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lavoro pubblicato martedì 28 aprile 2015
ultima lettura martedì 23 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Una storia fantastica - 2

di Legend. Letto 708 volte. Dallo scaffale Fantasia

Una storia fantastica - 2° Quando raggiunse il centro si sentì rinfrancata notando come nulla fosse cambiato. Riconobbe i negozi, i palazzi e sulla piazza quel piccolo giardino con le stesse aiuole che ricordava.....

Una storia fantastica - 2°


Quando raggiunse il centro si sentì rinfrancata notando come nulla fosse cambiato. Riconobbe i negozi, i palazzi e sulla piazza quel piccolo giardino con le stesse aiuole che ricordava. Le parve persino di riconoscere nell'aria il profumo che proveniva dagli opifici.
Due cose però riuscirono a sorprenderla; le numerose automobili parcheggiate sui bordi delle strade e la gente.
– Ma che cavolo ci fanno a quest'ora tutti in strada? – Si chiese
Alcuni negozi le apparvero più luminosi, mentre in altri non era mutato neppure il profumo dei loro interni.
Fece i suoi acquisti recandosi di proposito nei negozi che meglio ricordava, ma per quanto si sforzasse non riconobbe nessuna delle persone che vide.
Degli uomini al di la dei banconi non c'era più traccia, ora erano quasi tutte donne che, come Mary aveva previsto, le rivolsero un sfilza di domande.
Terminato di fare gli acquisti e mentre si avviava verso casa con le buste della spesa strette tra le braccia, le venne da sorridere al ricordo dei timori che l'avevano accompagnata verso il centro.
– Porca vacca ce l'ho fatta! – Pensò meravigliandosi di come nessuno avesse mostrato di riconoscerla. – Non li ricordavo così gentili – Borbottò ripensando a quella anziana signora che aveva voluto aiutarla a scegliere tra una quantità di prodotti sconosciuti che l'avevano messa in difficoltà. Ma la cosa che più l'aveva sorpresa erano state le mille domande che le aveva rivolto la giovane cassiera dell'emporio quando aveva detto di provenire dal Vermont.
La ragazza non si limitò ad ascoltare le sue descrizioni, ma volle conoscere dettagli più precisi, chiedendole perfino se una ragazza del sud sarebbe mai riuscita a sopravvivere in un abbiente così diverso da quello di Branson.
– Vorresti andarci a vivere? – Le chiese Crys
– Perché no? Deve essere eccitante vivere in un luogo tanto bello. Forse in quella tua valle riuscirei anch'io a sognare ad occhi aperti
– La mia valle non accetta chi vuole soltanto sognare, lei ti chiede il cuore
– La tua valle può scegliere?
– In un certo senso può farlo
– Mi piacerebbe essere scelta e forse potrei anche innamorarmene
– E' facile se si rispettano le sue regole
– Immagino che un giorno tornerai da lei
Crys annuì sorridendole – Senza questa certezza non potrei vivere
– Ne parli come se fosse la cosa più importante del mondo
– Lo è per me, per il resto dell'umanità è soltanto un posto incantevole
– Dio come t'invidio, vorrei riuscire anch'io a provare tanto amore
Crys la guardò annuendo, poi, forse per spezzare quell'atmosfera, sussurrò – Posso conoscere il tuo nome?
– Carol, ma qualcuno mi chiama Skipy e il tuo?
– Crys
– Un gran bel nome
– Perché hai detto d'invidiare il mio modo d'amare?
– Non lo so, forse perché non credo di aver mai amato la mia città come tu ami quella valle
– Non l'ami?
– Cosa vuoi, Branson non è poi così entusiasmante
– Che strano, ho sempre pensato che il posto in cui si è nati debba essere il più bello. Non sono piacevoli i tuoi ricordi?
– Per la verità non ho mai pensato a loro come a cose piacevoli. Però ne ho moltissimi e a pensarci bene qualcuno è anche da incorniciare. Sai che il tuo entusiasmo è davvero contagioso?
– Di questi tempi un po’ di passione non guasta mai
– Sei un bel tipo e anche molto bella
– Lo sei anche tu
– Ti ringrazio, ma ho l'abitudine di guadarmi allo specchio almeno una volta al giorno e non sono mai riuscita a vedermi bella
– Lo specchio è uno oggetto assolutamente imperfetto, non è attraverso di lui che è possibile vedere il tuo splendore – Sussurrò Crys prendendo le due buste della spesa tra le braccia – La tua bellezza è dentro di te
Carol divenne improvvisamente seria – Cosa vuol dire dentro di me, non capisco
– Intendevo farti un complimento. Ora scusami ma debbo proprio andare
– Un momento ancora
– Mia madre si starà già preoccupando
– Okay, ti lascio andare se prometti di tornare
– C'è un altro emporio in questa città?
