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lavoro pubblicato sabato 16 maggio 2015
ultima lettura giovedì 12 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Storia incasinata di un seduttore imbranato - 4

di Legend. Letto 406 volte. Dallo scaffale Fantasia

Storia incasinata di un seduttore imbranato - 4  «Ben sollevò il capo, spaventato dal tono di voce dell'amico, tese il braccio, gli toccò la spalla e sussurrò- Tu sei mio amico e se hai bisogno di me sai dove trovarmi......

Storia incasinata di un seduttore imbranato - 4



«Ben sollevò il capo, spaventato dal tono di voce dell'amico, tese il braccio, gli toccò la spalla e sussurrò
- Tu sei mio amico e se hai bisogno di me sai dove trovarmi...non andare a Wilcox ad ubriacarti
Karl annuì, lo guardò e sorridendo sussurrò - D'accordo, te lo prometto

Più tardi si alzarono e si avviarono insieme verso casa. Karl non parlò più dei sogni, ma quando si strinsero la mano disse:
- Sei un bravo ragazzo Ben, diventerai un vero uomo
- Cosa vuoi dire? - domandò Ben. - Parli come se non dovessimo vederci più
- È un po' che ci sto pensando, credo sia ora che riprenda la mia strada
- Vuoi dire che te ne andrai? Mi lascerai?
- Forse!
- Non vuoi entrare un momento? - gli chiese il ragazzo.
- No, non è il caso di disturbare tua madre
- Lei è già in ospedale...C'è della limonata in frigo
- No, grazie, non te lo perdonerebbe se mi facessi entrare
- Ma tu sei mio amico
- Io sono Karl il viet, l'hai dimenticato?
- Quando partirai?
- Non lo so, ma quando arriverà quel giorno, tu sarai il primo a saperlo
- Succederà presto? - Chiese Ben con la voce che gli tremava
Karl si strinse nelle spalle
- A stasera ragazzo e non fare tardi - Sussurrò

Valery li senti parlare, ma quando usci sulla veranda Karl era quasi in fondo del vialetto. Lo guardò sparire dietro l'angolo.

Ben sentì la porta della veranda sbattere alle sue spalle
- Come mai non sei in ospedale? - Chiese Ben voltandosi a guardare sua madre
- Ho un giorno di riposo da recuperare...- Disse lei andando a sedersi al suo fianco -...è Karl? - Chiese lei indicando la figura d'uomo che si allontanava
- Si...Vuole andarsene
- Andarsene? Chi? - Chiese lei con voce sorpresa
- Karl, lui dice che sarà presto, ma mi avvertirà. Dice che si è già trattenuto abbastanza. Perché fa così, credevo fosse mio amico? - Borbottò il ragazzo
- Lo è! - Disse sua madre stringendolo a se - Di questo puoi esserne certo, ma purtroppo ci sono uomini diversi da altri
- Forse non gli piaccio, lo annoio. Come farò senza di lui?
- Non lo so - Rispose sua madre alzandosi e rientrando in casa.

Quella sera, come tutte le domeniche sera, Ben aiutò Karl al chiosco e sul tardi lui lo accompagnò a casa.
Non parlarono più della partenza, ma Ben sentiva di non stare bene di spirito. Quella notte il ragazzo dormì male.
Si svegliò spesso e quando si rese conto che non si sarebbe riaddormentato, si alzò e si avvicinò alla finestra aperta.
La calura del giorno si avvertiva ancora nonostante la brezza della prateria. Le stelle scintillavano.
Osservò il cielo sperando di vedere una stella cadente, rimase ad ascoltare i suoni della notte finché gli occhi si chiusero.

Il mattino seguente era da poco sorto il sole, quando Ben corse al chiosco e lo trovò chiuso.
Di Karl nessuna traccia. Apri la porta ed entrò nel piccolo ambiente su retro.
La bottiglia di whisky sul tavolino era quasi vuota.
Sul pavimento c'erano lattine di birra vuote. L'uomo respirava pesantemente steso supino nel letto. Teneva le braccia lungo i fianchi e sembrava senza vita.

