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lavoro pubblicato venerdì 8 maggio 2015
ultima lettura sabato 14 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La casa nella valle - 3

di Legend. Letto 460 volte. Dallo scaffale Fantasia

 La casa nella valle - 3di Pocechini-Cotrozzi    Capitolo 3° - Primi scontriRimasta sola Sara sentì scemare la stizza. Raccolse i jeans sul letto e iniziò a vestirsi dando nel frattempo un'attenta occhiata alla sta...

La casa nella valle - 3

di Pocechini-Cotrozzi

Capitolo 3° - Primi scontri



Rimasta sola Sara sentì scemare la stizza. Raccolse i jeans sul letto e iniziò a vestirsi dando nel frattempo un'attenta occhiata alla stanza.
Sulla parete di fronte il letto c'era un piccolo camino e alla sua destra troneggiava un armadio in legno scuro dall'aspetto poco rassicurante.
Sulla parete di sinistra, tra la finestra e il camino, oltre ad uno strano mobile in metallo che sosteneva una ciotola smaltata e un asciugamani appeso ad un gancio, c'era un altro mobile, non molto alto, con molti cassetti e sul quale si notava una caraffa probabilmente piena d'acqua.

Ancora capovolta sul pavimento notò una sedia che le ricordò immediatamente il dolore provato poco prima.
Sulla parete di destra, oltre alla porta che si apriva su di un vano debolmente illuminato, c'era una cassapanca di dimensioni decisamente voluminose e per concludere, accanto alla testa del letto un altro piccolo mobile con sopra una lampada e un bicchiere colmo d'acqua.

Dopo aver indossato i pantaloni e la maglia provò ad infilare il piede dolorante nella scarpa, ma dovette rinunciare per via dell'alluce, che sembrava essersi trasformato in un pomodoro maturo.
Se ne stava ormai da qualche secondo pensierosa alla ricerca di una soluzione, quando udì la voce di Fred gridarle
– C'è una bacinella sul lavabo, mettila sul pavimento, versaci l'acqua della caraffa che è sul canterano e infilaci il piede, ti farà bene. E fai in fretta o mangerai freddo
– Cos'è il canterano? – Urlò lei
– Il mobile con i cassetti e i cassetti sono quelle cose...
– Lo so cosa sono i cassetti – Urlò inviperita lei
Come se in vita sua non avesse fatto altro Sara aprì i cassetti del canterano in modo da farne una scala, vi salì, prese la caraffa e dopo aver posto il catino sul pavimento e averlo riempito, rimase a guardarlo non troppo convita.
– Ficca il piede nell'acqua! – Urlò anche Fred
– Cosa? – Urlò nuovamente lei
– Immergi il piede nell'acqua
– Ma come cavolo parla – Borbottò lei fra sé
Era ancora irritata per essersi fatta nuovamente sorprendere quando, infilando il piede nell'acqua, esplose in un grido.
– Fa male? – Domandò lui
– No! – Rispose lei arrabbiatissima
– Allora perché hai gridato?
– Sono affari miei – strillò, punta dall'ironia nella voce di lui
Dopo qualche minuto, quando il dolore sembrò essere diminuito, si asciugò il piede e rinunziando definitivamente alle scarpe scese di sotto con tutti i sensi in allarme.

La scala terminava in una vasta stanza illuminata da una lampada appesa al centro del soffitto e dalle fiamme di un grande camino che ardeva allegramente. Al centro della sala faceva bella figura di se un monumentale tavolo scuro per metà coperto da una tovaglia.
Sentendola scendere Fred sollevò il capo indicandole con un cenno della mano la sedia posta alla sua destra.
– Vieni avanti e siediti
– Mi pare d'essere legata – Borbottò lei dimenandosi
– È soltanto un'impressione, l'importante è che siano caldi
– Mi sento pizzicare dappertutto
Fred rise di gusto
– Vedrai che tra un po' avrai fatto l'abitudine
– Non mi abituerò mai
– Allora ho paura che dovrai imparare a grattarti
– Hai sempre la risposta pronta, eh?
– Siediti e mangia e se ne avrai ancora voglia potremo litigare più tardi. Beh, cosa aspetti? Non hai detto d'aver fame?
– Ho freddo ai piedi
– Sei scalza? Oh scusa! Ho dimenticato di darti le calze, scusami. – Esclamò lui guardandole i piedi – Va bene siediti, ora vedremo di sistemare anche quelli. Perché non hai messo le scarpe?
– Non posso, mi fa male il dito

Senza aggiungere altro Fred salì di sopra e quando ne discese aveva in mano un paio di grossi calzini di lana
– Resta seduta, penso io ad infilarteli. Poggia un piede sulle mie ginocchia, così brava. Sono un po' grandi, ma sentirai che caldo, è lana di capra
– Che schifo! Ahi! Porca vacca!
Fred sollevò il piede di Sara e guardandolo scosse il capo sconsolato.
– Cos'è successo a questo dito? L'hai urtato?
– Non l'ho urtato, ma qualche sciagurato ha fatto in modo che lo urtassi
– A chi ti riferisci?
– Sentilo! Lui non ne sa proprio nulla! Non sei forse stato tu a mettere la sedia in quella stanza?
– Dove volevi che la mettessi, nel corridoio?
– Io non dovrei mai parlare con te, sei irritante
– Senti un po' signorina, non è che ce l'hai con me, vero? – Disse lui sfiorando il dito contuso
– Ahi! Porca vacca
Per qualche secondo Fred continuò a tenere il piede tra le mani e a scuotere il capo e lei a guardarlo
– Perché scuoti la testa? C'è qualcosa che non va?
– Ohi ohi! – Mormorò lui continuando a scuotere il capo – Speriamo che questa notte non cada
– Come sarebbe a dire? – Reagì prontamente lei – Cos'è che non dovrebbe cadere?
– Il dito! Guarda com'è ridotto! Uhm, credo proprio che cadrà, ma non ti preoccupare, ne hai altri quattro
– Ma che cavolo dici? Non scherzare, questo dito è mio
– Uhm – Continuò a borbottare lui – Ci tieni proprio?
– Certamente che ci tengo! Ma che hai in testa?
– Allora se non vuoi che il dito si stacchi dovrai tenere il piede ben stretto tra le mani
– Oooh! Io non ho mai sentito di dita che si stacchino.
– Non ho detto che cadono a tutti!
– E a chi cadono?
– Soltanto a coloro che lo meritano
– E io lo merito?
– Non lo so, tu cosa dici?
– Io dico di no! La colpa è tua e smettila di guardarlo in quel modo, io non voglio che cada
– Beh, quello che vuoi tu non conta e ad ogni modo credo sia il caso di lasciare in pace il tuo dito e mangiare la minestra prima che si freddi del tutto

Terminata l'operazione calzini Fred se ne tornò a sedere indicandole con un gesto del capo il piatto sulla tavola.
– Dai, fammi vedere quanta fame hai
Raccolto l'invito Sara iniziò a riempirsi la bocca ad una velocità impressionante.
Per un po' lui si limitò a guardarla, poi ad un tratto con una mano le fermò il braccio proprio mentre lei stata per portare l'ennesima cucchiaiata di minestra alla bocca.
– Dovresti mangiare più lentamente
– Ho fame
– Si vede, ma questo non ti autorizza a scandalizzare chi è seduto con te e poi non fa bene mangiare così velocemente
– Perché? Cosa accade?
– Potresti morderti la lingua, guarda me
– Sei troppo lento, non c'è gusto mangiare a quel modo
– Fai un po' come ti pare, il mio era soltanto un consiglio
Dopo alcune cucchiaiate di minestra il brontolio dello stomaco di Sara si placò.
– Questa minestra l'hai preparata tu?
– Certo non è all’altezza delle minestre francesi, ma ti posso assicurare d'aver fatto del mio meglio
– Se questo è il tuo meglio vuol dire che è molto scarso
– Ehi signorina! Visto che sono stato io a tirarti fuori dal pasticcio in cui ti eri ficcata, non ti pare sarebbe il caso di essere un po' meno scortese? Oh ma per l'amor del cielo...come non detto…vero mocciosa?
– Cos'è mocciosa?
– Nulla che possa farti sentire offesa, In fondo mi sei simpatica e se sei d'accordo vorrei suggerirti di restare con me...
– Perché credi che debba restare con te…
– Intanto perché devi far completare la guarigione del tuo corpo…e poi perché mi piaci
– Davvero ti piaccio? – sussurrò lei.
Fred sorrise quando vide il rossore che le imporporò il volto mentre diceva quelle parole e i suoi occhi nascondersi pudicamente sotto le ciglia.
– Certo che mi piaci. – Disse lui sperando di non arrossire – Da quando sei in questa casa ho riscoperto un certo interesse che avevo perduto
– Ma dai, ti avrò procurato soltanto fastidi, questo so farlo benissimo!
– Nulla di particolarmente grave e se per un po' di tempo ho trascurato il lavoro non è stato un gran guaio
– Non mi racconti balle?
– Assolutamente no
Lei sollevò lo sguardo su di lui e lo guardò a lungo negli occhi prima di sussurrare
– Lo sai che sei uno strano tipo?
– Te ne sei accorta, eh?
– Tu vivi solo?
– Più o meno
– Non hai proprio nessuno con cui parlare?
– Beh, quando ho voglia di fare due chiacchiere vado in città, oppure scambio qualche parola con l'uomo che passa ogni mattina a ritirare il latte, ma i miei compagni sono il lavoro, gli animali e i miei sogni
– Ti capisco. Anch'io sono come te.
– Sei sicura di volerti fermare ancora un po'?
– Non ne sono sicura, ma fin quando non sarò guarita del tutto dovrai sopportarmi
– E tu credi di riuscire a sopportare me? Sai, ho trascorso metà della mia vita preoccupandomi di ragazzi della tua età
– Tu hai figli?
Fred scosse il capo
– No, ma sono stato un insegnate. Sai cosa vuol dire?
– Credo di si... Sei stato un buon insegnante?
– Voglio sperarlo
– Vivere soli non è bello, ci si rincretinisce
– Parole sante! Ad ogni modo io non sono mai veramente solo, ho un'infinità di ricordi con cui farmi compagnia, però confesso che mi piacerebbe essere tuo amico
– Cosa intendi per amico?
– L'amicizia...non sai cos'è? Non è una cosa, è un sentimento
– È la seconda volta che dici questa parola, si può sapere cos'è un sentimento?
– L'amicizia è il desiderio di fondersi emotivamente con un'altra persona
– Fondersi?... Uhm...e cosa si prova?
– T’interessa saperlo?
– Non lo so, ma nei tuoi occhi si è accesa una luce che mi ha incuriosito
– L'amicizia non è soltanto un sentimento, è un'emozione spontanea difficile da controllare
– Un'emozione si può toccare?
– Tu no, – Sorrise lui – ma lei ti tocca, eccome! A volte l'amicizia può essere la spalla sulla quale piangere senza vergognarti, altre volte è chi sa capire i tuoi problemi senza chiedere nulla in cambio
– Cosa potrei fare qui con te?
– Crescere – disse lui interrompendosi per guardarla
– Vai amanti…Tu mi vuoi qui con te?
– Si!
– Non è possibile…io sono cattiva
– Non lo credo, sei soltanto una bambina spaventata, però è bene che tu sappia che per vivere in questa valle è necessario sapere se dentro di te esiste il coraggio...
– E come si fa a scoprire se ce l'ho?
– Non è facile e a volte c'è bisogno dell'aiuto di un buon amico per scoprirlo
– Che magnifica combinazione! Io ho bisogno di coraggio però non ho un amico
– Potrei essere io quell'amico se tu decidessi di restare
– Sarei tentata di farlo…se non mi fossi guardata attorno
– Cos’è che non va?
– Ma guardati… tu non hai nessuno con cui parlare. A chi confidi i tuoi pensieri? Al tuo lavoro? Ai tuoi animali? Ai tuoi sogni? Qui si vive in un deserto di solitudine, ed io non credo di esserne capace
– Allora hai proprio bisogno di un buon amico
– Sei furbo tu…ma le tue belle parole non possono aiutarmi…Cosa potresti fare per me?
– Non lo so
– E tu dici che potrei riuscire?
– Questo dipenderà da quanto sei disposta a soffrire
– Cosa vuol dire?
– Beh...per prima cosa dovrai tenere a mente che non hai nessuna probabilità di sopravvivere se non deciderai di lottare con tutte le tue forze
– Contro chi dovrei lottare?
– Contro te stessa e contro tutto ciò che ti circonda
– Perché dovrei lottare contro di me?
– Perché dopo qualche giorno di permanenza non avrai altro desiderio che andartene in tutta fretta
– Vai avanti!
– E ammettendo che tu riesca a vincere le tue paure e volessi ottenere un buon raccolto, prima dovresti lottare con il terreno pietroso sminuzzandolo e polverizzandolo e una volta seminato dovrai lottare con il vento che spazza la semina
– E cos'altro?
– Dovrai fare i conti con il freddo che ti spacca le mani, con la neve, con la pioggia e la grandine...e per finire dovrai imparare a dormire con un occhio aperto se vorrai evitare che qualche orso non entri nella stalla e ti uccida gli animali, o che addirittura ti entri in casa. Ah! Dimenticavo di dire che tutto questo devi farlo da sola, perché non troverai nessuno disposto a darti una mano
– Non dirmi che vivi soltanto tu in questa valle?
– Non sono il solo, ma le uniche persone che potrebbero bussare alla tua porta, verrebbero a chiedere aiuto e non a darne e se ti capitasse di buscarti un malanno, avresti più dell'ottanta per cento di probabilità di lasciarci la pelle
– C'è altro?
– Oh si! Ad esempio sapere a quale ora ti devi svegliare ma non quella in cui andare a dormire e se una gelata o un temporale ti rovinano il raccolto, ti resta una sola possibilità o impari alla svelta a mangiare una volta ogni due o tre giorni, oppure sei fregata...So bene che non è semplice comprendere il motivo che spinge un uomo a vivere così, ma ti assicuro che è l'unico modo che può farti sentire padrona di te stessa
– Ed essere padrona di me stessa è così importante?
– Vorrei poterti dire che è più importante avere dei figli o un buon lavoro in una grande città, andare al cinematografo, a ballare, avere una moglie o un marito. Ma per me è altrettanto importante potermi sdraiare sull'erba e guardare il cielo quando ne sento la voglia o restare a bagnarmi quando piove, indugiare per delle ore ad osservare i colori del tramonto, andare a pescare per poi lasciare libero il pesce
Per qualche istante si guardarono intensamente, poi Sara chiese a bassa voce
– E tu dici che tutto questo potrebbe ridarmi la serenità?
– Oddio non lo so, non sono in grado di dirti cosa potrebbe accadere. Per scoprirlo bisognerebbe provare, ma tutto dipenderebbe da quello che c'è in te
– Da quello che c'è in me? E chi lo sa cosa c'è
– Se vuoi scoprirlo devi soltanto provare
– Provare a fare tutto quello che hai detto?
– Uh uh
– Beh...In fondo se è andato bene a te potrebbe andare bene anche a me
– Però potrebbe anche non riuscire
– E se non riuscissi cosa mi accadrebbe?
– Avresti due sole strade davanti a te; andartene o rischiare di lasciarci la pelle... C'è una meravigliosa poesia di Robert Frost in cui racconta di un uomo che, ad un certo punto della sua vita, si trova a dover scegliere tra due strade...una asfaltata e ben illuminata e l'altra poco più di un viottolo sterrato...
– Tu quale hai scelto? – Chiese lei
– Puoi vederlo da te
– Dimmi la verità; stai tentando di spaventarmi?
– No, stiamo parlando di un sistema di vita, non di una condanna