– Si, ce ne sono molti altri
– E negli altri c'è una ragazza di nome Skipy?
– Non lo so
– Prometto che tornerò
– Promesso?
– Promesso
– Per non farmi dimenticare. – Disse Carol mettendole tra le mani una di quelle spille con le quali le ragazze tengono raccolti i capelli sul retro del capo – Tienila, ti rammenterà l'impegno. Hai dei magnifici capelli
– Grazie, è bellissima, ma ora non so come sdebitarmi
Carol le sorrise – Potrai farlo la prossima volta dicendomi cosa hai visto dentro di me
– Posso dirtelo subito; in te c'è amore, simpatia, vita…e questo mi piace

Era ormai sulla statale, intenta a rammentare gli ultimi avvenimenti, quando il suono rauco di un clacson alle sue spalle la fece sobbalzare.
Senza voltarsi si spostò sul ciglio della strada per lasciare spazio all'auto, ma questa, dopo averla superata e percorso una decina di metri, si arrestò con un leggero stridore di pneumatici sull'asfalto.
Crys rallentò l'andatura e per un attimo il terrore che qualcuno l'avesse riconosciuta le fece gelare il sangue. Penso perfino di fermarsi, ma intuendo che ciò avrebbe potuto peggiorare la situazione continuò ad avanzare molto lentamente.
Gli ultimi passi, prima di raggiungere l'auto, furono i più penosi, il cuore le batteva così violentemente da farle mancare il respiro e quando affiancò la decappottabile bianca e lanciò uno sguardo all'interno, poco mancò che non le cadesse quanto aveva tra le braccia.
– Ciao! – Disse la donna seduta la volante – Posso offrirti un passaggio? Ho l'impressione che tu vada nella mia stessa direzione
– Le sono grata, ma ormai sono a due passi da casa – Farfugliò lei tentando di nascondere il volto dietro le grosse buste
– Beh, non so quale sia la tua casa, ma la più vicina è ad oltre un miglio e quella non può essere perché ci abito io
– Non si preoccupi, a me piace camminare
– Posso chiederti dove abiti?
– Nella casa dei Frost – Rispose lei senza mostrare il volto
– Testa matta che sono! – Esclamò la donna dandosi una gran manata sulla fronte – Allora lei è la signora Garrison?
– Non precisamente, sono sua figlia – Rispose Crys scoprendo finalmente una parte del volto
– Che mi venga l'ulcera! Tua madre mi aveva parlato della sua piccina, ma Cristo santo tu non somigli a una piccina…e pensare che ho lasciato in frigorifero una bottiglia di latte
– Lo abbiamo trovato, è stata gentile
– Da quanto siete arrivate?
– Qualche ora fa
– Con tua madre ci siamo sentite per telefono soltanto ieri e a dir la verità ho avuto l'impressione che foste ancora nel Vermont. Santo cielo! Ma che giorno è oggi?
– Lunedì 18 ottobre 1944
– Sei sempre così precisa nelle tue risposte?
– Più o meno
– Allora è stato proprio ieri che ci siamo sentite
– Quando la mamma le ha telefonato eravamo già a Springfield
– Come al solito ho fatto una gran confusione, ma cosa aspetti a saltare su? Non devi aver paura, che diamine! Siamo vicine di casa
Dopo un attimo di esitazione Crys salì in macchina sedendo accanto alla donna.
– Immagino che tua madre ti abbia parlato di me, sono il dottor McNally, ma puoi chiamarmi Victoria. Tu ce l'hai un nome?
Crys dovette ingoiare un rospo di notevoli dimensioni, poiché impiegò un'enormità di tempo prima di rispondere a voce bassissima
– Crys Garrison
Victoria si voltò verso di lei osservandola per un lungo istante e quando le sue labbra si piegarono al sorriso scosse il capo come per scacciare un pensiero
– Qualcosa non va? – Domandò Crys
– No, no! Per un attimo ho creduto di rivedere un volto conosciuto. Quindi tua madre è Mary?
– Sissignora
– Bene, almeno ora so di non essermi rimbambita del tutto, i nomi li ricordo ancora. Come mi hai chiamata?
