ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato sabato 9 maggio 2015
ultima lettura martedì 19 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Se fosse già l'alba...

di zero1in2condotta. Letto 462 volte. Dallo scaffale Fantasia

Se fosse già l’alba in quella valle che appare all’orizzonte solo al tramonto e nelle forme di donna, trasferirei là almeno la camera da letto, aveva sempre pensato Narcisa, con gli occhi fissi fino ad essere completo buio. Così.....

Se fosse già l’alba

in quella valle che appare all’orizzonte solo al tramonto e nelle forme di donna, trasferirei là almeno la camera da letto, aveva sempre pensato Narcisa, con gli occhi fissi fino ad essere completo buio.
Così ogni sera.

Aveva espresso più volte questo desiderio al dottor Valenzi, ma dopo averla rassicurata, piuttosto serioso, ora non se ne parlava più.
- “Narcisa, aspettiamo che finisca l’inverno”, ma l’inverno era appena cominciato.
- “E, poi - aveva osservato la sua amica Marta – questo fatto che di giorno là non appare vita, né di notte s’accende qualche luce, a me preoccupa... Tu sei così... particolare.”

Narcisa, infatti, era particolare, lo era stata sempre. Di lei si sapeva poco. Non aveva mai oltrepassato la soglia della bellissima casa che possedeva, al limite del bosco. Pochi erano i privilegiati che avevano accesso. Lei gli apriva la porta e lei la richiudeva quando uscivano.

Nessuno ricordava di averla vista in giro, Si limitava a guardare dalle finestre il giardiniere che curava il grande giardino. Però di notte dipingeva, imitando anche le opere più note, le firmava con nome dell’Artista originario e diviso da un punto interrogativo, appostava la propria: narciso. Andavano a ruba.
Li commissionano a Dante, un vecchio amico di famiglia – aveva confidato a Marta -Ci sa proprio fare, mi fa guadagnare neppure fossi il... Ma lo era. Non c’era Autore al mondo che Narcisa non sapesse clonare. Le imitazioni respiravano come i capolavori.
Le nature morte profumavano.

"Casa Fiorita", una splendida villetta, alle pendici del bosco, l’aveva creata lei e la manteneva: in questo era esigente, non doveva mancare niente che potesse essere utile e comodo.
Le ospiti, tutte donne d’una certa età, le sceglieva lei, non aveva importanza se avessero o meno da pagarsi la retta. Quando il dottor Valenzi le riceveva nel suo studio, per farne la conoscenza, Narcisa le osservava dietro uno specchio. Un colpetto alla parete era il segnale della sua approvazione.
- “Narcisa, ragioniamo... – talvolta il dottor Valenzi aveva tentato di dissuaderla - È un caso difficile, povera donna:
- “…È molto stramba...” – e lei: - “Lo possiamo essere tutti”;
- “…Sta per morire...” - e lei: - “Anche questo capiterà a tutti”;
- “È convinta di essere la Vergine che aspetta un figlio...”
- “Amico mio... e non le diamo una capanna?” .

Era bellissima Narcisa, un’apparizione, solo un insignificante enigma: ad ogni mano mancavano l’indice e l’anulare, quasi al centro due segni profondi, leggermente grumosi. C’era nata, anche con i capelli bianchi e gli occhi nerissimi circondati da ciglia piumose.

Da dove vieni, le aveva chiesto, una notte Marta, mentre Narcisa stava pittando una piccola tela con i narcisi, ne staccò un paio e glieli poggiò fra le mani:
- “Mettili in un bicchiere con un po’ d’acqua, non seccheranno mai”.
- “Grazie Narcisa, li terrò in ricordo di Te”.


*****

Dietro queste potenti note, Edvige chiuse il diario del dott. Valenzi.
Appena udibile il mesto scampanellio della chiesetta del villaggio. Si stava celebrando il decennale della morte del dottore, amico di sua madre Elena.

Nel camino si stavano consumando le ultime intelaiature, con su inchiodate le tele grezze, che avevano riempito le pareti di Casa Fiorita.

Sul tavolo di rosso ciliegio si poggiò l’ultimo guizzo del tramonto. Edvige si alzò, accostò la sedia quasi con devozione e salì la monumentale scala di legno. Percorrendo il corridoio, con le grandi pareti ormai nude, aprì ancora una volta la camera di Narcisa.
La finestra era aperta, le sembrò di vedere all’orizzonte una valletta con forme di donna. Forse, sarà pezzata di germogli, è già primavera, pensò.

La forza del Destino... o dell’Amore aveva riunito Narcisa, Marta e Veronica?



°°°°°°°°°°°°°°

(N.d.A. Il diario è vero: Marta, Narcisa e Veronica, malate terminali, se ne andarono tutte insieme, dopo aver bevuto, centellinando, una tisana velenosa. Maria è creatura delle fertile mente di suor Marta, una missionaria che, nel diario, appuntò particolareggiato il parto, pur non avendo mai partorito.)



Commenti

pubblicato il sabato 9 maggio 2015
Legend, ha scritto: Un racconto che è quasi una profezia... una profezia non legata a dati di fatto e ragionamenti, ma alla supposta chiaroveggenza di chi se ne fa portatore. Molto bello e grazie.
pubblicato il domenica 10 maggio 2015
zero1in2condotta, ha scritto: Grazie, è questo un racconto nato da un elaborato diaristico, là dove - con grande libertà- ho interpretato una preziosa "nozione" vitale...

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: