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lavoro pubblicato venerdì 8 maggio 2015
ultima lettura lunedì 9 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La casa nella valle - 2

di Legend. Letto 419 volte. Dallo scaffale Fantasia

Capitolo 2° - Il risveglio di Sara Sara si sollevò a fatica sui gomiti chiedendosi da quanto tempo fosse in quel letto e cosa fosse quella stanza soffusamente illumina dalle fiamme di un camino. Mise i piedi in terra e traballando si diresse ver

La casa nella valle - 2

di Pocechini-Cotrozzi

Capitolo 2° - Il risveglio di Sara



Sara si sollevò a fatica sui gomiti chiedendosi da quanto tempo fosse in quel letto e cosa fosse quella stanza soffusamente illumina dalle fiamme di un camino.

Mise i piedi in terra e traballando si diresse verso la sottile lama di luce al di sotto di una porta, al di la della quale si udivano indistinti rumori.
Con le mani si massaggiò le gambe intorpidite e sebbene provasse una spiacevole sensazione di freddo pungente, non si rese immediatamente conto di essere completamente nuda.

Per una decina di minuti se ne restò tranquilla tra le coperte godendone il tepore, ma quando alcuni bagliori e un inquietante rombo, che a volte faceva vibrare i vetri della finestra, iniziarono ad infastidirla, saltò nuovamente sul pavimento con un diavolo per capello.
Raggiunta la finestra provò a chiuderne gli scuri che però non vollero saperne e alla fine, proprio per evitare un nuovo attacco d'ira, decise di rinunciare e tornarsene nel letto.

E l'avrebbe certamente fatto se un improvviso e poderoso tuono non l'avesse costretta ad emettere un altissimo grido e subito dopo spiccare un gran balzo nella direzione in cui supponeva dovesse trovarsi il letto.

Ma quella non doveva essere la sua giornata migliore, poiché scoprì cosa significasse urtare violentemente le dita di un piede nudo contro qualcosa di notevolmente più duro delle ossa.
L'impatto fu talmente violento che finì, con un gran tonfo, sul pavimento abbracciata alla sedia che aveva urtato.

Era ancora stordita per la gran botta quando un rumore di passi, di qualcuno che saliva in fretta una scala, la spinse - mordendosi le labbra per non gridare - a raggiungere il letto saltellando su di un piede, ed infilarsi sotto le coperte proprio mentre udì aprirsi la porta e una voce chiedere
– Ehi, cos'è successo?
Qualcosa nella sua testa le suggerì che non avrebbe dovuto farlo, ma un impertinente desiderio sconosciuto la spinse a cacciarla fuori delle coperte.
– O chi cavolo sei? – Domandò all'omaccione che riempiva buona parte della sua visuale.
– Non ti ricordi di me?
– Uhm, no! Sai dirmi che posto è questo?
– Sei a casa
– Quale casa? Io non ho una casa
– Beh, ora sembra proprio che tu ne abbia una
– Io posseggo una casa?
– Non c'è nulla di strano ad averne una
– Non ho detto che sia strano, volevo soltanto essere sicura di aver compreso – Rispose lei in tono seccato
– Bene, desideri sapere qualcos'altro?
– Dove sono gli altri?
– Di quali altri stai parlando? Qui non ci siamo che noi due
– Non è possibile…dove sono quelli che mi hanno ridotta così
– Ma cos'hai, non capisci la lingua che parlo?
– No! Ti capisco, ma forse sei tu ad essere poco chiaro. Sono al di la di quella porta?
– Ahi ahi! Sta a vedere che la febbre ti ha liquefatto il cervello...Stammi bene a sentire signorina, il sottoscritto ha un gran brutto carattere e poca voglia di parlare, quindi segui un buon consiglio, ficcati sotto e continua a dormire
– Ehi! Ma chi ti credi di essere? – Gridò lei sollevandosi in piedi ancor prima che nella sua mente scattasse qualcosa che le ricordò d'essere nuda.
Per un istante si guardò i piedi, poi, dopo aver emesso un urlo, s'infilò nuovamente tra le coperte

Fred scoppiò in una sonora risata e sedendole accanto le mise una mano sul collo.
– Che fai! – Esclamò lei allontanando quella mano da se
– Non agitarti non ho alcuna intenzione di strozzarti, non subito almeno. Voglio soltanto controllare la tua temperatura
– La mia temperatura va benissimo! Tieni giù le mani
– Non eri così vivace quando ti ho ficcata nel letto
– Allora sei stato tu!
– A fare cosa?
– A spogliarmi accidenti a te!
– Ti vergogni di me? Ma se potrei essere tuo nonno
– Non so cosa sia un nonno, ma non avresti dovuto farlo
– Immagino che la gratitudine non debba essere il tuo sentimento migliore... – Borbottò lui mostrando un certo disagio
– Da quant'è che sono in questo letto? – Chiese lei agitandosi nel tentativo di scoprirsi il viso dalle coperte
– Non hai le mani? – Chiese lui scoprendole il viso
– Ce l'ho, ce l'ho! – Rispose lei tenendosi con entrambi le mani il piede dolorante
– Allora perché non le usi?
– Sono affari miei...Da quanto sono in questo letto?
– Una trentina di giorni
– Non è possibile
– Che tu ci creda o no hai dormito così profondamente che neppure i tuoni sono riusciti a svegliarti
– Perché ho dormito così a lungo?
– Perché sei stata molto male, il tuo corpo ha dovuto risolvere qualche problema
– Che genere di problema?
– Roba da poco, ossa rotte e una mezza polmonite
– Cos'è una polmonite?
– Un'infezione ai lobi del polmone fortunatamente non grave. Sai cos'è un polmone?
– No, ma perché dici per fortuna? Io non ho bisogno di fortuna
– Invece ne hai avuto bisogno, visto che ne sei fuori
– Uhm e come ho fatto ad esserne fuori?
– Tu mia cara non hai fatto proprio un bel niente! Ti hanno tirato fuori l'aspirina e due o tre altre cosucce
– Cos'è aspirina?
– Acido acetilsalicilico
Sara non rispose stringendosi nelle spalle prima di chiedere con un filo di voce
– E poi? Cos'altro mi hai fatto?
– Ti sono stato accanto
– Cosa vuol dire accanto?
– Sono stato qui con te
– Quale motivo avevi di restare qui?
– Io nessuno, ma tu potevi aver bisogno di aiuto
– Hai dormito anche tu in questo letto?
– No, ho dormito su quella sedia
– Lì? Tu devi essere scemo...è scomodo
– Lo so che è scomodo, ma cosa posso farci se sono un vecchio imbecille! – borbottò Fred sollevando le braccia la cielo disperato – Santo cielo in quale guaio mi sono cacciato!
– Beh, non prendertela con me, non te l'ho chiesto io di portarmi in questa casa
– Hai ragione, tu non c'entri. – Borbottò lui tornando a sedersi e tentando di addolcire il tono della voce – Di solito un'imbecille è colui che perde il suo tempo con mocciose che non meritano troppe attenzioni
– Ce l'hai con me?
– Ce l'ho con me, accidenti a tutti i demoni dell'inferno!
– Non c'è bisogno di urlare. – Ribatté lei urlando più di lui – Ora ho capito che ce l'hai con me
– Porco mondo e come hai fatto?
– Anche se tu non puoi crederlo, il mio cervello funziona perfettamente – Ribatté lei stringendosi nelle spalle
– Ehi mocciosa...A proposito, qual è il tuo nome, te lo ricordi?
– No! – Rispose candidamente lei dopo in attimo di indecisione – Hai detto che questa è una casa, non è vero?
– Beh, non sarà una reggia, ma è pur sempre una casa – Ribatté lui borbottando
– E in questa tua casa si usa mangiare?
– Non dirmi che hai appetito? – Chiese lui sorpreso
– Perché ti meravigli? Ho uno stomaco anch'io
– Evidentemente non te ne ricordi perché eri fuori servizio, ma fino a stamani ho dovuto cacciarti il cibo in gola con la forza
– Non è possibile, non ti credo
– Pensa che per farti mandar giù dieci cucchiai di brodo a volte impiegavo anche un'ora
– Giura! – Rispose lei prima di chiedere con un filo di voce – Perché lo hai fatto?
– Mi da sempre un po' di fastidio lasciare che qualcuno muoia di fame in casa mia – Rispose lui grattandosi la barba
– È la verità? – Chiese ancora lei senza smettere di fissarlo
– Giuro sul mio onore
– Cosa vuol dire giuro sul mio onore?
– È l'espressione che si usa quando vogliamo dare più forza ad una affermazione
– E come si fa a giurare?
– Si dice lo giuro e basta...Ti andrebbe di bere del latte?
– Bere? Io non ho sete, ho fame. Sento lo stomaco fare strani rumori
– Questo è un buon sintomo
– Perché?
– Perché ora le mie cose torneranno alla normalità. Ti piace la minestra?
– Credo di sì
– Bene, allora infilati sotto le coperte mentre scendo in cucina e dopo mangiato vedremo di trovare un pigiama da metterti
– Cos'è un pigiama?
– È un...non preoccuparti, più tardi ti mostrerò cos'è, ora copriti, torno tra un attimo
– Niente da fare, dove vai tu vengo anch'io
– Sarebbe meglio se te ne restassi dove sei
– E invece vengo con te

