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lavoro pubblicato sabato 2 maggio 2015
ultima lettura sabato 10 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Una storia fantastica - 6

di Legend. Letto 391 volte. Dallo scaffale Fantasia

Una storia fantastica - 6 Il giorno successivo, poco prima di mezzogiorno fecero il loro ingresso nell'atrio dell'ospedale. Entrando Crys si irrigidì e non appena all'interno del vasto atrio, mentre si guardava attorno sgomenta, Mary si recò ad in..

Una storia fantastica - 6


Il giorno successivo, poco prima di mezzogiorno fecero il loro ingresso nell'atrio dell'ospedale.
Entrando Crys si irrigidì e non appena all'interno del vasto atrio, mentre si guardava attorno sgomenta, Mary si recò ad informarsi come rintracciare Victoria.
In un lampo il doloroso ricordo di una notte lontana nel tempo la colpì con la violenza di un maglio e lei, incapace di dominare quella valanga di emozioni, si rifugiò in un angolo singhiozzando sommessamente.
D'un tratto sentì una mano sfiorarle le spalle e una voce domandarle
– Ehi pulcino, cosa fai, piangi?
Riconoscendo la voce di Victoria Crys si voltò restando con il volto basso
– Non è nulla – Rispose lei tentando di asciugare le lacrime con il dorso della mano
– Fatti guardare – Sussurrò Victoria sollevandole il volto con una mano – Cosa sono queste lacrime? Tu non puoi permetterti di abbassare gli occhi, altrimenti il nostro misero sole non saprebbe dove prendere la forza per illuminare questo triste mondo
– Perché mi hai chiamata con quel nome? – Domandò Crys soffiandosi il naso
– Pulcino? Oddio non lo so! È venuto fuori da se. Forse ti ha ricordato qualcun altro?
Crys annuì.
– Tuo padre?
Annuì ancora asciugandosi gli occhi.
– Dev'essere stato proprio un buon papà se ha saputo scegliere un così bel nomignolo. Ti manca molto, vero?
Crys la guardò con le labbra tremanti senza rispondere
– Mi dispiace – Proseguì Victoria – non volevo rattristarti
– Non è nulla, ora passa
– Un giorno, quando sentirai di poterlo fare, mi piacerebbe se mi parlassi di lui
– Okay, te lo prometto
– Nel frattempo credi che anche questa povera vecchietta possa usare quel nomignolo?
Crys annuì senza rispondere
– Ti ringrazio, ed ora se vuoi rendermi felice asciuga quegli occhioni e seguimi
– Dove?
– Sta tranquilla non ti rapirò, anche se ne avrei una gran voglia, ma debbo completare il giro delle visite e vorrei che tu venissi con me. Tua madre dov'è finita?
– Non lo so, era qui con me. Vuoi che la cerchi?
– Non fa nulla, tra pochi minuti saremo di ritorno, andiamo?
– Aspetta
– Cosa c'è?
– Ho paura
– Vuoi sapere una cosa? Anch'io ne ho tanta
– Tu? E di cosa puoi aver paura?
– Oh non farti confondere dalla mia sicurezza, dietro questo scudo c'è un abisso di angosce
– Non lo credo. Tu sei forte, non puoi averne
– Sapessi quanto ti sbagli. Ogni volta che metto piede in ospedale scopro d'essere soltanto una povera donna
– Non tu – Sussurrò Crys
– Certo che fare di queste ammissioni non significa esattamente dare di se un'immagine perfetta, ma che tu lo creda o no è la sacrosanta verità. Ogni volta è come il primo giorno che entrai in quest’atrio con in tasca la mia laurea. Quella mattina mi tremavano così tanto le ginocchia da non riuscire a stare in piedi. Avrei tanto desiderato avere accanto qualcuno che mi stringesse la mano, ma non avevo nessuno a cui chiedere aiuto
Crys sollevò un braccio offrendole la mano
– Vuoi stringere la mia? – Mormorò con un filo di voce Crys
Victoria esitò un attimo poi le prese la mano tra le sue
– Si… – Sussurrò – ne avevo un gran bisogno
– Va meglio ora? – Domandò Crys
– Molto meglio e a te?
Crys annuì tirando su col naso.
– Okay! Allora facciamoci coraggio

Sempre stringendo la mano di Victoria Crys la seguì in un viaggio che la sprofondò in un baratro di angoscia. Avvinghiata al suo braccio sentì il cuore stringersi e soffrire ogni volta che superava un letto nel quale un essere umano giaceva nel dolore.
Durante quell'interminabile tragitto ebbe modo di scoprire come quella vecchia signorina un po' pazza intendesse la missione del medico.
Non le sfuggì nulla; seppe assaporare la dolcezza e la serenità con la quale confortava i suoi amici, (Così amava definire i suoi pazienti) l'allegria con la quale a volte riusciva ad accendere volti stanchi e non le fu difficile percepire il profondo affetto che la legava a loro, ma quando raggiunsero una camera in cui, in un enorme letto, giaceva una bambina talmente piccina da sembrare una bambola messa li per rallegrare la stanza, Crys non riuscì a trattenere un gemito.
– Cos'hai – Domandò Victoria preoccupata
– Quella bambina sta morendo – Sussurrò Crys
Victoria annuì avvicinandosi al letto
– Lo so, questo cucciolo è una parte della mia vita, è un anno che lottiamo assieme per battere il male, ma Dio non ce lo ha permesso. Tutta la scienza del mondo non è riuscita a salvarla. Guardala, non sembra un angelo? Sarei pronta a dare quello che resta della mia vita se servisse ad offrirle un'altra possibilità, ma Dio la vuole con se. Vedi com'è ingiusto? Mantiene in vita un rudere e si riprende lei
Crys le strinse la mano sussurrando
– Può sembrare ingiusto, ma la sua logica non è simile alla nostra. Ti prego non fare così, non facciamole del male, sta già soffrendo molto
Victoria la guardò sgranando gli occhi – Come sai che soffre?
– Lo sento!
– Tu puoi sentire il suo dolore? – Domandò con la voce tremante
Crys annuì senza guardarla.
– Puoi descrivermi cosa provi?
– Punture
– Dove?
– In ogni parte del corpo
– Oh Dio ti sto facendo del male, usciamo – Sussurrò Victoria
– Ssst, non possiamo, lei ha riconosciuto la tua voce. Vorrebbe pronunciare il tuo nome ma non ne ha la forza
– Mio piccolo amore sono qui con te – Mormorò Victoria singhiozzando
– Calmati – Le sussurrò Crys – Lei non vuole le tue lacrime, ti ricorda come una donna forte… Desideri parlarle?
– Non ha più la forza per farlo
– Se vuoi parlarle io posso aiutarvi
– Puoi salvarle la vita?
Crys scosse il capo
– No, non mi è concesso, ma potremmo percorrere con lei una parte della strada che le resta da fare
– Oh mio Dio! Tu faresti questo per noi?
Crys annui sorridendole
– Soltanto se tu lo vuoi
Quando dopo un attimo di esitazione Victoria annuì, Crys prese tra le sue una delle mani della piccina
– Cosa vuoi fare? – Chiese Victoria
– Assorbirò i suoi dolori in modo che possa recuperare un po' di forze, ma tu non toccarmi fin quando non sarò io a chiedertelo, prometti
Victoria annuì
– Anche Ellen era capace di assorbire il dolore degli altri, ma non poteva fare di più
– Ssst, – Mormorò Lei – io non sono Ellen
– Soffrirai enormemente
– Non è importante ciò che accadrà a me, lei vuole te e tu non puoi deluderla lasciandola sola, non lo merita. È così piccina
– Allora sia fatta la tua volontà, – Singhiozzò Victoria – aiutaci a trovare la pace

Quando Crys pose le mani sulla piccina il suo volto assunse il pallore della morte.
Pochi istanti dopo si volse verso Victoria
– Ora dammi la tua mano – Sussurrò mentre l’aria della stanza sembrò congelarsi e un alone azzurro avvolse le due donne e la piccina.

