ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato martedì 12 maggio 2015
ultima lettura martedì 6 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La casa nella valle - 11

di Legend. Letto 469 volte. Dallo scaffale Fantasia

La casa nella valle - 11di Pocechini Cotrozzi   Capitolo 11 - Dal capanno al grattacielo(A proposito del capanno. La sua storia è talmente singolare che vale la pena d'essere raccontata, a patto però che mi sia concesso tornare ...

La casa nella valle - 11

di Pocechini Cotrozzi

Capitolo 11 - Dal capanno al grattacielo



(A proposito del capanno. La sua storia è talmente singolare che vale la pena d'essere raccontata, a patto però che mi sia concesso tornare ai primissimi giorni in cui Sara iniziò a lavorare nei campi.
Fu pressappoco in quel periodo che propose a Fred di erigere un capanno nei campi per evitare di doversi trascinare dietro, ogni giorno, gli attrezzi e soprattutto per avere un luogo dove procurarsi un po' di refrigerio nelle calde giornate d'estate o ripararsi durante gli acquazzoni autunnali.
Fu tale l'entusiasmo con cui perorò quella causa, che Fred acconsentì lasciandole piena libertà nel realizzare il progetto.
Immagino sia facile intuire come quell'incarico seppe accendere la sua fin troppo fervida fantasia. Seppe talmente coinvolgerla da dedicare molte ore della notte a progettare e a disegnare ciò che iniziò a chiamare “il mio capanno”. Per non parlare poi delle ispezioni che fece in tutta la proprietà per stabilire il luogo dove sarebbe dovuto sorgere e quando finalmente trovò l'ubicazione migliore, la recinse con paletti infissi nel terreno.
Purtroppo, per un serie di contrarietà quel capanno fu edificato soltanto durante la primavera successiva; infatti fu proprio in quel periodo che Fred, complice una brutta lussazione ad un piede che costrinse Sara alla immobilità assoluta per oltre due settimane, decise di tirar su il capanno utilizzando gran parte del legname di riserva.
Nulla di straordinario penserete voi, beh, non fu proprio così, poiché se soltanto avesse immaginato, che quella, proprio quella sarebbe stata la prova generale della fine del mondo, sicuramente avrebbe evitato con cura di accostarsi a quel fazzoletto di terreno. E non è davvero un eufemismo affermare che si trattò della fine del mondo, tanti furono i tuoni, fulmini e saette che risuonarono nella valle quando, tornata ad essere la meravigliosa Sara, si recò, arrancando, per la prima volta nei campi e vide il capanno nel bel mezzo del terreno che lei aveva scelto e recintato.
Tra loro c'erano state infiniti liti, ma quella per il capanno fu la più grossa e rumorosa in senso assoluto e a nulla valsero le successive mediazioni di Amelia.
Fu quella l’occasione in cui Sara batté due record, si arrabbiò come non le accadrà mai più in tutta la sua vita e riuscì a farlo per ventiquattro ore di seguito, senza mai smettere di urlare e mugugnare.
Il capanno lo doveva edificare lei!

Ad ogni modo, trascorso quel tempo, ma soprattutto comprendendo che tutto quell'urlare non avrebbe potuto cambiare ciò che era stato, commise la sciocchezza di giurare che non avrebbe mai messo piede in quell'affare: così definì il capanno.
Il giorno successivo, alla scampata fine del mondo era tutto dimenticato, le urla, le parole grosse, il muso lungo, tutto scomparso e il loro rapporto tornò ad essere quello di sempre, tranne che su un punto, da allora e per tutti i giorni che seguirono, lei consumò la sua colazione seduta sulla panca fuori del capanno, sia che piovesse o vi fossero trenta gradi di calore).

***

La mattina in corso è invece l'indomani della “loro” notte più lunga, Sara ormai acquietatasi d’essere diventata donna, non appena Fred e Amelia si trovarono dentro il capanno, di fronte alla grande panca apparecchiata di tutto punto, con le posate e i piatti in bell'evidenza e al centro un mazzolino di fiori raccolti nei prati li attorno.

