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lavoro pubblicato sabato 9 maggio 2015
ultima lettura martedì 15 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La casa nella valle - 5

di Legend. Letto 469 volte. Dallo scaffale Fantasia

Capitolo 5° – Lo sboccio… Sara s'infilò tra le coperte del suo letto con l'animo in tumulto, aveva trascorso l'intero pomeriggio a sfogliare il libro che le aveva portato Caterina, a nome di Amelia: «Il piccolo Eyolf». – “Non sai leggere vero… ma

La casa nella valle - 5

di Pocechini-Cotrozzi

Capitolo 5° – Lo sboccio…



Sara s'infilò tra le coperte del suo letto con l'animo in tumulto, aveva trascorso l'intero pomeriggio a sfogliare il libro che le aveva portato Caterina, a nome di Amelia: «Il piccolo Eyolf».
– “Non sai leggere vero… ma ci sono dei disegni…” Sara non rispose, abbassò gli occhi. La perpetua fece un breve riepilogo della storia del piccolo protagonista e quella sera, mentre il sonno tardava ad arrivare, la figura della vecchina dei topi e la crudele fine del piccolo Eyolf avevano profondamente scosso la sua commozione. Si rigirò e pianse per ore, ed ogni volta che la stanchezza la spingeva verso sonni leggeri, gli scricchiolii dei mobili la facevano sobbalzare.

Quando il mattino successivo scese di sotto, per indossare i vestiti che Fred aveva posto a riscaldare davanti le fiamme del camino e lasciò scivolare sul pavimento la vestaglia rimanendo in mutandine, lui entrò nella stanza con una tazza del latte bollente
– Non startene così, prendi freddo – Borbottò dandole appena un'occhiata
Lei si voltò a guardarlo e per un istante le tornò alla mente il ricordo di quel pudore che nel primo periodo della loro vita in comune l'aveva ossessionata.

Sembrava essere passata un’eternità.
– Fred, ti ricordi quando mi portasti nella tua casa?
– Certo!
– Sai dirmi perché ora non provo più vergogna di te?
– Non lo so, forse sarà perché trascorriamo molto tempo insieme
– Accade a tutte le ragazze?
– Cosa vuoi che ne sappia...e smettila di definirti ragazza, non hai ancora dieci anni! – Brontolò lui
– Fred! Accidenti a te, ma perché mi tratti sempre così?
– Perché sono un vecchio pazzo, dai, fai colazione che dobbiamo andare in canonica a parlare con don Lorenzo.
– “E di che cosa dobbiamo parlare?”

Di nascosto anche Fred, come Sara il libro, aveva ricevuto un biglietto di don Lorenzo: “Vieni a prendere le chiavi della casa di Amelia…ma, prima avvisami, perché in questo caso lei si deve allontanare, scendendo al paese dalle suore, che la ospiteranno per un paio di giorni”

Intanto decisa a non far cadere l'argomento, Sarà era pronta a ribattere a Fred, quando, sedendo sul pavimento per allacciarsi gli scarponi, lo sguardo cadde su di una creatura scura e pelosa seduta in un angolo del camino.
– Porca vacca! Non sapevo che tu avessi un gatto! – Esclamò senza staccare gli occhi di dosso alla bestiola
– Ssst...Non ce l'ho infatti, questa è Alba!
– Alba? È una femmina? – Domandò sottovoce
– Si, le ho dato quel nome perché viene a farmi visita sempre all'alba
– Vive da queste parti?
– Chi lo sa! Qui viene di quando in quando. Le do qualcosa da mangiare e poi se ne va
– Non resta mai?
Fred scosse il capo – Soltanto pochi minuti per mangiare
– Si lascia accarezzare?
– Io non sono mai riuscito a sfiorarla. Non che abbia paura di me, ma sembra che nella sua vita non voglia ammettere nessuno, si limita a mangiare ed a fuggire via
Osservò la gatta seduta davanti il fuoco
– Ha già mangiato? – Chiese
– Non ha toccato nulla
– Forse non avrà fame
– Mah! A volte entra e si siede davanti il fuoco senza mangiare
Sara aveva avuto occasione di osservare altri gatti, ed era convinta di conoscere ogni loro comportamento, ma in quella bestiola vi era qualcosa che la rendeva diversa
– Sai Fred? Io posso capirla, – Sussurrò osservando la bestiola che, seduta impettita davanti il camino sembrava essere completamente assente – anch'io per anni ho vissuto come un animale
– Non pensarci – disse lui carezzandole i capelli – Dai, finisci di fare colazione