– Signora – Ripeté Crys a bassa voce
– Santo cielo! Mi hanno chiamata in molti modi, ma fino ad ora nessuno mi aveva tanto infiocchettata
– Mi scusi non volevo
– Oh non devi scusarti, il problema è che non sono avvezza a tanta gentilezza. In città chi mi stima mi chiama la «vecchia» e tutto sommato è ancora un complimento
– A me sembra brutto
– No, non lo è… Quando s’invecchia è difficile nasconderlo, ed io sono davvero vecchia. Ad ogni modo se per te è lo stesso puoi chiamarmi Victoria o dottore, ma non dottoressa… mi da sui nervi
– Posso pensarci? Un nome è molto importante… dev’essere scelto con attenzione
– Anche il tuo è un gran bel nome… e non deve essere facile portarlo
– Io ci riesco assai bene
– A domanda stupida risposta sensata. Quanti anni hai, sedici o diciassette?
– Tredici
– Tredici? Per la barba del profeta!
– Ho forse detto qualcosa di stupido?
– No, – Si affrettò a borbottare Victoria – ma mi cadesse la lingua se tu hai l'aspetto di una ragazzina di tredici anni
– Lo so, ma purtroppo non posso farci nulla. Deve credermi
– Puoi scommetterci!
– Perché? Crede che le abbia raccontato una balla?
– Naaa, saresti la prima mocciosa che si diminuisce gli anni. Generalmente le ragazzine della tua età si affibbiano sempre qualche anno in più
– Ho l'impressione che la mia età le abbia creato qualche problema
– No cara, nessun problema. Piuttosto sono io a credere che molto presto sarai tu ad averne
– Perché dovrei? – Ribatté Crys rivolgendole uno sguardo preoccupato
– Perché non ti sarà facile convincere i ragazzi di Branson che hai soltanto tredici anni. Accidenti, ma cosa ti hanno dato da mangiare?
– Nulla di particolare credo
– Sei talmente bella che mi rammarico di non essere un ragazzo
Crys divenne rossa fin sulle orecchia
– Cos'è? Non te lo avevano ancora detto? – Chiese Victoria ridendo di gusto dopo essersi accorta del piccolo incidente
– Ritengo certi apprezzamenti del tutto inutili – Rispose seccamente Crys
– Oh beh, se lo dici tu
Ne seguì un breve silenzio che per Victoria ebbe il sapore di una punizione, ma pochi istanti dopo, quando il suo temperamento riemerse, infischiandosene delle buone maniere riprese con le sue domande
– Vedo che hai fatto spese
– Avevamo bisogno di alcune cose… Ma perché rallenta?
– Cosa? Ah si, in questo tratto di strada c’è l’obbligo da andare a passo d’uomo – Mentì lei grattandosi il naso
– Quando dice bugie ha l'abitudine di grattarsi il naso? – Chiese Crys
– Cristo santo, te ne sei già accorta – Rise divertita Victoria
– Mi scusi, non volevo essere impertinente
– Sei scusata, ma hai ragione, ho rallentato di proposito
– Posso conoscerne il motivo?
– Curiosità, desideravo osservarti con più attenzione
– Spero almeno di non averla delusa
– Santo cielo no, sei uno splen… oh oh! Stavo per caderci di nuovo. Posso almeno dirti che sei il mio tipo?
– Lei è gentile, ma non credo di essere diversa dalle altre ragazze
– Ti sbagli mia cara, tu sei semplicemente unica
– Ha deciso di farmi arrossire di nuovo?
– Era soltanto una constatazione, parola di scout
– Cosa vede di tanto unico in me?
– Tanto per cominciare il tuo volto
– Cos'ha di strano il mio volto?
– Non ha nulla di strano, è perfetto e a guardarlo con questa luce sembra essere trasparente. È talmente limpido che se ne fossi capace potrei raggiungere il tuo animo
– E cosa potrebbe dirle il mio spirito?
Victoria arrestò nuovamente l'auto e la guardò intensamente
– Ciò che vedo l’ho già visto. – Sussurrò con voce leggera prima di scuotersi e riavviare il motore – E se vuoi un buon consiglio non far mai caso a quello che dico, – Proseguì con voce normale – presto ti accorgerai che sono un’incorreggibile burlona
– So riconoscere il tipo, ho vissuto qualche anno con un ragazzo più burlone di lei
– Hai detto un ragazzo?
– Era un modo di dire
– Allora ce l'hai?
– Cosa?
– Il ragazzo?
– Cosa intende precisamente?
– Intendevo un moccioso che ti fa la corte
– Un moccioso? Aaah no, non mi interessa
– Cos'è, non ti piacciono i ragazzi?
– Veramente non ho avuto il tempo per pensare a loro
– Non hai avuto il tempo per far cosa? Per la barba di Grant questa è davvero grossa! Non dirmi che nel Vermont eravate a corto di ragazzi
– No, ce n’erano e come
– Santo cielo, non sarai per caso caduta dalle stelle?
Crys sorrise scuotendo il capo senza rispondere.
– Come trascorrevi il tuo tempo se non avevi un ragazzo da prendere per il naso?
– Cosa intende per prendere per il naso?
– Le solite cose
– E per lei quali sono le solite cose?
Victoria le lanciò uno sguardo indagatore
– Ad esempio lasciar credere al moccioso certe cose per poi lasciarlo a bocca asciutta
– A bocca asciutta? Oooh! No, non l'ho mai fatto
– Nessun ragazzo ci ha mai provato?
– Provato a fare cosa?
– Accidenti, a darti un bacio. Cos'altro credevi?
– No, non è mai accaduto
– Si può sapere cosa diavolo facevi nel Vermont?
– Quello che fanno tutti, lavoravo
– Lavoravi?
– Si signora, lavoravo nei campi con mio padre. Mungevo le vacche e a volte…
– Cristo santo! Eri una contadina!
– Beh, si. E credo di esserlo ancora
– Questa non me la sarei davvero aspettata
– Cos'ha contro i contadini? È un bel mestiere, ed io ritengo di essere una ragazza fortunata. Non capisco cosa vi sia di tanto strano?
– Nulla! In fondo anche qui siamo più o meno tutti campagnoli
– Questo mi fa piacere, è un bel modo di vivere
– Se lo dici tu non posso far altro che crederti. Povera piccina deve essere stata ben dura la tua vita
– Niente affatto! La mia vita è stata meravigliosa
– Lavorando la terra?
– Sissignora, lavorando la terra e tutto il resto
– E senza ragazzi
– Credo che alla mia età se ne possa fare a meno
Victoria esplose in una risata
– Scusami, a volte riesco a comportarmi come una perfetta imbecille!
– Se desidera che la creda le assicuro di non avere alcuna difficoltà
– Sei splendida ragazza mia e sai essere anche spiritosa
– Perché ritiene di essere…? Beh, insomma…
– Imbecille? Puoi dirlo, puoi dirlo, me lo merito
– E il motivo?
– Perché non avevo capito un accidenti!
– Capito cosa?
– Tu mia cara! Non so come possa essere accaduto, ma quando ti ho vista ho pensato che fossi una di quelle pollastrelle che si divertono a fare gli occhi languidi e a dimenare il di dietro
– Lei mi ha visto dimenare il di dietro? – Chiese Crys sgranando gli occhi
– Beh, non ci giurerei, ma mi è sembrato di aver notato un certo movimento
– Non scherzi per favore, se mi dovesse accadere sarei capace di affogarmi
– Reputi tanto sconveniente dimenare il sederino?
– Io non reputo proprio niente, ho soltanto detto che se dovesse capitare a me sarei capace di…
– Affogarti, si l'ho capito. E siccome non ho alcuna voglia di vederti fare un bagno, a pensarci bene non era un gran movimento
– Ne è sicura?
Victoria rise di gusto prima di rispondere scuotendo il capo – Puoi scommetterci, hai un bel fondoschiena ma fermo come una roccia
– Non ho ancora capito se si sta burlando di me
– No, piccola. A me piace fare dello spirito…e per tua conoscenza t’informo che noi femminucce abbiamo un modo d’incedere più morbido di quanto possano fare i maschietti…e in questo non c’è nulla di strano, è del tutto naturale
– Davvero?
– Parola di medico
– Non lo sapevo…Ma forse a lei piacciono di più le ragazze che muovono il fondoschiena
– Santo cielo no! Tu mi piaci così come sei
– Allora non l’ho delusa?
– Tu? No mia cara, tu non potrai mai deludere nessuno
– Neppure i ragazzi?
– Loro più che mai…purtroppo e se vuoi un buon consiglio continua a trascurare quegli animaletti
– Perché ce l’ha con loro?
– Perché sono gli esseri più insensibili e presuntuosi che il padreterno abbia messo sulla terra. Hanno ancora le dita nel naso e già sono interessati alle nostre mutande
– Ha detto mutande? – Chiese Crys sorpresa
– Ho proprio detto mutande…Ti risulta forse che esista uno solo di quelle bestioline che non voglia sempre la stessa cosa senza poi sapere cosa farsene?
Decisamente in imbarazzo, ma vincendo l’istinto che la consigliava di cambiare argomento Crys chiese:
– Vuole essere così gentile da precisare cosa intende per «la stessa cosa»?
– Oh santo cielo ne ho combinata un’altra delle mie. Hai detto di avere tredici anni, vero?
– Sissignora
– Qualcuno ti ha mai detto che sei una ragazza?
– Intende una donna?
– Beh, si…Uno di quegli esseri dotati di tette e di tutto il resto dell'armamentario
– Certo che me lo hanno detto!
– E ti hanno mai parlato di una certa cosa chiamata sesso?
– Oh si! Lo conosco
– Meno male, cominciavo a credere che fossi una marziana. Beh, allora dovresti sapere cosa vogliono i ragazzi da una ragazza
– Fare sesso?
– Ecco! L'hai appena detto
– Eppure qualcuno è convinto che ciò rientri nella sfera della normalità
– Sissignora, ne sono convinta anch’io. Ma porca miseria alcuni di quei figli di cane non pensano ad altro!
– Debbo quindi dedurre che la sua preferenza vada a quella parte di ragazzi che non si interessano alle nostre mutande?
– Ehi, ma tu da che parte stai? – Borbottò Victoria senza guardarla
– Mi scusi, ma non ho potuto fare a meno di chiederglielo
– Sei uno spiritello birbante, eh? Bene, allora lascia che ti chiarisca le idee…Quella specie di mammiferi in pantaloni corti, sono talmente imbranati che se per caso dovessero trovarsi davanti al loro oggetto del desiderio, al massimo saprebbero chiederci perché non ci siamo rasate
Non riuscendo più a contenersi Crys esplose in una delle sue risate travolgenti.
– Guarda che non sto scherzando, sono degli imbranati da museo delle cere e non solo, ma sono anche sbruffoni e bugiardi. Tu prova a restartene trenta secondi con uno di loro dietro una siepe a raccontare barzellette e in giro si saprà che aspetti…beh insomma hai capito, no?
– Immagino di si – Rispose Crys continuando a ridere
– Ad ogni modo per te è ancora troppo presto per correre di questi pericoli
– Non sono abbastanza appetibile?
– Ah per questo lo sei e come, ma hai soltanto tredici anni e a quell’età certe funzioni non sono ancora comparse, capisci cosa intendo?
– Certamente, ma ho paura di doverla deludere
– Oh povera piccina, hai cominciato presto a tribolare
Notando l’imbarazzo che sembrava aver preso Crys, Victoria se la cavò di par suo
– Forse è meglio che la smetta di riempirti la testa di sciocchezze. Sono una vecchia impossibile. Spero proprio che tu non me ne voglia
– Nossignora, lei mi piace
– Ahi ahi. Ricordati che io sono Victoria o dottore
– Mi scusi dottore, vedrò di ricordarmelo
– Naaa, ma come parlate in Vermont. Hai pronunciato quel dottore come se stessi gettando una buccia di banana nella pattumiera
– Dottoressa proprio non le piace?
– Non provarci neppure se non vuoi buscarti un pugno sul naso. Ho tribolato troppi anni per ottenere gli stessi diritti dei maschietti, quindi o mi chiami dottore oppure Victoria
– Per me Victoria va bene, è un bel nome, mi piace
– Così va meglio
– Come mai le hanno dato quel nome? Se non sbaglio è di origine spagnola
– Mia madre era messicana, una vera bellezza con la B maiuscola...e non guardarmi a quel modo, non sto raccontando balle; quella che hai davanti e la fotografia sputata di suo padre
– Anch'io somiglio molto a mio padre
– Debbo dedurre che tuo padre sia un uomo molto interessante?
– Oh no, mi sono espressa male, il mio aspetto l'ho ereditato da mia madre. Lui si è limitato a scegliere il mio nome e a darmi il suo carattere
– A proposito, non ricordo quando e ne dove, ma qualcosa mi dice che debbo aver conosciuto un'altra ragazza con il tuo stesso nome
– È probabile, è un nome piuttosto comune
– Beh, vedrai che prima o poi me ne ricorderò
– Sono sicura che ci riuscirà. I ricordi hanno bisogno dei giusti stimoli per riaffiorare
– Porco demonio! Abbiamo una psicologa. Conosci la materia?
– Un poco! Mio padre aveva una grande quantità di libri
– Tuo padre è con voi?
Crys scosse il capo.
– Sono separati? – Domandò ancora Victoria
Crys scosse di nuovo il capo.
– È nel pacifico? No?…Oh, capisco. Mi dispiace tesoro, so bene cosa si prova. Anche a me è capitato di perderlo troppo presto. Toh! Quella dev’essere tua madre – Esclamò Victoria indicando avanti con un cenno della testa
– Dove?
– Quella specie di palo telegrafico che sta passeggiando in giardino come un leonessa in gabbia
– È proprio lei. Temo di averla fatta stare in ansia
– E ne ha tutte le ragioni mia cara. Anch'io lo sarei stata se ti avessi mandata in centro tutta sola
– Crede che abbia potuto correre dei pericoli?
