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lavoro pubblicato venerdì 15 maggio 2015
ultima lettura lunedì 2 dicembre 2019

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La papessa Giovanna

di Legend. Letto 667 volte. Dallo scaffale Storia

La papessa Giovanna La Baviera, tornata così prepotentemente sulla scena pubblica, ha spinto la mia attenzione verso passate ricerche che oltre a portare dolorosi ricordi relativamente recenti; come i canti delle camicie brune di Hitler nei giorni e

La papessa Giovanna

La Baviera, tornata così prepotentemente sulla scena pubblica, ha spinto la mia attenzione verso passate ricerche che oltre a portare dolorosi ricordi relativamente recenti; come i canti delle camicie brune di Hitler nei giorni e nelle notti di Monaco e quelli ancestrali di concili e scismi religiosi, inquisizioni, caccia alle streghe e alle botte da orbi con miglia di morti tra i protestanti di Martin Luterò e i papisti fedeli al potere di Roma…ha riportato alla mia memoria la storia della papessa Giovanna.

Si racconta che l'unica papessa della storia fosse bavarese, si chiamasse Giovanna e che sia stata eletta, all’unanimità, nell’anno 885.

Di lei si dice che furono proprio i luterani a spingerla per minare l'immagine di un preciso governo papale, non certamente conforme alle regole dei vangeli.

La storia è davvero suggestiva e nello stesso tempo terribile, cosa che benché sia da sempre negata dalla chiesa di Roma, sempre più spesso viene riferita da storici e letterati.

A mio giudizio c’è molto immaginario in tutta questa storia, in cui si racconta di una donna, bellissima e colta, che sarebbe diventata papa con il nome di Giovanni VIII.

Pare che la data della sua elezione al soglio sia da situare nell'885, ossia dopo la morte di Leone IV, ovvero nel cuore del medioevo più buio, profondo e impenetrabile. (D’altra parte non potrebbe essere altrimenti)

Stando a quando riportano le cronache, sembra che la ragazza usasse acconciarsi in abiti di foggia maschile e che il conclave la elesse credendola un monaco di nome Johannes Anglicus.

In realtà, sebbene il suddetto Johannes Anglicus avesse strani e lunghi capelli biondo scuro e occhi verde azzurro, approdò alla Scholae graecorum di Roma dopo una serie infinita di vicissitudini, delle quali non sto a raccontare.

Nei secoli le è stato attribuito, di volta in volta, il nome di Agnese, Gilberta, Glancia, Guglielma e infine Jutta (in seguito diventato Giovanni per ovvie ragioni).

In realtà questa ragazza effettivamente vissuta; era nata a Magonza, in Baviera da nobile famiglia d’origini inglesi. A diciotto anni fuggì dalla propria casa per inseguire un sogno impossibile per qualsiasi ragazza di allora, ovvero studiare la grammatica, la retorica e la dialettica.

Figuriamoci quali e quante difficoltà abbia dovuto sconfiggere, soprattutto considerando che in quell'epoca di buio totale, ci si poteva erudire soltanto attraverso la Chiesa, naturalmente inavvicinabile alle donne perché considerate "la porta del diavolo". (Probabilmente dovevano aver dimenticato la figura di Maria, madre di Gesù)

A quel punto la ragazza dovette chiedersi “ Cosa fare per raggiungere l’obiettivo?”

Ebbene l'abile Jutta non si perse d’animo, si fece aiutare nella fuga da un giovane monaco, (da notare quante volte questi signori “monaci per definizione” appaiono e scompaiono nella vita della donna) un "chierico vagante" del monastero di Fulda che era stato il precettore dei suoi tre fratelli.

Si dice che giunsero assieme in Grecia, culla della filosofia e del sapere mediterraneo, ma qui, dopo poco, il giovanotto ebbe la cattiva idea di raggiungere l’aldilà prematuramente, forse a causa di una malattia o forse per il troppo stress (causa più probabile).

A quel punto Jutta, rimasta senza alcun sostegno, decise di far ritorno nella natia Magonza, ma il caso la condusse a Roma, dove trovò pane per i suoi denti: ovvero la massima concentrazione del sapere e del potere.

Alle difficoltà era ormai abituata, quindi usando lo stratagemma ben collaudato degli abiti maschili, chiese ospitalità presso un’abbazia poco fuori le mura della città, che le fu concessa (si ubica quest’abbazia nei pressi della Via Appia).

Ed ora immagino sia meglio che ognuno di noi lasci sbizzarrire la propria fantasia ed immaginarsi come possa essere riuscita a suscitare grande ammirazione fra i monaci prima e tra i prelati più tardi, considerando che di a qualche anno fu nominata notaio della Curia, poi cardinale e infine eletta papa all'unanimità.

