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lavoro pubblicato domenica 10 maggio 2015
ultima lettura martedì 22 gennaio 2019

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La casa nella valle - 7

di Legend. Letto 344 volte. Dallo scaffale Fantasia

Capitolo 7° – Gioie e dolori infilano ogni giorno la collana della vita. La vita alla fattoria riprese normalmente e quel giorno, pur essendo nato del tutto simile ai giorni che lo avevano preceduto, rimase scolpito nella memoria di Sara come uno f

La casa nella valle - 7

di Pocechini-Cotrozzi

Capitolo 7° – Gioie e dolori infilano ogni giorno la collana della vita.



La vita alla fattoria riprese normalmente e quel giorno, pur essendo nato del tutto simile ai giorni che lo avevano preceduto, rimase scolpito nella memoria di Sara come uno faro.

La giornata era iniziata come al solito; dividendosi i compiti con Amelia: la stalla, la legnaia, pulizie in casa, riordinare le stanze e tutto il resto. Poi, sul tardi, dopo aver condotto le mucche nel recinto per il pascolo e rifornito d’acqua il serbatoio, salì al piano superiore per tinteggiare quella parte del soffitto imbrattata da una infiltrazione d’acqua piovana.

Iniziò le grandi manovre preparando pennelli e il tino con la tinta che Fred, già da qualche tempo, aveva acquistato in città. Poi, con buoni propositi e qualche sforzo supplementare, trascinò fin lassù la scala a compasso, ma quando ebbe tutto a portata di mano ed era già sulla scala, pronta a dare il primo colpo di pennello, notò, sull’angolo più buio del soffitto il pannello che nascondeva alla vista la scala per accedere nel locale sotto il tetto.

A prima vista le parve fosse un pannello applicato per sostituire una parte danneggiata del soffitto, ma quando si accostò per osservarlo meglio, con sorpresa scoprì una nicchia ricavata nel legno di una delle sue estremità.
Di lì ad infilare due dita in quella nicchia e tirare a sé fu questione di due secondi, esattamente quanti gliene occorsero per volare sul pavimento quando, aprendosi con uno scatto, quel pannello la spinse giù dalla scala.
Era ancora seduta sul pavimento a massaggiarsi il fondo schiena, pronta a spararne quattro delle sue, quando rimase letteralmente a bocca spalancata ad osservare una minuscola scala discendere lentamente verso di lei.
Inutile dire che dimenticò pennelli e tinta per arrampicarsi su quella scala, arrestandosi soltanto quando, introdotta la testa in un ambiente in penombra, ma impregnato di profumi assolutamente sconosciuti, se ne uscì con una delle sue esclamazioni:
– Porca vacca e questo cos’è! E ancor prima che i suoi occhi riuscissero ad abituarsi ad una lieve luminosità che filtrava da una piccola finestra circolare, si arrampicò fin dentro godendo di quei profumi ad occhi chiusi.
Quando li riaprì e si trovò circondata da una quantità inverosimile di oggetti d’ogni genere, fu colta da una lieve vertigine: – Mio Dio… Ma questo cos’è? – disse a voce alta, poi la sua curiosità si scatenò, cominciò ad aprire e chiudere casse, cassettoni, bauli e armadi osservandone attentamente il contenuto e riempiendo l’aria di esclamazioni.
In poco meno di un’ora riuscì a mettere le mani dappertutto, ma quando raggiunse la zona più in ombra, restò ammutolita di fronte ad uno scaffale colmo di libri.

La vista di quello scaffale così ben ordinato, le fece ricordare ciò che aveva sentito raccontare da Fred: la società, un insieme di persone che abitavano nelle case delle valli e dei monti, si era dotata di mezzi, quindi d’un sistema capace di archiviare le scoperte, i dati familiari ed essi stessi di appuntare giornalmente fatti e ricorrenze. Anticamente esisteva il “passa parola”. Anche nell’isolata casa di Amelia aveva trovato dei libri, ma non tanti come la parete che aveva davanti a sé. Mai avrebbe immaginato che prendere tra le mani uno di quei volumi avesse potuto procurarle lo stesso imbarazzo di quando strinse i grossi capezzoli delle mammelle della mucca.

Lentamente aprì il volume e mentre con mani tremanti iniziò a sfogliarlo, un profumo pervase l’aria.
Portò il libro al volto e odorando avidamente sussurrò – È buono porca vacca!
Quando finalmente quella specie di ubriacatura si placò e sedette sul pavimento di legno, accanto alla piccola finestra, iniziando i suoi primi tentativi di lettura, che di nascosto stava esercitando, il tempo parve arrestarsi.
Con una cocciutaggine davvero monumentale provò a decifrare alcune di quelle pagine, ma quando sollevò gli occhi dalla scrittura, per dare un senso a ciò che aveva appena letto, si arrabbiò alla sua maniera scoprendo di non aver compreso assolutamente nulla.
Anche in quella occasione fu il suo orgoglio a non permetterle di rinunciare.
E se quell’ostica esperienza si concluse con il definitivo innamoramento per la lettura, il merito va in gran parte addebitato a quel racconto.

C’è da dire inoltre che nei primi giorni di quella nuova esperienza, si trovò spesso a dover risolvere un problemino niente affatto divertente; ovvero come riuscire a seguire lo scritto, senza perdersi in fastidiosissimi salti di riga e conoscendola non è difficile immaginare quali possano essere state le sue reazioni.
Ad ogni modo le venne in soccorso Amelia che le insegnò a servirsi della guida dell’occhio, adottando una tecnica decisamente poco elegante, ma certamente valida, il dito indice come pilota.
E così, avendo iniziato a leggere “ufficialmente”, finì per trascorrere molto del suo tempo libero in quel locale.
Tra quei volumi trovò praticamente di tutto. Testi di chimica, biologia, astronomia, medicina, fisica e un infinità di notizie riguardanti Il Levirato, i tabù alimentari del Levitico, i Sumeri, I miti dei Maya, Il libro tibetano dei morti, Isaia, Giovanni il Battista, il profeta Daniele. Autori quali Cesare, Dante, Thomas Mann, Hau yu, Tolstoj, Eliot, Shakespeare, Li–Ch’ing–chao, Freud, Jefferson, Omero, Proust, Cicerone, Huxley, Dostoevskij, Stendhal, Deledda, Pirandello...e centinaia di altri. Inoltre, su di un ripiano isolato, rinvenne due volumi; la Bibbia e il Corano.
Ovviamente la scoperta di quella stanza finì per crearle l’ennesimo problema del tipo; “È corretto invadere un universo che non mi appartiene?” Ehm, dove aveva letto questa frase, disse alla onnipresente Amelia, alla quale riferì una frase di Fred: “Qui non ci sono padroni, quello che è mio è anche tuo e di Amelia.”

Alcuni di quei libri le dettero risposte alle molte domande che per varie ragioni aveva sempre evitato di porsi, il significato di before christ, ma la cosa straordinaria fu che, pur comprendendo che molte di quelle letture avrebbero potuto influenzare la sua natura, lasciò che ciò accadesse.

Ormai non era più l’essere arrogante e refrattario che Fred aveva raccolto, ma giorno dopo giorno si dotava di una singolare sensibilità che, a volte, le procurava scomodi inconvenienti, come quando Amelia la coccolava o la sera, quando seduta sul pavimento accanto al camino, leggendo qualche pagina si avvertiva sopraffatta dalla commozione.

Allora, per difendersi dalla sofferenza, piangeva silenziosamente serrando forte gli occhi, per escludere il chiaro della luna e la notte silenziosa.

Quella mattina fu il sole a svegliarla da un sonno profondo. Indossò qualcosa in fretta e senza fare colazione uscì in giardino, sperando di raggiungere Fred prima che si recasse nei campi, ma non vedendolo stava per rientrare in casa quando udì dei rumori provenire dalla rimessa.
Lo trovò che stava trafficando con il carro
– Se mi dai dieci minuti ti preparo qualcosa per il pranzo – Disse lei dopo aver fatto lentamente il giro del carro
– Non ce n’è bisogno, ci ha già pensato Amelia – Rispose lui
– Scusami, ma stamani non sono riuscita a svegliarmi. È da molto che sei in piedi?
– Un paio d’ore
– E come mai sei ancora qui?
Lui alzò le spalle senza rispondere.
– Lo so io perché – Borbottò lei sorridendo
– Perché non lo fai sapere anche a me?
– Perché non puoi iniziare la giornata senza il mio bacio
Lui scosse il capo farfugliando qualcosa di assolutamente incomprensibile.
– Hai qualcosa da portare nei campi? – Chiese ancora lei
– Cosa te lo fa pensare?– Dovrà pur servirti a qualcosa quel carro, no? – Continuò lei per nulla scoraggiata
– Un carro serve anche per andare in città
– Mi domando perché non prendi il furgone? Faresti prima e ti stancheresti meno
– Forse sarò un testone, ma quegli aggeggi non mi piacciono. Inquinano l’aria – Rispose senza voltarsi
Lei si accostò alle sue spalle tirandogli la camicia – Non sei un testone, sei Fred... Mi dai il bacio?
– Spetta a te – scherzò lui
Sorridendo lei lo costrinse a piegarsi e tenendosi stretta al suo collo gli fissò un bacio sulla fronte.

Quella sera le due donne uscirono assieme per andare incontro a Fred di ritorno dai campi, e appena lui le raggiunse baciò la fronte di Amelia, ma prese tra le braccia Sara che vi si accoccolò.
– Fred raccontaci una storia
Lui guardò Amelia e notando il suo sorriso e un lievissimo cenno affermativo, iniziò a raccontare…

– “In quel lontano paese situato proprio nel punto dove il cielo e la Terra si sfiorano, viveva un uomo semplice di cuore e di modeste condizioni. Era rimasto vedovo molto presto e quella disgrazia l’aveva costretto a crescere una figlia dovendole fare da padre e da madre.
Non fu un compito agevole, ma mettendo in campo tutto il suo coraggio e un infinito amore, seppe fondere in se così magistralmente quei due doveri che tra lui e la sua bambina sbocciò un vincolo assolutamente indescrivibile, una sorta di legame sentimentale che li unì oltre ogni umana comprensione.

Abitavano una graziosa casupola ai margini di un bosco vivendo del duro lavoro dei campi e allevando animali.
Non avevano molto, ma erano sempre pronti ad aiutare chiunque fosse stato in difficoltà. E questo fece della loro casa l’approdo per chi, meno fortunato, domandasse un aiuto.
Il buon uomo visse tutti i suoi anni nella consapevolezza di non essere perfetto e quando gli fu chiesto di lasciare questa vita per salire in cielo, egli salutò la sua bambina e accettò serenamente la morte.
Informato del suo prossimo arrivo, ed essendo stato messo al corrente che la vita terrena del brav’uomo occupava assai più pagine di quante non ne occupassero quelle di uomini più illustri...”

– Com’è possibile conoscere la storia di una persona? – Chiese Sara interrompendo il racconto
– Perché è scritta in un grosso volume. Posso andare avanti?
– Certo, scusami

– “...Dio volle inviare sulla Terra due dei suoi migliori angeli con l’incarico di raccoglierne l’anima e accompagnarla tra i beati...tutti sanno che in cielo non si ha bisogno di nulla e che una volta nella casa di Dio nessuna delle passioni umane può più gravare lo spirito, ma sebbene fossero trascorsi alcuni giorni dal suo ingresso in paradiso, il pover’uomo sentiva di non essere capace di abbandonare alcune di quelle esigenze che erano state parte della sua veste umana e questo, a dir la verità, gli procurava una profonda tristezza.

Per un po’ nessuno si accorse di quanto accadeva al pover’uomo, ma un giorno, andando a far visita ai suoi ospiti, com’era solito fare, Dio notò sulle guance dell’uomo due lucenti lacrime che scivolavano pigre pigre.
Fu talmente sorpreso che non poté fare a meno di chiederne il motivo.
– Perché quelle lacrime? Non c’è ragione d’esser tristi nella mia casa
Dispiaciuto d’essersi fatto sorprendere in lacrime, l’uomo si asciugò in fretta e in furia gli occhi
– Hai ragione, – Rispose cercando un sorriso che proprio non voleva saperne d’ingentilire le sue labbra – ma cosa posso farci se sono rimasto un pover’uomo sciocco
– Ti conosco, so bene che non lo sei – Rispose Dio pregandolo di sedersi – Credo invece che tu abbia qualcosa da dirmi che valga la pena d’essere ascoltato
– Non è assolutamente nulla d’importante
– Non ti andrebbe di parlarne?
– Come posso permettere che perdiate il vostro tempo con i miei problemi
– Cos’altro credi abbia da fare un Dio se non risolvere i problemi dei suoi figli? – Rispose Lui sedendogli accanto
– È che...ecco...non sono stato capace di abbandonare tutti i miei ricordi di uomo
– A volte accade, ma se avrai pazienza vedrai che le cose si metteranno a posto da sole. Posso chiederti quali sono i ricordi che ti disturbano?
– Oh no Signore, non mi disturbano affatto, mi rendono soltanto una gran pena
– Capisco, ed è un ricordo importante?
– È la cosa che ho più amato e che ho dovuto lasciare sulla Terra
– Ma cosa avrai mai lasciato di così importante da farti piangere? Forse le tue ricchezze?
– Oh no! Non sono mai stato un uomo ricco
– La tua potenza?
– È una parola di cui non conosco il senso
– La gloria?
– La gloria e vivere nella tua casa
– Non ti andrebbe di dirmi cosa hai mai lasciato sulla Terra? – Chiese Dio sempre più incuriosito
– L’amore della mia bambina
– Ah si, capisco, conosco bene la tua bambina
– Era tutta la mia vita
– È una gran brava ragazza
– Un amore di bambina con un visetto fresco e profumato come i petali di un fiore. Era la mia più grande gioia terrena, ed io l’adoravo
– Non è più una bambina, ora ha un marito ed è in attesa di un figlio
– Che gioia saperlo, ora la mia mancanza non la rattristerà
– Non è esatto, tua figlia ti ama ancora dello stesso sentimento di quando eri tu ad occuparti di lei. Tu sei ancora nei suoi pensieri e se può farti piacere saperlo la sera canta ancora per te
– Tu mi ridoni la pace. Sapessi Signore...quand’era una bambina mi amava di un amore così grande che se qualche contrarietà mi affliggeva lei mi confortava con le sue canzoni. La sua voce cristallina era per me la migliore delle medicine...era l’unica capace di rendermi un uomo felice
– Ed ora non sei più felice?
– Lo sono, ma sento un gran vuoto dentro di me
– Capisco – Replicò Dio annuendo – e magari starai pensando che non avrei dovuto chiamarti nella mia casa
– No! È giusto così, ma cosa posso farci se sono soltanto un pover’uomo, sapessi quant’è difficile dimenticare, era la mia bambina e un padre non dovrebbe mai abbandonare i suoi figli
– Uhm, ho l’impressione che tu desideri che io faccia qualcosa per te, non è così?
– Sono sicuro che sarebbe una cosa da nulla
– Beh, sentiamola questa cosa da nulla
– Ecco..
– Avanti, – Lo incoraggiò Dio – ti ascolto
– Se soltanto potessi ascoltare ancora la sua voce e magari riabbracciarla per un solo piccolissimo attimo
– Ti rendi conto di cosa mi hai chiesto?
– Credi sia impossibile?
– Per fare quanto mi hai chiesto dovrei sovvertire ogni regola universale
– E questo immagino non sia possibile
– Beh, non è esatto, si potrebbe, ma sarebbe un bel da farsi
– Allora è meglio che tu dimentichi la mia preghiera
– Mi metti in imbarazzo...e se trovassi la maniera di far venire tua figlia nella mia casa?
– Oh no! No, non sarebbe giusto, lei è così giovane, ha ancora da vivere tutti i suoi anni e poi ora aspetta un figlio...no Signore lasciala alla sua famiglia
– Allora non resta altro da fare che mutare ogni regola universale
– No Signore, non posso chiederti una simile cosa
– Non vuoi più ascoltare la tua bambina?
– Oh Signore, lo desidero con tutte le mie forze, ma non è giusto che per un mio capriccio tu debba sconvolgere l’universo
– E se trovassi un’altra soluzione? Sarebbe una specie di accomodamento, ma potrebbe andare
– Sarebbe magnifico ascoltare la sua voce
– Credi sia una cosa possibile?
– Mah! Cosa debbo dirti, non s’è mai fatto e non so neppure se sarà possibile entrare nei suoi sogni, la Terra è assai lontana
– Allora cos’altro si può fare?
– Dovresti avvicinarti alla Terra, ma questo non è prudente, comporta qualche rischio
– Che genere di rischio?
– Potresti esserne attratto e se ciò dovesse accadere potresti perdere il paradiso
– Certo sarebbe un bel guaio, io desidero rimanere nella tua casa
– Non dovrei essere io a dirtelo, ma so che qui in paradiso c’è qualcuno che conosce il modo per avvicinarsi alla Terra senza correre troppi rischi
– Chi? – Chiese il buon uomo
Dio scosse la testa, si alzò e prima di avviarsi borbottò – Dovrai cercarlo amico mio, a me non resta che augurarti buona fortuna e ricordarti che il momento in cui verranno aperte le porte del cielo sarà di notte e tu dovrai essere di ritorno prima che faccia giorno

Detto ciò Dio riprese il suo cammino.

Trascorse un’ora, un’altra ancora e quando il buon uomo ne perse il conto si rivolse ad un suo vicino intento a raccogliere fragole chiedendo – Quando farà buio?
L’uomo interruppe il suo lavoro sollevando il capo per guardarlo
– In cielo non fa mai buio, – Rispose guardandolo serio – ora il nostro tempo segue cicli assai diversi da quelli ai quali eravamo abituati sulla Terra
– Allora non si apriranno mai le porte del cielo?
– L’unica cosa che posso dirti è che scendendo verso il fondo di quella valle è possibile vedere tramontare il sole
– Cosa c’è laggiù?
– Lo chiamano purgatorio. Io non ci sono mai stato, ma ho sentito dire che vi sono le anime di coloro che sono in attesa di salire in paradiso
– Credi sia prudente scendervi?
– Qualcuno è tornato
– Allora è meglio che mi avvii prima che si aprano le porte del cielo
– Se vuoi un consiglio cerca di essere al coperto quando si apriranno le porte o rischierai di cadere sulla Terra.
– Puoi suggerirmi un modo per evitarlo?
– So che in fondo alla valle vi sono delle grotte, scegline una e aspetta che faccia buio, ma mi raccomando, non uscire per nessuna ragione fin tanto che non saranno richiuse le porte, hai capito bene?
– Farò come tu dici
– Un’altra cosa, se dovessi sentire il desiderio di avvicinarti ancora di più, cerca di resistere, quelle grotte sono la parte più bassa del cielo e in qualche modo sono influenzate dal tempo della Terra
– Cosa potrebbe accadermi?
– Potresti non trovare più la strada per tornare in paradiso
– Ho capito, vedrò di seguire i tuoi consigli
– Toglimi una curiosità, ma perché vuoi rischiare il paradiso per ascoltare una canzone?
– Non è per una canzone, è per ascoltare la voce di mia figlia
– Allora buona fortuna amico mio, ne avrai bisogno
Il brav’uomo si avviò lungo un viottolo che scendeva verso il basso e dopo un viaggio piuttosto avventuroso si trovò dinanzi la prima delle grotte sull’ingresso della quale era seduta una donna
– Cosa ti porta quaggiù? – Chiese lei
– Vorrei ascoltare la voce della mia bambina
– Vive sulla Terra?
– Si
– Allora dovrai scendere ancora. Di qui non udrai nulla
Qualche ora più tardi raggiunse la seconda grotta
– C’è nessuno? – Chiese a voce alta
– Cosa vuoi? – Domandò un’altra donna affacciandosi
Per farla breve dovette scendere ancora e ancora e quando ormai la stanchezza stava per vincerlo, di lontano vide una piccola grotta a ridosso di una collina brulla e pietrosa.
– Speriamo sia la volta buona – Borbottò tra se prima che una voce dietro di se lo facesse trasalire
– Non avrai intenzione di entrare la dentro? – Chiese un vecchio con una gran barba bianca alle sue spalle
– Beh, l’intenzione sarebbe quella – Di dove vieni? – Chiese ancora il vecchio
– Di lassù
– Avresti dovuto restarci, ma perché sei sceso fin quaggiù?
Il buon uomo raccontò la sua storia e alla fine il vecchio commentò laconicamente
– Brutto affare amico mio. Sarebbe stato meglio se tu avessi dimenticato
Il buon uomo finse di non avere udito e chiese – Credi che debba scendere ancora?
– Se scendi ancora un po’ torni a casa tua e ti assicuro sarebbe la peggiore cosa che tu possa fare. A noi non è permesso disturbare chi ancora vive in quella condizione
– Quindi non potrò più ascoltare la voce della mia bambina?
– Cosa vuoi che ti dica, se il capo ha detto che è possibile perché dubitare?
– È tutto così difficile, nessuno sa dirmi cosa fare
– Benedetto uomo, devi renderti conto che sei il primo ad aver fatto una simile richiesta, non è mica uno scherzo organizzare un simile spettacolo
– Hai ragione, devo avergli creato un sacco di problemi
– A lui? Non pensarlo neppure, il problema è tuo, sei tu che dovrai trovare il modo di arrivare il più vicino possibile alla Terra senza perdere la strada per tornare
– Credi che se scendessi in quella grotta sarei al sicuro?
– Sono stato anch’io li dentro e ti assicuro che non è uno scherzo, però è l’unico posto da cui è possibile ascoltare le voci della Terra senza correre troppi pericoli. Certo è talmente angusta che quando sarai in fondo avrai meno pelle di quanto non ne abbia ora
– Questo non ha importanza
– Allora non posso che augurarti buona fortuna
Impiegò alcune ore per trascinarsi fino in fondo della caverna e benché quando vi giunse fosse pieno di dolorosi graffi sanguinanti, la splendida visione dell’universo lo rallegrò.

