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lavoro pubblicato lunedì 4 maggio 2015
ultima lettura domenica 17 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il caos ristabilito

di MelanyF. Letto 570 volte. Dallo scaffale Sogni

Camminava a passo svelto, controllando continuamente l’orologio: la paura di non arrivare puntuale all’appuntamento aveva preso il controllo di ogni suo muscolo. Elena aveva avuto la pessima idea di dormire da Daniel la sera prima, spe.....

Camminava a passo svelto, controllando continuamente l’orologio: la paura di non arrivare puntuale all’appuntamento aveva preso il controllo di ogni suo muscolo. Elena aveva avuto la pessima idea di dormire da Daniel la sera prima, sperando di farsi convincere che il giorno successivo sarebbe davvero andato tutto bene. Avevano bevuto un paio di birre, ordinato una pizza a domicilio ed erano andati a letto prima di mezzanotte. Contando anche il sesso e le coccole post orgasmo si erano addormentati attorno all’una, un buon orario tutto sommato. Elena d’altronde non dormiva mai molto, stava sempre sveglia fino a tardi a leggere riviste scientifiche o cercando nuove band a cui appassionarsi, quindi dormire sei ore le era più che sufficiente. Non aveva alcun bisogno di dormire mezz’ora in più, quella maledetta mezz’ora che l’aveva fatta uscire da casa nel momento in cui il traffico di Milano non le avrebbe dato scampo, quella mezz’ora preziosa rubata dalla sveglia con le batterie scariche di Daniel. Chiudendo il portone si ripromise di tirargliela in testa una volta tornata.

Il piano che prevedeva l’utilizzo dell’auto per presentarsi all’incontro senza avere i capelli impregnati di fumo e altri simpatici odori tipici della frenesia cittadina, era fallito. Ormai era su una scala mobile della metropolitana e riusciva a malapena a trattenersi dall’insultare le persone che se ne stavano in mezzo e non la lasciavano correre verso il treno. Con non poca fatica riuscì ad entrare e a sistemarsi in un angolo; odiava con tutta se stessa l’affollamento dei mezzi pubblici. A dirla tutta, odiava la confusione in generale.

Fin da bambina non aveva mai dato problemi in casa: dopo aver giocato con bambole e servizi da the in miniatura rimetteva scrupolosamente ogni cosa al suo posto. Al liceo i suoi appunti, ordinati e precisi, erano desiderati da tutta la classe e i professori non mancavano di complimentarsi per la grafia dopo aver corretto i compiti. Naturalmente portata a studiare materie scientifiche, si era laureata con 110 e lode alla facoltà di Fisica di Pisa e stava frequentando con successo la specializzazione nell’ambito delle particelle elementari lì a Milano. La sua mente sembrava trovare estremamente chiaro, quasi semplice, ciò che per altri era incomprensibile e detestabile, ma non per questo si dava arie di superiorità. Anzi, Elena aveva un buon carattere, era gentile e disponibile con tutti, chi usciva con lei aveva a che fare con una ragazza solare e buona.

Purtroppo però a frequentarla non erano in molti. A causa dell’indole introversa, la sua cerchia di amici era ridotta a tre persone che conosceva da anni e non sembrava essere prossima ad allargarsi. Ma questo, incredibilmente, non costituiva un problema per lei. Elena era il tipo di ragazza che non si sentiva a disagio nel restare da sola durante le pause tra una lezione e l’altra, una ragazza che non provava imbarazzo alcuno nel pranzare in un cantuccio davanti alla biblioteca, con il pasto portato da casa, come se fosse stata dimenticata dal resto del mondo. Vista da fuori, poi, non era affatto male: piuttosto alta, un corpo esile, capelli di un castano chiarissimo. Aveva uno stile tutto suo nel vestire, se si può definire stile il mettersi addosso le prime cose a portata di mano.

Quella mattina però era diversa. Indossava un vestito nero sbracciato, scarpe lucide con un po’ di tacco e sopra una giacca rossa. Sulla spalla, la borsa decisamente datata e dall’aria vissuta con dentro i documenti.

Avrebbe incontrato un ingegnere che lavorava al CERN, interessato a investire sul suo futuro e che avrebbe potuto darle la possibilità di far parte dei progetti più all’avanguardia in assoluto. Elena era nervosa, non riusciva a concentrarsi, né a calmarsi, quasi le mancava l’aria. Uscita dalla metro alla quarta fermata per cambiare linea poté avere qualche attimo di calma. Ma durò poco.

“Ciao!” Due occhi verdi, così accesi da sembrare un trucco di Photoshop, le si erano appena piazzati davanti. Adesso l’aria le mancava sul serio.

“Hai un fazzoletto? Scusa, sono raffreddato e ho dimenticato il pacchetto a casa. Lo so, sono un idiota, ma ora ho il naso che cola come un rubinetto lasciato aperto, rendo l’idea?! Ok, ok, da come mi stai guardando direi che l’idea l’ho resa eccome. Effettivamente come immagine fa un po’ schifo, ma ti prego, se hai un fazzoletto, è il momento di tirarlo fuori!”

Elena era rimasta intontita da quelle parole pronunciate così velocemente. Lui non le sembrava reale. Alto, capelli neri, aria un po’ scapestrata di chi non sa dove sarà la mattina dopo. Ed era lì, di fronte a lei, in attesa, con lo sguardo che incominciava a trasformarsi in un punto interrogativo.

“Ah.. ehm.. sì!” Fu il massimo che riuscì a dire. Con movimenti insolitamente maldestri, come se non ricordasse che i fazzoletti erano sempre nella tasca esterna pronti all’evenienza, prese il pacchetto e gliene diede uno.

“Oh, per fortuna! Grazie, grazie, grazie!” e iniziò a soffiarsi il naso rumorosamente. Guardandolo, Elena notò tanti particolari: una piccola freccia d’argento gli attraversava il lobo sinistro, scarpe sporche, forse addirittura bucate, la borsa con i libri praticamente aperta e la t-shirt dei Nirvana che sbucava dalla giacca. Non una t-shirt qualunque, era come la sua!, comprata dopo aver passato il primo esame. Quello, quello fu il tassello che completava il puzzle, e non uno sciocco puzzle da bambini, ma uno di quei puzzle da 3000 pezzi che una volta finiti sembrano dipinti meravigliosi. Avvicinò la mano che teneva il pacchetto e glielo mise davanti. Probabilmente aveva tutta l’aria di una persona disturbata mentalmente e forse si potrebbe dire che lo era per davvero in quel momento. La logica, il raziocinio, l’ordine. Tutto sparito, come se non fosse mai esistito. Sentiva la sua testa completamente vuota, leggera e pesante nello stesso tempo, ma vuota.

“Uh, sei proprio gentile. Mi hai salvato!” Si mise il pacchetto in tasca, le prese la mano e la baciò. Elena non ebbe il tempo di dire o fare nulla e probabilmente anche se l’avesse avuto non avrebbe fatto niente comunque. Lui era già entrato su un altro treno, urlandole un “Grazie ancora!” con un disarmante sorriso.

Elena era rimasta lì, ferma, in quella stazione, per un tempo che le sembrò illimitato. Non poteva ancora saperlo, ma era rinata. Lì l’ordine che la natura aveva prestabilito era stato scosso violentemente e, anche se non era riuscita a trattenerne l’artefice, il caos della vita aveva appena messo i suoi semi.

E lei, segretamente, non vedeva l’ora di vederlo germogliare.



Commenti

pubblicato il giovedì 21 maggio 2015
zero1in2condotta, ha scritto: Cercato e goduto all'A alla Zeta. " Elena era rimasta lì, ferma, in quella stazione, per un tempo che le sembrò illimitato. Non poteva ancora saperlo, ma era rinata. Lì l'ordine che la natura aveva prestabilito era stato scosso violentemente e, anche se non era riuscita a trattenerne l'artefice, il caos della vita aveva appena messo i suoi semi. E lei, segretamente, non vedeva l'ora di vederlo germogliare." Sei brava davvero. RIVERISCO
pubblicato il giovedì 21 maggio 2015
MelanyF, ha scritto: Mi tolgo il cappello e faccio l'inchino :) Grazie, fa veramente molto piacere vedere qualche commento positivo!

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