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lavoro pubblicato venerdì 1 maggio 2015
ultima lettura venerdì 13 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Una storia fantastica - 5

di Legend. Letto 425 volte. Dallo scaffale Fantasia

Una storia fantastica - 5 Nel suo armadio Crys trovò gli abiti che Mary aveva acquistato. Li osservò uno ad uno attentamente e dopo aver scosso malinconicamente il capo esplose in un urlo. – Maryyy! – Cos'è accaduto? – Domandò Mary salendo di cor..

Una storia fantastica - 5



Nel suo armadio Crys trovò gli abiti che Mary aveva acquistato. Li osservò uno ad uno attentamente e dopo aver scosso malinconicamente il capo esplose in un urlo.
– Maryyy!
– Cos'è accaduto? – Domandò Mary salendo di corsa nella sua camera
– Sono questi gli abiti che dovrei indossare?
– Cos'hanno che non va?
– Tutto!
– Ti assicuro che sono l'ultimo grido in fatto di moda femminile
– Il tuo concetto di moda è assai diverso dal mio – Brontolò lei guardando i vestiti decisamente disgustata – Ora capisco per quale motivo non mi sono mai piaciuti
– Sentiamo, qual è questo motivo?
– Ma porca...scusa. Questi cosa sono?
– Nastri
– Nastri, eh? Ebbene sono ridicoli e ti prego di non chiedermi di indossare queste cose infernali
– Non sono cose infernali, sono abiti
– Chiamali come vuoi, ma non li indosserò mai
– Posso conoscere il motivo di questa tua decisione?
– Per prima cosa non ho mai indossato abiti femminili e tu lo sai bene, poi perché mi si scoprono le gambe e per finire con quest'affare in dosso sembrerei un pesce bollito
– Un pesce bollito? – Chiese Mary reprimendo un sorriso
– Si, proprio un pesce bollito, sarei ridicola
– Ma non è affatto vero! Tu potresti indossare qualsiasi abito senza cambiare di una virgola. Neppure volendolo riusciresti a nascondere la tua bellezza. Mi spieghi perché ne hai così paura?
– Io non ne ho paura
– Invece ho l'impressione che tu abbia qualche problema in proposito. Tesoro ascoltami bene, tutta la tua vita sarà inevitabilmente legata al tuo aspetto, dovrai conviverci e dovrai amare quella che sei, non puoi farci nulla
– Io non voglio essere bella per gli altri
– Al riguardo temo che tu non possa farci granché, non puoi renderti invisibile o cancellare il tuo aspetto con un colpo di spugna. La tua bellezza è una cosa concreta
– Se il mio aspetto deve essere un problema per me e per gli altri, io non voglio essere bella
– Stai commettendo un errore. – Le disse Mary facendola sedere sul letto – E se vorrai che la tua bellezza sia rispettata, dovrai permettere a chiunque di leggerla nei tuoi occhi, nel tuo sorriso, nel tuo cuore e nei tuoi pensieri e non lasciare che vedano soltanto quella che esprime il tuo aspetto
– Non sarà facile
– Lo so amore, ma dovrai riuscirci, tu non puoi negarti
– Non sarebbe più facile se io fossi diversa?
– Tu sei quella che sei perché devi essere così
– E come sono?
– Un amore di ragazza di tredici anni
– E tu dici che un amore di ragazza di tredici anni indossa queste cose?
– Forse qualcuna non sarà completamente d’accordo, ma la maggior parte delle donne di questa città indossa abiti simili
– Proprio non potrei indossare i jeans?
– Sei o non sei una donna!
– Sto tentando di esserlo
– Allora indossare abiti femminili è un dovere
– È la tua ultima parola?
– Dio solo sa quanto vorrei evitarti questo dolore
– Cambierebbe qualcosa se provassi ad essere carina con te?
– Io te lo sconsiglio
– Lo sai che ti voglio bene?
– Lo so e te ne voglio anch'io, però non posso commuovermi. Quindi per favore indossa uno di quegli abiti. Quello rosso ad esempio non è male
– Dio! È troppo vistoso
– Uhm, forse hai ragione…e quello grigio?
– Ormai ti conosco bene, perché vuoi che indossi quello rosso?
– Nulla di particolare, è soltanto un ricordo della mia età giovanile
– Avevi anche tu un abito rosso?
Mary scosse il capo
– No, non l'ho mai avuto, ma avevo la tua età quando m'innamorai di un abito di quel colore. Era splendido, ampio e lungo fino alle caviglie. Di notte lo sognavo e quando di giorno passavo davanti la vetrina dov'era esposto restavo con il naso schiacciato contro il vetro per ore. Avrei dato chissà cosa pur di averlo
– Oddio! Ma perché non lo hai mai avuto?
Mary si strinse nelle spalle
– Per la stessa ragione per la quale tuo padre lasciò la sua terra alla ricerca di una vita migliore
– Eravate poveri?
– Beh, non è esatto. Avevamo poco danaro, questo si, ma non eravamo poveri. La povertà è soprattutto una condizione dell'animo. Mio padre era operaio in una fabbrica di mattoni, lavorava molte ore del giorno e a volte anche quelle della notte, ma grazie al suo sacrificio la nostra famiglia riuscì a vivere una vita dignitosa e quel vestito sarebbe costato il suo guadagno di un mese di lavoro
– Dove vivevate?
– New York
– Avevi soltanto quella sorellina?
– No, avevo altri due fratelli più grandi
– Com’era la tua famiglia? Voglio dire, eravate felici?
– Eravamo una famiglia in cui si divideva tutto, gioie e dolori
– New York è più grande Middlebury?
– Molto più grande e molto meno bella
– Com'era la vostra vita?
– Difficile, ma lo era per tutti coloro che vivevano a Brooklyn. Mancavamo di molte cose, ma non dell'amicizia e i problemi di una famiglia erano i problemi di tutti
– Cosa vi mancava?
– Farei prima ad elencare quello che avevamo. A volte, quando per la cena avevamo soltanto mais bollito, mia madre sgranava le pannocchie per poter dividere meglio le porzioni e a me e alla mia sorellina toccavano sempre le parti più tenere. Non avevamo molto, ma non eravamo davvero poveri
Crys le sorrise
– Capisco cosa vuoi dire. Sai che non mi hai mai parlato della tua famiglia? Mi piacerebbe che lo facessi. I tuoi vivono ancora a New York?
– Un giorno lo farò. No, non sono più a New York
– Senti la loro mancanza?
– Moltissimo, mi manca il loro affetto e la mia piccola Molly
– La tua sorellina?
– Ormai è una donna sposata e ha due bei bambini
– Da quanto non la vedi?
– Da quando festeggiammo la sua laurea in legge
– Caspita! Ho una zia avvocato
– Vice procuratore. Avanti fa la brava, vestiti
– Con lui era più facile, vincevo sempre io
– Con tuo padre hai sempre creduto di vincere e lui te lo lasciava credere. Sbrigati o faremo tardi
– Non devi parlare così di mio padre, lui mi capiva
– Mentre io non so farlo, è così?
– No, tu mi capisci benissimo, ma con te è più difficile, non la spunto mai
– Vorresti che fossi più arrendevole?
– No, mi stai bene così. – Sussurrò lei scuotendo il capo – Tu non c’entri, sono io che ho qualcosa da risolvere
– Cos’è che non va in te?
– Non mi piaccio più
– Direi che è del tutto normale. Nelle tue condizioni qualsiasi altra ragazza che avesse vissuto la tua vita si troverebbe a dover risolvere problemi esistenziali che sanno scombussolare
– Dammi tempo
– D’accordo. – Sussurrò lei baciandola sulla guancia – Ora vogliamo darci da fare?
– Okay, indosserò uno di questi abiti
– Un momento, questo discorso non mi piace affatto. Tu non dovrai infilartici soltanto perché credi di dovermelo. Quello che io provo per te non pretende nulla in cambio, ti amerei anche se tu decidessi di non seguire i miei consigli
– Allora spiegami perché vuoi che faccia una cosa che è contro la mia natura
– Oh mio Dio ti ho dato questa impressione? Scusami non era nelle mie intenzioni. Mi sono comportata così perché volevo che comprendessi il tuo ruolo. Io non voglio che tu vada contro la tua natura
– Porca vacca! Anche tu fai di questi discorsi? Lui diceva di lasciare a me la scelta soltanto perché sapeva che non lo avrei deluso
– Vorrei ricordarti che sei qui per imparare, ma se a te non sta bene indossare uno di quegli abiti non c’è problema, andrai a scuola in pantaloni – Disse in tono deciso Mary facendo l'atto di uscire dalla stanza
– Ehi! Aspetta un momento. Va bene, hai ragione, non ho visto ragazze in pantaloni, ma tu cerca di comprendermi
– E tu hai cercato di comprendere?
– So bene cosa debbo aspettarmi, ormai credo di averlo capito… però vorrei almeno essere certa di non perdere quello che di bello c'è in me… e i jeans sono una parte importante di quel mondo che mi ha formata. Con loro, un maglione e un paio di scarpe grosse ho vissuto un periodo stupendo e non voglio perderlo, capisci mamma?
Mary le accarezzò i capelli e la strinse a se
– Mi hai chiamata mamma. Ti prego dammi un attimo, voglio assaporare questa emozione fino in fondo
– Era nel mio cuore da un sacco di tempo, mi bruciava e a volte avrei voluto gridarla. Anche lei fa parte di tutte le cose belle che ho nel cuore
– Quello che è nato nel tuo cuore non potrà mutarlo né un abito e nessun'altra cosa di questo mondo. So bene cosa significhino per te quei pantaloni e so anche che se chiudi gli occhi torni alla tua valle, però sono convinta che riuscirai a far volare la mente anche indossando un abito diverso dai jeans. Ormai quella valle è dentro di te, il tuo cuore è impastato di quella terra… e non potrai mai più perdere il suo ricordo
– Continuo a crearti un'infinità di problemi
– Non dire sciocchezze! Cos'altro resta a una madre se non riesce a risolvere i problemi dei suoi figli
– Sai qual è il mio guaio? Non sono mai uscita di casa indossando una gonna
– Sono al corrente, tuo padre mi disse di quel problemino che hai con le gonne
– Con la gonna mi sono sempre sentita strana e poi mi si scoprono le gambe
– Pensi di sentire freddo?
– No, non è per quello… non mi va che gli altri le vedano
– Cos'hanno le tua gambe che non vanno?
– Nulla, credo
– Allora cos'è?
– Se te lo dico mi prometti che non riderai di me?
– Promesso
– A volte, quando andavo con Fred a Middlebury, mi capitava di vedere gli uomini guardare con troppo interesse le gambe delle ragazze
– E tu immaginavi i loro pensieri
– Beh si e ti assicuro che non mi piacevano affatto
– Credo che se tuo padre ti avesse imposto d’indossare la gonna quando vi recavate in città, ora non avresti di questi timori. Tesoro è normale che gli uomini guardino le gambe delle ragazze
– Mica tanto. Sapessi come guardavano
– Lo so benissimo, sono stata ragazza anch'io – Soggiunse Mary voltandosi per mascherare un sorriso – Mi dispiace amore
– Non fa nulla, mi abituerò…Tu cosa indosserai?
– Una cosa da nulla, ma ora vediamo di sbrigarci. Abbiamo perso fin troppo tempo
– Mi parlerai di tua madre?
– Certo che te ne parlerò. Su, fai alla svelta e per favore non farti chiamare

Invece si fece chiamare almeno una dozzina di volte prima di trovare il coraggio di passare davanti lo specchio e non esplodere in una delle sue fragorose risate.
– Mio Dio Fred, ma cos'è rimasto del tuo pulcino – Sussurrò a voce bassa
– Crys! – Chiamò per l'ennesima volta Mary – Vuoi deciderti a scendere? Faremo tardi
Intuendo che Mary l'avrebbe osservata, scese le scale mantenendo volutamente gli occhi al soffitto.
– Perché hai indossato quello rosso? – Sussurrò raggiungendola sull'ultimo gradino
– Non lo so, ma una cosa è certa, nulla al mondo riuscirà a staccarmi da questo vestito – Rispose lei stringendosi nelle spalle
Mary le sfiorò le labbra in un bacio
– Grazie – Sussurrò – ma ora è meglio se torniamo con i piedi in terra

Mentre si avviavano verso il garage Mary la rimproverò invitandola a camminare con la schiena dritta
– Smettila di camminare come se avessi un fardello sulle spalle. Stai un po' dritta!
– Non posso – Borbottò lei
– Come sarebbe non puoi? Hai forse mal di schiena?
– No, ma se sto dritta mi si vedono queste cose
– Il seno? Oh santo cielo! Ora cos'ha il tuo seno?
– Non mi va che si veda
– Credi forse che le altre ragazze non lo abbiano?
– Certo che lo hanno, ma non è così...come cavolo si dice!
– Prominente?
– Ecco, proprio così, il mio è...Dio è più grosso del tuo!
– Ma se è delizioso! E se è un po’ più sviluppato di quello delle altre ragazze della tua età, tu non puoi farci proprio nulla – Disse Mary reprimendo a stento il sorriso
– Uffa! Non potrei indossare una maglia?
– Vuoi scherzare, vedendoti in quel vestito sto realizzando un sogno di tanti anni fa e sono orgogliosa di scoprire che non si tratta di un miraggio, ma del mio mostriciattolo. Vedrai che questa sera non ci farai più caso
– Dimmi una cosa, – Esclamò Crys osservandola più attentamente – sei certa di aver indossato una cosa da nulla? Non ricordo di averti mai vista così bella
– Non mi pare di essere molto diversa dalla solita Mary
– Accidenti se lo sei! Quando ti vidi la prima volta credetti di avere di fronte la donna più bella della Terra, ma porca vacca ora sono certa di avere una madre stupenda
– Andiamo che è tardi, parleremo in macchina
– Fai attenzione o quel cappellino ti cadrà dalla testa
– Non cadrà, è fissato con una spilla
– Non capisco come cavolo si possa correre con quei tacchi così alti
– Vuoi farmi il favore di lasciare in casa quel cavolo?
– Scusami, vedrò di controllarmi
– Tanto per la cronaca io non debbo correre e comunque posso assicurarti che anche le altre donne di Branson calzano scarpe di questo tipo
– Okay, staremo a vedere chi di noi alla fine della giornata avrà fatto più conquiste.
– Non essere impertinente
– Uhm che magnifica giornata!!!