- Ehi! Karl! - gridò il ragazzo scuotendolo per le spalle - Avevi promesso di non bere più, sei un figlio d'un cane, un bugiardo. Avevi promesso...avevi promesso!
L'uomo si rigirò sul letto gemendo come un bambino. Aprì gli occhi e lo guardò per un lungo momento, poi, con un braccio lo scansò e girò la faccia dall'altra parte.
Ben si senti tradito, come se l'avesse già abbandonato.
Usci e sedette sui gradini del chiosco lasciando la porta socchiusa per poter sentire.
Il caldo era soffocante.

All'improvviso Ben si alzò e si diresse verso la prateria. Raggiunse la collina e sulla cima si mise all'opera come aveva deciso.
Con mosse lente e metodiche, cominciò a strappare l'erba che sembrava sussurrare al vento. Ad un tratto ebbe l'impressione di sradicare le storie di Karl, ma continuò a strappare l'erba nonostante che in se qualcosa gli dicesse di non proseguire.
Ostinatamente liberò un piccolo spazio di terreno, poi, non sapendo esattamente come procedere, si volse a nord, poi a ovest, poi a est e infine a sud, fermandosi per alcuni minuti in ciascuna posizione.

«Pregavano rivolgendosi a ognuna delle grandi direzioni che per loro erano l'intero universo», gli aveva detto Karl.

Ben sedette in terra incrociando le gambe e improvvisamente si ricordò di non aver fatto colazione. Chiuse gli occhi. Cosa aveva detto Karl?...«Poi aspettavano senza mangiare e né bere»

Il caldo sembrava essere aumentato, trascorse del tempo, il silenzio ronzava infastidendolo. Poi, quasi senza rendersene conto, ebbe l'impressione di perdere peso e di librarsi nell'aria. Non aprì gli occhi, ebbe paura. Ora anche la sua mente sembrò sfuggirgli, si sentì confuso e in quel momento gli giunsero chiari pensieri umani

Si spaventò, ma non abbandonò quella traccia»

«Karl camminava lungo il sentiero buio della risaia nel caldo umido e intenso. A terra, sul lato del sentiero, c'era il corpo di una donna, sembrava una bambola rotta. Qualche metro più avanti a lui camminava il novellino e quando la raggiunse si chinò per spostare il cadavere.»
Karl urlò, - Non toccarla! - ma era troppo tardi. L'esplosione della bomba nascosta dilaniò il giovane.

«Poi vide Karl correre tra l'erba alta. Correva sempre più veloce. Sopra di se sentiva il frastuono battente delle pale di un elicottero che si abbassava lentamente verso l'acquitrino scoperto.
Immaginò che avrebbe dovuto immergersi nell'acqua se avesse voluto raggiungerlo. L'acqua e il fango creavano una nube che ne oscurava la sagoma
Un'improvvisa paura gli torse lo stomaco...raffiche, grida, esplosioni
- Via, via! Ora o mai più e improvviso il violento dolore di un colpo alla schiena»

«Valery trovò sul tavolo di cucina il messaggio che il ragazzo aveva scarabocchiato in fretta.
«Prima di andare a scuola passo al chiosco da Karl. Un bacio, Ben».
Più tardi, in ospedale, benché di tanto in tanto una folata d'aria fredda le sfiorasse il viso, non riusciva a concentrarsi sul lavoro.
La gente che si recava in ospedale aveva imparato a riconoscere la sua gentilezza.
Sembrava serena, i folti capelli scuri erano raccolti in una coda ordinata, le sue mani si muovevano con perfetta efficienza e nessuno avrebbe potuto immaginare quello che le passava nell'animo.
Sorrideva, ringraziava, chiacchierava, chiedeva notizie dei bambini. A tutti augurava una buona giornata.
Lo faceva con bravura, la stessa abilità con cui celava i suoi sentimenti.

