ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato domenica 10 maggio 2015
ultima lettura domenica 25 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL BINARIO MORTO

di indomitata. Letto 644 volte. Dallo scaffale Horror

Quasi più nessuno ormai si spinge fino a quello che resta del binario morto, perchè lì non c'è praticamente più nul...

Quasi più nessuno ormai si spinge fino a quello che resta del binario morto, perchè lì non c'è praticamente più nulla.

Fino alla seconda metà del secolo scorso, sul binario morto ci passavano i treni.

Treni merci, per lo più, che provenivano da oltre confine.

Bestiame, ferro, acciaio, carbone.

Ci trasportavano di tutto su quel binario; ma poi ci fu la tremenda alluvione del cinquantuno, e la zona finì sotto un metro d'acqua per quasi un chilometro.

Fu un bel guaio.

Tutto bloccato per giorni e aziende in ginocchio.

Si affrontò la questione radicalmente, e venne progettata una nuova tratta; più sicura.

C'era pure un passaggio a livello; non era automatizzato come quelli odierni, quindi un dipendente delle ferrovie lo azionava manualmente ogni volta che era necessario.

Mio padre conosceva quell'uomo.

Aveva una moglie e una figlia, e abitavano tutti quanti nella modesta costruzione del passaggio a livello a ridosso del binario.

Erano brave persone, che per colpa dell'alluvione furono costrette ad abbandonare la casa e a trasferirsi in paese; lui continuò a lavorare per le ferrovie, ma la sua vita ebbe alti e bassi e una domenica mattina tornò alla sua vecchia abitazione e si impiccò ad una trave del soffitto.

Con il nuovo tratto ferroviario, anche la strada che aveva reso necessaria la costruzione del passaggio a livello divenne inutile, e così la casa rimase abbandonata per un quarto di secolo.

Più o meno fino ai primi anni settanta, quando degli hippie ne presero possesso abusivamente.

La comunità di hippie si creò il proprio angolo di paradiso in quel rudere, e lavorò duramente per cercare di ridargli un aspetto decente.

Non davano fastidio a nessuno, ma ebbero comunque problemi con i contadini che lavoravano i terreni circostanti e furono costretti ad andarsene, lasciandosi alle spalle una rigogliosa e promettente piantagione di marijuana coltivata con amore e professionalità.

Naturalmente, tutto quel ben di dio non andò sprecato, e i ragazzi del luogo impararono ben presto ad apprezzarne le proprietà; avevano l'abitudine di nascondersi all'interno della casa per fumare, ma uno di loro si sentì male e perse la vita. Di li a poco avrebbe preso piede l'eroina e molti bravi ragazzi ne sarebbero diventati schiavi, ma quello fu senza alcun dubbio il primo caso di decesso dovuto a stupefacenti che si ricordi in paese.

La vegetazione coprì il binario e la casa crollò in parte ma nel 1982, nella notte in cui la nazionale italiana di calcio trionfava in Spagna, una ragazza venne stuprata tra le rovine da un coetaneo e poi uccisa con una grossa pietra che gli sfondò il cranio.

Conoscevo entrambi.

E proprio per questo la notizia mi lasciò esterrefatto.

Erano due bravi ragazzi.

Lei venne seppellita nel cimitero comunale.

Lui non fu mai in grado di spiegare perchè aveva commesso quel delitto e venne rinchiuso in carcere, dove perse la vita a causa di una futile lite con il suo compagno di cella.

Dopo quell'episodio, iniziarono a circolare voci riguardo la casa.

Era stregata.

Era maledetta.

Anche il binario non venne risparmiato.

Era forse una specie di ingresso per l'inferno?

Tutte quelle voci non impedirono comunque a parecchi senzatetto di passarvi la notte e, molto più recentemente, ad alcuni clandestini di occuparla.

Se ne sono andati via tutti un anno fa.

Spariti.

Nessuno sa cosa sia successo, ma due ragazzini che si erano spinti fino a lì per una stupida prova di coraggio, avevano trovato un cadavere in avanzato stato di decomposizione.

Uno di quei clandestini.

Accoltellato e sgozzato barbaramente.

Probabilmente un regolamento di conti.

Quattro mesi fa sono stato sconfitto alle elezioni comunali perchè nel mio programma non c'era nulla che riguardava quella casa.

Alcuni concittadini mi avevano chiesto di abbatterla, pertanto io promisi tra calorosi sorrisi e decise strette di mano che si poteva fare. Pensavo sarebbe stato un gioco da ragazzi, perchè il binario è stato praticamente sradicato dal terreno per rivenderne il ferro e oltre alle macerie non c'è rimasto più nulla, ma quando scoprii che tutta la proprietà appartiene ancora alle ferrovie, ho dovuto rinunciare.

In tutta sincerità, non ho mai creduto che la casa sia maledetta o stregata, ma questa sera ho ricevuto la telefonata di mio figlio.

Ha sedici anni, ed è un pò ribelle come tutti i ragazzi della sua età.

"Credo di essermi rotto il piede".

Piangeva, ed era molto spaventato.

"Ho paura papà, vienimi a prendere".

"Dove sei?".

"Sono qui; alla casa".

Non si cosa c'è andato a fare mio figlio in quel posto, ma mentre afferro le chiavi della macchina e spalanco la porta, con il telefonino sospeso tra la spalla e la guancia e mia moglie che mi chiede agitata cosa sta succedendo, mio figlio dice: "Credo ci sia qualcuno qui. Fai presto, papà!".

"Sto arrivando" lo tranquillizzo io, ma non so se mi ha sentito perchè le mie parole vengono sovrastate da una strana risata sinistra che mi fa accapponare la pelle.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: