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lavoro pubblicato mercoledì 29 aprile 2015
ultima lettura lunedì 16 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Una storia fantastica - 3

di Legend. Letto 399 volte. Dallo scaffale Fantasia

Una storia fantastica - 3° Era sul punto di abbandonare la piazza quando la sua attenzione fu attratta dalla linea severa dell'edificio che ospitava la biblioteca pubblica. – Chissà se vi ho mai messo piede? – Si chiese tentando di riportare alla me

Una storia fantastica - 3°



Era sul punto di abbandonare la piazza quando la sua attenzione fu attratta dalla linea severa dell'edificio che ospitava la biblioteca pubblica.
– Chissà se vi ho mai messo piede? – Si chiese tentando di riportare alla mente vecchi ricordi legati al periodo trascorso a Branson – Mio Dio Crys, hai cancellato proprio tutto – Borbottò tra se lasciando poi che lo sguardo scivolasse da un particolare all'altro della facciata per assorbirne l'essenza
– Non ricordo un accidente! – Bofonchiò sconsolata mentre lo sguardo si spostò sulla sgraziata figura di un uomo che, nascosto dalla colonna di un distributore di carburante, la stava osservando
– Cavoli! – Esclamò sentendo il cuore saltarle in gola – Io ti conosco, sei Brontolo. Oh mio Dio! Sei proprio tu!

In un istante le tornarono alla mente ricordi antichi e dolorosi e mentre un ingiustificato brivido la percorse da capo a piedi, riprovò le stesse emozioni di quando Fred le descrisse i personaggi della fiaba di Biancaneve.

(Quando ancora viveva nella valle e in una sera d'inverno Fred le raccontò la fiaba di Biancaneve e i sette nani, le fu facile associare la figura del nano Brontolo a quella deforme dell'uomo di Branson. La cosa strana fu che non appena Fred le descrisse minuziosamente i personaggi della fiaba, lei s'innamorò immediatamente di quello strano e bizzarro nano.
Di quel particolare innamoramento lei non cercò mai di darsene una ragione, ma scelse di viverlo liberamente, quasi con ricercatezza, lasciando che nuove e tenerissime emozioni guidassero il suo cuore verso una strana attrazione per quel personaggio bisbetico e molto solo.
Per la verità quella sua cotta non passò del tutto inosservata all'occhio vigile di Fred, soprattutto perché per molte sere, dopo cena, lei chiedeva che le raccontasse sempre la stessa fiaba, facendola poi seguire da lunghe dissertazioni su come e perché certi uomini sono costretti a vivere una condizione che lei definì ingiusta.
Sicuro di farle piacere, al ritorno da uno dei suoi viaggi a Middlebury, Fred le regalò la locandina del film di W. Disney «Biancaneve e i sette Nani», sulla quale il disegnatore aveva dato corpo e un volto al suo personaggio amato.
Da quella locandina lei ritagliò con cura l'immagine arcigna di Brontolo affiggendola sulla parete di fianco il letto)

Per un lunghissimo minuto, fremendo di piacere, Crys restò immobile ad osservare quella goffa figura.
– Ti ricordi di me? – Mormorò tra se – Dai, fai un piccolo sforzo, sono io, Crys. Oddio che bello sei, ti prego fammi un cenno
Ma poiché l'uomo continuava a fissarla senza mostrare di averla riconosciuta, lei si avviò verso il distributore con passo deciso.
– Avrei bisogno di carburante, ma non ho un recipiente – Chiese sostenendo lo sguardo dell'uomo

Per qualche bizzarro motivo quello stranissimo essere continuò a fissarla, poi, improvvisamente, si voltò scomparendo all'interno del magazzino.
Sorpresa per quella strana condotta lei reagì alla sua maniera
– Se ti è di tanto disturbo me ne vado – Urlò
Naturalmente non se ne andò, restò li, immobile, tentando di frenare l'istinto che l'avrebbe spinta a seguirlo per cantargliene quattro. E quando era ormai sul punto di perdere le staffe, l'uomo uscì dal magazzino con un contenitore tra le mani.
– Scusami – Borbottò lei decisamente in imbarazzo – Credevo ce l’avessi con me
Mostrando di non essere interessato alle sue parole Brontolo si avvicinò alla pompa e iniziò a riempire il contenitore.
– Va bene! – sussurrò lei – Ho un pessimo carattere, ti chiedo scusa
Per tutta risposta, dopo averne serrato il tappo, Brontolo depose il recipiente ai suoi piedi.
– Grazie, – Farfugliò lei tentando di nascondere il rossore del suo volto – quanto ti devo?

Brontolo fece un cenno con le dita della mano e lei, nel tendergli il danaro, indietreggiò di un passo costringendolo a seguirla sotto il cono di luce della lampada che illuminava il piazzale.

I loro sguardi si sfiorarono per un solo istante, ma fu sufficiente a suscitare in lei la dolorosa sorpresa del suo illogico invecchiamento. (Di lui ricordava l'assoluta diversità e un insieme di movimenti goffi, ma se i segni di quel declino rendevano il suo aspetto ancor più triste, ora, sul suo volto, era scomparsa quell'acerba piega delle labbra che in passato gli aveva conferito un aspetto severo.)
In quel brevissimo istante, credendo di scorgere su quelle assurde labbra un impercettibile e misterioso sorriso, istintivamente lei lo ricambiò con uno dei suoi che lo fece arrossire violentemente.

(Se in un primo momento quel cambiamento le fece dubitare che fosse lo stesso uomo di quattro anni prima, le fu sufficiente guardare i suoi occhi per riscoprirvi quella vivida luce che in passato l'aveva affascinata.
Nel precedente periodo in cui aveva vissuto a Branson, Brontolo era stato l'unico a non dispiacerle. Un po' perché mostrò nei suoi confronti un totale disinteresse, ma soprattutto per un incontrollabile ed intimo piacere che la pervadeva quando sorprendeva quegli occhi luminosi osservarla.)

Mentre con passo volutamente lento si allontanava dal distributore, improvvisamente percepì uno sguardo posarsi su di se.
In un primo momento pensò fosse la sua fantasia, ma quando quell'attenzione iniziò a provocarle fastidio fisico si voltò.
Brontolo era scomparso, ma poco distante, parzialmente in ombra, scorse la figura allampanata dello sceriffo che, con un piede poggiato sul paraurti della sua auto, la osservava con un interesse non del tutto professionale.
Il suo primo impulso fu di ribellarsi a quegli sguardi colmi di allusioni che la fecero fremere d'indignazione, ma rammentandosi della promessa fatta a Mary, preferì ignorarlo facendogli soltanto un gesto, non proprio garbato, con la mano.

#

Alle otto in punto Victoria bussò alla porta e quando Mary le aprì, per un lungo istante rimase silenziosa osservando compiaciuta l'interno.
– Credevo aveste già fatto qualche modifica! – Esclamò
– Oggi non avremmo potuto fare di più
– È tutto esattamente com'era prima – Disse Victoria osservando attentamente l’interno
– Spero non sia delusa
– Certo che no! Sarò vecchia e forse rimbambita, ma sono affezionata a questa casa
– Però non ci abita
– È un rimprovero?
– Semplicemente una constatazione... Perché?
– Ho scelto di vivere nella casa di mio padre perché è dove sono nata. Questa l’acquistai per non avere vicini rumorosi
– Non le piace la gente?
– Mi piace e come!
– Non capisco
– Fu un colpo di testa. In quel periodo avevo qualche risparmio e… Debbo sembrarle un po’ pazza, non è così?
– Benvenuta in casa di persone strane
– Ad ogni modo non è sempre stata chiusa. Per un certo periodo è stata abitata da alcuni miei cari amici
– Cos’è accaduto, non vivono più in città?
– No, se ne andarono tanto tempo fa
– Sa che adoro le persone come lei. – Sussurrò Mary – Spero proprio che vorrà accordarci la sua amicizia
– Per quanto mi riguarda avrete l'amicizia e tutto il mio cuore, – Mormorò Victoria carezzando il volto di Mary – e ora se mi permette di entrare vorrei darvi una mano a sistemare questa stanza
– Oddio mi scusi, certo che può entrare, ma in quanto a spostamenti ci andrei con i piedi di piombo
– Guardi che non sono così vecchia come sembro
– Oh no, non è per questo, mi riferivo a quella testolina di mia figlia. Immagini che ha preteso che ogni cosa rimanesse esattamente come l'abbiamo trovata, in particolare quel divano
– Ma va?
– Le assicuro che ho provato a convincerla in tutte le maniere, ma non c’è stato nulla da fare, è stata irremovibile
– Ma dov'è finita?
– Immagino sia ancora in garage a discutere con l'auto
– Quella vecchia bagnarola? Ma per carità di Dio! Non dovete preoccuparvi, ho già provveduto. Domani verrà un tecnico. Accidenti, quell'auto è ferma da almeno quattro anni