Per un po' restò ad osservare quel batuffolo di peli neri domandandosi perché invece di raggomitolarsi e leccarsi come avrebbe fatto qualsiasi altro gatto, se ne stava quietamente seduta a contemplare il vuoto dinanzi a se, come se quel momento dovesse rappresentare un evento tutto speciale, un'occasione rara e colma di agi.
Quel flusso di pensieri fu improvvisamente interrotto dalla gatta che, stiracchiando le quattro zampe, si avviò spedita sulla veranda
– Fa sempre così. – commentò Fred – Non si trattiene mai più di pochi minuti
– Che strano! – replicò Sara, seguendola e fissando le piccole orme scure sul soffice manto di neve - Potremmo tenerla…
– No, quelle bestiole vivono la vita nel rispetto delle loro regole e non sarebbe giusto imporgli i nostri desideri
– Tu credi che potrebbe soffrirne?
– Alcuni animali accettano di buon grado la compagnia degli uomini, ma i gatti non ci riusciranno mai
– A me piacerebbe averla
Lui sorrise: - “Ehm…forse le sei piaciuta e può darsi che torni, ma dovrà essere lei a deciderlo”
– È sciocco, in questa casa avrebbe sempre da mangiare e un posto caldo per dormire
– Già, ma lei è soltanto una bestiola alla quale la natura ha imposto codici diversi dai nostri
– A me piacerebbe averla in casa
– Secondo la tua testolina sarebbe giusto?
– Non lo so, Fred… ma lo vorrei.
– E… Amelia la vorresti?
– “Cosa centra lei?...Scusa, non è importante – borbottò, ma senza asprezza.

Le ore e i giorni sarebbero continuati a scorrere tutti uguali, ed anche se le abbondanti nevicate impedivano di lavorare nei campi, erano pur sempre giorni colmi di lavoro, pensò, come se avesse un interlocutore a condividerlo, che sin dall'inizio del mese, a causa dell'enorme quantità di neve caduta, sarebbero dovuti iniziare a rinforzare le strutture del tetto; mentre Sara non riusciva a cancellare il ricordo che la gatta aveva lasciato.
Quel pensiero era talmente ricorrente che la mattina, appena sveglia e prima di vestirsi, si precipitava di sotto ad aprire la porta sulla veranda con la speranza di vederla entrare e la sera, prima che fosse chiusa la porta, lasciava sulla veranda una ciotola colma di latte all'interno di una piccola cassa di legno che aveva contenuto aringhe.

Nei giorni che seguirono la scoperta di Alba, Sara impiegò parte del suo tempo libero nella sua ricerca, ma come aveva previsto Fred non riuscì a trovare neppure una traccia di quel batuffolo di pelo nero.
E quando terminarono i lavori di sistemazione del tetto, che Fred aveva realizzato con un “amico” del parroco, la loro vita tornò a riprendere il normale ritmo di sempre, Alba era sempre in cima ai pensieri di Sara. Fred a doversi decidere di andare a Colle Cotrozzi, come aveva promesso a don Lorenzo e questi ad inviare ogni due giorni la perpetua Caterina che, a sua volta, quale amica della madre di Fred, si era preso l’impegno di “dare una famiglia” al difficile ragazzo.

Quel mattino, quando scese di sotto, non appena aprì la porta della veranda, Sara si trovò dinanzi quel batuffolo nero, riuscì soltanto a scivolare in ginocchio sul pavimento senza dire una parola, ma con un groppo in gola che la fece piangere.
Temendo che una sua qualsiasi mossa potesse intimorirla, si limitò ad indietreggiare a carponi, osservandola sollevarsi sulle sue zampette vellutate ed entrare in casa con disinvoltura andando a sedersi, eretta e attenta, di fronte alle prime deboli fiamme nel camino.
Per un po' rimase ad osservarla affascinata, poi, incoraggiata dal suo atteggiamento tranquillo, si sdraiò con la pancia sul pavimento iniziando un lento e cauto avvicinamento.
Sulle prime parve che Alba non fosse minimamente interessata ai suoi movimenti, ma quando provò a richiamare la sua attenzione con dei gesti, la gatta girò la testa verso di lei gratificandola di una languida occhiata prima di tornare ad interessarsi delle fiamme.
Rinfrancata provò ancora ad avvicinarsi, arrestandosi non appena Alba, lanciatole un altro sguardo paziente e galleggiando sulle sue zampette, si spostò un poco più lontano, ma quando poco dopo la vide accucciarsi sulle quattro zampe poggiando la testa sul fornello del camino, iniziò lentamente ad allungare un braccio nel tentativo di sfiorarla.
Inizialmente la bestiola si limitò ad osservarla rassegnata, ma quando riuscì ad accarezzarle il muso con un dito ed Alba reagì reclinando la testa verso la sua mano, fu allora che, mentre nell'aria immobile della stanza si propagò il fievole ronzare delle sue fusa, fu certa di amare quel gomitolo nero.
Ben presto Alba mutò atteggiamento e dopo aver stretto amorevolmente tra i denti il dito di lei, si drizzò avviandosi verso la porta.
– Non andartene – Le sussurrò
E lei, come se avesse compreso la sua richiesta si voltò aprendo la bocca in un muto saluto strofinato il corpo sulla porta, subito dopo scomparve.
– Mi piacerebbe sapere dove vai – mormorò, mentre la gatta se ne andava – Torna quando vuoi!
Quando rientrò aveva sul viso un tenero broncio: Sento che non tornerà più.

Trascorsero altri giorni senza che la gatta desse alcun segno di se e questo in verità determinò in lei un mutamento d'umore piuttosto preoccupante, ma se gran parte della sua allegria sembrò essersi dissolta, il suo appetito rimase piuttosto robusto.
Per quella bestiola iniziò a provare un sentimento così profondo da farla sentire in colpa al solo pensiero delle notti che avrebbe trascorse al freddo e tanto seppe pregarlo che convinse Fred a trasformare la vecchia cassetta delle aringhe in una casupola, al cui interno, oltre che piazzare un paio di calze di lana smesse, continuò a deporre una ciotola di latte.
Il Natale era ormai prossimo, incuriosita dalle storie che Fred le raccontava di come da quelle parti la gente si preparasse a festeggiare quella ricorrenza, decise in gran segreto di preparare un dono da offrirgli il giorno di Natale.
Quella mattina Fred aveva deciso di andare in città con il carro e Sara appena scesa di sotto gli chiese
– Verrà con te anche Amelia?
– Si, vuoi venire anche tu?
– Non posso, non ho ancora munto e poi debbo aspettare che passi il carro della raccolta del latte.
Disse scuotendo il capo e nel mormorare quelle parole saltò sul carro fissando sulla sua fronte due rumorosi baci
– Perbacco! – Esclamò lui – Oggi sei in vena di donazioni. Cos'avrò mai fatto per meritare tanto?
Lei scese dal carro ridendo
– Non sono tutti per te, uno è per Amelia
– Perché non glielo dai personalmente tu? Potresti farle capire che in fondo le vuoi bene
– Lo sa già...
Pochi istanti dopo Amelia salì sul carro
– Ti porteremo un bel regalo – disse – e se Alba dovesse farsi vedere non darle troppo fastidio
– Tranquilli...ma tornate presto – Mormorò osservando il carro allontanarsi

Purtroppo anche quel giorno volò via senza che Alba si facesse vedere e quando a sera inoltrata udì il carro rientrare uscì di casa andando loro incontro con il volto serio.
– Ciao pulcino! – La salutò lui saltando giù dal carro – Ti abbiamo portato tre regali meravigliosi
La sua presenza e il solito scompigliamento dei capelli mutarono completamente il broncio di lei in un largo sorriso che le illuminò il volto – Tutti per me? – Esclamò prendendosi il volto tra le mani
– Questo è il primo – Disse Amelia schioccandole un bacio sulla guancia – Mi sei mancata
– E a te? – Chiese Sara divincolandosi dalle sue braccia e rivolgendosi a Fred – A te non sono mancata?
– Lo sai che senza di te sono un uomo triste
– Smettila di divertirti alle mie spalle e dimmi cosa mi avete portato?
Con un balzo lei si arrampicò sulla sponda, ed alla luce della luna, tra casse, sacchi di provviste e neve, vide un ramo d'abete adagiato sul fondo.
– Ma questo è un ramo d'albero! – Borbottò voltandosi verso di lui sconsolata – Cosa dobbiamo farne? Abbiamo fin troppa legna da ardere
– Legna da ardere? Ehi! Bada come parli, questo è il miglior ramo d'abete canadese di tutta la foresta
– A me sembra che sia come tutti gli altri – Borbottò tornando a guardare sul fondo del carro
– Ah Signore, ma perché hai mandato in questa valle di lacrime le donne? Non bastavano i guai che ci mandi? – Esclamò lui ribaltando la sponda del carro
– Invece di fare lo spiritoso, perché non mi spieghi cosa vuoi farne?
– Ma lo hai guardato bene?
– Si, ma più lo guardo meno capisco a cosa possa servirci
– Bene, eccoti accontentata, questo sarà il nostro albero di Natale
– Oooh! – Esclamò tornando ad osservare il fondo del carro – Ed è tutto qui il nostro albero di Natale?
– Porca vacca, ma cosa pretendevi che ne tagliassi uno alto venti metri? Non sarà grandissimo, ma vedrai in cosa si trasformerà quando lo avremo decorato come si conviene
– Io credevo che un albero di Natale fosse un vero albero
– Beh, probabilmente qualcuno lo avrà perfino con le radici, ma tu rammenta sempre che non si può togliere alla terra ciò che non possiamo restituirle. Su, dacci una mano a trasportare in casa le provviste, ho una fame da lupo. Cos'hai preparato per cena?
– Una frittata gigantesca con salsa di mele, patate e carote...Ma sei sicuro che andrà bene?
Lui si grattò il capo – È soltanto un ramo, lo so, ma quello che conta è come lo vediamo noi
Lei annuì e senza fare ulteriori commenti lo aiutò a trasportare in casa le provviste e l'albero, che lui sistemò subito su di una pedana nell'angolo tra il camino e la scala che conduceva di sopra.
– Si è vista Alba? – Domandò mentre inchiodava l'albero alla pedana
– No! – Rispose lei seccamente
– È un bel po' che non si fa vedere
– Eh si! – Sospirò – Prende il suo latte durante la notte e poi se ne va. Forse non le sono piaciuta
– Non le sei piaciuta? Beh, allora permettimi di dirti una cosa; a me quella gatta non ha mai permesso neppure di avvicinarmi a lei, mentre a te ha concesso perfino di accarezzarla
– Non vuol dire nulla!
– Santo cielo, possibile che tu sia così testona? Vuol dire che le sei piaciuta
– Tu credi?
– Ci scommetterei tutta la mia terra
– Cosa faresti? – Chiese guardandolo sorpresa
– Beh, forse ho esagerato un po', però sono disposto a scommetterci il furgone
– Bella forza, quell'aggeggio non riesce più neppure a muoversi
– Cos'altro vuoi che scommetta?
– Nulla, tanto non le sono piaciuta
– Sai che quand'ero bambino m'innamorai di una...
– Allora perché non si fa vedere? – Lo interruppe lei
– Questo non lo so, ma non dovresti scoraggiarti così presto. Gli animali non vedono le cose alla nostra maniera
– Lei non mi vuole – Brontolò scuotendo il capo
– Vedrai che un giorno o l'altro si farà viva
Lei annuì con uno stiracchiato sorriso sulle labbra – Si, è probabile che torni a farti una visita, ma non mi vuole
– Dalle tempo, – Mormorò chinandosi per stringerla a se – e se tornerà sarà soltanto perché qui ci sei tu

Il resto della serata trascorse nel racconto che Amelia fece del viaggio, delle ultime novità viste in città e soprattutto dall'interesse che suscitò un misterioso pacco che depose accanto al camino.
– Che roba è? – Chiese Sara
– È il regalo che ti ho voluto fare io
– Un regalo per me? – Chiese sgranando gli occhi
– Ti sembra così strano?
– Non lo so, ma...io non ho mai ricevuto regali da nessuno
– Okay domani ne parleremo, ora si va a nanna. Ehi, sai anche che i doni possono essere aperti soltanto la mattina del giorno di Natale?
– Non ci proverò, te lo prometto

Com'era facile prevedere, fin dalle prime ore del mattino successivo lei iniziò a gironzolare attorno all'albero senza mai decidersi a chiedere cosa avrebbe dovuto farne e soprattutto a cosa potessero servire tutti quei ninnoli, nastrini, fiocchi e compagnia bella che erano in una delle scatole che aveva portato dalla città.
E quando finalmente si decise a fare quelle domande, accadde che se a Amelia occorsero diversi minuti per dare spiegazioni dettagliate e soprattutto farle afferrare il senso di tutto quel po' po' di lavoro, a lei furono sufficienti pochi istanti per iniziare a salire e scendere dalla scala riempiendo la stanza di esclamazioni, approvazioni o mugugni, adornandolo e disfacendolo almeno una ventina di volte prima che scendesse la sera.
Come già detto, quella specie di frenetica confusione, che coinvolse l'intera casa, ebbe termine pressappoco all'ora di cena con buona pace di Fred e Amelia.
Più tardi, però, dopo aver risistemato la cucina e mentre seduta davanti il camino Sara si godeva orgogliosa il risultato di un'intera giornata di lavoro, Amelia dovette raccontarle come si preparava al Natale quand'era piccina
– C'è chi lo fa preparando l'albero e chi allestendo un presepe – Fu la sua laconica risposta
– Ora rispondi a me, quand'eri bambina avevi l'albero o il presepe?
– Ti deludo se dico che non avevo nulla?
– Capisco cosa intendi, allora spiegami chi è babbo Natale? – Chiese ancora intuendo che lei si accingeva a chiudere l'argomento
– Hai proprio deciso di farmi restare senza voce?
– Oddio Amelia, non deludermi, vorrei tanto crederci anch'io
– Lo so e se le cose andranno come debbono andare è probabile che avrai la tua occasione per crederci
– Tu lo hai mai visto lo spirito del Natale?
– No!
– Perché nessuno riesce a vederlo?
– Anche questo non è esatto! Soltanto agli adulti è preclusa questa possibilità
– I bambini possono?
– A volte, però accade molto raramente
– Credi che a me potrebbe accadere?
– Questo non lo so, ma vorrei che ti fosse data questa opportunità
– C'è qualche regola da seguire?
– Due o tre
– Quali?
– Avere la tua età, una buona dose di fantasia e un cuore limpido
– È importante?
– Avere un cuore limpido?
– Uh, uh
– Si, direi che è determinante
– Perché?
– Perché il velo che protegge lo spirito del Natale può essere sollevato soltanto dalle anime pure
– Sta a vedere che questa notte sognerò il tuo spirito del Natale
– Sapeste come v'invidio. Tu e Fred siete così bravi a dar vita a cose passate che a volte mi sembra di vivere di persona le vostre storie.
– Quando mi hai raccontato dei tuoi genitori io li l'ho amati con la stessa intensità del tuo cuore
– Tutto questo ha un senso per te?
– Non lo so, – Prosegui con voce leggera – ma debbo aver fatto qualcosa di eccezionale se vi ho meritati – Tua madre me la immagino bellissima
– Non lo so...la sua bellezza apparteneva al mondo in cui vivono soltanto le madri. Però a pensarci bene lo era. Aveva gli occhi chiari come l'aria, così grandi e profondi che a guardarli si aveva l'impressione di osservare il cielo. Per anni ho creduto che non avesse avuto alcun peso nella mia formazione, invece lo ha avuto nella maniera più delicata e riservata che si conosca. La sua presenza sempre defilata mi è stata accanto in ogni momento offrendomi la sua sicurezza, la sua saggezza, la sua onestà, la sua chiarezza di pensiero, la sua spontaneità
– Dio, mi fai venire i brividi