– Ora capisco perché Dio non può cambiare le regole, occorrerebbero milioni di secoli per riuscirvi – Si disse mentre provò a sistemarsi in una posizione più comoda. Poi, una volta trovata la meno dolorosa, si mise in attesa armato di tutta la sua pazienza.

Mai l’attesa gli fu tanto lunga e penosa. Soprattutto perché dovette combattere con un milione di pensieri che gli affollarono la mente, ma quando vide spalancarsi le porte del cielo e Dio, che con un cenno della mano fece cessare ogni rumore e ogni suono nell’universo intero, seppe di avere tutto il suo amore.

Era ancora stordito da tanta grandezza quando una debole melodia colmò il silenzio che lo circondava e mentre quelle note acquistavano vigore, giunse la calda e melodiosa voce della sua bambina.
In un attimo rivisse tutta la sua vita e i dolcissimi momenti trascorsi al suo fianco e fu allora che pianse le sue ultime calde lacrime d’uomo.

Poi, quando sulla Terra scese la notte e le figlie degli uomini che erano in cielo caddero nel sonno, un prodigio s’impossessò dei loro spiriti incidendovi la tenera e struggente emozione di un lunghissimo abbraccio che rimase nei loro cuori per il resto della vita.”

Quando Fred terminò di raccontare lei chiese con un filo di voce
– Perché hai scelto questa storia?
– Non lo so, è una storia come tante altre
– Perché Fred? – Ripeté
Lui la poggio delicatamente sulla panchina della veranda, fece sedere accanto Amelia, si strinse nelle spalle e dopo averle sorriso borbottò – Forse perché volevo dirti che quando si ama e si ama veramente, non esiste alcuna legge, si ama e basta
Lei prese tra le sue una delle mani di lui, l’altra stringeva quella d’Amelia e la strinse forte mentre sentì nel petto qualcosa che saliva e le toglieva il respiro.

Durò soltanto un attimo, poi tirò su col naso e si sentì più leggera.
– È bello stare con voi…. Mi fate sentire importante
Amelia le scompigliò i capelli…
– Si è fatto tardi, dovresti essere già a letto… Ma, la cena è pronta, due secondi è porto sulla tavola… Entriamo in casa.

Quella notte Sara sognò la collina sotto Monte Cotrozzi.
Quel grumo di terra verde somigliava ad Amelia e lei si arrampicava gridando il suo nome.
Quella collina era Amelia e lei non avrebbe permesso a nessuno di salirvi.
Quella collina era Amelia e lei era cosa sua.

Segue...



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