Intuendo che lei stava facendo un grosso sforzo per tentare di capire le sue parole, con un lieve sorriso sulle labbra lui sostenne quello sguardo senza rispondere
– Fred, porca vacca non guardarmi così, mi fai sentire stupida...Io non sono come te
– E come sei? – Chiese lui
– Io sono una bambina
– Molti dei ragazzi della tua età, da queste parti già lavorano la terra
– Credi che possa farcela?
– Credo di si
– M'insegnerai tu?
– Se vorrai!
Lei chiese dove avrebbe dovuto dormire
– Dove hai dormito fino ad ora
– Quella di sopra sarà la mia camera?
– Tutta tua fin quando la terrai come l'hai trovata
– Cosa intendi precisamente?
– Intendo dire che dovrai tenerla in ordine e pulita. Rimetterai in ordine ogni mattina il tuo letto, terrai pulito il camino e... Le altre cose le scoprirai andando avanti
– Tutte queste cose debbo farle io?
– Non sono molte e dopo tutto è la tua camera, no?
– Uhm, cos'altro dovrò fare?
– Al resto per ora provvederò io
– Tu dove dormirai?
– La mia camera è accanto alla tua
– Potrò entrarci
– Quando vorrai, ma non quando ci sarò io
– E se volessi entrare?
– Dovrai prima chiedere il mio permesso
– Anche se volessi parlarti?
– Perché dovresti parlami?
– Non lo so, forse non accadrà, ma se ne avessi voglia?
– Potrai farlo parlando ad alta voce, le due camere utilizzano lo stesso camino
– Vuol dire che tu vedrai tutto quello che farò?
– Vedere no, ma potrò udire quello che dirai. Ad ogni modo quando sarò nella mia stanza sarà soltanto per dormire
– E se non volessi farmi udire?
– Dovrai fare un po' di attenzione
– Sarai tu a preparare il mangiare?
– A volte sarò io e a volte tu
– Io non sono capace, non l'ho mai fatto
– Vedrai che se vorrai mangiare imparerai alla svelta
– Però sono capace di prendere il cibo
– Cosa intendi per prendere?
– Prima di venire qui, quando avevo fame prendevo il cibo nelle cantine e nelle case che incontravo
– Quello che hai fatto è un reato punito dalle leggi. Non è consentito appropriarsi di cose altrui
– E cosa avrei dovuto fare quando avevo fame?
– Avresti dovuto chiederlo
– E me lo avrebbero dato?
– Io lo avrei fatto. Ad ogni modo è acqua passata. Da oggi potrai prendere ciò che vorrai, compreso il cibo, ma dovrai farlo alla luce del sole, senza sotterfugi. Tutto quello che è in questa casa è tuo quanto mio. È chiaro il concetto?
– Non lo so, non sono sicura di aver capito tutto quello che hai detto...ho dovuto cavarmela sempre da me, nessuno si è mai preoccupato se avevo fame o stessi male...la volta che non mangiavo da tre giorni ho cercato di prendere del pane senza il permesso...e quarda cosa mi hanno fatto!
– Lo so...ma ora puoi cambiare tutto, qui con me avrai esattamente la metà di quello che avremo per mangiare e non dovrai chiederlo e ne rubarlo
– Allora va bene – sussurrò lei guardandolo negli occhi
– Allora ricapitoliamo, se vuoi lavorare lavori e se vuoi mangiare mangi, ma devi ricordarti che quanto c'è nella dispensa serve alla sopravvivenza di tutti e due
– Me ne ricorderò, cosa c'è nella dispensa?
– Carne salata, fagioli, patate, caffè, pane di un paio di settimane, lardo, uova e succo d'acero
– Tutto qui?
– È abbastanza, – Sentenziò lui aggiungendo un bel sorriso – e se avremo un po' di fortuna ogni tanto avremo anche qualche buona bistecca
– È un po' misera questa tua dispensa – Commentò lei
– Forse, ma con questa roba ci sono cresciute centinaia di generazioni di uomini e non mi pare che tu sia migliore di loro
– Cos'è la bistecca?
– Carne, un buon pezzo di carne cruda
– Che schifo!
– Aspetta a dirlo
– Io non mangio carne cruda
– Neanch'io, ma in quel camino abbiamo una griglia
– Cos'è la griglia?
– Quell'aggeggio di metallo scuro, lo vedi?
– E allora?
– Quando nel camino non c'è più fiamma ma soltanto brace, si mette giù la griglia e sopra la carne
– Si brucerà
– No se la si tiene d'occhio. Il segreto sta nel voltarla frequentemente e toglierla dal fuoco al momento giusto
– Ed è buona?
– Uhm, sentirai che delizia
– Io non so cuocere la carne.
– Non hai di che preoccuparti, imparerai
– M'insegnerai tu?
– Certo, ma prima dovremo aspettare ad avere la carne
– E quando ne avremo?
– Beh, questo non so proprio dirtelo
– A quanto pare dovrò ricominciare tutto da capo
– Ho paura di si, ma se vorrai potrei darti una mano
– Ora posso salire nella mia camera?
– Sei stanca?
– Si! – Ammise candidamente lei
– Allora vai pure, tra poco salirò anch'io e ti porterò una tisana calda, ti farà bene
– Al piede?
– Calmerà il tuo sistema nervoso...
Segue...


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