– Invece quella vecchia bagnarola è in perfetto ordine – Esclamò Crys entrando in quel momento nella stanza
– Ehilà, Crys! Dio come sei conciata! – Esclamò Vittoria andandole incontro – Fatti guardare. Santo cielo! Sei tutta imbrattata di grasso
– Spero di non averla spaventata
– Sai come la penso, sei un amore di ragazza…Oddio scusa! Ho dimenticato che non gradisci i complimenti
– Nessun problema, qualcosa riesco a sopportare
– Per toglierti quel grasso di dosso dovrai fare un bel bagno. Cos'è quel ninnolo? – Chiese vedendo fuoriuscire dal maglione la catena d'oro con la pietra verde
– È una cosa senza alcun valore – Intervenne Mary avendo notato che sua figlia era rimasta come impietrita
– A me pare stupenda, posso vederla?
– Non si offenda, ma temo che non gliela lascerà neppure toccare, ne è gelosissima – Intervenne nuovamente Mary

Aveva appena pronunciato quelle parole che ammutolì incredula osservando Crys sganciare dal collo la catenina d'oro e porgerla a Victoria
– Ho come l'impressione d'averla già vista – Mormorò Victoria prendendola tra le mani
– È assai probabile. Certi ninnoli sono comuni dalle nostre parti – Sussurrò Mary tentando di dare un tono allegro alla sua voce
– Lo immagino, però io non sono mai stata in Vermont
Il volto di Crys si era fatto serio e se non fosse stato per le macchie di grasso Victoria avrebbe potuto notare l'estremo pallore che aveva assunto. Per qualche secondo non mosse un solo muscolo, poi improvvisamente allungò il braccio verso Victoria per pretenderne la restituzione.
Victoria non vide o finse di non vedere quel gesto, poiché sempre osservando la pietra disse
– Ho la strana sensazione di ricordare qualcosa legato ad una pietra simile
– Un ricordo triste? – Chiese Mary
– No, altrimenti non proverei un'emozione così intensa
– Le piace? – Chiese Crys dopo aver ritirato il braccio
Victoria sollevò lo sguardo su di lei e fu allora che Crys notò un lampo illuminarle gli occhi
– Se ne possedessi una altrettanto bella ne sarei gelosa anch'io. Tieni cara, riprendila – Mormorò rendendole la pietra
– Vuole essere così gentile di allacciarla? – Chiese Crys voltandole le spalle e sollevando i capelli
– Posso chiederti se a regalartela è stato un uomo?
Pur se con un attimo di esitazione, Crys rispose con voce sicura
– È un dono di mio padre
– Lo immaginavo – Sussurrò Victoria sorridendo
– Perché? È così strano ricevere un dono dal proprio padre?
– Certo che no! Ma non trovi sorprendente come gli uomini riescano sempre a scegliere le cose più belle?
– Mio padre ha sempre avuto buon gusto. – Mormorò voltandosi a guardare sua madre – Soprattutto in fatto di donne
– Cos'hai combinato per ridurti in questo stato? – Chiese Victoria notando l’imbarazzo di Mary
– Ho riparato l'auto
– Non dirmi che sai dove mettere le mani?
– In campagna avevamo un trattore e toccava sempre a me farlo resuscitare
– Domani verrà un tecnico a darle un occhiata
– Farà un viaggio inutile. E ora se volete scusarmi vado di sopra a rendermi presentabile – Commentò lei prima di scappare per le scale seguita dallo sguardo di Victoria
– A proposito della casa, – Riprese Mary tentando di spezzare il flusso di pensieri che sembravano turbinare nella mente di Victoria – perché ha deciso di darla a noi?
– Mi venga un colpo se lo so! Quando mi telefonaste per chiedermi di darvi in affitto la casa qualcosa dentro la mia testa mi disse che dovevo farlo. Credo che ve l'avrei data anche se non l'aveste voluta
– Comincio a credere che il nostro soggiorno sarà piacevolissimo
– Perdoni la sfacciataggine ma quella signora Garrison mi mette un po’ a disagio, potrei chiamarla soltanto Mary?
– Ne sarei felice
– Bene! Ci s'intende a meraviglia e tu puoi chiamarmi Victoria o dottore...come preferisci
– Okay, Victoria è un bel nome, mi piace
– Ottimo! E ora che ci siamo tolta la buccia di dosso dimmi cosa posso fare par aiutarti
– È già tutto pronto, la tavola è apparecchiata, la brace al punto giusto e quando scenderà Crys si prenderà cura delle bistecche
– Bistecche? Sarà almeno un anno che non ne mangio
– Al contrario di Crys, lei mangerebbe carne in continuazione. Suo padre l'ha svezzata come un orso
– Non so come sono i vostri orsi, ma ha fatto un ottimo lavoro, è una splendida ragazza
– È vero, ha tirato su un gran bel gioiello
– Beh, se avete fatto tutto voi a me cos’è rimasto da fare?
– Stappare quel tuo vino napoletano e brindare alla nostra amicizia, cosa ne dici?
Victoria stappò la bottiglia e ne versò un po' in un bicchiere porgendolo a Mary, mentre per lei si versò dell'acqua
– Tu non bevi vino? – Chiese Mary
– Certo che ne bevo, ma è passato così tanto tempo dall’ultima volta che ho paura di non riuscire a tornare a casa con le mie gambe
– Beh, ora io e te brinderemo con questo vino e se alla fine della serata le tue gambe decidessero di prendersi un po' di riposo, in questa casa c'è una camera sempre pronta per te
Vittoria si versò un dito di vino e alzò il bicchiere scuotendo il capo
– Sei molto cara, non credo di meritare tante attenzioni
– Allora diciamo che a noi farebbe piacere se per un po' dimenticassi quei tuoi cassetti. Ti prego! Non guardarmi a quel modo, non mi pare di aver detto nulla di strano
– È una vita che non sentivo un pensiero gentile nei miei confronti
– Un saggio scrisse; «Non sarà la bufera, né la grandine, né il vento e né la siccità e neppure gli uccelli affamati a togliere alla mano la voglia di seminare, ma se qualcosa potrà riuscirvi sarà la stessa mano, quando non crederà più che anche un solo seme possa germogliare»
– E un altro disse; «Se trovi due amici trovi due tesori»
– Ho sempre saputo che si trattasse un solo tesoro
– Lo so, ma voi siete in due! – Aggiunse ridendo
– È ottimo! – Esclamò Mary lasciando schioccare la lingua dopo averne bevuto una sorsata

