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lavoro pubblicato lunedì 11 maggio 2015
ultima lettura sabato 10 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La casa nella valle - 8

di Legend. Letto 436 volte. Dallo scaffale Fantasia

Capitolo 8 - INTERMEZZO La casa nella valle: “fu nei giorni di Natale che…iniziò un preludio di sensazioni sconosciute – scriveva Amelia nel suo diario - neppure l’eccitazione di Sara distraeva. Nella casa circolava aria calda, che usciva da ogni p

La casa nella valle - 8

di Pocechini Cotrozzi

Capitolo 8 - INTERMEZZO



La casa nella valle: “fu nei giorni di Natale che…iniziò un preludio di sensazioni sconosciute – scriveva Amelia nel suo diario - neppure l’eccitazione di Sara distraeva. Nella casa circolava aria calda, che usciva da ogni porta aperta, ove in tutte le stanze il camino sprizzava fiamme e fiammelle e odori boschivi… Da chi è partita questa decisione? Era l’effetto d’un tacito intento, un accordo di animi e raccordo d’un grande Sentimento del quale noi tre eravamo portatori."
Erano quelli giorni di lavoro febbricitante, specie per Sara ed Amelia. Avevano progettato di confezionare dolci e leccornie per tutti, quei “tutti” che solo la perpetua Caterina poteva indicare gli abitanti del piccolo paese, ma anche dell’intorno che frequentavano la parrocchia. Infatti la piccola chiesa aveva il vantaggio di poter essere raggiunta comodamente. Era garanzia d’accoglienza il sagrato ben curato e sfruttato in ogni spazietto: c’era chi l’aveva addobbato con comodi tronchi di vecchi castagni, svuotato il collo dei tronchetti e riempito con fiori e rametti seccati.
Fred, che usciva di casa quando ancora le due donne poltrivano, quel giorno rientrò quasi subito per sorprenderle nella loro misteriosità: le aveva sentite parlottare, soffocare risatelle, come se fossero sole, ma si era divertito a non fare domande. Così, quel mattino, s’affacciò all’ingresso della stalla mentre le due stavano nel colmo del rito della mungitura, lenta e incerta quella di Sara, immedesimata quella di Amelia, ormai allenata dalla adolescenza a dare la propria impronta alle sue “creazioni”: dolci erano le ricotte e i formaggi che distinguevano le sue mani, perfino la forma classica del caciocavallo, facevano immaginare delle poppe di femmina ardente. L’uomo, a tal pensiero, rabbrividì, scosse la testa e starnutì, svelando la sua presenza. Sara stava per scattare a raggiungerlo e attaccarglisi al collo, ma… si bloccò, barcollando.
- Aspetta…non possiamo interrompere…vero Amelia? – Questa sorrise, scuotendo la testa. Poi, però, finito di mungere, iniziò la corsa saltellante di Sara coi secchi vuoti a prendere l’acqua, e il dondolio dei fianchi di Amelia che tornava con due secchi pieni. Fred si avvicinò e le fece scivolare una mano addosso. Lei lo fissò e riprese a dondolare. Poi, ritorno Sara con i suoi secchi, più piccoli.
- Eh no, ragazze…a questo lavoraccio ci penso io – intervenne lui con voce seria – Non fate bruciare la ricotta… Anzi, appena pronta chi mi porta una tazza colma fino al bordo?… - si accomodò sulla panca davanti al forno. Non c’era neppure da dirlo chi lo fece, Sara prese una tazzotta e Amelia la riempi, posando sul vassoietto di vimini una fetta di pane nero, sfornato alle cinque del mattino.

“La mano di Fred sul mio fianco mi aveva sciolto un languore…represso – annoterà, poi, Amelia -, mi ritrovai con Sara nella mia stanza a piano terra, anche se spesso, ormai, dormivo sopra accanto a quella della bambina da un lato, e dall’altro c’era quella del deus; lei canticchiando infilava le fodere dei cuscini, poi le nostre mani lisciarono le pieghe delle riversine ricamate a mano, Sara alitò sui bocci di rose, spianando con le piccole dita i rami e le foglie…Aveva capito ed era d’accordo sul rito che lì stava per consumarsi.”

E ciò avvenne la notte di Natale. Sarà, baciò la fronte dei due prima di salire, correndo e fischiettando, la scala di ciliegio inciso ad arte, Amelia prese per mano Fred e si avviò alla sua camera, lui entrò annusando l’aria, abbassò la luce della lampada a petrolio guardando Amelia…che invece rialzò appena appena, mentre lasciava scivolare a terra la vestaglia e la lunga camicia di seta, color fiore di camelia.
“Oh! dolci baci, o languide carezze, No, fu ardore e spasimi, offerta e riluttanze inutili, scoperte di cose immaginate per lei; per lui fu sorprendersi, illuminarsi fino a tentare assalti considerati per sé giammai possibili: la rigida educazione del padre, l'essere un insegnante di ragazzi, lo rese amorfo d'una certa fantasia che, tuttavia, s'affascinò al modo di essere di Sara.
Le ore che seguirono per Amelia fu un rimestio fra echi e sensazioni fra pelle e anfratti, un serrarsi a Fred quasi a volerne cullare il sonno, un progettare come rendere partecipe Sara alla propria nascita di donna, e appresso a quest’ultimo scrisse una Poesia per Fred. Sara l’avrebbe aiutata a reperire una pergamena?


-°-°-°-°-0-°-°-°-°

Vorrei saper trovare
quelle parole
che non ho mai pronunciato
e che il loro significato
sappia dare
luce ai colori della tua vita.
Parole che ho sempre avuto nel cuore
ma che soltanto oggi
riesco a liberare
dalle mie melanconie,
irrorandole con un soffio
di felicità leggera
che mi scorre dentro l'anima,
con il profumo di un pensiero.

Parole che vorrei sussurrare
nella scia scintillante di emozioni
del nostro infinito sentimento,
senza tempo,
figlio di nuove albe
e magici spazi
di desideri a saziare
con la semplicità
del pane benedetto.
Quelle parole che sapranno
di dolci frutti maturi
e come i nostri sguardi
mi mostreranno tutto
quel che ho cercato dirti
senza neanche dover parlare.

-°-°-°-°-


Sospirò. L’alba era ancora lontana. La fiamma nel camino scemava, un lago di cenere narrava di ceppi d’ulivo di aceri e tranci d’una quercia morta.
Chissà se Sara prenderà l’iniziativa di spostarsi nella camera accanto, a quella di Amelia e Fred?

Segue...



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