Da fuori giunse il rauco lamento del clacson dell'auto di Victoria, che non appena le vide uscire, non poté fare a meno di scendere dall'auto ed esclamare
– Che mi venga un colpo! Non sarà mica stato quel vinello a farmi vedere il mondo più bello? Mary mia cara sei splendida e questa ragazza è la stessa mocciosa che ieri sera aveva il muso sporco di nero?
– Oh ti prego! – Esclamò Mary – Diglielo anche tu che quell'abito le sta a pennello
– Mia cara ragazza ora sono più che mai convinta che dovrai mettercela tutta se vorrai respingere l'assalto dei mocciosi. Sentite cosa facciamo, dopo che avrete terminato con la scuola fatevi qualche giro in centro e poi passate in ospedale verso mezzogiorno. Ce ne andremo a pranzo in un luogo incantevole.
– Vuoi interrompere il lavoro per noi? Non se ne parla neppure, non puoi lasciare i tuoi pazienti per noi
– Dovranno pur cominciare ad abituarsi
– Hai forse intenzione di lasciare l'ospedale?
– Non ci penso neppure, ma non sono più una giovinetta. Allora, verrete?
– Non mi pare ci siano altre alternative
– Perfetto! Ce ne andremo in un luogo che mi ha incantato fin da quando ero alta così
– Spero che riesca ad incantare anche il mio mostriciattolo, stamani non è dell'umore giusto
– Oh smettetela! – Esclamò Crys – Ho già la luna di traverso
– Uhm, mia cara Mary oggi proprio non t'invidio
– Buon lavoro Victoria, ci vedremo più tardi
– Grazie cara, ehi mocciosa! Non prendertela, alla tua età la vita è bella, non puoi rovinarla con i bronci – Disse Victoria accarezzandole una guancia – In bocca al lupo! Vedrai che ce la farai e non dare confidenza a nessuno, intesi? E se qualcuno provasse a fare lo spiritoso ti autorizzo a dire che sei mia amica, vedrai che ti lasceranno in pace. Accidenti, quasi lo dimenticavo. Stamani ho compilato il suo certificato sanitario, senza di questo avreste qualche difficoltà e dovreste rimandare di un giorno
– Sei gentile, me ne ero completamente dimenticata – Disse Mary – È l'unico documento che manca, gli altri li ho spediti da oltre un mese...ma come puoi aver compilato il certificato se non l'hai visitata?
– Non lo so, ma mi è così famigliare che credo di conoscere perfino quella cicatrice che ha sulla fronte
– Sei riuscita a notarla?
– Serviranno pure a qualcosa quarant'anni di professione medica. E tu – Disse rivolta a Crys – un giorno dovrai raccontarmi come te la sei procurata
– Si, un giorno te lo racconterò – rispose Crys sentendosi correre un brivido lungo la schiena
– Promesso?
– Promesso
– Ho paura che se voi due deciderete di allearvi avrò vita davvero difficile – Sospirò Mary sorridendo
– Cercheremo di non calcare troppo la mano, vero Crys? – Disse Victoria ridendo allegramente
Crys annuì e sorridendo socchiuse gli occhi in quel suo particolarissimo vezzo.
Victoria divenne improvvisamente seria e carezzandole il viso sussurrò – Ehi bambina… dovrai fare molta attenzione a quando sorriderai. Da queste parti i ragazzi non sono abituati a tanto splendore. Potrebbe accadere che prima di sera qualcuno abbia necessità delle mie cure e io non saprei quale medicina dar loro
– Va bene, sorriderò soltanto a te
– Dai retta è più sicuro. A più tardi.


Segue...


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