Fingendo sfacciatamente di non aver notato la panca e né tanto meno il resto, rivolgendosi a lei, che seduta fuori del capanno dissimulava ancora più sfacciatamente qualsiasi interesse, Fred domandò
– Cosa abbiamo per pranzo oggi?
– Lo vedi da te, è sulla panca
– Tutta questa roba? Accidenti, tu e Amelia dovete aver lavorato l'intera notte – finse di essere sorpreso
– L'abbiamo preparata stamani mentre tu dormivi
– E cosa avete preparato?
– Una squisita zuppa di verdure, formaggio, uova bollite come piacciono a te, pane...A proposito ne abbiamo ancora per un paio di giorni. Ho portato anche del sidro di mele, cosa ne dici, va bene?
– Cos'è la festa di qualcuno? – borbottò, ancora giocando
– No, ho forse fatto male?
– No no! Però ho l'impressione di sentire odore di bruciato
– Smettila di borbottare, mangia e dimmi se è di tuo gusto. Se hai bisogno di qualcosa non hai che da ordinare
Fred assaggiò la zuppa rumoreggiando con la bocca e sapendo che lei non avrebbe approvato si voltò, certo d'incontrare il suo sguardo severo
– Ehi paperottola! – Chiamò
L'eco della voce non si era ancora spento che era già al suo fianco
– Vuoi qualcosa? – Chiese lei facendo saltare tra le labbra un filo d'erba
– Tu non mangi?
– Sto mangiando
– Perché non ti siedi e ci fai compagnia?
– Nààà!
– Pensavo che avresti potuto darci una mano
– Volete che mangi qui con voi?
– Beh, capisco che fuori si sta d'incanto, ma se volessi farci un po' di compagnia te ne saremmo grati
– Perché?
– Siamo stanchi di mangiare in questo capanno sempre da soli. Ti andrebbe di fare un po' di compagnia a due poveri vecchi?
– Stai scherzando?
– Perché dovrei?

– Dopo quanto ho detto di questo capanno?
– Hai detto cosa? Non ricordo…Tu lo ricordi Amelia?
Amelia sorrise ma non rispose.
– Ho giurato che non vi avrei mai messo piede
– Hai fatto un giuramento in piena regola?
– Certamente
– Con la mano sul cuore?
– Dovevo mettere anche la mano sul cuore?
– Mi pareva di avertelo detto, se non si mette la mano sul cuore il giuramento non ha alcuna validità…vero Amelia?
Amelia se la rise di gusto:
– Smettetela voi due o mi farete uscire pazza!
– Naaa! Non l'hai mai detto. – Prosegui Sara – Che magnifica coppia avete fatto? Siete dei grandi bugiardi
– Davvero non te l'ho detto? – Mormorò lui scuotendo il capo – Sto proprio invecchiando
– Non darti pena, non lo sei ancora del tutto
– Beh, ad ogni modo è soltanto colpa mia e se vuoi puoi rifare il giuramento
– Posso?
– Certamente! Tu non hai nessuna colpa
– E vale? Voglio dire, ha valore rifare un giuramento dopo tanto tempo?
– Altro che!
– Naaa, ma che cavolo dici, il mio giuramento è valido e tu lo sai bene. Sei un imbroglione
– Beh, allora spiegami cosa ci fai dentro il capanno
– Io non sono entrata
– No? Allora perché mi pare di vederti in piedi, di fronte a noi!
– Io sono qui soltanto perché tu mi hai chiamata, porca vacca!
– Un momento, tu dici di essere qui soltanto perché ti ho chiamata?
– Perché, a te non risulta?
– Sai che hai ragione...sono stato proprio io a chiamarti
– Porca vacca sta a vedere che stavolta ho ragione
– Intendi dire che lo hai fatto per me?
– Mi pare evidente
– Quindi se ora ti chiedessi di sedere al mio fianco, lo faresti?
– Beh...Si, certamente
– Uhm...e per quale motivo?
– Perché...Ma cosa t'importa, sono affari miei
– Non hai risposto alla domanda
– Accidenti Fred ma perché vuoi saperlo?...E va bene! Lo farei perché mi sentirei obbligata ad obbedirvi
– Hai detto obbligata?
– No...scusa mi sono espressa male, intendevo dire che non ce la faccio più a mangiare standovi lontana
– Oh! E ne conosci la ragione?

– Certo che la conosco, però non te la dico
– Ad ogni modo tu non hai nessun obbligo nei nostri confronti. Potresti anche rifiutarti
– Caro il mio furbacchione, se vuoi proprio sapere come reagirei non devi far altro che chiedermelo
– Lo sai che siamo tre figli di cane?
– Cosa vuoi che non lo sappia?
– E quindi mi pare ovvio che se vogliamo vedere come va a finire questa storia dovrò chiederti di sederti e mangiare con noi
– Immagino di sì – Rispose lei illuminando il viso di un sorriso impudente
– Beh, allora siediti e mangia...Perché non ti siedi? – Domandò lui vedendo che lei non si decideva a muoversi
– Sei proprio certo di aver usato il giusto tono di voce? – Chiese lei
– Sembrava un ordine, vero? – Borbottò lui reprimendo un sorriso
– Direi proprio di sì
– E se confessassi di sentire la tua mancanza mi crederesti?
– Non lo so, però puoi provare a farlo
Fred si schiarì la voce un paio di volte
– Beh, ecco, forse non lo crederai, ma senza la tua compagnia mi si annodano le budella e non credo che tu voglia questo, vero?
– Certo che no! – Esclamò lei scoppiando in una risata e fuggendo fuori
– Ehi! Dove te ne vai? – Urlò Amelia ridendo a tono pieno.
– Torno subito, vado a cercare Soffio
Poco dopo rientrò nel capanno con il gatto tra le braccia e un sorriso sul volto, così grande da fare invidia ad un clown.

***

- Dimmi la verità, Amelia, chi ha messo nella mia camera quei volumi dell’Arte? Mi hanno suggestionato le opere di Firenze…
– É stato Fred…Gli ho proposto di andare a Firenze, io e te…a girare per qualche giorno
– Perché lui no? – ma il tono era solo sorpreso
– Credo…sono convinta che per Sara sia ora di iniziare a camminare da sola…Anche rischiare
- Amelia… tranquilla, lo penso anche io…ciò che provo nei suoi riguardi mi sta, come dire, condizionando
- Forse ad altri ragazzi basta l’indirizzo della propria famiglia, il padre di Fred lo guidò a studiare, pur educandolo ad essere uomo indipendente per sé e per mettere su la propria famiglia
- Una donna non è capace…di fare la stessa cosa?
- Voglio dire che per ripararsi basta un capanno…ma saper alzare una torre vorrebe dire salvare tanta gente…
- E… gli animali?
- Bé… dipende quali animali…
- Una balena bianca, per esempio!

***

- Fred…anche tu pensi che io debba iniziare altre strade?...Se fossi tua figlia, sangue del tuo sangue…
Fred la strinse forte a sé, imbarazzando Amelia. Cosa è mancato fra lei e suo padre? Eppure hanno vissuto insieme tanta vita, lei quasi da neonata, è stata svezzata accudita da bambina dai primi passi, educata a sentirsi il tesoro della casa, la giovinetta fiera della propria femminilità ma gelosa. Riservata solo a se stessa.
Quanto è costato a Fred rinunciare alla figura di Sara per sostituirla con Amelia? Forse, disse fra sé, mi sto scoprendo di essere gelosa e perché se questa giovane ragazza non ricorda, né ha in sé segni di altra gente, di quella che l’ha abbandonata a morire di stenti…di vergogne? Ad Amelia queste ultime non sovvengono, per lei resta indimenticabile ciò che la turbò a cinque anni, quando raccogliendo le uova un maialino l’annusava, solleticandola…Non lo respinse.