– Tu no, ma i ragazzi di Branson ne hanno corsi e come!
Quando l'auto si arrestò davanti il cancello Victoria ne scese dirigendosi verso Mary.
– Signora Garrison buongiorno! Sono il dottor McNally, si ricorda? Ci siamo sentite ieri al telefono. Non so come chiederle scusa per il mancato appuntamento
– Non c'è nulla di cui deve scusarsi, abbiamo trovato la chiave e siamo entrate in casa senza troppe difficoltà
– Immagino che anche da voi la chiave sia sempre nel vaso di gerani
– Per la verità dalle nostre parti non si usano chiavi di alcun genere – Disse ridendo Mary
– Ma va? Dovevate abitare in una specie di paradiso
– In un certo senso. Però anche qui non è male, è tutto così tranquillo
– Oddio, non è del tutto tranquillo, ma non possiamo lamentarci. Spero abbiate trovato tutto in ordine. In quanto al giardino domani provvederò a farlo sistemare
– È stata gentile a prendersi tanto disturbo, non doveva
– Disturbo? Oh santo cielo! Dalle nostre parti si usa far sentire gli ospiti a casa propria. Avete fatto buon viaggio?
– Un po' lungo, ma piacevole. Abbiamo viaggiato in treno fino a Springfield e di lì abbiamo deciso di proseguire in pullman
– Bene, sono proprio felice di avervi con me, siete due splendide ragazze
– Vuole sapere una cosa? Fino a pochi minuti fa avevo soltanto udito la sua voce al telefono, ma ero certa che fosse esattamente così com'è
– Non me lo dica…Speravo che almeno al telefono potessi sembrare meno vecchia e brutta
– Lei non è né vecchia né brutta, ma esattamente come avrei voluto che fosse
– Oggi dev'essere la mia giornata speciale, in pochi minuti ho avuto l'occasione di conoscere una figlia psicologa e una madre veggente. Oddio scusatemi, sono proprio una incorreggibile mattacchiona
– Posso chiederle qual è la sua professione?
– Non l'ho detto?
– Oh si, certo, è medico. Immagino debba essere una professione gratificante
– Qualcuno non è del tutto d'accordo, ma a me piace
– In cosa si è specializzata?
– Pediatria e ostetricia, ma curo anche i maschietti. Sa che a Branson abbiamo l'ospedale più attrezzato della contea?
– Ottimo! Ciò significa che siamo in buone mani?
– I miei colleghi sono quanto di meglio vi sia sulla piazza
– E lei?
– Sinceramente di me non riesco a dare alcun giudizio
– Perché?
– Semplicemente perché sono figlia di medico
– Non afferro la sfumatura
– Mio padre era davvero un buon medico, io non valgo neppure la sua decima parte
– Davvero era così bravo?
– Accidenti se lo era! Ha trascorso gran parte della sua vita tentando di guarire gli uomini con tutta la sua allegria e quel poco di medicina che la scienza gli metteva a disposizione
– Capisco. Immagino che sia stata sollecitata da suo padre ad intraprendere la professione del medico
– Al contrario! Ha fatto di tutto per convincermi che la cosa migliore era di avere un marito e dei figli
– Non vedo perché una donna non possa essere un ottima madre e un buon medico
– Non per lui. Egli è stato l'ultimo appartenente di una razza che considerava prioritaria la missione del medico. Sa cosa mi disse poco prima di lasciare questa valle di lacrime?
– Cosa?
– «Se puoi farne a meno evita di diventare medico. È un gran bel mestiere, ma rende soltanto una grande pena. Si soffre troppo quando ci si sente impotenti di fronte ad una vita che ti sfugge dalle mani…Ma se sarai tanto sciocca da legare la tua vita ad un giuramento, allora è meglio che tu sappia che quel giuramento t'imporrà regole assai dure. La tua persona, le tue esigenze e i tuoi affetti ne soffriranno, poiché da quel momento tu apparterrai agli altri e ogni volta che un uomo disperato busserà alla tua porta per domandarti un miracolo e tu non saprai come aiutarlo e parlare ti sarà difficile, allora potrai soltanto costruire una scala d'amore e invitalo a raggiungere il tuo cuore. Un medico non ha altro compito che curare, sorridere e consolare. E quando uscirai da casa per recarti al capezzale di chi soffre, dovrai ricordarti di lasciare in un cassetto i problemi che affliggono la tua vita. Non è giusto far pesare la nostra tristezza su chi già conosce la sofferenza...e quando tornerai a casa e sentirai il bisogno di un conforto, troverai soltanto Dio pronto ad ascoltarti, perché sarà a lui che dovrai rispondere del tuo operato»
– Suo padre doveva essere un grand'uomo
– Mio padre era un grand'uomo e per seguire le sue orme ho dimenticato di costruirmi una famiglia riempiendo la mia vita di cassetti
– Non si è mai sposata?
– No, sono un’anziana signorina troppo occupata a sorridere, curare e consolare
– Vuole entrare in casa? La prego, ci farebbe piacere
– So di essere scortese, ma mi aspetta un pancino dolorante. Però se non sarò di troppo disturbo vi prometto di venire non appena vi sarete sistemate. A proposito, vi hanno già consegnato i bagagli?
– Lo faranno in giornata, almeno spero. Perché questa sera non viene da noi?
– Perché no! Un po' di moto mi farà bene
– Oh no, non dovrà fare nulla, ci farebbe piacere averla a cena con noi
– Per carità! Rischierei di fare una pessima figura. Si figuri che generalmente un uovo è tutta la mia cena
– Allora deve venire ad assaggiare le uova di Crys, ne sa preparare di deliziose
– Ho l'impressione di avere incontrato una famiglia extraterrestre. Da quando il padreterno mi ha scaraventata da queste parti, dimenticandosi di completarmi, per me le uova sono sempre state un tuorlo, un po' d'albume, qualche altro ingrediente e nient'altro. Sinceramente non ne ho mai conosciute né di deliziose né di troppo indecenti
– Allora le consiglio di fare al più presto una gita nel Vermont, non è vero Crys?
Crys annuì restandosene in disparte.
– Okay! – Mi avete convinta, verrò, a patto che mi perdoniate l'appuntamento mancato e lasciate che sia io ad offrire il vino
– Perfetto! – Esclamò Mary – Così potremo brindare alla nostra amicizia con un buon bicchiere
– Spero che lo sia. – Aggiunse divertita Victoria – Lo scorso Natale mi regalarono un paio bottiglie di vino napoletano. Laggiù sanno farlo sul serio
– Oh lo sappiamo! – Esclamò Crys riacquistando improvvisamente il sorriso e la parola – È una città che conosco benissimo
– Siete state in Italia?
– No! – Rispose Mary anticipando la risposta di Crys – Ma suo padre ha vissuto la sua gioventù in quella città
– Alcuni anni fa ho avuto l'occasione di visitarla
A quel punto gli occhi di Crys brillarono e non resse al desiderio di chiedere
– È davvero bella come si dice?
– Non ti hanno mentito, è davvero bella. Per me si è trattato di una vera rivelazione…Mai avrei immaginato di trovarvi cose che credevo scomparse…Oh santo cielo! Sono una vera chiacchierona. Beh, ora debbo proprio andare, ci vedremo questa sera. Ciao Crys, spero diverremo amiche

Crys annuì sorridendo e nel farlo socchiuse lievemente gli occhi in quel suo vezzo tutto particolare.
– Ehi! – Esclamò Victoria – Tu dovrai evitare di sorridere in pubblico, altrimenti avrò l'ospedale pieno di cuori infranti. Addio ragazze, a stasera!
– Buona giornata! – Esclamò Mary
– Stamani debbo essere scesa dal letto con il piede giusto – Borbottò Victoria salendo sull'auto

Prima di rientrare Mary e Crys rimasero sul marciapiedi a guardare l'auto di Victoria sfrecciare via oltre la curva.
– È una brava persona – Ammise Mary
– Sai che non la ricordavo così spiritosa? Con me è sempre stata molto dura. Hai sentito cos'ha detto? È stata a Napoli
– E allora? La conosci altrettanto bene anche tu
– Le farò sputare fino al suo ultimo ricordo
– Potrebbe essere un buon inizio, ma ora perché non lasci in pace Napoli e te ne vai a dare un occhiata all'auto che è in garage? In casa me la vedo io
– Lascia che ti aiuti, sono brava quanto te
– Lo so, ma da oggi in questa casa ognuno avrà il suo ruolo e il mio è quello della madre
– E io cosa dovrò fare?
– Quello che fanno le ragazze della tua età
– E cosa fanno?
– Non avere fretta, lo scoprirai fin troppo presto
– E come? Se non conosco nessuno
– Vedrai che da domani avrai fin troppe amicizie
– Sono articoli che si comprano al negozio?
– Hai dimenticato che dovrai frequentare una scuola?
– Domani? Così presto?
