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lavoro pubblicato giovedì 7 maggio 2015
ultima lettura mercoledì 20 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La casa nella valle - Prologo

di Legend. Letto 500 volte. Dallo scaffale Fantasia

Prefazione Ma chi è in realtà Sara? Una bambina aliena o il prototipo del futuro? Gli Autori hanno voluto identificare in questa bambina un sogno futurista, nel quale ogni essere nascente sarà dotato di capacità intellettive di comprensione del l..

La casa nella valle

di Pocechini-Cotrozzi

Prefazione

Ma chi è in realtà Sara?

Una bambina aliena o il prototipo del futuro?



Gli Autori hanno voluto identificare in questa bambina un sogno futurista, nel quale ogni essere nascente sarà dotato di capacità intellettive di comprensione del linguaggio dell’adulto, tuttavia sempre nel rispetto delle proprie caratteristiche individuali.

Sarà il trionfo della comunicazione al di là dell’istinto, il quale – semmai – sarà oggetto di “educazione” ma non assoggettabile se non per libera scelta.

Come dire: Il senso del “perché” sarà sempre seguito dalla domanda/risposta.

Ciò, per significare che non sarà contrastante il comportamento della protagonista-bambina, la quale puo’ apparire assurda, se non addirittura geniale, diversa, per la sua età.

Qui, è bene precisare che di tale diversità ad esserne coinvolti, adeguati, saranno gli animali, come avveniva nell’origine fra la specie umana e quella animale.

Non era fantascienza, fino all’altro ieri, il “bosone di Dio”?

Ha detto Paolo di Tarso: niente è stato creato per essere mistero!

Non è stato accertato che abbiamo appena consumato un terzo del cervello…

Perché vediamo in Sara il prototipo del futuro: la scienza ha sintetizzato che il cervello della “donna” ha più prerogative dell’”uomo”.

***

Seguendo un rituale che si ripeteva ogni mattina, nell'istante stesso in cui usciva dal sonno, con il capo sempre rivolto verso la porta e prima ancora d'aver visto di quale colore fosse il cielo, lei già sapeva che tempo fosse.

A dirglielo erano i rumori che le giungevano attraverso la finestra, che a volte, affievoliti dall'umidità della notte, lasciavano presagire una giornata uggiosa accompagnata da qualche acquazzone. Altre volte, invece, risuonando secchi come il vibrar di canne, le era facile dedurre che fosse una giornata radiosa.

Generalmente, subito dopo aver stabilito quale giornata dovesse aspettarsi, iniziava una particolare ginnastica fatta di stiracchiamenti di braccia e di gambe verso l'alto e di un susseguirsi di gorgoglii gutturali, seguiti sempre dal definitivo risveglio fatto di grida e richiami ora diretti a Fred ad Amelia e ora al suo gatto al quale aveva affibbiato il nome di Soffio.

Di quel figlio d'un gatto si poteva dire di tutto tranne che non fosse il più originale e anticonformista animale del pianeta e a pensarci bene non poteva che essere così, visto che a far parte del quotidiano di Sara era ammessa un'unica ed esclusiva categoria.

Per evitare che si possa pensare a chissà quale diavoleria, è bene puntualizzare che in verità si trattava di esseri perfettamente in linea con l'ortodossia terrestre, con la sola eccezione dei cacciatori.

Oddio! Non che a loro mancassero quegli attributi, era semplicemente che a lei non garbavano gli uomini che se ne andavano in giro sparando a tutto ciò che si muoveva.

Per quanto riguarda quell'accidente di gatto, benché non differisse nell'aspetto dagli altri della sua specie, è bene precisare che era in possesso di un attributo che somigliava stranamente ad un sentimento umano, era scontroso.

Impossibile direte voi, i gatti non possono sdegnarsi. Ebbene sbagliate, poiché quello era il gatto più autonomo e più alieno ad ogni smanceria di questo pianeta.

Non che desse particolare disturbo, anzi, era vero il contrario, quand'era in casa e questo si verificava soltanto se lei era presente, si comportava nella maniera più riservata possibile; non saltava sulla tavola e né sulle poltrone, non sporcava e si accostava al cibo soltanto se gli veniva espressamente posto nella sua ciotola accanto il camino (luogo che divenne immediatamente il suo domicilio privato). Quand'era in casa il gatto sembrava un essere invisibile, ma se per fatalità qualcuno si accostava più di tanto alla sua cuccia (animale o essere umano per lui non faceva alcuna differenza), prima sollevava la testa squadrando l'intruso con quei suoi grandi occhi gialli, dopo di che si esibiva in una serie infinita di eloquenti soffiate.

Sia chiaro che quel singolare atteggiamento era riservato a chiunque, esclusa Sara, beninteso.