Mentre ritta davanti la finestra Sara osservava la pioggia che picchiettava sui vetri, fu percorsa da un brivido e provò sul volto la fredda e umida carezza della pioggia.
– Cosa c'è? – Chiese Fred sollevando lo sguardo a guardarla – È la pioggia a farti sentire triste?
– Perché mi torna così spesso il pensiero di Amelia?
Fred si alzò e la raggiunse. Il silenzio era rotto soltanto dallo scroscio sui vetri.
– Mi hai assicurato che stai imparando ad amarla…
– E questo ti disturba?
– No, ora sto bene in sua compagnia, ma il ricordo della gelosia dei primi giorni mi fa soffrire
– Certe ferite si rimarginano con il tempo…
– Non l'ho tradita, vero? – gli si incupì la voce
– Ma come puoi pensarlo se ora godi della sua compagnia?
– La sento talmente vicina che a volte mi sembra di ragionare con la sua testa, di parlarti con le stesso tono…particolare…Dai – scherzò – non dirmi che sto diventando pazza...ah-ah-ah!
– Non più di quanto lo sia il resto dell'umanità
– Credi che Amelia ami anche me come a te?
– Non so cosa dirti, ma mi riesce difficile immaginare che non si sia innamorata di te
– Ho ragione quando dico che sono una buona a nulla. Io non sapevo che il suo fosse amore…ma avevo capito che in lei c’era qualcosa che a me mancava
– E del mio sentimento?...
– Una gran bella domanda
– Ti è così difficile comprendere ciò che provo per te?
– No! Il tuo sentimento lo comprendo…Quello che invece ancora mi è oscuro è perché…Dio Fred, ti prego…dimmi chi sono per te
– La mia dolcissima paperottola…ahahahah che altro!
– Sapessi quanto vorrei essere in grado di comprendere perché anch'io ti voglio bene e perché amandoti soffro. Che senso ha? Perché l'amore fa soffrire? Perché sono felice quando sei con me e piango quando sento la sofferenza di altri esseri? Perché prima di conoscerti non accadeva
– E per fortuna ora accade
– Puoi spiegarmi perché prima d'incontrare te tutto questo mi era sconosciuto?
– Lo hai appena detto
– L'amore? Sì, ma perché tutto ciò accade a me?
– Ti spaventa?
– No, ma mi confonde. A volte ho l'impressione di perdere la ragione
– Se così fosse la Terra sarebbe piena di pazzi
– È così strano e così immensamente gratificante ciò che mi accade. Il pianto, il dolore, i tormenti del cuore, la felicità, la vostra presenza. Come vorrei essere capace di darmi quelle risposte
– Hai soltanto dodici anni e non credo tu debba ancora dartene. Nell'amore non c’è nulla di strano perché è la più spontanea inclinazione di cui ci sia stato fatto dono
– Allora perché mi è così difficile governare questa necessità che ho di amare
– Questo è un bel guaio, ma non ti devi spaventare, è difficile per tutti dominare quel sentimento
– Perché?
– Perché è l'unico sentimento che la mente non può controllare, può soltanto prenderne atto
– Tutti gli uomini provano amore?
– Più o meno
– Le mie stesse emozioni?
– Questo è difficile dirlo e sebbene al novantanove per cento gli uomini e gli animali siamo simili, ognuno vive un piccolo mondo personale e irripetibile. In ogni uomo vive una sorta di misura che ci consente di separare l'indifferenza dalla commozione e l'odio dall'amore
– L'odio può prevalere sull'amore?
– A volte può sembrare il sentimento più forte, ma poi ci si accorge come un solo istante di commozione sappia dissolverlo come nebbia al sole. L’uomo nasce a cavallo di una sottilissima linea di confine che divide il bene dal male e spetta soltanto a noi scegliere il lato in cui vivere
– Perché alcuni scelgono di vivere nel male?
– Difficile dirlo, forse perché il male ci appartiene quanto il bene
– Coloro che scelgono il male, sono felici?
– Non lo so e sebbene immagino che il male abbia una sua qualche sublimazione, io non lo credo possibile. Quel sentimento sa farci piangere e a volte gioire, ma non può donare gli stessi turbamenti dell’amore
– Se fossi il tuo Dio farei del tutto per rendere gli uomini più felici. Io so bene cosa significa avere l'odio nel cuore. Prima d'incontrare voi non conoscevo la commozione, non riuscivo a sentirne gli effetti
– Non adularci, convinciti invece di essere tu l’autrice di questo miracolo
– Ce l’ho quasi fatta Fred, ma senza il vostro aiuto non avrei saputo compire le scelte giuste
– Le tue emozioni…la tua bellezza erano chiusi dentro di te…ti appartengono come la vita che ti è stata data. Noi abbiamo soltanto rimosso una maglia della sacca che le racchiudeva, il resto l'hai fatto da sola, hai saputo riportarle alla luce
– Se non avessi incontrato te avrei potuto scegliere l'altro lato del confine
Lei gli sorrise socchiudendo gli occhi – Vuoi raccontarmi una storia?
– Ho paura di avere esaurito la riserva di storie
– Ti prego
– Uhm, vediamo. Credi che una leggenda possa andare?
– Tutto purché sia tu a raccontarla. Sai che amo le tue storie
– E io amo raccontarle. Sei pronta?
Lei socchiuse gli occhi sorridendo.