– Ehi voi due! – Gridò Crys dalla sua stanza – Non ve ne andate, scendo subito
Al suono di quella voce Victoria reagì sollevando il capo fissando le scale che conducevano al piano superiore
– Qualcosa non va? – Domandò Mary
Victoria scosse il capo
– Per un momento mi è parso di udire una voce dimenticata.

Quando Crys ridiscese e iniziò il suo lavoro sulla brace, Victoria non le tolse un attimo gli occhi di dosso e quando nel girare le bistecche si asciugò gli occhi con una mano, (Forse ricordando il tormentone di Fred mentre arrostiva la carne sulla griglia della loro casa) si avvicinò a lei sussurrandole
– Tutto bene?
Crys la guardò sorridendo
– È soltanto un po' di fumo negli occhi – Rispose

Mentre Mary e Victoria si erano sedute sul divano parlottando del più e del meno, Crys prese a canticchiare sottovoce un motivo che riaccese l'interesse di Victoria
– Ho già sentito quel motivo. Dove l'hai ascoltato? – Chiese Victoria
– Lo canticchiava mio padre
– Sai di cosa si tratta?
– No, ma immagino debba essere una canzone della sua terra
– È una delle più belle canzoni di Napoli
– Lei dove l'ha ascoltata?
– Perché non provi ad essere meno formale. Con tua madre abbiamo scelto di adottare questa soluzione
– Davvero posso?
– Ti sembro così vecchia da importi rispetto?
– Lei non è vecchia… però… D'accordo, dove l'hai ascoltata?
– In Italia. Tu ne conosci anche le parole?
– No! Quelle non sono mai riuscita a comprenderle
– È un peccato, sono molto belle
– Le conosci?
– Qualcuna. Raccontano di un amore che lega come una catena e di…ma forse è meglio lasciar perdere. Per comprenderle si dovrebbe avere nel cuore un grande dolore
– Ce l'ho – Sussurrò Crys guardandola intensamente
– Grande quanto quello degli emigranti che lasciano la loro terra?
– Più grande, io con la terra ho perso anche mio padre

Durante la cena Victoria versò una generosa razione di vino nel bicchiere di Crys invitandola ad un brindisi
– Credo di essere ancora troppo giovane per questo tipo di bevanda
– Non puoi rifiutarti, questo nettare è nato dalla terra di tuo padre. Avanti, assaggialo e dimmi com'è
Crys sollevò il bicchiere divenendo improvvisamente seria e dopo aver osservato lungamente il bel colore rosso rubino, accostò il bicchiere alle labbra lasciando che il vino gliele bagnasse appena.
– Ha un buon sapore – Disse tornando a guardare Victoria che era rimasta ad osservare la scena a bocca aperta
– Un buon sapore? Tesoro stiamo parlando di qualcosa che è nato in Italia. Forse di questi tempi le loro azioni sono un po' in ribasso, ma ti assicuro che in questo nettare c'è una buona parte del loro spirito. Ora chiudi gli occhi, manda giù una buona sorsata e pensa a verdi colline, cieli limpidi e sorrisi di bambini
Crys rivolse un rapido sguardo a Mary e notando nei suoi occhi un impercettibile segno di assenso ne bevve una robusta sorsata.
– Allora? – Domandò Victoria osservandola serrare forte gli occhi e schioccare la lingua per gustare il sapore secco che le aveva impastato la bocca
– È forte, – Sussurrò tornando a guardare il bicchiere contro luce – ma è migliore del sidro di mele. Ora riesco a comprendere perché mio padre era gelosissimo di quel minuscolo vigneto dietro la casa
– Coltivava viti in Vermont? Santo cielo, deve averne avuta d'immaginazione
– Infatti non sono mai riuscita a vedere un grappolo maturo
– Lo credo bene, quella pianta ha bisogno di un clima diverso. Io però credo di sapere perché curava quel vigneto
– Perché?
– A lui non importava un accidente se quelle piante fossero mai riuscite a dargli un grappolo maturo, per lui erano il calore della sua terra. Scommetto che aveva la cattiva abitudine di tenere in bocca un pezzo di quei tralci e forse aveva più cura di loro che di se stesso
– È vero, a volte lo sorprendevo a parlare con loro, ma questo per lui era normale
– Normale parlare con le piante?
– Non ti devi sorprendere, lui parlava con gli animali, le piante e a volte riusciva perfino a farsi comprendere, ma non con la vigna, con lei non è riuscito a compiere nessun prodigio
– Però un prodigio l'ha compiuto, non è vero Mary?
– Cos'è questa storia? Mi nascondete qualcosa? – Chiese Crys
– Nessun segreto, Victoria si riferiva al buon lavoro che tuo padre ha compiuto allevandoti
– Gli debbo tutto – Sussurrò Crys divenendo seria. E Victoria, notando che i suoi occhi iniziavano a brillare, interruppe il discorso alla sua maniera.
– Vogliamo riprendere a parlare del vino? Sapete che anche da queste parti qualcuno ha provato con i vigneti? Per la verità sono riusciti ad ottenere dell'ottima uva, ma in quanto al vino, per carità meglio non parlarne
– Cos’è che non va? – Chiese Mary
– Ho sempre avuto la massima considerazione per miei conterranei, ma se lasciassimo fare il vino a chi lo sa fare e coltivassero più cotone, sicuramente rischieremmo meno figuracce
Alla fine della cena Crys chiese e ottenne di poter conservare la bottiglia con il vino che era rimasto.

Dopo cena, visto che Victoria aveva scelto di aiutare Mary in cucina, Crys uscì sulla veranda lasciando che la mente spiccasse il volo verso la valle.
Inizialmente le voci di sua madre e di Victoria la distrassero, ma poi quel brusio scomparve lasciando spazio al verso di qualche uccello notturno e allo stormire leggero delle foglie agitate dalla brezza notturna.
Per un po' riuscì a godere di nuove sensazioni, ma poi preferì andare alla ricerca di momenti già vissuti in quella stessa casa e ricordi di sere simili e medesime emozioni.

Segue…



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