– Prima ti iscriverai e prima potrai iniziare i corsi
– Non ho bisogno di frequentare una scuola
– Hai tanto da imparare che non sarà sufficiente un anno e vedrai se ho ragione. Ad ogni modo dovrai frequentarne una per il semplice motivo che le ragazze e i ragazzi della tua età hanno l'obbligo allo studio
– Detesto quella parola e poi sai bene che non ho bisogno di studiare
– Tuo padre ti ha portato molto avanti con gli studi, ma tu dovrai lasciare che tutti quei normali problemi che affliggono i ragazzi della tua età sfiorino anche te
– Sai che barba – E siccome Mary stava per ribattere lei la prevenne aggiungendo – Va bene, scherzavo. C'è altro?
– L'auto!
– Quale auto? Oh si, vado

La giornata trascorse senza un attimo di respiro. La società incaricata del trasporto consegnò i bagagli nella tarda mattinata, ma soltanto quando il sole iniziò a piegare la sua corsa verso l'orizzonte che riuscirono a pronunciare il sospirato «Per oggi basta così»
La casa era quasi in ordine, comprese le tende alle finestre e quando si misero in cucina per preparare la cena erano ormai le sei del pomeriggio.
– Cosa prepariamo per Victoria – Domandò Crys
– Abbiamo della carne, un buon camino e legna asciutta…Cos'altro occorre per preparare delle buone bistecche?
– Mi occupo io del camino, sono brava
– Okay, sarà compito tuo
– E con la carne, cosa le daremo?
– Carote e patate! Credi che le piacciano?
– Spero di si, non abbiamo altro
– Non abbiamo altro? E la torta di mele?
– La facciamo?
– Ma certo! E ci saranno anche le tue uova
– Vuoi dire le uova di Fred
– Ehi ehi! Per ora quel nome non si pronuncia. Almeno fin quando non riuscirai a farlo senza commuoverti
– Sarà un po’ difficile, ma ci proverò
– Brava! Ora occupati del camino
– Prima dovrò tornare in centro per acquistare uova, succo di acero e benzina per l'auto
– Santo cielo è vero! Speriamo che a quest'ora i negozi non siano chiusi
– Non in questa città
– Allora dovrai anche prendere delle mele, farina per la torta e…
– So cosa occorre, farò in un attimo
– Vuoi che venga con te?
– Perché? Conosco la strada
– Beh, si sta facendo buio
– Non ti pare eccessiva questa preoccupazione?
Crys si accostò a lei e la baciò sulla guancia
– Ti ringrazio, – Sussurrò abbracciandola – sei una vera amica
– Non tua madre?
– Oddio scusami. Tu sai che vorrei esprimere i miei sentimenti come riuscivo a fare con Fred, ma ho bisogno di altro tempo. C'è ancora qualcosa che blocca il mio cuore
– Quando eravamo nella valle sapevi esprimere più liberamente i tuoi sentimenti
– È vero, ma li era tutto più facile, avevo Fred con me
– Non vedo cosa possa entrarci tuo padre?
– Beh, forse a te sembrerà sciocco, ma saperlo al mio fianco m’impediva di preoccuparmi di certi dettagli
– Quali dettagli?
– Te lo dico se prometti di non ridere
– Promesso… Allora?
– Perché tu sei stata la seconda donna nella vita di mio padre
– Oh! E chi sarebbe stata la prima? – Chiese Mary carezzandole i capelli
– Come chi? Io
Mary rise di gusto
– E avere scoperto che ero nel cuore di tuo padre ti rende un tantino gelosa. È di questo che si tratta?
– Se dico di si ti arrabbi?
– Mi arrabbierei se fosse il contrario. È normale che una ragazza della tua età provi di questi sentimenti
– Lui non la pensava proprio a questo modo. Quanto capii che ci amava in due modi diversi...
– Smettila gelosona
– A proposito, non mi hai più detto cosa accadde quando Fred ti vide nuda
– Non l'ho detto e credo che non lo dirò mai
– Perché? Non debbono esserci segreti tra noi
– È vero, ma ciò che tu desideri conoscere appartiene a un mondo intimo e personale al quale non sono ammessi estranei
– Io non sono un’estranea, sono tua figlia
– Ma per quel mondo lo sei. Non pretenderai di conoscere la parte più intima
– Mi piacerebbe
– Oh signore! Non vorrai mica che ti descriva com'era fatto tuo padre?
– Oh no! So bene com'era fatto. A me interessa sapere come e dove possono condurre certi approcci, non voglio sapere altro
– Beh, vedrò di fare del mio meglio, ma non oggi
– D'accordo, ma tu vedi di sbloccare in fretta il tuo cuore, muoio dalla voglia di sentirmi chiamare mamma
– Ti giuro che lo farò. Oh se lo farò!


Segue…



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