– “Tanto tempo fa, Gaia, Amore e Male nacquero assieme..."

– Chi è Gaia? – Chiese lei
– Il nome che fu dato alla Terra da un antico popolo…Amore e Male sai chi sono?
– lo so!..Vai pure avanti

– "...Dunque, mentre Terra fu generata da una esplosione, Amore e Male nacquero dall'alito di chi tutto può. Terra assunse subito le sembianze di un bel pianeta giovane, luminoso e completamente vestito di verde, mentre Amore e Male, pur preferendo restare due spiriti liberi, presero identità così diverse l'uno dall'altro da non sembrare neppure fratelli.
Infatti, mentre Amore si manifestò immediatamente uno spirito colmo di attenzioni, generoso, disinteressato e pronto ad offrire il suo aiuto a chiunque ne avesse bisogno, Male non tardò a rivelarsi meschino, gretto, profondamente egoista e per nulla disposto alla generosità.
Stando così le cose non c'è da stupirsi se Terra e Amore scoprirono d'avere in comune gli stessi interessi. Si piacquero e decisero di avere una numerosa prole che popolò un'enorme e splendida isola al centro di un vasto oceano.
Di comune accordo decisero di dividersi i compiti; Terra avrebbe provveduto al sostentamento dei figli, mentre Amore si assunse la cura del loro spirito.
Le cose andarono avanti per migliaia di anni nella più completa armonia e quando i loro figli furono abbastanza grandi per comprendere il suo gesto, Amore li chiamò e se e disse loro "Se vorrete vivere onestamente e in pace tra di voi, dovrete rammentarvi che non potranno essere né i vostri parenti, né gli onori o le ricchezze a guidarvi lungo il percorso della vita, ma soltanto se avrete nel cuore la mia fiamma"...e donò loro l'intelletto.
Temendo che quel dono potesse indurre i suoi figli a trascurarla, Terra chiese ad Amore di non confondere le loro menti, ma lasciare che continuassero a vivere nella più completa e libera ingenuità.
Amore non soltanto evitò di raccogliere le lagnanze della sua compagna, ma continuò ad ispirare nelle menti dei loro figli i migliori pensieri.
Ne seguì un periodo di così perfetta armonia che l'intera umanità si moltiplicò popolando l'intero il pianeta.
Vedendo crescere ogni giorno i buoni frutti che le attenzioni del il suo compagno maturavano nei loro figli, Terra non soltanto ammise che Amore era nel giusto, ma ne fu talmente compiaciuta da confidare la sua gioia a Male, (Che sin dall'inizio aveva accarezzato l'idea di essere il padre dei figli di Terra) il quale, roso dalla gelosia, giurò a se stesso che avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di distruggere l'armonia nata tra gli uomini.
Da allora, utilizzando metodi meschini, iniziò a corteggiare Terra lusingandola con subdole attenzioni e false promesse.
Per la verità Amore si accorse subito di quel comportamento vergognoso, ma ritenendo il sentimento d’amore della sua compagna in grado di interpretare nel giusto modo le attenzioni di Male, scelse di non intervenire.
Ma purtroppo Terra commise l’errore di credere a Male, il quale, utilizzando le sue malefiche arti, la convinse che Amore stesse istigando gli uomini a cancellarla dai loro cuori.
Resa cieca dalla gelosia Terra chiese a Male di aiutarla a riconquistare l'affetto dei propri figli, ed egli, ben sapendo di averla in pugno, donò agli uomini la parola cancellando in loro la capacità di ogni contatto mentale.
Ignari di quale bene fossero stati defraudati gli uomini iniziarono a parlare...a parlare...a parlare...ma più parlavano e meno si comprendevano, poiché impararono subito a nascondere i loro pensieri nel buio delle menti.

La parola, che di per sé era uno splendido dono, fu così male utilizzata che non soltanto insinuò nei loro cuori il sospetto e la diffidenza tramutando l’armonia nella più stolta indifferenza, ma spinse gli uomini a dividersi in piccoli o grandi gruppi, ognuno con un proprio linguaggio e propri costumi.
Con il trascorrere dei secoli, Terra e Male, ormai uniti in un vincolo scellerato, dopo innumerevoli tentativi generarono una nuova stirpe d’uomini per i quali scelsero un nome fastoso quanto oscuro, Politikòs e ai cui vollero fare uno straordinario dono; ovvero l’abilità di parlare alle folle.
Quegli uomini, perfezionando nel tempo la loro dote, raggiunsero il potere, ma non consentirono mai a nessuno di comprendere quali fossero i loro veri pensieri. E così, a furia di ascoltare come i Politikòs avrebbero risolto i mali del mondo, gli uomini si abituarono a loro iniziando a lodarli e ad approvarli.

Quel possesso emozionale, ma che ben presto si mutò nella peggiore dominazione psico/fisica, gravò a tal punto sull’umanità che molti figli di Terra e Amore, lusingati dalle promesse dei Politikòs, si legarono al carro dei loro interessi.
Tra costoro vi fu chi si associò per dissennata convinzione, chi per stoltezza o per cupidigia e chi per vanagloria, ma in ogni caso tutti con l'identico scopo, rendersi la vita più facile a discapito di altri uomini.
Gli anni che seguirono non furono certamente felici, l'intera umanità, ormai irretita da promesse mai rese vere, schiacciata dai soprusi e dalla malversazione dei Politikòs, visse una condizione di estremo disagio fisico e morale.

Fino a che, quando nulla sembrava potesse più mutare quella situazione, si verificò un evento assolutamente imprevisto.
Un uomo, un semplice contadino senza alcuna istruzione e senza alcun interesse personale, se non quello suggerito dalla sua estrema sensibilità, scelse liberamente di donare la propria vita in cambio di quella di alcuni giovani da sacrificare al Dio della guerra.
L'umanità rimase disorientata da quell'atto così spontaneo e lo osservò andare a morte senza mostrare alcun ripensamento. (Forse con un po' di umana paura, ma di ciò nessuno se ne accorse) Ma quel gesto, dettato da un grande amore, seppe riaccendere negli uomini una piccolissima fiamma.
L'umanità tornò a farsi domande e quando seppero darsi alcune risposte e compresero d'essere stati derubati dell'entità più sacra che era stata loro donata...la tenerissima, invisibile e struggente necessità d'amare, in tutto il pianeta esplose una grande rivoluzione pacifica e a nulla valsero i bei discorsi e le oscure minacce dei Politikòs, i quali, utilizzando consoli e magistrati vassalli, perseguitarono e incarcerarono chiunque tentasse d'insidiare la loro autorità.

Fu così che dopo innumerevoli secoli di tirannia e con grandi rischi personali, gli uomini tornarono a riunirsi in migliaia di assemblee e a discutere liberamente se non fosse il caso di tornare liberi di fare le loro scelte.
I dibattiti si protrassero per giorni, mesi, anni, sempre osteggiati dai Politikòs. Ma ormai quel movimento si era trasformato uno sconvolgimento profondo e inarrestabile che spinse gli uomini a chiedere l'aiuto di Amore.
Quella nuova opportunità rese felice Amore che volle offrire loro i sentimenti; il più grande dei suoi doni, affinché ogni uomo potesse far rifiorire il pensiero e a far arrossire di vergogna chiunque avesse perseverato nel dire cose non vere.
Lo smacco fu di tali dimensioni che, impazzito di rabbia, Male minacciò Amore di distruggere Terra e tutti i suoi figli se non si fosse ripreso quel dono.
Amore ascoltò pazientemente le sue minacce, poi, assumendo l'aspetto di un uomo rispose

– "Guardami, ora sono simile ai miei figli e se tu vorrai sopprimerli io sarò con loro, ma in verità ti dico che se un padre può amare un figlio senza mani o i piedi o con qualche cromosoma in più, non potrebbe mai riconoscersi in lui se non gli avesse donato i migliori sentimenti, si sentirebbe un estraneo e sarebbe ancora meglio che sentirsi una pietra o un bruto. Se i miei figli vorranno rispettarsi dovranno avere la mia fiamma nel cuore e soltanto quando quella fiamma sarà divenuta un incendio potranno guardarsi negli occhi e tendersi le mani. Tu hai donato loro la parola affinché potesse far nascere la diffidenza…e ora io li salvo aggiungendo alla parola l'alito di chi tutto può"