Intuendo che probabilmente non l'avrebbe spuntata, Fred provò con la carta della dolcezza
– Sia chiaro che non desidero importi le mie scelte, ma sarebbe bene se ti riguardassi ancora qualche giorno
– Dov'è che si mangia? – Chiese lei fingendo di non aver udito le sue parole
– Di sotto – Brontolò lui scuotendo il capo
– Che vuol dire di sotto?
– Vuol dire che al piano di sotto vi sono altre stanze e in una di queste si consumano i pasti
– E allora cosa aspettiamo?
– Salta fuori e seguimi
– Non posso
– Cos'è, hai perso l'appetito?
– Ce l'ho e come, ma non posso scendere nuda. Dove sono i miei abiti?
– Quali abiti? Quello che avevi indosso erano soltanto stracci e sangue!
Lei lo guardò senza replicare
– Oh beh... – Brontolò lui aprendo un cassetto del canterano e lanciandole alcuni indumenti ai piedi del letto.
– Cos'è questa roba? – Chiese lei storcendo la bocca
– Una tuta da lavoro che noi chiamiamo jeans e una maglia di lana. Indossali e potrai scendere
– Io non ho mai indossato queste cose
– Allora è bene che tu sappia che nella vita c'è sempre una prima volta. E poi c'è poco da scegliere o indossi questi oppure scendi in mutande...Cristo santo, ma non hai neppure quelle. Beh, per questa volta dovrai farne a meno
– Lasciamo perdere, ho troppa fame per discutere
– Ottima scelta, – Borbottò lui annuendo – vestiti e scendiamo
– Hai un brutto carattere – borbottò lei
– Tutto il mondo sa che ho un pessimo carattere – Rispose lui avviandosi verso la porta
– Ora dove vai? – Chiese lei
– Me ne torno di sotto a finire la mia minestra
– Anch'io voglio la minestra
– Allora indossa quella roba e seguimi

Lei ebbe un gesto di stizza che frenò subito e regalandogli un sorriso a zero gradi mormorò
– Va bene, mi hai convinto...ho troppa fame
– Visto com'è semplice? Basta far funzionare il cervello...se c'è
– Un accidente! – Brontolò lei credendo di non essere udita
– Cos'hai detto ? Hai bisogno di aiuto?
– Non ho detto di avere bisogno di aiuto, – Ribatté lei – e se vuoi che mi vesta te ne devi andare...ora hai capito?
– Okay, come sua signoria desidera

Con tutta calma Fred raggiunse il camino, vi aggiunse un po' di legna e stava ravvivando le fiamme con le molle quando lei sbottò spazientita
– Te ne vuoi andare o no?
– Me ne vado, me ne vado! E copriti bene, la stanza di sotto è più fredda…hai capito cosa ho detto Sara?
– Chi è Sara? – chiese lei voltandosi a guardare dietro di sé
– E' il tuo nome…– detto ciò girò sui tacchi e sparì oltre la porta.
Segue...


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