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lavoro pubblicato martedì 12 maggio 2015
ultima lettura venerdì 15 novembre 2019

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La casa nella valle - 10

di Legend. Letto 466 volte. Dallo scaffale Fantasia

 La casa nella valle - 10di Pocechini Cotrozzi   Capitolo 10 - Quel giorno che si sarebbe trasformato nel più lungo e importante  della loro vita.Quella mattina, causa l'insolito comportamento di Sara, che sembrava fare ogni cosa ...

La casa nella valle - 10

di Pocechini Cotrozzi

Capitolo 10 - Quel giorno che si sarebbe trasformato nel più lungo e importante della loro vita.



Quella mattina, causa l'insolito comportamento di Sara, che sembrava fare ogni cosa con una esasperante flemma, uscirono di casa quando il sole aveva già fatto capolino sulla linea dell'orizzonte.
– Sara – Gridò Amelia per l'ennesima volta dal giardino – vuoi finirla di trastullarti?
Senza concedere risposta lei proseguì nel suo insolito tran tran, decidendo di uscire di casa e seguirli, soltanto quando lo sentì sbuffare e borbottare alla sua maniera.
– Cos'avevi da gingillarti? – Chiese sentendola trotterellare dietro, voltandosi a guardarla
– Nulla! – Rispose lei arrestandosi – Andiamo…. Andiamo.

Da quel momento e per l'intera mattinata non si scambiarono una sola parola. Amelia stava appresso ai suoi compiti, mentre Sara proseguiva nella concimatura del campo sotto la collina.
Per la verità era già accaduto che il lavoro li separasse per l'intera giornata, ma, mentre le altre volte lei trovava sempre un pretesto per avvicinarsi a Fred, quel giorno evitò con cura di farlo e mai avrebbe immaginato che quel giorno si sarebbe trasformato nel più lungo e importante della loro vita a tre.
Per qualche ora l'impegno lavorativo distolse Fred da qualsiasi altro pensiero, ma quando sul tardi si rese conto che Sara non l’avesse raggiunto con uno dei suoi assurdi stratagemmi, iniziò a preoccuparsi a tal punto da cambiare il suo percorso per osservarla più da vicino.

Probabilmente lei dovette accorgersi di quelle manovre, ma con ciò non modificò il suo atteggiamento.

Conoscendola ormai bene, quel modo di atteggiarsi suscitò in lui uno stato d'ansia che peggiorò con il trascorrere delle ore.
Amelia si tenne in disparte, quasi a mo’ di quel detto: fra moglie e marito non mettere il dito.
Quando fu l'ora di consumare il pranzo, lei e Fred si recarono al capanno, trovarono Sara seduta sul prato.
Allora Amelia fu certa che qualcosa era accaduta, non era solo una giornata che non andava nel verso giusto
– Cos'è che non va? – Le chiese a bruciapelo
– Nulla, va tutto bene – Rispose lei avviandosi verso i campi
– Ehi paperottola... Non mangi? – Intervenne Fred
– Ho già mangiato. Ci vediamo più tardi. – Rispose, offrendo uno dei suoi sorrisi.

Il resto della giornata fu l'esatta copia del mattino e quando al tramonto si avviarono verso casa, Sara si limitò a seguirli ad una decina di metri senza pronunciare una sola parola.
Più volte Amelia si fermò per attenderla, ma cosa del tutto insolita anche lei si arrestava, riavvicinandosi soltanto quando, sconsolato, Fred riprendeva il cammino.

In casa le cose parvero perfino peggiorare e vista l'inutilità dei tentativi, continuando a controllarla con occhiate furtive, Amelia decise di occuparsi della loro cena.
Di solito, quando era Amelia ad occuparsi dei fornelli, Sara amava sdraiarsi davanti il camino, avventurandosi in lunghe e rumorose zuffe con Soffio, ma quella sera era tutto tremendamente diverso: non lotte né grida né risate, se ne stava seduta sul gradino del camino con lo sguardo perso nel vuoto e ogni volta che cambiava posizione, piuttosto frequentemente, emetteva sommessi sospiri.
– A cosa pensi? – Azzardò Amelia
– A nulla e a tante cose – Rispose a mezza voce.
L’altra avvertì una strizza allo stomaco:
– Vai a lavarti le mani, la cena è in tavola – Disse
Sara si diresse in cucina, ma neppure la vista di Soffio sul lavabo, pronto a ricevere sul muso la solita spruzzata d'acqua mutò il suo atteggiamento. Si lavò le mani, il gatto la guardò, saltò sul pavimento e mogio mogio andò sotto al tavolo a strofinarsi alle sue gambe.

Col capo poggiato alla mano, Sara giocherellare con le posate.
– Non hai appetito? – Domandò Fred
– Non molto
– Qualcosa non va?
– No! – Si affrettò a rispondere – Va tutto bene
– Allora vuol dire che non riesco più a capirti. È da stamani che ti comporti stranamente
Lei alzò lo sguardo incorniciando il volto con uno stiracchiato sorriso
– Sai come sono fatta, a volte mi capita
Lui annuì riprendendo a mangiare, mentre lei, dopo aver assunto per l'ennesima volta una nuova posizione disse
– Vi dispiace se salgo?
– Non vuoi proprio parlarne? – Domandò Amelia
– Di cosa dovrei parlare? Non capisco
– Beh, allora stammi bene a sentire, sarò vecchia e forse anche un po' rimbambita, ma ti conosco troppo bene per non capire che qualcosa ti preoccupa
– Ma dai, non mi preoccupa nulla, ve l'ho detto, sono soltanto stanca. Può accadere anche a me di non avere appetito
– È proprio questo che non quadra. Sono anni che non salti un pasto. Tu saresti capace di mangiare anche mentre dormi
– E va bene ho mal di pancia…
– Hai mangiato qualcosa che ti ha fatto male?
– Ho mangiato le stesse cose che avete mangiato voi
– Vuoi che Fred ti prepari una tisana?
– Una delle sue tisane? No grazie...ho già il mal di pancia! – Esclamò lei alzandosi per dirigersi verso le scale

Amelia fece appena in tempo a sollevare lo sguardo su di lei che la vide sorreggersi alla tavola emettendo un gemito di dolore.
Alzarsi e prenderla tra le braccia fu tutt'uno, ma a quell'atto spontaneo Sara reagì con violenza cercando di staccarsi da lei
– Lasciami! Sono capace di camminare da sola! Pensate alla vostra cena – Urlò
Sorpresa la reazione Amelia la depose ai piedi della scala, ma non appena lei tentò di salire un gradino si piegò nuovamente con una smorfia di dolore.
– Sta calma ti porto di sopra io – Disse lei tentando di sollevarla
– No no, mettimi giù – Implorò, scoppiando a piangere – salgo con le mie gambe, lasciami
– Accidenti... – intervenne con foga Fred – ma lo vedi che non sei in grado di camminare? Adesso basta! – Disse prendendo Sara tra le braccia
– Ora ti metto a letto e poi si vedrà
– Lasciami brutto testone… – respingeva a forza le braccia – Ho detto di lasciarmi!
– Ma cosa ti prende, sei impazzita?
– Non sono pazza, vuoi lasciarmi o no? E poi non sono affari che ti riguardano, mettimi giù!
– Per tua conoscenza non c'è nulla di te che non riguardi anche me
– Ora mi stai facendo arrabbiare sul serio. Porca vacca mettimi giù! – Urlò lei dimenandosi come un'anguilla
– Ehi! La finisci di urlare? Ho detto che ti metto a letto e sta pur certa che ti ci infilo dovesse cascare il mondo e poi fammi il favore di smetterla di parlare come un carrettiere. Certe espressioni non stanno bene in bocca a una bambina

– Fred – Sussurrò lei abbandonando ogni resistenza e cambiando improvvisamente il tono della voce – sei proprio un gran testone...Io non sono più una bambina, sto diventando donna...Sto sanguinando e ho una fifa da morire.

È probabile che se in quell'istante un fulmine fosse caduto sulle scale, lui non se ne sarebbe neppure accorto. Si arrestò e vincendo una sorta di pudore, quasi le afferrò il viso e si girò verso Amelia che si stava schiaffeggiando, serrando gli occhi.
Quelle parole dovettero sembrargli qualcosa di assolutamente osceno, incredibilmente assurdo: il viso divenne una maschera di rossore, poi un calco di cera.
Allora, in una sequenza rallentata si chinò per deporla sulle scale, ma lei, serrandogli le braccia al collo sussurrò:
– Aiutatemi…non lasciatemi…Sto morendo

Fu un attimo, Amelia raccolse tra le sue mani la situazione, la prese nuovamente tra le braccia, risalendo le scale come un fulmine.
Entrò nella camera di lei e la depose sul letto, quindi, fatti due passi indietro rimase a fissarla, mentre si dette in gran colpo sulla fronte: come aveva fatto a non capire? Lei era diventata donna a dodici anni.
– Amelia, – lamentò – non startene li impalata, fa qualcosa
– Tesoro mio…stai tranquilla…Sei diventata donna...e io sono una cretina a non averlo immaginato prima…Vai di sotto Fred e metti a scaldare un po' d'acqua
Vincendo il desiderio di fuggire Fred borbottò
– Vuoi che vada a chiamare il dottore?
– Fred! Accidenti a te, non farmi paura...è davvero così grave? – Domandò Sara con un tono di voce preoccupato
Colta da un'altra crisi di dolori Sara si piegò in due gemendo.
– Ora scendo a preparare l'acqua e la tisana. – Disse Fred avviandosi verso la porta
Mise sul fuoco un pentolino con l'acqua e mentre attendeva che bollisse sentì Amelia scendere, uscire in cortile, rientrare, riempire una caraffa d'acqua calda e risalire.
Terminata la fusione filtrò il liquido scuro, lo addolcì con una buona dose di succo d'acero e invece di salire prese a gironzolare per la cucina.
Dopo poco udì Sara urlare
– Ehi! Arriva o no questa tisana?
– Posso salire? – Domandò lui ad Amelia che nel frattempo era scesa in cucina
– Se non vuoi salire dovrai spedirgliela per posta, vuoi che salga io?
– No!
Qualche minuto più tardi si fermò davanti la porta aperta della stanza bussando allo stipite.
– Dai entra! – Disse Sara – Non mi risulta che tu abbia mai avuto bisogno del mio permesso per entrare
Entrò, ma ci volle una seconda chiamata.
Fingendo di non guardarla Fred si avvicinò a lei chiedendo – Come va?
– Ancora dolore, ma almeno ora mi sento a mio agio
– Tieni, manda giù, è l'aspirina
Sara si appoggiò al cuscino, prese la tazza e ne bevve un sorso
– Ohi!
– Senti ancora dolore?
– Scotta...Avresti dovuto aggiungere un po' d'acqua fredda
– Non dire scemenze, deve essere calda per essere efficace
– E chi lo dice?
– Io!
– Uhm, questo lo sai eh? – Borbottò lei sorridendo

Mentre lei sorseggiava la tisana a piccoli sorsi, lui prese a passeggiare per la stanza a testa bassa e le mani strette dietro la schiena.
– Siediti Fred e smettila di guardarmi a quel modo
Lui si arrestò sedendo sulla sedia in fondo il letto, ma lei, battendo la mano sulle coperte lo invitò a sedersi al suo fianco.
L'accontentò riprendendo la tazza ormai vuota e aiutandola a distendersi.
– Non so proprio come avrei fatto senza di voi – Sussurrò lei sorridendo
– Se lo dici tu! – Borbottò lui
– Scusami... – Mormorò lei guardandolo intensamente – Ora credo di aver compreso perché gli uomini hanno qualche difficoltà a trattare l'argomento
– Beh, allora non parliamone più, d'accordo?
– Di la verità, non hai molta familiarità con le donne, vero?
Lui scosse il capo borbottando – Perché, si nota?
– Per niente – Rispose lei sorridendo