Più infuriato che mai Male piegò ogni resistenza di Terra, costringendola a generare il più sciagurato dei suoi figli...Odio, il quale, non appena nato si mostrò subito profondamente ostile a quanto di bello esisteva sul pianeta.
Lo spirito di Odio venne al mondo in una notte di tempesta, ed era talmente brutto che spaventò persino sua madre. Incitato da Male, Odio uscì di casa per iniziare la sua lotta all'umanità, ma un raggio di sole lo folgorò accecandolo e sarebbe certamente morto se suo padre non lo avesse trascinato nuovamente nel buio della casa.
Male mise in atto tutta la sua conoscenza per risolvere quel problema, ma non ci fu nulla da fare, come Odio metteva il naso fuori di casa erano guai grossi e come se non bastasse, il suo aspetto era talmente raccapricciante che seppure fosse riuscito a resistere alla luce e alla purezza dell’aria, gli uomini lo avrebbero evitato come il peggiore dei mali.
Male si lambiccò il cervello per anni e alla fine trovò un espediente; avrebbe nascosto Odio nella parte più profonda della mente degli uomini, di dove avrebbe potuto esercitare le sue malefiche funzioni.
Con quel terribile male molti uomini soffocarono i migliori sentimenti e iniziarono a farsi la guerra scagliandosi gli uni contro gli altri.
I figli si ribellarono ai padri e in molti morirono per mano dei loro stessi fratelli.
In men che non si dica Odio distrusse quanto di buono era stato fatto e la loro stessa bella isola che, sconvolta da armi inumane, scomparve inghiottita dall'oceano.
Amore soffrì molto per quella disgrazia e non sopportando di vedere i suoi figli regredire fino alla barbarie fuggì su di un pianeta lontanissimo.
Da allora trascorsero alcuni millenni e mentre la storia della Terra si stava inesorabilmente avviando verso il suo tragico epilogo, Dio, guardando verso i mondi su cui i suoi figli si erano insediati, decise di fare qualcosa per salvare quell’umanità che tanto amava.

Per la verità sulla Terra c'era tanto Male e tanto Odio che perfino lui rabbrividì e constatato che l'unica possibilità era di riportare Amore nel cuore degli uomini, si mise in viaggio alla ricerca del pianeta dove si era rifugiato e quando finalmente lo trovò lo pregò di tornare ad aiutare gli uomini a vincere il Male.
Dapprincipio Amore rifiutò di tornare su quel mondo ormai prossimo alla fine, ma il desiderio di dare un'altra possibilità ai suoi figli, lo spinse a chiedere che gli fosse invitata una giovane donna alla quale avrebbe insegnato l'amore.

Dio inviò la sua schiera di angeli alla ricerca di quella donna e fu trovata una bambina che crebbe sul pianeta di Amore divenendo una donna bellissima e quando fu in grado di comprendere interamente l'amore, Dio la portò sulla Terra chiedendole di partorire suo figlio.
Il figlio di Dio nacque povero tra gli uomini e crebbe come un comune bambino e quando raggiunse l’età della ragione lasciò sua madre e la sua famiglia per andare nel mondo a seminare l'amore.
Intimoriti per quanto stava accadendo, Male e il suo sciagurato figlio imposero ad alcuni degli uomini a loro fedeli di ucciderlo.
E quegli uomini lo arrestarono, lo accusarono, lo condannarono e lo uccisero.
Certi ormai che quella morte aveva risolto tutti i problemi, Male e Odio ripresero a crogiolarsi nel brodo della loro vittoria tornando a causare dolori all'umanità.
Ma le cose non stavano affatto come loro credevano, quel piccolo seme che il figlio di Dio aveva sparso tra gli uomini crebbe divenendo il più ampio e vigoroso baluardo alle loro malefatte.

