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lavoro pubblicato lunedì 27 aprile 2015
ultima lettura giovedì 4 aprile 2019

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Una storia fantastica - 1°

di Legend. Letto 420 volte. Dallo scaffale Fantasia

Una storia fantastica -1° Sebbene la tiepida brezza del Missouri carezzasse piacevolmente i loro volti, alle due donne, che in quelle prime ore del mattino camminavano tenendosi per mano, mancavano i colori e l'aria della loro valle. – È un bel pos

Una storia fantastica - 1°



Sebbene la tiepida brezza del Missouri carezzasse piacevolmente i loro volti, alle due donne, che in quelle prime ore del mattino camminavano tenendosi per mano, mancavano i colori e l'aria della loro valle.
– È un bel posto, non trovi? – Commentò Mary stringendo la mano di Crys
– Se a te piace – Rispose Crys con un tono di voce decisamente avvilito
– È tutto così armonico
– Certo… però di armonia ce n’è di più nella mia valle
– Dai, non essere ingiusta
– Io non voglio essere ingiusta, ma cosa posso farci se amo la mia valle
– L'amo anch'io, ma non per questo escludo dal mio cuore il resto del pianeta
– Guarda che ti sbagli, io amo la Terra. È questa città che non riesce proprio a piacermi
– Ehi! – Sussurrò Mary notando l'espressione imbronciata del suo volto – Non potevamo più rimanere in quella casa con tutti i suoi ricordi, saremmo impazzite. Hai fatto la scelta giusta a voler tornare a Branson...dai, dov'è finito l'entusiasmo di qualche giorno fa?
– Non lo so, comincio a credere di aver fatto una stupidata, non dovevo lasciare la mia valle...è stato un sacrilegio
– Dai, smettila! La tua è soltanto un po’ di umana paura
– Tu chiamala come vuoi, ma per me è fifa nera. Ne ho tanta da avere mal di pancia
– Accidenti com’è cambiata la mia bambina. Io la ricordavo più coraggiosa
– Bella forza, prima ero a casa mia
– E invece qui non ti senti a casa, è così?
Lei si strinse nelle spalle borbottando rassegnata – Questa città mi da i brividi
– Sei stanca piccola mia. In questi ultimi due mesi hai dovuto affrontare prove assai dure, la morte di tuo padre ci ha lasciate senza forze
– Conosco bene la stanchezza, e ti assicuro che ciò che sto provando non è nemmeno sua lontana parente
– Allora cos’è?
– È che senza mio padre mi sento vulnerabile
– Benvenuta tra noi! – Esclamò Mary – E per il tuo bene ti auguro ti fare in fretta ad imparare a vivere senza appoggiarti ad altri
– Lo farei se qualcuno si degnasse di dirmi come fare
– Non ce n’è bisogno, hai le carte in regola per farcela
– Io parlo, ma tu non mi ascolti… Porca vacca, ma tu hai mai avuto paura?
– Se ne ho avuta? Ricordo fin troppo bene quello che sentii corrermi lungo la schiena quando tuo padre mi disse che ti avrebbe condotto da me in ospedale
– Dai, non è la stessa cosa. Io non avevo nulla contro di te
– Forse l’hai dimenticato, ma in te c'era tanto di quel risentimento che mi fece star male
Crys annuì sorridendo – È vero, quella mattina ce l'avevo con il mondo intero, e in particolare me la presi con mia madre. Non riuscivo a trovare un solo motivo che giustificasse il tuo abbandono
– Lo capii quando lessi nei tuoi occhi la mia paura
– Di quale paura parli?
– Quella di perderti un'altra volta
– Ma che sciocchezze dici? Nessuno sarebbe stato capace di separarmi da te
– Ti ringrazio amore...ma non è facile per nessuno perdonare una madre che abbandona i propri figli
– Non fu colpa tua
– Ti prego di non credere che stia cercando scuse…Non potevo restare con voi...vi avrei fatto soltanto del male. Avevo il dovere di lasciarvi vivere senza vergognarvi di me
– Doveri, doveri… sempre doveri. Forse abbiamo un Dio troppo esigente
– O forse siamo incapaci di comprendere i suoi disegni
– Forse, o più semplicemente non devo essere la sua favorita
– Io non ne sarei così sicura
– Eccome no! Mi ha talmente coccolata che l’unica cosa che ho avuto siete tu e Fred
– Non lamentarti, molta gente non ha avuto neppure quello
– Si, me ne rendo conto e mi dispiace moltissimo...vorrei poter fare qualcosa, ma non so cosa. Sapessi come sono stanca di sentirmi usata
– E cosa vorrebbe la mia donnina?
– Non chiedo molto, vorrei soltanto vivere una vita normale, vorrei essere me stessa, avere dei figli e vederli crescere… aiutarli… e quando sarà giunto il mio momento morire tra le loro braccia...
– Tu sei già te stessa e avrai i tuoi bambini. Vuoi smetterla di scusarti con me, sono tua madre, lo ricordi?
– Certo che lo ricordo, ma cerca di capirmi, avevo perso l'abitudine ad avere una madre tutta per me...Oddio scusa, non voleva essere un rimprovero
– Non preoccuparti, va tutto bene
– Sono una pessima figlia. Mi perdoni?
– Di cosa? Se sei d’accordo vorrei raccontarti un episodio di quando avevo tredici o quattordici anni
– Quando vivevi con i tuoi?
– Si, quando vivevo ancora con la mia famiglia e diagnosticarono a mia madre un tumore all'utero
– Oddio! – Esclamò Crys portando le mani alla bocca
– E a complicare la situazione vi era la sua gravidanza
– No, – Sussurrò Crys – non doveva
– Quando il male si manifestò era incinta di cinque mesi. Noi la supplicammo d'interrompere la gravidanza per lasciarsi curare, ma rifiutò perfino di ascoltarci. E a nulla valsero le mie lacrime. I medici le avevano detto molto chiaramente che se non lo avesse fatto si sarebbe preclusa ogni possibilità di salvezza, ma lei non volle rinunziare alla gioia di abbracciare suo figlio. Una vita in cambio di una vita
Crys annuì e bofonchiando alla sua maniera sussurrò – Però tuo fratello rimase senza madre
– Era una bambina, e non rimase senza perché io divenni la sua mamma
– A quell'età? Oh signore, ma cosa ne potevi sapere di maternità?
– Mia madre mi aveva resa una piccola donna, e con l'aiuto di tutta la famiglia riuscii a non commettere troppi errori
– Tua madre com'era?
Mary le sorrise mentre gli occhi le divennero lucidi – Era una mamma yiddish – Sussurrò
– Cosa vuol dire? – Chiese Crys sorpresa
– Beh, non credo sia possibile descrivere in poche parole cosa fosse una mamma yiddish. Quel genere di donne appartengono ad un mondo ormai in via d'estinzione
– Provaci
– Lo farò, te lo prometto, ma ora è meglio passare oltre, ho paura di mettermi a piangere.
Crys annuì asciugandosi gli occhi – D'accordo…è così importante per una madre stringere tra le braccia un figlio?
Mary annuì guardandola intensamente.
– Cosa si prova? – Chiese ancora Crys con un filo di voce
– Non credo sia possibile esprimere con le parole tutte le emozioni di quei momenti
– Qual è la più forte
– Sono tutte forti, compreso il dolore fisico, ma ciò che maggiormente affascina è la consapevolezza di dare una mano a Dio
– Anche se non è il primo figlio?
– Non ha importanza che sia il primo o l’ultimo… dare la vita a un figlio è un evento che sa procurare emozioni sempre diverse
– Come ci si sente quando si ha il pancione?
– Credo che ognuna di noi viva quel periodo in uno stato assolutamente esclusivo, direttamente connesso alla nostra sensibilità e ai nostri sentimenti, ma soprattutto è ciò che ci circonda a condizionare il nostro stato. Se si è serene, e chi ci ama non ci fa mancare il suo sostegno, si riesce perfino a raggiungere spiritualmente quella vita che ci cresce dentro. Sapessi che meravigliosa emozione è sentirla muovere, percepire le sue reazioni mentre la rassicuri o le canti una ninnananna. Quello è l’unico mondo che appartiene soltanto a noi donne
– Capisco, – Sussurrò lei tentando di camuffare la commozione con un sorriso – però io non mi sarei allontanata da mia figlia a nessun costo
– Oh lo so, lo so, ma non ero in grado di prendere decisioni…ho vissuto troppi anni come morta e tuo padre fece la scelta giusta portandoti lontana da me
– Colpa mia, se non fossi nata io tu...
– Smettila, non dire stupidaggini...averti avuta anche se per poco tempo prima di perdere la ragione è stata la mia ancora di salvezza…ho voluto con tutte le mie forze tornare da te
– Non puoi neppure immaginare quanto mi sia costato stare lontano da te
– Posso capirlo e mi dispiace averti fatto soffrire tanto, però tuo padre ha fatto un lavoro eccezionale visto che sei diventata una splendida ragazza che nonostante tutto ha imparato ad amare
– Certo, ma questo amore mi ha fatto conoscere la paura
– Amore e paura sono legati a doppio filo
– Non ce la farò, ho troppa paura
– Allora cosa decidi? Vogliamo tornare a casa?
– Vuoi scherzare? A me basterebbe comprendere perché sono voluta tornare in questa città
– Io credo che dovresti cercare la risposta nel tuo cuoricino
– Io invece comincio a credere d'essere pazza
– Se così fosse significherebbe che tuo padre ed io non abbiamo capito nulla di te. No, tu sei qui perché hai sentito la necessità di rispondere ad un richiamo
– Ecco fatto! Ci mancavano soltanto i richiami
– Perché ti sorprendi? Arriva per tutti il momento di subire forme di vocazioni assolutamente incontrollabili
– A giudicare da quanto ho combinato in questa città non dovrei nutrire simili nostalgie
– Smettila di borbottare e accetta questo viaggio come una vacanza
– Non posso aver scelto Branson per una vacanza, deve esserci un motivo più serio
– Infatti c'è
– Tu lo conosci?
– Un'idea l'avrei
– Sentiamo
– E se poi dovessi scoprire il tuo segreto?
– Ma dai, tu leggi in me come un libro aperto
– Non è esatto, leggo soltanto ciò che tu desideri sia letto
– Non è vero, tu e Fred siete gli unici ai quali ho totalmente aperto il cuore. Per voi non ho mai avuto segreti
– Un uccellino mi dice che in questa città avrai altri piccoli e grandi amori ai quali aprire il tuo cuore
– Meglio lasciar perdere i miei amori. Dimmi piuttosto qual è questa tua idea
– In questa città hai iniziato a riscattare i tuoi sentimenti… Ssst, lasciami terminare… Tu hai deliberatamente cancellato dalla mente tutti i ricordi legati a questa città, ma è qui che hai pianto per la prima volta, ed è sempre qui che hai iniziato ad essere quella che dovrai essere
– Oddio si! È vero, devo a questa città più di quanto non riesca ad immaginare
– Ho indovinato?
– Credo di si, ma qualcosa continua a dirmi che non può essere così semplice. Deve esserci qualcosa di più importante, altrimenti non sarei tornata in questa città dove ho soltanto sofferto
– Qui non hai soltanto sofferto, hai anche amato. Naturalmente non eri in grado di comprenderlo, ma hai saputo goderne l'intima essenza. Tu sei fatta così mia cara, prima soddisfi il cuore e poi l'intelletto
– Non è vero, sono una ragazza molto coerente
– Tuo padre ti ha insegnato a raccontare frottole?
– Vuoi farmi arrabbiare?
– Sai a cosa sto pensando?
– A farmi andare di traverso la giornata
– No, a ciò che accadde quando scopristi di amare tuo padre
– E allora? Non accadde proprio nulla! – Si ribellò lei
– A me hanno parlato di una bambina decisamente sconvolta
– Non è vero, dai smettila
– All'inizio non riuscisti a perdonate a tuo padre l'errore di averti separato da me…ma io non potevo darti nulla, ti avrei fatto soltanto del male...e quando giungesti nella tua valle saldasti al tuo cuore quel sentimento per poterne assaporare ogni sfaccettatura
? Mi era rimasto soltanto lui
– Beh, quello era un passaggio obbligato che dovevi percorrere da sola. Presto imparerai che con l'amore e la felicità non è possibile barare. Quei sentimenti sono capaci d'infiammarci
– Di quei momenti ho ricordi stupendi. Sono stati i giorni in cui scoprii un universo che neppure immaginavo potesse esistere
– Tu padre mi disse che riuscisti a farlo tanto rumorosamente che se ne accorse perfino Sheba
– Sheba!… Oddio quanto l'ho amata. Sai che nei primi tempi andavo sempre a confidarmi con lei?
– E ottenevi risposte?
– No, ma la sua compagnia mi faceva sentir meglio. Dovevo essere ridotta proprio male per confidarmi con una mucca.
– Accade a moltissimi bambini cercare conforto nella compagnia di un animale. Nei primi anni di vita si debbono superare un'infinità di ostacoli, e non è sempre facile entrare nel mondo dei grandi senza provare un po' di solitudine. Magari non è vero perché si è continuamente coccolati, però a volte è più semplice se abbiamo accanto qualcuno che mostri tutta la sua vulnerabilità – Sussurrò Mary carezzandole i capelli – Quand'ero piccina la mia compagna più fidata era una coniglietta che mi aveva regalato mia madre. Le sue paure furono per me uno stimolo a vincere le mie
– E lei ti dava risposte?
– Per anni ho creduto che lo facesse, fin quando non compresi che le risposte erano dettate dalla mia coscienza
– Posso farti una domanda impertinente?
– Bada, non sono tuo padre
Crys sorrise – No che non lo sei. Tu non hai la barba
– Avanti furbacchiona, qual è questa domanda?
– È questo il compito di una madre? Mitigare il dolore dei figli?
– Tra le altre cose vi è anche questo dovere
– Ti ringrazio, ma per me non sarà un compito facile considerando che in questa città ho compiuto azioni di cui mi vergogno profondamente
– Non devi sentirtene responsabile
– Perché scegliesti Fred per avere una figlia
– Semplicemente perché non si comanda al cuore
– Non posso crederlo! Tu hai fatto l'amore con mio padre? – Chiese Crys decisamente imbarazzata
– Ero sua moglie…ricordi? E poi non crederai d'essere nata per qualche virtù soprannaturale
– Cavoli, tu eri a conoscenza di quell’esercizio
Mary rise di gusto – Beh, non si tratta precisamente di un esercizio. Oh santo cielo, ne hai di fantasia. Ad ogni modo si, ne ero a conoscenza. Certe cose s'imparano con una certa facilità
– Avevi già avuto...
– Rapporti sessuali? – Concluse Mary per evitarle l’imbarazzo – No!
– E allora come riuscì...si innamorò di te?
– No, fui io ad innamorarmi di lui
– Non s'innamorò di te? Cavoli, lo credevo più intelligente
– Beh, per la verità s'innamorò, ma non subito, prima dovetti… insomma…
– Conquistarlo?
– Uh… Diciamo che mi detti da fare un bel po'
– E allora cosa cavolo fece, ma che si era rimbambito?
– Un po’ di rispetto per tuo padre.
– Si va bene, ma poi?
– Beh…risolsi il problema
– Come?
– Non mi rimase che mettere in pratica certe soluzioni non precisamente irreprensibili
– Ovvero?
– Mi spogliai
– Nuda! – Esclamò Crys spalancando gli occhi
– Eh si lo ammetto, lo feci e sono certa che lo avresti fatto anche tu
– Ma neanche per sogno. Va la che…spogliarsi nuda…e fu allora che si innamorò di te?
– In un certo senso l'amore vero venne più tardi, prima s'innamorò di te
– Di me?
– Sai cosa disse il brontolone?
– Cosa?
– Che se non fossi riuscita a portare a termine la gravidanza mi avrebbe strangolato con le sue mani
– Che figlio d'un cane. E poi cosa accadde?
– Beh, saltando la parte strettamente personale, dopo alcuni mesi nascesti tu. Il resto lo conosci…mi ammalai e dovetti lasciarti a lui
– Io non ti avrei mai abbandonata
– Lui non merita alcun rimprovero…
– Scusami – Mormorò Crys prendendosi il volto tra le mani – non sono cambiata un granché come vedi…
– Sai che tuo padre aveva ragione? Sei una gran testa dura. Naturalmente qui non sarà come vivere nella tua valle, ma il tempo che trascorrerai a Branson sarà un magico momento della tua esistenza, un momento di tregua. Accettalo come un dono
– Vorrei che Fred fosse ancora con noi
– Lo vorrei anch'io, lui ti ha dato tutto quello che aveva, ora spetta a te tirare fuori il coraggio e mettere in pratica i suoi insegnamenti
– Ho una gran fifa
– Lui ti ha istruito a combatterla
– Senza di lui non sono nessuno. Sapessi come mi manca. Perché debbo vivere così distante da tutto ciò che mi ha concesso amore?
– Okay, ora credo sia giunto il momento che tu la smetta di piangerti addosso. In questa città vi sono molte persone disposte ad amarti
– Non qui, ti sbagli
– Branson non è poi tanto diversa dalla nostra Middlebury – Replicò Mary troncando il discorso con accento volutamente allegro
– Qui manca il calore della nostra terra – Borbottò Crys camminando a testa bassa – Sembra che tu non voglia proprio capire, io–ho–paura
– Va bene, allora sentiamo; di cos'hai paura?
– Di tutto porca vacca, ma quello che mi fa tremare le ginocchia è il pensiero che possano riconoscermi
– E allora?
– Mi farebbero a pezzi
– Beh, naturalmente potrebbe accadere, ma sono trascorsi più di quattro anni dal giorno in cui lasciasti Branson…eri alta un soldo di cacio.
– Tu non sai come questa gente riesca ad odiare
– Stai commettendo un errore
– No, questa non è la stessa gente della mia valle, questa gente è cattiva
– Non erano loro ad essere cattivi, lo eri tu
– Se mi riconosceranno sarei morta prima di aprire bocca
– Ma da chi avrai ereditato una testa così dura? Vuoi capire che quando lasciasti Branson eri soltanto una bambina impaurita? Ora sei una donna, in te non c'è più nulla dell'essere che conobbero
– Victoria può riconoscermi, a lei non sono mai piaciuta
– Non ho detto che sarà facile, ed è probabile che ti occorrerà del tempo per conquistarla, ma almeno dalle il tempo di vederti e un motivo per amarti
– E dove credi dovrò andare per trovare il coraggio di guardarla negli occhi
– Non so dirti come farai e quanto ti costerà, ma so che dovrai farlo e dovrai farlo da sola
– Quanto mi costerà?
– Povero amore mio, posso soltanto augurarti che non ti faccia soffrire troppo
– Mi lascerai sola?
– Scordatelo! Tra le mie braccia troverai sempre consolazione, ma non potrò fare altro
– Non sono pronta, ho paura di commettere ancora errori
– Tuo padre direbbe «Mai vendere la pelle dell'orso prima di averlo accoppato»
– Mio padre non ha mai accoppato nessun orso
– Era soltanto un modo per ricordarti che hai vissuto quattro lunghissimi anni nella tua valle accanto a tuo padre
– La mia valle…Dio com'è dolce il suo ricordo, e com'è amaro sentirmi strappata a lei. Le mie radici sono lassù, sprofondate in quella magica terra. Sapessi quanto ho dovuto soffrire per vincere la sua durezza. Ho dovuto scavare con le unghie fino a spezzarmele prima di comprendere che Fred era con me per aiutarmi, e quando ho compreso e ho ceduto a lui la guida del mio cuore, egli mi ha frantumata affidando la mia polvere al vento. Soltanto allora quella terra ha accettato il mio seme, soltanto allora mi ha cullata e consolata, e quando in me non c'è stato più il male ha spinto il mio germoglio verso la luce. Potrò mai vivere tutti questi anni lontana da loro?
– Non sei sola, hai me
– Oh si, ora ho mia madre
– Credi che possa meritare un poco di quell'amore?
– No, quella terra non è soltanto il ricordo dolce della mia infanzia, ma l’impasto con cui è stata ricostruita la mia anima. Per te è riservato un amore diverso. Tu sei una delle cose più belle che mi è stato concesso amare, sei il sogno divenuto realtà. Sapessi quante notti ho trascorso ad occhi aperti cercando di dipingere ogni attimo di quella che sarebbe potuta essere la mia vita se avessi avuto te accanto
– Ora potrai scoprirlo
– Dimmi la verità, anche lui mi voleva?
– Tu padre? Santo cielo lui ti voleva più di me
– Immagino che avrebbe desiderato un figlio maschio
– Scherzi? Lui voleva te
– Te lo disse lui?
– Mi parlò di te per un'intera notte descrivendoti esattamente così come sei
– Ma dai, come poteva sapere come sarei stata?
– A quanto pare doveva saperlo fin troppo bene
Crys sorrise prima di chiedere – Cosa ti disse?
– Ti dipinse come avrebbe potuto fare soltanto un grande maestro della pittura. Mi parlò dei tuoi capelli descrivendoli neri come la notte, del colore dei tuoi occhi, del tuo caratterino e dei tuoi tormenti. Fu lui a scegliere il tuo nome e…ma vogliamo finirla con questi discorsi?
– Perché non mi ha mai detto nulla?
– Sai bene com'era fatto bel benedetto uomo, per tirargli fuori della bocca una parola si doveva sudare sette camice
– Io l'ho cambiato, con me parlava
– Lo credo bene! Con tutto quello che aveva da dirti
– Mi amava così tanto?
– Se ti amava? Era pazzo di te ancor prima che nascessi.
– Però sapessi quanto l'ho detestato per i tormenti che ha saputo infliggermi. Per mesi mi ha tormentata con quel suo eterno brontolare facendo di me una donna vera, e troppo tardi ho compreso che i racconti ai quali mi sono dissetata non erano altro che le sue esperienze.
– Ssst, anch'io per centinaia di notti, durante la mia follia, ti ho sognata portando dentro di me il ricordo di due grandi occhi verdi, e quando Fred ti condusse da me…oh signore, credetti d'impazzire dalla gioia. Eri così bella e così impaurita
– Tu eri bella, lo eri talmente che non osavo toccarti. Credevo fossi un sogno e non volevo che svanissi nell'aria
– Il cuore non ti disse chi ero?
– Il mio cuore si era appena schiuso, non riusciva ancora a comprendere, ero come ubriaca. Tutti quei nuovi sentimenti che si affollavano in me mi stordivano. Quella mattina, durante il viaggio, Fred provò a dirmi di te, ma sai com'è fatto, quando vuole sa essere l'uomo più ermetico della Terra, e io ero troppo impaurita per comprendere quello che lui non diceva
– Quand'è che capisti?
– Quando mi prendesti tra le braccia. Ho quel ricordo impresso nella memoria come un marchio. Sai che da quando mi portò in ospedale a vederti, quasi tutti i giorni venivo ad osservarti dormire?
– Lo so
– Tu lo sapevi! Sapevi che ero li?
– Ti sentivo, aspettavo con ansia quei momenti
– Però anche tu sei una bella imbrogliona! Perché non me lo hai mai detto?
– Non sarebbe stata la stessa cosa
– Porca vacca! Allora hai ascoltato le cose che dicevo
– Tutte
– Oh mio Dio! Spero almeno che le abbia dimenticate
– Non mi sarà mai possibile dimenticare una sola cosa che ti riguardi
– Qual è il ricordo più bello che hai?
– Posso dirti qual è stato il primo
– Quale?
– Quando nascesti…ti vidi…e finalmente, quando tornai alla vita e tuo padre ti condusse in ospedale, credetti proprio di morire dalla gioia, avrei voluto stringerti così forte da riuscire a farti penetrare in me. In ogni attimo della mia malattia ti ho sentita dentro di me, anche se sempre immensamente distante
– Non accadrà più, vero? Ora staremo sempre assieme
– Ci hanno tenute separate troppo a lungo, e se a Dio piacerà ora potremo riprenderci ogni istante del tempo perduto – Sussurrò Mary stringendola a se

Evitarono il centro della città percorrendo alcune stradine ancora silenziose, e dopo aver superato una piazza, ingentilita da un giardino che ne occupava la parte centrale, e un breve viale alberato, raggiunsero la statale 65.
– Sei certa di ricordare la strada? – Chiese Mary
– La casa è subito dopo la curva in fondo alla strada. Sei stanca?
– No, camminare mi è sempre piaciuto
– Quella casa vale la pena di un piccolo sacrificio, non resterai delusa
– Bene! Mi fa piacere sentire un po' di entusiasmo
Man mano che avanzavano tra i grandi larici, Crys iniziò a riconoscere i vasti campi bronzei, i canali per l'irrigazione e le basse case dai tetti rossi sprofondate in quel verde che in passato era stato teatro delle sue gesta.
Inesorabilmente tutti i dolorosi ricordi ripresero vigore precipitandola in una agitazione frenetica, e quando stagliata nell'azzurro del cielo apparve la piccola casa con il tetto di tegole rosse, le gronde e le persiane ancora macchiate per una sua bravata, non le fu possibile dominare un intollerabile dolore allo stomaco che la obbligò a fermarsi e a serrare forte gli occhi.
– Dio, ma è stupenda! – Esclamò Mary
– Temevo che non l'avresti apprezzata – Borbottò Crys riaprendo gli occhi
– Se avesse una stalla e un granaio sarebbe l'esatta copia della casa che abitavamo nella valle
– Sapessi quante ore ho trascorso aggrappata a quella recinzione
– A guardarla non si direbbe che abbia qualità taumaturgiche
– Ora è un po' trascurata, ma una volta era splendida.
– Bene, ed ora che abbiamo fatto un po’ di chiarezza cosa ne diresti di proseguire? – Chiese Mary notando che Crys non si decideva a muoversi
– Per andar dove?
– Non siamo venute fin qui per occupare quella casa?
– Dobbiamo proprio?
– Paura? – Chiese Mary
– Tanta da non riuscire a muovere le gambe – Rispose soffiando fuori della bocca una gran massa d'aria
– Io sono con te, non dimenticarlo
– Mi sento male, mi si è chiuso lo stomaco
– So io cos'ha il tuo stomaco
– Ti sbagli non è appetito, è fifa nera. Ma perché non torniamo in città? Vi sono dei buoni alberghi
– Vuoi scherzare? Immagina cosa direbbe tuo padre se ti vedesse in questo stato
– Dio mio Fred, aiutami tu – Singhiozzò Crys
– Non tradirlo, – Sussurrò Mary abbracciandola per le spalle – lui non approverebbe queste lacrime
Compiendo uno notevole sforzo Crys riprese il dominio di se – Ci proverò, ma tu stammi accanto
– Siamo tutti e due al tuo fianco – Sussurrò Mary
– Dammi la tua mano, ti prego
Ripresero ad avanzare tenendosi per la mano, e nel tentativo di spezzare lo stato di prostrazione che stava soffocando Crys, Mary cambiò improvvisamente argomento.
– Di solito per andare in centro cosa usavate, un'auto?
– Victoria ne aveva una nella rimessa – Rispose Crys asciugandosi gli occhi – Era una vecchia Ford, ma lei riusciva sempre a farla andare
– Speriamo sia ancora li e che funzioni
– Se c'è ancora so io come farla funzionare
A causa dell'erba alta il piccolo cancello della staccionata oppose una certa resistenza quando provarono ad aprirlo.
– Ho l’impressione che in casa non vi sia nessuno – Disse Mary guardandosi attorno
– La chiave è nel vaso dei gerani. È sempre stata li
– Beh, allora vediamo di trovare la chiave. In quale vaso hai detto?
– Gerani…l'ho trovata! – Esclamò Crys porgendogliela
– Avanti allora, cosa aspetti ad aprire la porta?
– Io? Oh no!
– È la tua casa tesoro
– Non è la mia casa
– Amore cosa ti succede? – Le sussurrò Mary prendendola tra le braccia – Dov'è finito il coraggio della mia bambina?
– Andiamocene, io qui ci muoio
– Io invece credo che dovresti essere felice di essere tornata a vivere in questa casa
– Allora spiegami perché mi sento così male? Perché sento mancarmi il fiato e sudo come non mi era mai capitato prima, perché?
– Passerà anche questa
– Non ho mai provato nulla di così angosciante – Disse aspirando profondamente e asciugandosi gli occhi con le mani
– Brava, respira forte
– Okay, – Sussurrò Crys con voce più calma – è passata, però entra tu per prima, io ti seguirò
– Sicura? – Chiese Mary sorridendole
Crys annuì – Dietro di te verrei anche in capo al mondo
– Oh Fred! – Esclamò Mary scuotendo il capo
L'interno, illuminato da un vivido raggio del sole, era perfettamente in ordine. I mobili erano stati accuratamente spolverati e accanto al piccolo camino era stata accatastata in bell'ordine una minuta scorta di ceppi.
Sulla tavola, al centro della stanza, spiccava un basso vaso colmo di fiori freschi.
– Ha decisamente buon gusto – Osservò Mary sfiorandoli con la mano – Non ti dicono nulla questi fiori?
– Piacevano a Fred
Rispose Crys soffiando aria come un mantice
– È in arrivo un temporale? – Chiese Mary
– Temo di si, ho una gran voglia di piangere
– Beh, vediamo di non farlo
Dalla finestra socchiusa un raggio di luce colpiva un angolo del soffitto illuminando debolmente la stanza. Con il cuore che batteva forte Crys si guardò attorno cercando nella memoria il ricordo di ogni oggetto.
Quando Crys si fu calmata Mary le chiese di mostrarle quella che era stata la sua stanza
– Mi auguro non sia ancora come la lasciai
L'aria della sua vecchia stanza profumava intensamente.
– Qualcuno deve aver messo dei fiori! – Esclamò Mary spalancando le imposte – Avanti cosa aspetti ad entrare?
