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lavoro pubblicato sabato 9 maggio 2015
ultima lettura martedì 19 marzo 2019

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La casa nella valle - 4

di Legend. Letto 448 volte. Dallo scaffale Fantasia

Capitolo 4°- I filami del destino Alle sei del mattino, in giro ad elemosinare il vinello nuovo da consacrare per tutto l’anno, scendendo dall'asinello don Lorenzo bussò alla porta di Fred. - “Amico mio, gira voce che hai trovato un’animella di D

La casa nella valle -4

di Pocechini-Cotrozzi

Capitolo 4°- I filami del destino

Alle sei del mattino, in giro ad elemosinare il vinello nuovo da consacrare per tutto l’anno, scendendo dall'asinello
don Lorenzo bussò alla porta di Fred.
- “Amico mio, gira voce che hai trovato un’animella di Dio…” disse subito, sorseggiando un brûlé profumatissimo, che Fred gli aveva versato dal proprio bricchetto pieno, fumante.
- “La voce di qualcuno in confessionale?” replicò Fred, ironico, posando su due fettone di pane scuro belle fette di salame stagionato magistralmente, che man mano tagliava.
- “Allora – continuò il vecchio parroco – Ti faccio una proposta… fra buoni cristiani.

Una specie di parente, prese a raccontare, figlia d’uno zio acquisito, era rimasta sola a custodire una casa rimasta vuota, con un po’ di proprietà… ma roba da niente. Lui l’avrebbe accolta in canonica volentieri, magari come perpetua, ma la vecchia Caterina dove sarebbe andata? Ebbe come un’illuminazione precisò, giungendo le mani e alzando lo sguardo, ebbe la visione di lui, Fred e se stesso che si abbracciavano e si segnavano la fronte, le bocche e il petto.
L'altro sembrò stringersi le spalle:
- “Don Lore'...una donna qui?…dopo mia madre che se n’è andata troppo presto?” mormorò, indurendo le nocche. Ma l’altro continuò come se non avesse sentito niente:
- “Te la porto a vedere… il tempo di arrivare in canonica e…”
- “Don Lore’… vengo io prima del crepuscolo”. Il tono di Fred era deciso e don Lorenzo, scolando il bricchetto di coccio, s’avviò per uscire.

Quando fu l’ora convenuta, Fred entrò in chiesa che la messa era appena iniziata. Dentro era più buio che fuori, qualche testa coperta con lo scialle scuro era solo da immaginare. S’inginocchiò all’ultimo banco e così rimase finché don Lorenzo gli si avvicinò, lo prese per un braccio e si avviarono verso la sacrestia, dove qualche cero stava lì per là a spegnersi.
Il prete indicò una figura seduta, a testa bassa: cugina questo è Fred, disse. Senza alzarsi lei rispose: mi chiamo Amelia.
Lui non la guardò. Lei non alzò gli occhi.

Ormai il tramonto era inoltrato, ma la campagna toscana era un miraggio da quelle parti, pensò Amelia, la collina
ove aveva vissuto per trentacinque anni, quando nacque e sua madre, Amelia, morì, era tutto ciò che lei conosceva.
Tre esseri taciturni aveva improntato quella piccola casa, tutti al servizio della terra, delle quattro mucche e di un cavallo.
Ah, prima ed ultimo essere, Amelia aveva imparato a leggere e a scrivere dal libricino di preghiere di sua madre. Suo padre, dopo una rovinosa caduta, mentre potava gli ulivi, era rimasto paralizzato, così a dodici anni, conobbe come è fatto un uomo e come sostituirlo: “Abbi pazienza figlia mia…considerami una povera bestia malata, io le ho sempre curate… non le ho mai ammazzate." E lei ora ricordava con quanto amore e rispetto l’aiutò a crescere donna, ad incoraggiarla e consigliarla ad essere indipendente.

Arrivati, dopo aver percorso la valle, Fred scese dal calesse, accese una lanterna, spalancò il portoncino e con la mano invitò la donna ad entrare.
Inaspettatamente, appena l’uomo varcò la soglia, Sara gli saltò al collo e gli mollò un ceffone d'effetto, perché molto rumoroso:
- Ti pare l’ora di rientrare? – e gettò a terra una specie di mazza. Stava di guardia, fece pensare allo sbalordito Fred?

Amelia era ancora ferma sulla soglia ed aveva accostato la porta.
Sara sembrò non averla proprio vista, poi, dopo qualche secondo, sbottò:
- “È questa la nipote del prete?... ma è vecchia!”
- “Per cucirti qualche vestito mica deve essere giovane… - replicò duro Fred – E poi sii educata… saluta…La ragazzina mugolò, stringendo i pugni.
- “Sara, così non andiamo d’accordo…”, mormorò Fred
- “E mica dobbiamo andare d’accordo…tanto fra un po' me ne vado!” rispose a voce alta, quasi inviperita.
Fred si avvicinò al camino e attizzò la fiamma, Amelia si accostò con un grosso ceppo di castagno fra le braccia.

Dopo qualche tempo, in verità tre giorni, Caterina la perpetua, dopo essersi guardata intorno con aria soddisfatta, bussò alla casa di Fred.
Sara, che aveva visto dalla finestra arrivare il calesse, si precipitò ad aprire la porta:
- “Siete venuta a riprendervi…” Fred alle spalle afferrò con forza la ragazzina.
- “Tranquillo Fred…è una bella bambina vivace…Eh… tua madre, santa donna, avrebbe tanto voluto avere una figlietta, noi donne sappiamo come siamo indispensabili in casa…Tutte indispensabili.

Fred dette un’occhiataccia a Sara, fissando poi una sedia, ma tutti e due si misero a sedere intorno al tavolo, mentre Sara diceva: “vado a chiamare ‘la nipote del prete’, e si precipitò fuori, sbattendo la porta.

- “Ragazzo mio… - senza preamboli prese a dire Caterina – il paese mormora, don Lorenzo e il suo amico notaro, hanno preparato le carte necessarie per regolarizzare Amelia in questa casa…andiamo tutti insieme, io e il notaro faremo i testimoni del vostro matrimonio…e sarete una famiglia benedetta da Dio e da tutta la comunità”
La comunità, un manipolo di gente, zappe lasciate al tramonto ai bordi del campi, bestie da nutrire e da nutrire tutti con parsimonia, collaborare tutti a lavorare i prodotti e portarli nei mercatini dei paesi intorno. Insomma, il parroco era il curatore delle anime e dei loro possessori.
Oltretutto Fred era come un’autorità, era il maestro che aveva portato la cultura e la civiltà, la sua “scuola” era aperta nei mesi freddi, nelle due ore subito dopo il crepuscolo in sacrestia.
Tutti i bambini la frequentavano, ma anche qualche “adulto”.

Fred pensò a tutto ciò. Amelia sarebbe stata sua moglie per volontà di tale comunità. Cercarla sarebbe stato andare in giro giorni e giorni, e come lasciare la sua casa deserta… e gli animali… e…No, impossibile solo il pensarlo. Così, al crepuscolo, i due furono ricevuti sul sagrato della chiesa da Don Lorenzo in abiti della sacra festa, dal notaro col cilindro in testa, dalla perpetua Caterina con un velo trinato che sfiorava le spalle ed entrarono in chiesa.
- “Datemi gli anelli” esordì don Lorenzo. Fred consegnò quello del padre e quello consunto della madre.

Dopo la brevissima funzione, il prete poggiò sull’altare un foglio che Fred firmò, poi lo spinse verso Amelia:
- “Metti una croce qui” mormorò don Lorenzo
- “So scrivere”, mormorò anche la donna.

Fred rientrò a casa da solo, Sara aveva apparecchiato la colazione per due:
- “Finalmente…forse allora resto un altro po’ con te… Ho bisogno di pace” disse con sussiego.

Fred e Amelia, d’accordo don Lorenzo, il testimone, avevano stretto il loro primo patto coniugale segreto: Sara non avrebbe mai saputo di quel matrimonio; quando sarebbe rientrata nella “sua” casa, da escogitare come, avrebbe dormito nella stalla.
Segue...


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