Trascorsero altri secoli e sulla Terra tornò l'armonia; rifiorirono le arti, l'umanità riprese a vivere felice e a prosperare. Ma Male non si era arreso e a furia di lavorare sui più deboli trovò la strada per tornare ad insidiare il cuore della umanità.
Di ciò Dio si addolorò a tal punto che pensò se non fosse giunto il momento di cancellare dall’universo quell'umanità corrotta.
Ma Dio amava gli uomini, non per nulla li aveva creati a sua immagine, egli sapeva bene che non tutti si erano perduti e non desiderando che anche i giusti pagassero per colpe non loro, volle fare un ultimo tentativo...donò ad ogni uomo una coscienza, cioè quella facoltà dell'animo che, unita all'intelletto, permette ad ogni essere di giudicare le proprie scelte.
Da allora la Terra è stata calpestata da innumerevoli generazioni d'uomini e mentre alcuni hanno fatto un uso moderato di quel dono o peggio hanno finto di non conoscerlo, ve ne sono stati altri che ne hanno fatto la ragione stessa della loro esistenza.
Anche i Politikòs sono cambiati, alcuni hanno continuato a prosperare imparando perfino a non arrossire più quando si trovano a dire cose non vere, ma, molti altri hanno compreso che il potere non dona soltanto notevoli possibilità economiche, ma anche un'amara solitudine, che resta dentro e macchia l’anima.
È quanto mai improbabile che ci sia dato sapere se Dio abbia modificato il giudizio sulla razza umana, però se ci guardiamo attorno e osserviamo il sole sorgere e tramontare, gli alberi crescere e soprattutto che siano i bambini a rallegrare le nostre vite, è facile comprendere che non debba più considerarci una razza in via di estinzione.
Siamo quelli che siamo, ed è probabile che non si viva la vita che la natura avrebbe desiderato per noi, ma è pur sempre preferibile sopportare qualche Politikòs o magistrato spocchioso che sparire nell'oblio".

– È terminata? – Domandò Sara
– La leggenda termina qui
– Che strana storia. Davvero Dio inviò suo figlio sulla Terra?
– Così narra la leggenda
– L'uomo chiamato Gesù?
– Sì
– E morì?
– Uh uh
– Com'è possibile che il figlio di un Dio possa morire?
– Forse perché suo padre giudicò giusto sacrificare la sua vita e non quella dell'intera umanità
– È ben difficile comprendere la sua giustizia. – Commentò lei annuendo – Ma perché sua madre non si oppose? Come ha potuto permetterlo – strinse le mani di Fred – Dimmi la verità…una madre farebbe questo?
Fred sollevò lo sguardo su di lei e per un attimo notò nei suoi occhi un lampo che subito scomparve.
– Dove fuggì Amore? Lo sai? – Chiese ancora Sara
– La leggenda non lo rivela
– Dio Fred! Ma dove andrai a pescare storie così belle
– Era uno dei miei doveri quando insegnavo a ragazzi della tua stessa età
– Anche a loro raccontavi queste storie?
– Le stesse
– Posso farti una domanda?
Fred le lanciò uno sguardo preoccupato.
– Sta tranquillo, non c'è nulla di scabroso – Lo rassicurò lei con un sorriso
– Cosa vuoi sapere?
– Offriresti la tua vita se servisse alla salvezza degli uomini?
– La mia morte non servirebbe a cambiare il loro cuore. Per riuscirvi bisognerebbe amare tanto da rinunciare alla cosa più preziosa che si possiede
– Tu conosci qualcosa di più prezioso della vita? – Chiese lei sorpresa
– Io credo che saper rinunciare alla gioia, in cambio del più grande dolore, sia l'atto supremo

Dal volto di Sara scomparve il sorriso
– Si, – Mormorò – ma per riuscirvi si dovrebbe appartenere alla schiera degli angeli
– Non vedo perché dovremmo scomodare gli angeli, sarebbe sufficiente amare senza riserve
– Fred, – Chiese lei con un filo di voce – credi che Amelia mi ami di questo amore?
– Non lo so tesoro, ma so che in te esiste un grande amore...questa risposta non potrà dartela nessuno, dovrai cercarla in te
– L'ho fatto Fred…l'ho fatto – Sussurrò lei con un filo di voce – e credo di aver compreso una cosa importante…Dovrò andare a cercare la mia strada nel mondo e come te imparare e studiare ciò che hanno imparato e studiato le grandi madri...altrimenti non riuscirò...Non so ancora perché, ma so che ero destinata ad essere abbandonata e che tu eri destinato a trovarmi…a farmi crescere con te e Amelia, poiché voi avete tante cose da dirmi…Cose da dire solo a me.

Si rannicchiò sulle gambe dell’uomo, lo guardò con rispetto, gli sorrise, poi si mise una mano sul cuore e una sulla fronte, come un'ancella al cospetto di qualcosa di sacro e gli chiese:
– Fred ! Anche tu credi che potrei essere scesa sulla Terra per ripopolare Monte Cotrozzi?

Fuori era cessato di piovere.


FINE


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: