delicate tinte pastello sono un balsamo per l'anima".
pubblicato il giovedì 25 giugno 2015
Krisma, ha scritto: Ce l'ho fatta! Ti ho letta con piacere. Il tuo racconto è scorrevole, simpatico ed ha anche una buona descrizione dei luoghi...fa venir voglia di andare a Lubecca! Consentimi un piccolissimo appunto: Paolo ed Antonio sono spuntati senza un minimo di presentazione... Piacevolissimo! Continua a raccontare i tuoi prossimi viaggi, io ti leggerò con un po' d'invidia...:-)

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: