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lavoro pubblicato giovedì 7 maggio 2015
ultima lettura giovedì 14 marzo 2019

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La casa nella valle - 1

di Legend. Letto 482 volte. Dallo scaffale Fantasia

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La casa nella valle

Di Pocechini-Cotrozzi

Capitolo 1° - L'uomo e il destino.

A proposito di Federico Demarco, che ho realmente conosciuto nel Vermont e della sua casa in Italia, c’è da riferire che avendo nelle vene sangue Italiano, scelse di seguire il mio esempio, tornando nella nostra Italia, dove tuttavia si collezionò non pochi nemici in paese a causa del suo pessimo carattere.

Era nato in Italia (ma quando tornò dagli USA gli rimase il diminutivo di Fred) in un piccolo paese abbarbicato sugli Appennini Tosco-Emiliano, dove era cresciuto armato di quella educazione onesta e romantica, ma sempre rigorosa, che tanti anni fa si davano ai loro figli, allevandoli uomini forti nel fisico e nello spirito.

Conseguita la maturità classica, seguendo tanti altri connazionali, emigrò negli USA presso una zia, alla ricerca di una possibilità di sopravvivenza, ma considerando che non era il tipo avvezzo a chiedere favori a nessuno, nei suoi primi anni americani dovette rassegnarsi a svolgere i lavori più umili e a stringere la cintura dei pantaloni.

Poi, con un po’ di fortuna e tre anni di studio notturno, che gli permisero di parificare i suoi studi italiani, entrò a far parte del corpo insegnante in una scuola di New York City, dove accumulò notevoli esperienze pedagoteoretiche e psicodidattiche.

Successivamente si trasferì a Richmond in Virginia, quindi in Alabama ed infine a Branson, nel Missouri.

Non trovò mai il tempo per prendere moglie, ma gli rimase il rimpianto di non aver potuto riversare su di un figlio tutto l’amore di uomo giusto e sensibile.

All’età di quarantatre anni, (Periodo in cui insegnava nel liceo di Branson) una serie di vicissitudini che lo provarono nel morale e una lunga malattia polmonare, lo costrinsero ad abbandonare l’insegnamento e tutto ciò che gli era più caro.

Anche in quella occasione non volle favori, preferendo tornarsene in Italia, dove sperava di ritrovare la serenità perduta e coltivare la voglia di vivere.

Tornò intorno al 1935 e ritrovò intatta la piccola casa che l'aveva visto nascere. Per la verità neppure nella sua Toscana gli fu data la possibilità d’insegnare, ma ormai era stanco di bighellonare e siccome scoprì d’essere sempre stato innamorato di quei luoghi, accettò di trasformarsi in contadino come fu suo padre, e quella casa tornò ad essere la sua, la casa che per anni aveva sognato per sé e per la sua famiglia.

PROLOGO:

Fu pressappoco in quegli anni che rinvenne, sulla sua proprietà, il corpo abbandonato di una bambina, apparentemente di non oltre i nove anni di età, ormai più morta che viva per le bastonature ricevute.

Egli la raccolse, la portò nella sua casa, la curò e infine dopo alcuni mesi la rimise in piedi. Lei gli raccontò di essere stata abbandonata da una comunità di nomadi e di non sapere chi né dove fosse la sua famiglia.

A quel punto, dopo qualche ricerca, decise di tenerla con se iniziando il suo recupero emozionale, fino a che…

Quell’insieme di pietre, calce, legno e calore umano, ebbero una parte così importante nella formazione di Sara, (la bambina, che aveva raccolta quasi in fin di vita) da meritare una breve descrizione.

La casa, costruita da suo padre era interamente in pietra e a buon diritto poteva vantarsi d’essere tra le più grandi e solide della valle.

In epoche precedenti l’esterno era stato rivestito di larghe doghe di legno curiosamente verniciate di un bel colore rosso cupo e in contrapposizione a quella tinta così viva, tutti gli infissi erano stati dipinti di bianco e contornati da una larga banda dello stesso colore, ma se qualcuno fosse tentato di credere che l’accostamento di due colori così decisi e carichi di significato, potessero aver conferito alla casa un aspetto bizzarro si sbaglia di grosso, poiché non soltanto riuscivano a collocare armoniosamente la severa linea architettonica nella natura che la circondava, ma sapevano ispirare sentimenti così profondi da turbare l’animo di chiunque si trovasse a passare da quelle parti.