Per quanto riguarda l'atteggiamento che invece assunse nei confronti degli altri due componenti della famiglia, ossia Fred ed Amelia, è bene precisare che a loro riservò un trattamento privilegiato; ovvero li ignorava semplicemente e vi assicuro che era già un bel vantaggio.

Sin da quando Sara lo prese in casa, tra loro nacque un rapporto assolutamente singolare e benché egli evitasse di proposito ogni socializzazione con il resto del mondo, con lei si trasformava nel gatto più giocherellone, pazzo e affettuoso del pianeta.

Nei suoi confronti Sara poteva permettersi qualsiasi libertà senza che egli se ne adombrasse e le pochissime persone che ebbero la fortuna di osservarli nei loro giochi, dovettero necessariamente credere che tra quei due esseri doveva esistere una specie di linguaggio antichissimo e ricercato.

Infatti, quello che maggiormente sapeva sorprendere, era il loro modo di comunicare attraverso sguardi, mosse, suoni e soltanto dio sa cos'altro.

Tra loro esisteva un'intesa che sembrava trascendere da ciò che può essere il normale e sincero rapporto che si sviluppa tra un bambino e un animale. Loro si adoravano coscientemente e quando Sara era in giro per la valle o nei campi a lavorare, si poteva esser certi che anche quella macchia nera era nelle vicinanze. In poche parole non si lasciavano mai.

A volte mangiavano nello stesso piatto, (Questo per la verità faceva inferocire sia Fred che Amelia) e ogni notte, dopo che quel furfante si era accertato che i brontoloni dormissero, in silenzio lasciava la sua cesta per saltare sul letto di Sara a terminare il riposo sui piedi di lei, per poi tornare nella sua cesta non appena sentiva rumori provenire dalla stanza dei brontoloni.

Per non parlare poi di cosa accadeva nei campi. (Quella era la stranezza che sapeva suscitare stupore in chiunque) Era semplicemente inconcepibile osservare quel gomitolo di peli neri dormire placidamente sul sedile traballante del trattore tra un inferno di rumori e polvere e svegliarsi, per seguirla, non appena lei spegneva il motore.

A memoria d'uomo non si era mai visto un gatto giocare con i puma o con gli orsi senza alcun timore e non era neppure insolito vederlo, pieno di se, riportare nel nido, serrandolo delicatamente tra le mascelle, qualche pulcino d'uccello caduto accidentalmente dall'alto.

Ormai chiunque era in grado di scorgere negli occhi di lei quella fiamma, libera di ogni preconcetto, che lentamente la stava mutando in un essere eccezionale.

Una delle caratteristiche più evidenti della nuova Sara era certamente la sfrenata allegria. Quel sentimento, che sapeva manifestare in ogni istante delle sue giornate, finì per contagiare ogni essere che entrò a far parte della sua vita, compreso quel vecchio ceppo di Fred, il quale, convinto di non essere più capace di ardere a nessun fuoco, poco alla volta perse del tutto la sua austerità divenendo sempre più simile a lei.

Con lei accanto riscoprì quella parte di se che da molti anni aveva definitivamente sepolto e vivere quel rapporto così intenso e pieno di calore che Sara gli riservava in ogni istante, fu per lui come subire un terremoto.

Le continue manifestazioni d'affetto che Sara gli riservava non soltanto lo stordivano impegnandolo emotivamente più di quanto non avesse mai potuto immaginare, ma finirono con il renderlo del tutto dipendente, tanto che se lei aveva un'ora di luna storta anche lui diveniva intrattabile.

E se la metamorfosi di Sara era in gran parte dovuta a ciò che egli aveva saputo darle/insegnarle, come l'esuberanza, la rumorosa allegria, la voglia di vivere e soprattutto le attenzioni che lei gli riservava, furono responsabili del suo trasformarsi in un uomo completamente nuovo.

Ma non fu soltanto l'allegria ad entrare nella vita di quel pulcino, poiché giorno dopo giorno acquistò disponibilità, tolleranza, pazienza e una tale capacità di sopportazione da giungere a considerare, con animo sereno, ogni tipo di avversità.

Immersa/immedesimata in quella campagna, accanto al suo gatto e a Amelia, anche l'angoscia per il dolore del ricordo del male che le era stato fatto lentamente si tramutò in una forma di fermezza morale e di sereno coraggio. Mai in trauma irreversibile.

Bastava una nonnulla per renderla felice; a volte era sufficiente un sorriso dei due brontoloni, ma ciò che maggiormente sapeva rallegrarla, era quella che lei aveva preso a chiamare “la casa nella mia valle”. Pertanto tutto ciò che la circondava.

Di quella valle e dei suoi abitanti se ne innamorò a tal punto che ben presto ne assimilò i suoni e i profumi, ed ogni corso d'acqua e i percorsi di ogni animale divennero parte cosciente di lei.

In quegli anni, senza dubbio sollecitati dalle tante storie che ogni sera Fred e sempre più spesso Amelia le raccontavano, fiorirono in lei un'infinità di nuovi interessi e fu proprio utilizzando gli occhi della fantasia se riuscì a creare nella sua mente il suo ambiente paradisiaco.

Quando aveva briciole di tempo libero lo impiegava confondendosi a tal punto con i colori della valle, che finiva sempre per sembrarle la cosa più bella dell'universo.

Sara amava gli animali di un amore viscerale. Con loro aveva un rapporto assai difficile da interpretare, non era solo istinto, ma coscienza.

Un sera, ad un cacciatore che in alcuni periodi dell'anno faceva sosta nella loro casa per trascorrervi la notte, chiese quale fosse il motivo della caccia.

– Non ve n'è – rispose lui ridendo – La caccia è qualcosa che appartiene alla natura stessa dell'uomo. È stata la capacità di procuraci il cibo a consentire all'uomo di evolversi in quello che ora siamo

– Capisco, – Rispose annuendo Sara

Dopo aver riso chiassosamente il cacciatore rivolse uno sguardo a Fred, ma notando il suo disinteresse ironicamente rispose che certe faccende non potevano essere comprese da una bambina della sua età.

Sara gli lanciò uno sguardo che fece gelare il sangue nelle vene di Fred e dopo avergli regalato uno dei suoi sorrisi, con un tono di voce che lasciava molto poco all'immaginazione, rispose:

– È vero, sono molto giovane, ma non è necessario essere adulti per comprendere alcuni aspetti della vita dell'uomo. Sono così evidenti che perfino i giovani come me sono in grado di coglierli. Mio padre, indicò Fred, mi ha insegnato che l'età dell'uomo non si misura con il tempo che trascorre a lavorare o a dormire, ma con la quantità di rispetto che riserva alle specie meno dotate di intelletto...

Non sapendo se ridere o scusarsi Fred si limitò a fingere di non aver udito, ma era ben visibile sul suo volto l'espressione dichiarata di tutto il suo orgoglio.

Da oltre un mese avevano deciso di fare una gita a cavallo fin sul Monte Cotrozzi (di quella località Fred gliene aveva parlato con tanta enfasi da accendere in lei una tale curiosità da farle superare anche l'angoscia che la prendeva ogni volta che si trovava al cospetto di qualcosa che non conosceva), e una mattina di Maggio si sentì svegliare da qualcuno che lo tirava per i piedi e quando riuscì a connettere e ad aprire gli occhi se la trovarono ai piedi del letto bella e pronta per intraprendere la cavalcata.

– Fate attenzione che quella bestiola non si perda – Urlò Amelia – e tornate tutti d'un pezzo!

Indubbiamente se Sara era ormai capace ad accendersi in tanti entusiasmi, Fred era altrettanto bravo a spengerli. E per quanto disperatamente ella cercava di accelerare la cavalcata, soltanto nelle prime ore del pomeriggio, dopo aver rifornito di viveri le sacche delle selle e atteso che Fred terminasse di prepararsi, riuscì a saltare in groppa al cavallo.

Si era appena sistemata in sella che Soffio lasciò le sue braccia per scomparire sul retro della casa. Sorpresa da quell'insolito comportamento stava per scendere di sella quando il gatto si mostrò sul tetto della rimessa.

– Scendi di li. – Gli gridò lei – Non pretenderai che salga fin lassùPer tutta risposta Soffio si arrotolò sulle tegole disinteressandosi di lei

– Lascialo in pace. – suggerì Fred – Se vorrà seguirci lo farà

– Ma non posso lasciarlo. – Ribatté lei – Deve avere qualcosa che non va

– Saranno i primi sintomi della sua pazzia

– Non dire scemenze, lui non è pazzo

– Allora sarà innamorato, il che è la stessa cosa – Rispose salendo in sella

– Credi sia possibile? – Chiese lei dopo un attimo di silenzioso imbarazzo

– E che ne so! Non sono io a dormirci assieme

– Giuro che quando torno lo strangolo – replicò, scuotendo il capo.


Questa è Sara



Commenti

pubblicato il giovedì 7 maggio 2015
zero1in2condotta, ha scritto: "Questa è Sara"... No, questo è il racconto d'un uomo, reale, che andando alla ricerca d'una terra ideale per viverci, torna in quella dove è nato e... incontra, al limite del bosco una creatura "Sara", che sta morendo. Anche lei ha scelto la stessa terra dell'uomo per conoscere l'Uomo del pianeta Terra? Un lungo racconto, è vero, ma in ogni pagina c'è la miscela del sogno e la spinta per realizzarlo.
pubblicato il giovedì 7 maggio 2015
Legend, ha scritto: Tutto vero!

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