Ben se ne stava con le gambe incrociate e gli occhi chiusi ad ascoltare la terra nuda sotto le mani e l'intenso calore che lo avvolgeva.
«A volte la Terra parla attraverso le labbra di una donna», aveva detto Karl.

Sopra di lui il cielo mutava continuamente di colore. Piccole nuvole di polvere si sollevavano all'orizzonte quando il cielo assunse il colore del rame ossidato, poi, d'un tratto, una nube gigantesca, a forma d'imbuto, si staccò dalla massa scura e cominciò a percorrere rapidamente la prateria in un turbinio di forme inquietanti e man mano che avanzava l'accompagnava il rombo del tuono.

Valery si precipitò fuori dell'ospedale e corse verso la sua auto.
Pregò che il ragazzo fosse ancora con Karl. Lui avrebbe saputo cosa fare, dove andare. Con lui non avrebbe corso alcun pericolo.
Accelerò.
Vide un uomo e una donna che freneticamente inchiodavano delle assi sulle finestre. La macchina, in balia del vento, sembrava un giocattolo.
Curva sul volante, Valery continuava a guidare il più velocemente possibile.

Di fronte a lei un albero sradicato come un fuscello cadde a terra, lei tentò la frenata ma finì con l'urtarlo violentemente.
La macchina si rifiutò di riprendere la marcia. Le faceva male la fronte e un rivolo rosso di sangue le stava macchiando il camice che ancora indossava.
Spinse via lo sportello e prese a correre in direzione della 71^.

Svegliatosi per il rumore Karl aveva trovato la bici di Ben a terra…e allora aveva compreso cosa stava accadendo.
Karl iniziò a correre veloce nella prateria verso la collina. D'improvviso, attraverso il vortice di polvere, vide il ragazzo sulla cima lottare con il vento mentre tentava di scendere lungo la china.
- Ben! - gridò.

Il vento disperse la sua voce. Avanzò a fatica, ma venne gettato a terra. Prese a trascinarsi verso la massa scura della collina ora confusa tra il cielo e la terra. Ebbe l'impressione che non sarebbe mai riuscito a raggiungere la cima.
Le sue unghie si piantavano nella terra come artigli. Si spingeva con i piedi, si aggrappava, scavava...e infine le sue dita si serrarono su una scarpa da tennis.
- Ben, lasciati andare! - gridò.

Allora il ragazzo lasciò la presa e insieme caddero rotolando lungo il pendio.

- Scava! - gridò Karl raschiando la terra con le mani e il coltello.

Lottarono con il vento scavando nel fianco della collina un piccolo ricovero in cui proteggersi dall'uragano.
Karl vi spinse il ragazzo all'interno e si stese su di lui per ripararlo dalla violenza del vento. Rimasero così, rannicchiati per un tempo infinito, mentre attorno a loro la natura scaricava il suo rancore.
Sembrò che il tempo si fosse fermato. Attorno a loro non c'era altro che l'ululato del vento.
Poi, improvvisamente, così come era arrivato l'uragano passò.

Con il viso sporco di terra e lacrime fin dentro la bocca, Ben e Karl si guardarono nella luce rossastra.
- Ehi, ragazzo, non saresti dovuto salire fin quassù. Accidenti alle teste dure - Borbottò Karl con voce dolce cercando di pulirgli il viso dalla terra
- Volevo avere una visione, volevo sapere cosa fare...e ho fatto come hai detto tu. Ho pregato, poi improvvisamente mi sono trovato tra il cielo e la Terra. Ho chiamato il vento ed è arrivato...volevo andar via con lui. Poi sei arrivato tu. Non andartene Karl, non mi lasciare...
Karl gli sorrise e con una mano gli scompigliò i capelli.
- No, non ti lascerò, ma tu promettimi di non farlo più o mi farai morire.
Rimasero un attimo in silenzio guardandosi negli occhi.