E se si aveva la fortuna di ammirarla in autunno, quando sembrava divenire un tutt’uno con grandi alberi che la circondavano, o in primavera, nel verde che dominava la scena, si aveva l’immediata impressione d’essere penetrati in uno spazio in cui il bello era la normalità e il normale era un insolito sentimento d’amore.

Alla casa si accedeva attraversando un piccolo orto racchiuso da una bassa staccionata, sul fondo del quale alcuni gradini in pietra scura immettevano su di un ampia veranda sulla quale si aprivano due porte.

Dalla porta di sinistra (la più piccina) si aveva accesso in un’ampia cucina, mentre la più grande immetteva in una vasta sala al cui centro signoreggiava un imponente tavola di legno grezzo.

Sembra impossibile, ma in chiunque varcasse quella porta, quella stanza suscitava sentimenti d’incredulità e stupore; e non tanto per una strana luminosità che sembrava scaturire dalle pareti su cui erano appesi dipinti, ma per la grande scala che conduceva al piano superiore.

Infine, sull’angolo più lontano, due poltroncine fronteggiavano un sontuoso camino in pietra scura.

Il piano terreno era completato da un secondo locale utilizzato come dispensa e da una terza stanza, attigua alla parete del camino, nella quale erano stati collocati i servizi e una grande vasca in legno.

Al piano superiore, su di un vano squadrato, vi erano alloggiate tre camere da letto, delle quali una disposta sul lato destro (riservata agli ospiti) e due sul lato sinistro. Sulla parete di fondo, ovvero quella che divideva la struttura abitativa dal granaio (utilizzato come fienile e rimessa per un trattore, un carro a quattro ruote e un vecchio furgone) era ancora visibile l’arco di una porta, ormai sbarrata, che in passato doveva aver permesso l’accesso al corpo posteriore della casa. Inoltre, sullo stesso vano, utilizzando una scala retrattile, ma così ben nascosta da doverne conoscere l’esistenza per poterla utilizzare, si poteva accedere ad un ampio sotto tetto.

Detto ciò non si può mancare di descrivere una inconsueta caratteristica che in qualche modo rendeva dipendenti l’una dall’altra le due stanze attigue, ovvero un piccolo camino che, collocato sulla parete che divideva le due stanze, sembrava essersi assunto l’arduo ufficio di riscaldare sia l’una che l’altra.

Sul retro della casa vi era l’altra struttura il cui piano terra era utilizzato come stalla per i tre cavalli, dieci mucche da latte, alcuni vitelli, tacchini, galline e conigli, mentre il piano superiore, sebbene vi fossero state ricavate alcune stanze, era inutilizzato a causa di quella porta sbarrata al primo piano della struttura abitativa.

Il resto della proprietà comprendeva, al di qua e al di là di una piccola collina che fronteggiava la casa, qualche centinaio di metri di buona terra in gran parte dissodata e coltivata.

I primi scontri tra Fred e Sara (lui ormai la chiamava con quel nomignolo che aveva sognato di dare ad una sua eventuale figlia) non promisero nulla di buono, soltanto nella prima settimana se ne contarono almeno una dozzina…e forse, il pover'uomo dovette pensare che fosse proprio quello il motivo per il quale qualcuno aveva tentato di sbarazzarsi della ragazza.

Ma la cosa sorprendente fu che, dopo i primi rumorosissimi litigi, improvvisamente in quei due esseri scattò qualcosa che li costrinse ad abbassare gli schermi e da allora, pian piano, la strada iniziò ad essere meno ardua.

Nei primitivi progetti, Fred, essendo a conoscenza del suo pessimo carattere e della crudele predisposizione di Sara, avrebbe desiderato iniziare le ricerche dei parenti di lei, ma quando riscontrò quei piccoli e incoraggianti risultati, mise in disparte quel progetto lasciando che fosse la vita stessa a decidere.

Indubbiamente quella scelta somigliò più ad una scommessa persa che al colore della speranza, ma fu adottata in quanto rappresentava l’unica alternativa valida per un uomo che non lasciava morire nessuna creatura della Terra.

Segue...



Commenti

pubblicato il giovedì 7 maggio 2015
zero1in2condotta, ha scritto: Letto il primo capitolo possiamo dire che è iniziata l'avventura di Fred e Sara et... Noi, direi che è il DESTINO ad iniziare uno dei sensi della Vita, con dei protagonisti... fra loro sconosciuti, ma... già, forse certi Sentimenti scelgono chi deve possederli... per ESSERE essi stessi.
pubblicato il giovedì 7 maggio 2015
Legend, ha scritto: Ma come fa uno zeroincondotta ad avere di questi pensieri?

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