Lentamente Crys fece qualche passo fermandosi quasi subito per chiedere a bassa voce – Cosa senti?
– Profumo di fiori freschi...Brava la mia donnina, ed ora mostrami quelle che sono state le tue cose. Poi vedremo di dare un'occhiata alla stanza che occupava Fred
Quando scesero nuovamente in salotto erano trascorse poco più di due ore dal loro arrivo.
– A proposito, – Disse Mary – dovremo tornare in centro, in frigorifero c'è soltanto una bottiglia di latte
– Andrò io
– Non vuoi che venga con te?
– Si, mi piacerebbe, ma se voglio vincere le mie paure dovrò pur cominciare ad affrontarle da sola
– La mia donnina comincia a mostrare i denti, bene, è così che ti voglio. Nel frattempo avrò modo di scoprire i segreti di questa casa
– Farai presto, non è grande come quella nella valle
– Per noi sarà sufficiente. Vuoi che ti prepari una lista di quello che occorre?
– Si, carta e matita dovrebbero essere accanto al telefono
Nel tempo che Mary impiegò a preparare la lista Crys uscì in giardino, saltò la siepe che lo separava dalla casa di Victoria e tenendosi al riparo del fusto del vecchio cedro, rimase ad osservarla in silenzio.
– Dove sei stata? – Domandò Mary quando la vide rientrare
– Avevo bisogno di raccogliere alcune informazioni
– Victoria?
Crys annuì – Ora sono certa d’essere tornata per lei
– Chi te lo ha detto?
Crys si strinse nelle spalle – Ogni cosa di quella casa è intrisa di dolore. Sta male, le resta poco da vivere
– E lei sa di avere così poco tempo?
Crys annuì sussurrando con un filo di voce – Lo sa
– E questo ti preoccupa?
– Avrò di fronte una persona che soffre, e questo renderà il mio compito ancora più difficile. E se dovesse riconoscermi? Mio Dio ne morirei!
– Smettila di torturarti ed esci da questa casa, un po' d'aria ti farà bene
– Tu fingi sempre di non capire
– Per favore! – Sussurrò Mary sollevandole il volto e baciandola sulle labbra – Invece di piagnucolare prova a rammentare i momenti più belli che hai vissuto con lei
– Tutto quello che ho toccato è morto
– D'accordo abbiamo la figlia di Attila, ma cosa vuoi fare, tormentarti per tutta la vita? Sei tornata a Branson per rimediare, ma se continuerai a torturarti sarai tu ad avere bisogno di aiuto. Vuoi farmi la cortesia di uscire?
– Va bene vado. Cosa debbo acquistare?
– Ho preparato un elenco di quanto può servirci per oggi. Domani vedremo di organizzarci meglio.
– Abbiamo bisogno di tutte queste cose? – Chiese Crys osservando la lista
– Ti pare siano troppe? Beh, forse hai ragione, tutte assieme saranno un bel peso
– Non è per il peso, ne ho sopportati di maggiori
– Allora cos'è?
– La nostra spesa nella valle si riduceva a…
– So com'era la vostra spesa, ma qui siamo in città e il pane si compera ogni giorno, non si prepara in casa
– Dio mio, ma quante delusioni dovrò ancora sopportare? – Sospirò Crys avviandosi verso la porta
– Dove vai? Non vorrai uscire in quelle condizioni?
– Cos'ho che non va?
– Nella tua valle potevi anche uscire con gli occhi lucidi, ma qui non puoi più farlo. Vai a sciacquarti il viso, hai due occhi che fanno spavento
Prima di uscire Crys ascoltò l'ultima raccomandazione.
– Se ti faranno domande, ed è assai probabile che te ne facciano, io sono la vedova Garrison e tu mia figlia
– E non è la verità?
– Certo, ma volevo sentire che suono aveva la parola "mia figlia"
– Suona bene?
– Uhm, mi da i brividi. Hai con te il danaro?
– Ce l'ho
– Okay, buona passeggiata… ehi!
– Si?
– Prometti di non combinare guai?
– Promesso. C'è altro?
– Non trastullarti e non farmi stare in ansia
Sulla porta Crys ebbe un attimo di esitazione.
– Qualcosa non va? – Domandò Mary
– Sento un gran vuoto, vorrei essere a casa
– Sei a casa
– Chissà se rivedrò mai più la mia valle?
– La rivedrai non temere, ma ora vai tranquilla.


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