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lavoro pubblicato giovedì 7 maggio 2015
ultima lettura mercoledì 28 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

I miei inverni

di Legend. Letto 568 volte. Dallo scaffale Poesia

I miei inverni... ...nascevano in silenzio, un giorno dopo l'altro, e mentre attorno tutto si assopiva io vivevo intimamente il suo arrivare. Dapprima era l'aria a perdere il tepore, poi il mattino che tardava a farsi chiaro, gli echi della..

I miei inverni...



...nascevano in silenzio,
un giorno dopo l'altro
e mentre attorno tutto si assopiva
io vivevo intimamente il suo arrivare.

Dapprima era l'aria a perdere il tepore,
poi il mattino che tardava a farsi chiaro,
gli echi della valle che smarrivano il vigore
e le sere che invitavano al riparo.

In cielo a volte si accendeva un lampo,
oppure sulle cime brontolava un tuono.
Due gocce d'acqua,
poi qualche temporale
e alla sera sempre un po' di vento.

Ma quando lui arrivava
guidando il carro bianco,
il cielo si ovattava,
come se il mondo intero volesse riposare.
Poi, silenziosa come una farfalla,
mamma neve ammantava la mia valle.

Quella era l'ora degli addii ai campi riarsi al sole,
agli aceri infuocati,
alle mie corse folli,
ai canti a viva voce,
ai giochi nella valle
alle canottiere rosa
e alla mia compagna orsa.

Vivevo un mondo nuovo
in cui la vita un po' cambiava.
E se nei campi ci s'andava tardi,
non c'era un'ora sola,
dell'intero giorno,
che non avessi qualcosa da ultimare.

All'alba nella stalla ad accudire gli animali
e mungere le vacche,
poi fuori a tagliar legna,
o nel fienile a sistemar le balle.

Riparare gli steccati
o rinforzare i tetti,
gli animali lungo i pascoli
e poi rifare i letti.

Riordinare un po' le stanze,
il bucato,
il pane da infornare,
preparare da mangiare.

Senza dire delle serre,
dove c'era da estirpare,
trapiantare, raccogliere,
pulire ed irrigare.

Pomeriggio rammendavo
i miei maglioni,
i calzini,
i pantaloni e le camice di mio padre.

A volte le stiravo recitando poesie
e a volte
(mi vergogno a confessarlo)
sognando d'essere Giulietta.

Nei giorni in cui la neve non dava moto al passo
perfino piatti nuovi
provavo ad inventare.
Provavo e riprovavo,
però la zuppa non cambiava.

Mondo nuovo in cui tutto un po' mutava,
io,
mia madre...
la valle,
mio padre.

L'aria si mondava,
la terra irrobustiva,
il cuore si quietava
e lo spirito volava.

Anche la casa mutava nell'aspetto
e il suo bel colore
si esaltava più che mai
nel bianco della neve.

E lei,
sentendosi più usata,
grata,
per quel sentirsi amata,
ci fasciava donandoci calore.

Gli aromi dell'estate
restavano in soffitta,
raccolti fra pannocchie, mele,
grosse zucche appese
e mazzi di spighetta nei bauli.

Non più fraschette di lavanda,
muschio o biancospino rallegravano la casa,
allora dominava l'odore del camino,
inconfondibile, pesante, ma fortemente vivo.

Il fumo della griglia
inzaccherava i muri,
i mobili,
i vestiti...
ed anche un po' di sopra se ne sentiva traccia.

Poi,
a sera,
nei momenti miei,
cedevo alla lettura
e alle chiacchiere infinite con mio padre.

Non si usciva,
(ma chi ne aveva voglia!)
ce ne stavamo in casa
davanti il fuoco del camino.

Lui,
mio padre,
fingendo una lettura
a volte dormicchiava mordendo la sua pipa,
ed io,
distesa in terra con un libro in petto,
sognavo i miei tramonti,
i cieli colorati,
Brontolo, Pinocchio e Rikki-Tikki-Tavi.

Indimenticabili sere degli inverni miei,
com'era dolce udire le faville schioccare nel camino
mentre le inseguivo su,
nell'antro,
verso il cielo,
smaniosa di volare in loro compagnia.

Quanto silenzio,
quanta pace,
quanto amore,
quanto lavoro...
...ma che gioia vivervi,
inverni miei!


1992 da "La Valle Incantata"


Commenti

pubblicato il giovedì 7 maggio 2015
zero1in2condotta, ha scritto: Mon Dieu. Legend è un uomo, come può immedesimarsi così in una donna e scrivere d'un mondo interiore che... sì, solo una donna sa "vedere" e vivere. RIVERISCO
pubblicato il giovedì 7 maggio 2015
Legend, ha scritto: Ciao grazie per il commento...Non è difficile sai? Basta avere l'età giusta e amare la vita che ci circonda...incluse le donne...ahahah
pubblicato il giovedì 7 maggio 2015
cri52, ha scritto: Ecco dove erano finiti i miei inverni, con alcuni distinguo, certamente... ma parlo delle sensazioni di purezza, di pace, di una famiglia che si amava lavorando e accettando la natura con i suoi cicli imperturbabili, come accade per la vita dell'uomo. Sono versi dai sentimenti puri e candidi come la tua neve. Non mi stancherei mai di leggerla: mi riporta sensazioni che sembravano perdute per sempre e grazie per averle "incastonate" anche per chi forse non sa... niente si perde se c'è sempre qualcuno a ricordare. Grazie!

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