Nel frattempo Soffio si era sistemato in fondo al letto e, tra una leccatina e l'altra, di tanto in tanto sollevava la testa per osservarli interessato.
– Vuoi che lo porti di sotto? – Chiese Amelia che nel frattempo era risalita e li guardava sorridendo beffarda
– No, lascialo, si offenderebbe
– Un gatto che si offende. Per fortuna siamo soli. Okay buonanotte e se hai bisogno di qualcosa non fare l'eroe chiamaci
– So dove trovarvi. Buonanotte
Dopo averla baciata sulla fronte e faticato a staccarsela dal collo, scese di sotto lasciando la luce della stanza accesa, mentre Amelia si ritirò nella loro camera.

Per un po' Fred gironzolò nella sala, poi, non riuscendo a trovare la calma che avrebbe desiderato, andò in cucina a lavare i piatti.
Pochi minuti più tardi Soffio interruppe il suo daffare per reclamare l'apertura della porta della veranda e quando poco dopo rientrò fece il solito giro della cucina per controllare che la ciotola fosse ben vuota, quindi scodinzolando soddisfatto prese la via delle scale. Chiusa nuovamente la porta Fred salì di sopra e passando davanti la camera di Sara si affacciò per sentire se avesse bisogno di qualcosa, ma lei già dormiva abbracciata a Soffio.

Entrò in punta di piedi andando a sedersi in fondo al letto. Poi, quando capì che riposava tranquilla lasciò la stanza mormorando
– Dio dalle tutta la forza di cui avrà bisogno
Le prime ore di quella interminabile notte furono per lui le più difficili da trascorrere. Rimase disteso sul letto con gli occhi sbarrati sul soffitto tentando di contenere la valanga di sensazioni che lo turbavano. Mille volte la mano di Amelia gli accarezzò la fronte e quando cedeva alla stanchezza, i rintocchi della pendola lo estraevano, ogni volta, da quei sonni agitati e colmi di risentimento.

Quando si svegliò era giorno fatto. Si vestì in fretta riuscendo persino a rovesciare il catino dell'acqua sul pavimento.
Sara era già nella sala impegnata in una delle solite interminabili lotte con Soffio e quando lo sentì scendere si alzò andandogli incontro con il solito splendente sorriso per stampargli sulla fronte il solito schioccante bacio.
– Fai in fretta a fare colazione, ho già tirato fuori il trattore, vi aspetto al campo – Disse lei uscendo di corsa sulla veranda seguita da Soffio
– Ehi aspetta! – Gli urlò lui dietro
Già in giardino Sara si arrestò voltandosi
– Cosa c'è? – Chiese gridando
– Nulla! – Rispose lui osservandola riprendere la corsa – Volevo sapere come stavi – Borbottò sicuro che non l'avrebbe udito
– Sta bene, è più forte di me. Stai tranquillo! – Sorrise Amelia prendendolo sotto il braccio.

Quando più tardi raggiunsero i campi, Sara era sul trattore seguita da una nube di polvere. Si fermarono ad osservarla e a Fred venne da domandarsi dove fosse finita quella minuscola paperottola che aveva raccolto quattro anni prima e di chi fosse quel corpo sfavillante in tutta l'incontenibile bellezza dei suoi dodici anni e di chi fossero quei lunghi capelli neri legati sul retro del capo da un nastro colorato e di chi quel volto brunito dal sole e quei grandi occhi verdi capaci di commuovere anche le pietre.
Quando il trattore passò loro accanto lei li salutò con la mano e senza fermarsi gli gridò
– Dai dormiglioni, datevi da fare!
La sera precedente era dimenticata, come se fosse appartenuta a un altra dimensione.

Per il resto della mattina la sentirono cantare a squarciagola e quando l'ombra del cappello di Fred finì sotto le sue scarpe interruppero il lavoro avviandosi al capanno.

Segue...



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