Trascorse un tempo infinito, poi, pian piano il volto della bambina si distese ed ella aprì due piccolissimi occhi a mandorla, scuri come la notte, che sorrisero a Victoria.
– Ciao doc – Sussurrò con un filo di voce
Con il pianto nella voce Victoria si piegò su di lei baciandola sulle labbra
– Ciao amore mio, come ti senti?
– Ho dormito tanto e ora non ho più male...abbiamo vinto?
– Si amore, tu hai vinto
– Ho fatto un sogno bellissimo, vuoi che te lo racconti?
– Si, ma senza affaticarti, lo prometti?
La piccina annuì sorridendole
– Ho sognato un posto che sembrava il cielo, però non era il cielo, era il tuo giardino
– È un bel gran giardino, vero?
– Si, ma era più grande, grandissimo, ed io e te camminavamo tra le nuvole
– Non è che stai raccontandomi una bugia, vero?
– Oh no! C'eri anche tu, ma non come sei ora, eri più piccina e avevi i capelli raccolti in una lunga treccia
– È vero, quando avevo la tua età avevo i capelli raccolti in una treccia. E cosa stavamo facendo?
– Correvamo, ma poi mi hanno detto che un angelo sarebbe venuto a prendermi...Che peccato, non potremo più vederci
– Non è vero, io sarò sempre con te
– Doc, non si debbono dire le bugie
– Però lo sai che se il buon Dio me lo permettesse resterei sempre con te, lo sai vero?
– Si, ma speriamo che in cielo non debba fare ancora le iniezioni. Ehi doc!
– Si?
– Ricordi quando mi portavi alle caverne?
– Un giorno torneremo a correre su quei prati
– Correrai anche tu?
– Si, un po’ più lentamente di te, ma correrò anch'io
– Verrà anche Li?
– Verrà Li e anche la mamma e il papà e giocheremo tutti assieme sui prati
– Sarebbe bello
– Perché non mi racconti com'erano quei prati che hai visto in sogno?
– L'erba mi faceva il solletico alle gambe...C'erano tanti colori, animali...tanti alberi...e lontano si vedevano montagne colorate di verde e di bianco
– Chi altri c'era con noi
– Altri bambini
– Vorresti stare con loro?
– Si...ma vorrei che ci fossi anche tu
– Verrò, ma non subito. Ora andrai tu e comincerai a giocare con gli altri bambini
– Non farmi aspettare troppo...ehi doc!
– Si?
– Ti voglio bene
– Anch'io tesoro
– Chi c'è con te, la mamma?
– No, lei verrà più tardi...c'è Crys

Ci fu un attimo di silenzio, poi, volgendo il volto verso Crys , la piccina chiese
– Sei tu l'angelo che mi accompagnerà?
Annuendo Crys le lanciò un bacio con la mano.
– Andremo nella tua valle?
– Sarà anche la tua
– Credevo che gli angeli fossero piccini come i bambini...Ehi doc perché ho tanto sonno?
– Perché tra poco anche tu sarai un angelo e quando ti sveglierai sarai nella tua valle incantata
La piccina sorrise sussurrando
– Ciao, non dimenticare che ti aspetto – Poi lentamente chiuse gli occhi e spirò con il sorriso sulle labbra.
Crys si voltò a guardare Victoria che, come una statua di pietra, era rimasta per tutto il tempo in ginocchio con le mani della piccina strette tra le sue.
– Se ne è andata – Sussurrò carezzandole i capelli

Victoria si sollevò, sfiorò con un bacio le labbra della piccina e dopo averla coperta con il lenzuolo si voltò stringendosi a Crys in un abbraccio disperato.
– Dio ti ringrazio, oggi ho ritrovato la mia Ellen – Mormorò singhiozzando
Quando la commozione si placò Crys si staccò dalle sue braccia
– Io non sono Ellen – Le sussurrò sorridendo
– Scusami, sono una vecchia dal pianto facile. Ti ho fatto fare una cosa terribile. Come ti senti?
– Sto bene. Non crearti problemi, sono io che l'ho voluto

Poco dopo, mentre altra gente si prese cura del corpo della piccina, Crys si rifugiò in un angolo della stanza osservando ogni cosa con il volto serio
– Dobbiamo tornare da Mary – Sussurrò Victoria trascinandola fuori della stanza
– Vuoi che ti accomopagniamo a casa?
– Neanche per sogno! Non ricordi cosa dobbiamo fare?
– Possiamo rimandare la gita, non è importante
– Lo è invece! Sun–Li sarebbe d'accordo con me. Datemi soltanto un paio d'ore per essere vicino alla famiglia e poi vi condurrò dove avevo promesso. Sun–Li adorava quel luogo

Nell'atrio Mary misurava a grandi passi l'ampiezza della sala e quando le vide avanzare in fondo al corridoio, andò loro incontro con il passo di un podista infuriato
– Tu non parlare, me la vedrò io – Bisbigliò Victoria
Ma non servirono ne scuse ne parole, perché Mary le strinse a se in un abbraccio lunghissimo.


Segue...



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