Il mattino successivo furono svegliati dalla voce di lei che chiamava dalla sala, ed avendo riconosciuto nella sua voce una certa impazienza Amelia si vestì in fretta.
Quando uscì dalla sua stanza la vide in fondo alle scale che l'aspettava.
– Scusami, – Disse salendo qualche gradino per andargli incontro – mi dispiace avervi svegliati proprio oggi che avreste potuto riposare qualche ora in più
A lei non sfuggì quella spontanea cortesia che non riusciva a mascherare lo sgomento nella voce.
– Non preoccuparti eravamo già svegli. Cosa c'è?
– C'è Alba
– In casa?
– È la, davanti il camino,
– Oh bene, – Osservò lei – hai visto che è tornata
– Non va bene, c'è qualcosa che non capisco. Vieni subito ti prego
La prese per mano e quando raggiunsero il camino gli occhi di lei erano colmi di dolore
– Ti prego Amelia, dimmi cos'ha!
Alba si trovava senz'altro li, ma invece di starsene seduta e impettita nella solita posizione, era distesa su di un fianco completamente immobile e rannicchiato contro di lei giaceva un minuscolo gattino nero.
– Ma cos'è accaduto? – Chiese Fred che nel frattempo era sceso
– Non lo so, erano giorni che non la vedevo e quando stamani l'ho sentita alla porta sono scesa ad aprirla...è entrata quasi barcollante con il gattino stretto nella bocca, lo ha messo giù sul tappeto e si è sdraiata com'è ora senza più muoversi. Ho acceso il fuoco credendo che avesse freddo, ma non s'è più mossa
Fred fece scorrere la mano sul corpo di Alba carezzandola. Era magra come non lo era mai stata, la pelliccia era sudicia e incrostata di fango.
Istintivamente le palpò l'addome e quando le dita sfiorarono una massa molle e lobulata, in lui non vi fu alcuna sorpresa, ma soltanto un opaca tristezza.
– Cos'ha? – Domandò con voce tremante Sara
Fred sedette sul tappeto contemplando il camino senza vederlo.
– Dimmi che è soltanto stanca, è così, vero Fred? – Chiese ancora
– No, – Sussurrò lui guardandola – temo stia morendo
– Oh nooo! – Urlò lei portando le mani alla bocca – Alba non puoi morire ora che hai il tuo piccino.
Poi serrò forte le mascelle e voltò le spalle lottando con la commozione, ma subito rinunziò a combattere e cadde in ginocchio accanto ad Alba struggendosi in un pianto disperato e quando alla fine riuscì a parlare le tremava la voce.
– È colpa mia – Singhiozzò mentre le lacrime cadevano sulla pelliccia infangata
– Nessuno ha colpe da farsi perdonare – Mormorò Amelia stringendola a se
– Se l'avessi tenuta con me. Dev'essere stato terribile sentirsi abbandonata. Aiutatemi vi prego, non lasciate che questo dolore mi uccida, Dio mio cosa ho fatto!
– Smettila, tu non le hai fatto proprio nulla
– Aiutatemi a cercare gli altri suoi piccini. Lei non ne ha più la forza
– Fuori ci saranno almeno cinque gradi sotto lo zero e ammettendo che ve ne siano degli altri, senza il calore del corpo della madre a quest'ora...lei ne ha salvato uno per affidarlo a te
– Perché a me? Io non merito nulla!
– Perché ti ha scelta
Lei s'inginocchiò prendendo tra le mani la minuscola creatura nera che, sentendosi disturbata, emise un flebile miagolio.
– Alba perdonami, – Sussurrò carezzandole il corpo – credevo non avessi capito ed invece tu sapevi che ti amavo, io ti volevo...oh Dio se ti volevo! – Singhiozzò – Perché non mi hai ascoltata, qui con me saresti stata al sicuro...Io ti prometto che amerò il tuo piccino come avresti voluto fare tu, saprò essere la sua mamma
Improvvisamente si arrestò di parlare, si sollevò in piedi e guardando Fred disse con voce roca
– È morta, se n'è andata portandosi via una parte di me
Consapevole del suo grande dolore, così in contrasto con i vividi colori natalizi dell'albero addobbato, Amelia si sollevò e la strinse tra la braccia esprimendosi con dolcezza
– Se n'è andata in pace sapendo di aver salvato suo figlio. Anche lei ha creduto in te e tu non puoi deluderla, ora dovrai essere forte se vorrai diventare una buona mamma
– Gliel'ho promesso...dovremo darle sepoltura...
– Ci penserò io stai tranquilla…tu tornatene a letto

Sebbene stesse sorridendo, Sara aveva gli occhi malinconici. Riprese tra le mani il gattino e tornando a guardare Fred chiese
– Posso tenerlo?
– Si rispose, a patto di rendergli la libertà quando sarà in grado di fare le sue scelte
– Lo prometto – Sussurrò, poi, guardandolo intensamente chiese – Credi che Alba approverebbe?
– Immagino di si, – Rispose lui annuendo – altrimenti non lo avrebbe portato in questa casa
– Fred – Mormorò tirandolo per i pantaloni
Lui si chinò di nuovo carezzandole i capelli.
– Credi che tutto questo possa essere opera dello spirito del Natale? – Chiese con un filo di voce
– È probabile. Lui ama manifestarsi in molti modi
– Alba mi aveva accettata, voi mi avete accettata. – Sussurrò stringendo a se il gattino – Grazie, è il più bel regalo che potevate farmi. Spero soltanto di avere la capacità per ripagarvi di tutto quello che fate per me...

E mentre Sara si avviò lentamente su per le scale, Fred pose il braccio sulle spalle di Amelia stringendola a se
– Buon Natale – Sussurrò baciandola sui capelli

Segue...



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