Ora qualcuno stava chiamando il ragazzo
- Ben! Ben dove sei!
Si alzarono e uscirono dal loro rifugio.
Valery, con i capelli in disordine, correva veloce verso di loro nell'erba alta.
Appena li vide gridò ancora.
Si fermò, a pochi metri di distanza. Ansimava. Guardò prima Ben, poi Karl.
- Siete salvi...Dio ti ringrazio - Sussurrò abbandonandosi nell'erba come una sciarpa lasciata cadere - Non c'è più nulla, non c'è più la casa, - disse - E tutto distrutto...Tutto.

Iniziò a piangere sommessamente e Ben non seppe cosa fare, si sentì incapace di aiutarla, non aveva mai visto sua madre piangere. Avrebbe desiderato fare qualcosa, aiutarla e invece fu Karl che si chinò sollevandola tra le braccia.
Vide i loro volti farsi vicini. Lui la teneva stretta a se, la cullava come si fa con un bambino, le parlava piano. Le loro voci si confondevano in toni ora alti e ora sommessi.
Il ragazzo non poteva udire cosa dicevano, si avvicinò di qualche passo.
- Costruiremo una nuova casa per Ben lontano da qui. Troveremo un posto dove si possa ricominciare daccapo - Sussurrò Karl baciandola sulla fronte
Poi la lasciò scendere dalle sue braccia e si voltò verso il ragazzo.

Ben tirò su con il naso, respirò profondamente e soltanto allora si rese conto che il vento si era finalmente portato via il fantasma che aveva sempre avuto dentro.

L'uomo aprì le braccia sussurrando - Vieni qua ragazzo...
E Ben si lanciò in quell'abbraccio».
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...ovviamente questa storia m'incuriosì, soprattutto perché la descrizione di Karl Potter combaciava perfettamente con l'immagine del mio amico Finn Porter che avevo visto per l'ultima volta a una mezza giornata dal confine con la Cambogia.
Con qualche aiuto riuscii a fare alcune ricerche, ma nonostante risultasse evidente che una buona parte della città fosse a conoscenza di quella storia, nessuno seppe dirmi più di quanto mi aveva raccontato il vecchio albergatore.
Decisi allora di approfondire l'indagine, mi recai negli uffici dov'erano registrate le nascite, la vita e la morte di ogni abitante e dopo un paio di giorni di ricerche arrivai alla conclusione.
Infatti trovai un solo elemento su cui lavorare, ovvero le persone coinvolte nella storia; Ben, sua madre Valery, Evelyn Merrit, Karl...erano tutti li, con i loro bei nomi scritti in bella calligrafia. Il guaio era che nessuno sapeva dove fossero finiti. Qualcuno azzardò l'ipotesi che fossero deceduti a causa del tornado
«Non si è trovata più un sacco di gente...portata chissà dove dal vento».

Non fui in grado di trovare né Valery né il figlio di Finn, né tanto meno quel Karl che mi ricordava il mio vecchio compagno.

Girovagai ancora su e giù per l'America, poi mi stancai di fare l'errante e decisi di tornare a Cleveland.
Li abbracciai mia sorella e senza alcun rimpianto spiccai il volo per l'Italia, lasciandomi definitivamente alle spalle una grossa fetta della mia vita…era 1993


Fine



Commenti

pubblicato il sabato 16 maggio 2015
zero1in2condotta, ha scritto: I tuoi racconti sono lunghi, ma, pur conoscendoti e riconoscendoti sottile e caparbio ricercatore del significato d'una parola, al di là del senso più comune, se inizio a leggere non salto nulla. Questo racconto è un forum di tanti personaggi: fisici e spirituali. Legend? Sì, il tuo nick sta ad hoc in Legendario.
pubblicato il domenica 17 maggio 2015
Legend, ha scritto: Grazie, troppo buona!

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