Ma ecco che Jutta s’innamora un'altra volta di un giovane monaco, tanto da nominarlo suo segretario personale e…guarda caso, divenirne l’amante e restarne incinta.

Per chiarezza c’è da dire che dati i tempi, (885) la cosa, che di per se non avrebbe originato troppo scalpore, la indirizzò verso un terribile destino poiché la sfortuna volle che partorisse nel bel mezzo di una processione e che il popolo, inferocito, la fece a pezzi col suo bambino.

Così scriveva Martin Polonio, noto "biografo" dei papi:

«Giovanni VIII fu papa per due anni, sette mesi e quattro giorni. Si racconta che fossero in molti a sapere che fosse una donna, ma poiché il suo sapere aveva suscitato entusiasmo e ammirazione, fu eletta papa all'unanimità.

Tuttavia, intanto che reggeva il pontificato, fu resa incinta dal suo amante e nell’anno 888 o giù di li, mentre si recava in San Pietro dal Laterano, venne colta dalle doglie.

Partorì e morì nello stesso luogo dove fu sepolta».

Il padre domenicano Jean de Mailly rincara la dose scrivendo nel 1253:

«Ingravidata, la papessa partorì mentre cavalcava. I giudici romani ordinarono che fosse legata per i piedi agli zoccoli posteriori di due cavalli e squartata, dopo di che fu lapidata dal popolo e sepolta nel luogo in cui morì...».

A proposito, mi sembra legittimo ricordare che la curiosa usanza del “controllo del sesso”, del pontefice appena eletto e che tra l’altro rimase in uso fino al 1560, fosse dovuta al ricordo di questo "increscioso incidente", proprio per evitare ogni possibile futura sorpresa.

Per l’occasione qualcuno indica nei musei vaticani una certa sedia di porfido, provvista di un foro centrale.

Sembra che la suddetta usanza sia stata confermata dall’umanista P. P. Vergelio senza però ch’egli abbia voluto perdere la propria anima, tramandando come nella realtà avvenisse il solenne rito.

Il popolo si sa, a quell’epoca era la lingua ufficiale del potere e il popolo, appunto, ha trasmesso ai posteri come, ad occhio e croce, dovesse funzionare il tutto; ovvero, dopo ogni investitura papale; un diacono, palpando dal disotto della sedia, doveva pronunciare la frase che i cardinali attendevano per tirare un sospiro di sollievo: «Habet duos et bene pendentes!».

Comprensibile anche per me che non mastico il latino.

In seguito la Papessa Giovanna fu citata anche da Jacopo da Varagine nella sua “Legenda aurea” e da Giovanni Boccaccio.

Spero di non aver scandalizzato nessuno, ma d’altra parte non c’è nulla di nuovo sotto il sole, specialmente se si torna al ricordo di alcuni papi famosissimi che ebbero figli, come Alessandro VI con i suoi scatenati baby Borgia, in primis quel Cesare detto il Valentino che seppe influenzare perfino il Macchiavelli, per finire alla pericolosa Lucrezia.

Pochi sanno che il papa guerriero Giulio II, sponsor di Raffaello e Michelangelo, nato della Rovere, prepotente savonese di carattere scontroso, di figlie ne ebbe ben tre, la cui primogenita era la bellissima Felice, anche lei bionda, sguardo di smeraldo come la papessa Giovanna.

Nonostante la loro conseguita paternità, mai nessuno, né storici né popolo, ha mai tentato d’inficiare il loro operato d’illustri pontefici, dunque perché, ammesso che la storia della papessa Giovanna abbia un fondo di verità, vergognarsi o scandalizzarsene?

Se vogliamo, sotto il profilo umano, sempre che sia esistita veramente, essa fu certamente vittima della propria intelligenza, giacché è ormai indubbio che in quegli anni una donna non avrebbe mai potuto esprimerla altrimenti.

Resta il fatto che la sua fine fu davvero orrenda.

Meditate fratelli...meditate e mai fidarsi di una donna in abiti maschili o viceversa...oggi ancor più di ieri…non si può mai sapere quale sorpresa ci sia sotto sotto!



Commenti

pubblicato il venerdì 15 maggio 2015
zero1in2condotta, ha scritto: E, no, amico Legend, intanto la storia della Papessa Giovanna non è una leggenda, comunque mostra il coraggio d'una donna che, alla facciaccia del pregiudizio affronta di sgravare un figlio apertamente. Sotto semmai ancora non è proprio chiaro lo scopo di essere Vice del comandamento dell'Iddio: del Cristo-uomo l'amore è un comando per l'Uomo, al di là del suo credo. COMPLIMENTI, il testo è un capolavoro didattico, pro-cultura.
pubblicato il sabato 16 maggio 2015
Legend, ha scritto: Grazie per il commento

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