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lavoro pubblicato martedì 21 aprile 2015
ultima lettura giovedì 10 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

SAINT SEIYA Next Generation: CAPITOLO 15: Destinazione :Isola di Cuba

di Aldore1n. Letto 564 volte. Dallo scaffale Fantasia

Avviso. Questo è l'ultimo capitolo del primo libro. Seguite la mia pagina facebook per scoprire il titolo del secondo volume. Cerca Radamanthis Quest sul social

CAPITOLO 15

DESTINAZIONE:ISOLA DI CUBA

In quelle notti tormentate, Liam sognò, sognò la battaglia con il potente cavaliere dell'Ariete, sognò i suoi pugni sfiorare il Gold Saint senza mai colpirlo, sognò la strana vocina che parlava nella sua mente e lo invitava a combattere senza mai arrendersi, sognò il suo pugno splendente, avvolto da un accecante Cosmo azzurro, infrangersi centinaia di volte sulla barriera eretta dal maestro Shui, l'infrangibile Crystal Wall; sognò ripetutamente la sua disfatta, assaporandone addirittura il dolore alle ossa e ai muscoli, cadendo sempre nello stesso punto e rialzandosi nuovamente per ripetere all'infinito lo scontro. Quella mattina, però, qualcosa era cambiata. Il suo pugno aveva fatto breccia nella difesa avversaria e dopo uno scintillante danzare di energia, aveva riaperto gli occhi, infastidito da tentacoli di luce che filtravano dal lembo di stoffa che ricopriva una finestra priva di battenti. Quando le pupille riuscirono nuovamente a mettere a fuoco ciò che puntavano, si accorse di non essere solo. Su una sedia scricchiolante, intento a strizzare un panno umido in un recipiente di coccio, sedeva uno sconosciuto ragazzo dalla pelle ambrata e dalla folta capigliatura riccia.

«Uh! Sei sveglio! Era ora, sono tre giorni che dormi» fece con il suo accento orientale.

"Sono vivo, ma ancora una volta devo averle prese. Maledizione" pensò prima di rispondere .«Chi sei?» la voce gli rimaneva strozzata in gola, ma dopo poco, Liam si abituò alle sue condizioni « Che ne è stato del maestro Shui?».

«Non preoccuparti per il maestro, lui sta benone, almeno credo. Piuttosto, tu come ti senti? Credevo che non ti saresti più ripreso, ma a quanto pare possiedi un grandissimo Cosmo. Non è da tutti sopravvivere ad uno scontro con un Gold Saint».

"Allora sono riuscito a contrastare quell'uomo!" pensò ascoltando le parole del misterioso ragazzo vestito con una camicia di lino bianco aperta sul levigato torace e sbiadita dal potente sole del Jamir.

«Comunque io mi chiamo Kir Kir e sono il primo allievo del maestro Shui» continuò.

"Un altro allievo, sarà anche lui un Saint come Angel? Come fa quel ragazzo d'oro ad avere già due attendenti?". «Sei tu che mi hai curato?» domandò tentando di rialzarsi.

«Tranquillo cavaliere, non hai fretta di rialzarti. Sei ancora debole. Si , ho curato le tue ferite. Devi essere un folle ad aver combattuto in quelle condizioni fisiche e senza nemmeno la tua Cloth. Quando ho rimosso la tua strana tuta nera eri devastato dalla testa ai piedi. Tuttavia, come ti ho già detto, la tua energia ti ha completamente guarito, ma ci vorrà del tempo per riprendere le forze, quindi rilassati».

" Già le Cloth, io devo compiere la mia missione!". «Ti ringrazio Kir Kir» fece rialzandosi dallo spesso materasso di fieno ricoperto di lino «Purtroppo non posso permettermi di rilassarmi. Ho un compito da adempiere ».

«Ti riferisci alle Sacre Armature di bronzo che avevi con te?»

«Quindi sai delle armature!» l’ impeto di vitalità scaturito da quella domanda gli fece dimenticare, per un attimo, di essere privo di forze e afferrando con vigore le spalle del povero Kir Kir , scuotendolo velocemente ,gli chiese: «Dimmi, che fine hanno fatto le Cloth? Io devo assolutamente recuperarle e farle riparare da Shui».

«Suvvia, calmati ora! Non c'è bisogno di scuotermi in questo modo. Le tue vestigia e quelle dei tuoi compagni Saint sono già state riparate e ti aspettano al piano inferiore della torre, nel mio laboratorio».

Un lampo di gioia folgorò il giovane Liam che , incredulo, abbracciò con gran forza l'asciutto corpo dell'asiatico.

«E' meraviglioso! Non so davvero come ringraziarti! Finalmente farò ritorno in America e potremo battere i Temis e i loro scagnozzi!» quando ebbe finito la frase, non si rese conto di essersi strappato via tutte le bende , rimanendo quasi nudo.

«Vedo che anche le energie ti stanno tornando, ma non devi ringraziare me. Comunque ti ripeto, faresti meglio a riposarti ancora per qualche giorno» spiegò Kir Kir grattandosi la folta capigliatura corvina.

«Non se ne parla, partirò immediatamente. Ti prego , conducimi in questo laboratorio, in modo da riprendere le Cloth e dimostrare la mia riconoscenza a chi ha compiuto il miracolo».

«Bhè, credo sia inutile tentare di farti cambiare idea! Almeno permettimi di darti degli abiti. Non vorrai mica girare in mutande per mezzo mondo?» concluse facendo arrossire il Saint di Pegaso.

Discesero per la spoglia scalinata a chiocciola fatta di spessi blocchi di roccia grigia consumata dal tempo. Per alcuni momenti, quelle mura sembrarono raccontare millenni di storia e di avventure. Illuminati dalla flebile luce di una torcia intrisa di catrame, i due ragazzi giunsero nel buio laboratorio, una grande stanza dal suolo polveroso e dall'odore pungente di muffa. Kir Kir alzò il braccio con la fiaccola per accendere un nuovo fuoco posto su una sorta di anfora in cima ad una parete. Ne accese almeno cinque prima che Liam potesse scorgere le splendide armature, poste al centro della fredda camera, completamente riparate e splendenti, posate sugli scrigni aperti. Si avvicinò quasi incredulo alle corazze, disposte ad immagine delle loro costellazioni custodi.

«Meravigliose! Posso sentire la loro energia rinata sin da qui. E come se la loro forza mi stesse chiamando».

Quando toccò la sua Cloth, Liam si accorse che c'era qualcosa di strano. Strofinò il pollice e l'indice della mano destra sentendoli umidi e viscosi. Quando la luminosità aumentò per via di altri fuochi accesi, non potè fare a meno di constatare che il liquido che bagnava le sue dita era...

«Sangue!» la voce gli uscì spontaneamente «Le armature sono... piene di sangue! Ma cosa...».

«Non devi preoccuparti Saint di Pegaso. E' perfettamente normale ciò che vedi» cercò di rassicurarlo Kir Kir.

«Ma…, ma a chi appartiene? E perché?».

L'attendente di Shui si avvicinò alle armature accarezzandole una ad una con la sua mano e specchiandosi nei vari pezzi delle corazze. Poi , finalmente, spiegò cosa era accaduto:

«Devi sapere che per riparare una Cloth morta occorrono tre elementi » fece catturando completamente il newyorkese, vestito ora con abiti tipici del luogo «Il primo di essi è un mastro fabbro, che tramite i divini martello e staffa dorati, tramandati da maestro ad allievo, forgi i nuovi pezzi delle corazze. Il secondo elemento è la stardust sand, la famigerata ed introvabile polvere di stelle, prelevata dalle vette più aspre del Jamir. Si narra che tali vette raccolgano direttamente le polveri interstellari poiché vicine allo spazio dove nessun essere umano può sopravvivere. Terzo elemento, quello più importante, che dona nuova vita all'armatura,è il sangue dell'eroe, proveniente da un Saint che, con coraggio, doni i tre quarti del suo fluido corporeo irrorando le corazze».

«Aspetta un momento, hai detto tre quarti? Ma equivale a morte sicura! Nessuno può perderne oltre un terzo. Questo vuol dire che...Dimmi, chi ha donato la sua vita per me e per i miei compagni? Ti prego».

«Non c'è bisogno che ti dica altro amico mio» rispose abbassando lo sguardo «Chiunque sia stato lo ha fatto poiché condivideva la causa per cui combattete per la divina Atena».

«Ma io devo sapere! Non è…».

«Ti prego non insistere. Fai come mi hai detto. Ritorna dai tuoi compagni e liberate la nostra amata dea dai Temis. Il resto è già parte della storia di queste mura».

Liam non aggiunse altro. In fondo al suo cuore aveva già capito cosa era accaduto e lo sguardo del suo nuovo amico ne era la conferma.

« Non ti va di provarla?» chiese Kir Kir ,sfiorando l'elmo che componeva il capo del cavallo alato.

«Certo che mi va! »gli rispose il cavaliere d'oltre oceano stringendo il pugno destro e sollevandolo a mezzo busto.

«Coraggio, allora. Cosa aspetti?».

Liam socchiuse gli occhi e tramite il Cosmo richiamò la sua Cloth la quale si scompose nelle sue componenti agganciandosi al suo corpo dopo una portentosa fiammata azzurra. Quando il cavaliere riaprì gli occhi rimase stupefatto dallo splendore e dalla nuova forma della sua Cloth, completamente color argento e dal magnifico elmo a forma di diadema. Tuttavia, le fattezze non erano le uniche cose ad essere cambiate. In un attimo, il prode Saint si accorse che anche l'energia che emanava era diversa, spropositatamente più potente di prima.

«Un fuoco» disse guardando i palmi delle sue mani «Sento come un fuoco caldissimo invadere il mo corpo. Non un fuoco che brucia le mie carni, affatto! Sento che potrei demolire interamente questa montagna con i miei pugni!».

«Bhè» rispose sorridendo «Ti invito a non farlo, o non ci sarà più un Tetto del Mondo! Mi aggrada che ti sia piaciuta. I danni che avevi subito erano tali che non ho potuto ristabilire la forma originale, così come per tutte le altre Cloth che mi hai portato. Ecco che sono nate il Pegaso di Fuoco, il Dragone della Speranza , il Cigno di Luce e Andromeda la Notte . Ora siete pronti per affrontare il nemico».

«Grazie Kir Kir, di tutto, anche per aver…».

«Ti ho già detto che non devi ringraziarmi. Ora vai. Vola dai tuoi amici e ricorda ciò che hai imparato in questi giorni. Fa bruciare il tuo Cosmo e nessuno potrà fermarti!».

Non ci fu più spazio per altre parole ed ognuno prese la propria strada.

Qualche ora prima, all'Hangar.

Quella sera Rebecca si soffermò sotto un lungo pino ad osservare le numerosissime stelle che maculavano quel grande tappeto blu che componeva la volta celeste. Cercando di trovare, fra le fronde degli altri alberi, la sua costellazione, pensava a quei lunghi giorni trascorsi dalla partenza di Liam. Si chiedeva come stesse il suo compagno, cosa stesse facendo, se tutto andava bene, ma poi si rese conto che tutte quelle domande non avrebbero avuto una risposta. Decise di rientrare all'Hangar e di fare visita a Dimitri come faceva tutte le sere prima di andare a dormire. Il giovane russo non si era ripreso e le sue ferite interne rimanevano gravissime. Tuttavia era stazionario e sempre controllato dal dottor Caius e dal suo team di scienziati. Quella mattina avevano fatto un nuovo tentativo con la nanotecnologia, ma tutte le micro cellule operaie non erano riuscite a perforare lo strato di ghiaccio che attanagliava il suo cuore. I raggi azzurri dello scanner retinico, posto sulla spessa porta metallica che faceva da ingresso al laboratorio nascosto nella foresta, analizzarono gli splendidi occhi verdi della ragazza. Un bip appena percepibile anticipò l'apertura automatica dei battenti. Prima di salire al piano superiore, dove c'erano le camere di degenza e il suo alloggio,Rebecca intravide Leondor Paranossis e le sue grandi gambe bioniche in fondo ad un laboratorio marchingegnare su una qualche diavoleria. Scintille di vari colori svolazzavano ad ogni tocco del suo attrezzo sul banco da lavoro.

"Tutta questa tecnologia non è in grado di sciogliere del semplice ghiaccio. Quale potere nasconde il tuo Cosmo caro Dimitri?" pensò salendo i bassi gradini metallici.

Poco dopo fu accanto alla branda leggermente inclinata del compagno Saint. Una maschera, simile a quella che indossava Liam quando era stato messo nella vasca curativa, ricopriva l'intero volto del cavaliere. Gli erano cresciuti i capelli, osservò Rebecca, crespi ciuffi biondi che non sarebbero sicuramente piaciuti ad un tipo come Dimitri. Qualcuno, poi, bussò alla porta ed entrò subito dopo. Si trattava di Kenzo. La sua lunga treccia nera dondolava alle sue spalle. Si fermò accanto alla compagna a braccia conserte, come era suo modo di fare. Il suo braccio era completamente guarito grazie alla scienza di Smith e della fondazione. Nemmeno una cicatrice poteva fare da testimone degli scontri avvenuti qualche giorno prima.

«Sapevo di trovarti qui. Il maestro Murasama si chiedeva come ti sentissi. Sono giorni che lo eviti» gli fece notare amichevolmente.

«Non lo evito Kenzo; e solo che non sono dell'umore adatto per parlare di me. Preferisco stare qui con Dimitri. Qualche volta cerco di parlargli con il Cosmo, ma non ricevo alcuna risposta» raccontò con gli occhi lucidi la giovane Saint.

«Non devi preoccuparti. Lui è forte. Ha resistito fino ad oggi e lo farà per i prossimi giorni. Il professor Caius Smith dice che la sua squadra sta preparando dei nuovi nano-robot ancora più efficaci. Vedrai che,in qualche modo, riuscirà a guarirlo».

Rebecca non disse nulla, si limitò semplicemente a sorridergli. Kenzo riusciva sempre a trovare le parole giuste per consolarla e questo la confortava. Poi, mentre il suo sguardo stava per ritornare su Dimitri, l'allarme intrusi dell'Hangar cominciò a ululare per tutto lo stabile. I due Saint si scambiarono un cenno di intesa e si catapultarono al piano inferiore, dove Caius Smith e Paranossis osservavano il grande monitor centrale agitatamente.

«Che succede professore?» chiese il cavaliere del Dragone, primo ad arrivare.

«Droni sentinella» rispose l'arguto uomo di scienza «Circondano tutto l'edificio. Le cimici volanti ad infrarosso li hanno appena intercettati. Non so come ci hanno scovato».

«Dobbiamo intervenire!» esclamò Rebecca toccando la spalla del compagno dalla lunga treccia.

«D'accordo. Professore, voi e gli altri nascondetevi nel bunker interrato. Il maestro Murasama è tornato?».

«Non è ancora rientrato dalla sua passeggiata notturna. Speriamo solo che stia bene» rispose Leondor al posto del collega.

«Mi creda professor Paranossis, il maestro non è tipo da lasciarsi battere da un mucchio di bulloni. Coraggio Rebecca, andiamo a distruggerne un po'!» concluse Kenzo.

«Ok. Solo un secondo. Leondor, ha quella cosa che le ho chiesto?».

«Ma certo ,mia cara. L'ho già preparata da un pezzo. Un mio collaboratore dovrebbe arrivare a breve con la catena speciale che mi hai chiesto. Non sarà forte come quella della tua sacra armatura, ma potrai fare bei danni».

«Bene Rebecca. Tu aspetta qui ancora un secondo. Non appena sarai pronta alla battaglia , scatenati!».

La porta dell'Hangar si aprì sibilando e il lampeggiante giallo balenò nell'oscurità della notte. Intensi fasci bianchi e luminosi irradiarono la zona circostante l'edificio grazie a potenti fari posizionati in cima ad alti tralicci di ferro. I droni erano posizionati in semicerchio pronti a far fuoco coi loro super cannoni alimentati a Polaris. Kenzo fece la sua comparsa a passo lento con le braccia conserte. Guardò attentamente le decine di macchine minacciose.

«Vi conviene tornare da chi vi ha mandati. Questo posto è off-limit » disse alle fredde macchine che non emisero alcun suono.

«Ah ah ah! Belle parole Saint di Dragon, degne di un cavaliere di Atena» una nuovo nemico restava in penombra nelle retrovie ghignando stridulamente.

«Hai intenzione di farti vedere o preferisci che venga a prenderti io? Ho percepito chiaramente il tuo Cosmo malvagio» ribatté Kenzo.

«Non scomodarti ragazzino. Stavo giusto per venire da te» spiegò il misterioso uomo comparendo improvvisamente alle spalle del cavaliere del Dragone.

"Come ha fatto ad aggirarmi? Il suo movimento è stato impercettibile. Costui è da non sottovalutare".

«Allora cavaliere, eccomi qui. Mi presento subito. Il mio nome è Sebastian, cavaliere naturale del Cane da Caccia » spiegò il longilineo personaggio, racchiuso in una scura Natural Cloth dagli spessi ed affilati artigli bianchi fuoriuscenti dagli avambracci.

Anche il suo rifinito elmo era particolareggiato da zanne di varia lunghezza che nascondevano, in parte, la capigliatura bruna, ma ciò che rendeva tetro quell'uomo, erano i suoi grandi occhi completamente bianchi.

«Cosa ti porta qui Sebastian? ».

« Insomma, voi cavalieri di bronzo non sapete mai nulla!» esclamò sbuffando e facendo volteggiare una delle mani «Sarei felice di parlare con quel Gold Saint di nome Murasama. Lui è qui?».

« Spiacente cavaliere naturale, lui non c'è. Puoi dire a me se vuoi o ti invito ad andare via».

«Di sicuro l'ospitalità non è il vostro punto forte. Poco male. Darò a te la missiva che mi è stata affidata. Essa racchiude le informazioni che stavate aspettando dai signorini Temis».

Lo strano guerriero sfilò da sotto l'armatura un piccolo disco metallico e lo lanciò a Kenzo che lo prese al volo. Si trattava di un disco olografico.

«Ti ringrazio Mr Sebastian. Ora,se non ti dispiace, porta via questi robot».

«Come tu ordini Dragone. Solo che gli ordini ricevuti erano diversi e ai miei padroni non farà piacere sapere di non averli eseguiti alla lettera» disse tornando a sogghignare «I signorini si sono raccomandati che consegnassi il messaggio al Gold Saint Murasama, non ai suoi burattini. Quindi posso anche divertirmi un po'. Droni, liberatemi da questo sudicio ragazzo!».

I droni sibilarono e attivarono le loro potenti armi. Decine di flussi energetici si fiondarono su Kenzo che venne colpito dalla folgore di Polaris.

«Quale delusione per i miei occhi. Un cavaliere così decantato sconfitto in un batter di ciglia da delle macchine» mormorò spazientito risbuffando e scuotendo il capo il crudele uomo.

« Non sottovalutare i tuoi avversari se vuoi vivere più a lungo, cavaliere» Kenzo era uscito incolume dall'attacco, proteggendosi dietro una barriera di intenso Cosmo verde. Ruotando le braccia a suo modo, era pronto a rispondere all'attacco nemico «Rozan: Raising Dragon!».

Il terribile pugno dell'asiatico dilaniò il freddo metallo dei droni mandandoli al tappeto in brevissimo tempo. Quando l'attacco finì, al suolo giacevano rottami che si contorcevano sotto una danza di scintille azzurre e rosse.

«I miei più vivi complimenti Dragone. Il tuo destro soddisfa pienamente la fama che lo precede» disse sorridendo malignamente il cavaliere naturale, calciando via un braccio meccanico piovuto vicino a lui.

«Te lo ripeto Sebastian. Lascia ora questo luogo o combatterò ancora».

«Credo che non lo farò sciocco ragazzino. Non credo che tu sia nella posizione di minacciare qualcuno. Dimmi, senza la tua Cloth , che possibilità hai di battermi? Te lo dico io, nessuna!» ora anche dal corpo del nemico iniziò ad espandersi un'energia vermiglia.

Fu un attimo impercettibile e il pugno destro, contornato dalle lunghe zanne bianche, si levò svelando il suo brutale potere.

«Ravenous Tusks ».

«Solo un attimo cagnaccio dei miei stivali! Andromeda: Croop Circle!» urlò, dopo un grande balzo in avanti, Rebecca, bloccando con la sua nuovissima catena meccanica la pericolosa offensiva nemica.

«Beky! Appena in tempo» sospirò Kenzo «Senza l'armatura, me la sarei vista brutta. Forse se uniamo le forze riusciremo a battere costui».

«Un'altra piccola preda per le mie Zanne Fameliche. Pensate forse di battermi con quella ridicola ferraglia? Non vale la pena nemmeno di sporcarmi le mani. Super droni, venite fuori e distruggeteli».

Dopo il comando, decine di nuovi automi, molto più potenti dei recedenti, uscirono dall'oscurità della boscaglia vicina. I loro occhi rossi scintillavano nella notte, minacciosi e letali così come i loro arti e i loro super cannoni.

«Maledetto, sei un vigliacco!» tuonò Kenzo mettendosi in posizione d'attacco.

«Dici piccolo Saint? In guerra tutto è lecito, o speravi ti lasciassi marciare verso i miei padroni indisturbato? Ora fammi la cortesia di morire alla svelta».

«Sarai tu a perire!» esclamò Rebecca preparando la sua catena.

La battaglia riprese e i super droni , rapidi e sinuosi come esseri umani, circondarono a breve i due guerrieri di Atena avvolti a protezione nelle loro aure. Si limitavano a schivare e a colpire in maniera precisa, per evitare di sprecare preziose energie. Nel frattempo, il cavaliere naturale si avvicinò minaccioso all'ingresso dell'Hangar.

«Fermati, cosa vorresti fare?» gli urlò Kenzo in un disperato tentativo di arrestare il suo cammino, ma la distrazione gli costò caro.

Uno dei droni, approfittando della guardia bassa , lo colpì violentemente alla schiena facendolo rovinare a terra. La sua bocca si riempì di terra e sangue e le orecchie fischiavano per lo shock.

«Kenzo stai attento! Catena ferma quell'uomo!».

La lunga catena obbedì al volere della Saint e si avvinghiò , facendo più giri su se stessa, al braccio sinistro del nemico.

«Povera stolta. Ravenous Tusks!» bisbigliò silenziosamente il cane da caccia frantumando il vincolo che lo teneva bloccato e lacerando stoffa e pelle dalla spalla destra di Rebecca.

I due cavalieri stavano per essere totalmente sconfitti quando dal cielo, splendida e accecante, precipitò una sfera di fiamme celesti. Sul suolo si aprì un largo solco di terra marrone che squarciò il verde manto erboso come una ferita. Quando il caldissimo fuoco si dissipò, Kenzo e Rebecca poterono vedere il loro amato compagno racchiuso nella sua nuova Cloth.

«Non hai sentito i miei amici? Qui non si passa. Pegasus :Shooting Stars!».

I velocissimi pugni, simili a saette lucenti, colpirono in pieno il sorpreso Sebastian che fu scaraventato sotto un albero ,infrangendo addirittura la dura corteccia.

«Liam, non posso crederci sei tu!» gridò Rebecca, liberandosi con un calcio potentissimo di uno dei super droni.

Il Saint di Pegaso ruotò leggermente il capo lanciando un dolce sorriso alla compagna.

«Ciao Beki! Vedo che siete in difficoltà. Vi va di provare le vostre nuove Cloth?» chiese poco prima che, con due pesanti tonfi, gli scrigni con le loro sacre vestigia precipitassero dal cielo.

«Queste sono...Queste sono...» balbettò Rebecca allungando una mano verso il lucente contenitore.

«Droni, non permettete loro di indossare le armature! Distruggeteli, mentre io mi occupo di questo pivello!» ringhiò furente il cane da caccia , rialzandosi e asciugandosi il sangue che gli macchiava la bocca.

I neri automi obbedirono e si lanciarono contro i due Saint ancora privi di corazza, ma proprio in quel momento furono investiti da un secondo attacco di Liam. Forti esplosioni a catena rimbombarono per la foresta ,spaventando gli uccelli nascosti fra le fronde dei pini. Grazie alle Shooting Stars, Kenzo e Rebecca poterono chiamare a se le Cloth. Le varie parti delle rigenerate vestigia si scomposero e si legarono ai corpi dei loro cavalieri. Elmo, pettorali, spalline, avambracci, cintola, cosciali, tutto risplendeva nel cuore della notte. Dragone la Speranza ed Andromeda la Notte erano pronti ad entrare in gioco!

«Incredibile!» fece Kenzo sgranando gli occhi « Il mio scudo. E' tornato persino più resistente di prima. Inoltre sento una strana forza scorrere dentro di me».

«Le mie catene, sono… sono…» disse strabuzzando gli occhi la Saint in rosa.

Alcuni droni sopravvissuti all'attacco di Liam si avventarono contro i distratti cavalieri di Atena , ma non appena entrarono nel loro raggio d'azione, furono fatti a pezzi con semplici e chirurgici colpi.

«Maledetto Pegaso, mi hai fatto arrabbiare prendi questo! Ravenous Tusks».

Le zanne fameliche si scaraventarono sul bersaglio che, con sorprendente maestria, riuscì ad evitare completamente l'attacco, mandando su tutte le furie il nemico».

«Come diamine hai fatto? Dopo i sacri generali, io sono il cavaliere naturale più veloce. Saresti dovuto morire!».

«Due volte lo stesso attacco non funziona su un Saint, questo dovresti saperlo» gli spiegò saccentemente Liam « In oltre, vedo chiaramente la scia lasciata dai tuoi pugni. Arrenditi cagnaccio e torna dai tuoi padroni. Digli che presto verremo a prenderci Atena!».

«Non fare lo spaccone, voi non andrete da nessuna parte. Ravenous Tusks» ripeté il malvagio guerriero, ma ancora una volta la difesa di Pegaso fu inespugnabile.

Tuttavia qualcosa accadde ed inaspettatamente , il prode cavaliere accusò un capogiro genuflettendosi sotto il peso della sua corazza.

«Liam! Sei stato colpito!» urlò Rebecca correndo in suo aiuto.

«No, non è questo. Le mie ferite… Kir Kir me lo aveva detto… Amici, ho bisogno di voi » accennò strizzando gli occhi per lo sforzo.

" Non posso crederci Liam! Sei proprio tu? Sei cresciuto molto. Non sei più il solito bamboccione. Lascia che ci pensiamo noi" voleva rispondergli Rebecca, ma quelle parole non uscirono mai dalla sua bocca.

«Beky, accompagna Liam all'Hangar e lasciate a me questo cane pulcioso» ordinò Kenzo facendosi avanti.

«Sciocco, in tre potreste battermi facilmente».

«Sebastian, credimi. Qui basto solo io. Ora in guardia».

«Stai attento Ken, mi raccomando» gli disse la compagna prendendo un braccio di Liam e passandoselo sul collo per fargli da appoggio. Insieme si allontanarono dal luogo della battaglia.

«Bene Dragone, vedremo chi la spunterà e dopo, prenderò anche i tuoi amici. Ecco che arrivo. Ravenous Tusks!».

«Non hai ascoltato le parole di Liam? Il tuo attacco non può funzionare!»

Le zanne del cavaliere naturale si frantumarono sul resistentissimo scudo verde smeraldo e si udirono le ossa del suo pugno fratturarsi. Le urla dilaniarono la pace della foresta ed altri uccelli volarono via spaventati dal grido acutissimo.

«Ora tocca a me. Assaggia il pugno del drago!».

Fu una vittoria facile. L'armatura del cane da caccia si disintegrò così come la vita di chi la indossava.

Caius Smith accorse alla porta d'ingresso per accogliere Liam. Con lui venne anche Bob e Paranossis. Avevano assistito a tutto lo scontro ed esultato nel vedere il prode cavaliere giungere in loro soccorso.

«Ragazzo mio fatti abbracciare!» esclamò Bob allargando le braccia.

«Papà aspetta! Non avvicinarti!».

«Ma , che ti prende figliolo. Volevo solo…»

«Non è come pensi. Se mi toccassi, la tua mano sarebbe ustionata dalla mia Cloth. Solo Rebecca può farlo, poiché protetta dalla sua corazza. Rimandiamo a dopo gli abbracci. Devo assolutamente vedere Dimitri» spiegò.

«Dimitri? Lui è ancora privo di sensi. Che cosa vuoi da lui?» domandò Rebecca.

«So come sciogliere il ghiaccio che opprime il suo petto!».

«Cosa? E' impossibile ragazzo, abbiamo provato con la fonte di energia più calda al mondo, ma non è stato possibile!» chiarì Paranossis.

«Davvero Leondor? Avete provato anche col calore delle stelle?».

«Liam , sii più chiaro» continuò Rebecca.

«Voi portatemi da lui. Dovete fidarvi di me».

Anche Kenzo li raggiunse poco dopo, al piano superiore. Il giovane Pegaso guardò attonito il volto scarnito del compagno "Non te la stai passando bene amico mio, vero? Ora ti salverò" pensò.

«Allora Liam, dicci cosa hai intenzione di fare»disse il professor Smith.

« Ok doc, ma qualunque cosa io faccia, promettetemi di non intervenire».

«D'accordo, ma se solo sapessimo…».

«La prego professore» lo interruppe Rebecca «Lasciate fare a lui».

«Grazie Beky! Kenzo ho bisogno anche di te. Voglio che sollevi Dimitri e lo reggi».

Incuriosito il compagno obbedì senza battere ciglio. Il Saint del cigno venne scollegato dalla maschera di sopravvivenza e sollevato dal suo letto. I macchinari medici impazzirono e Caius Smith dovette spegnerli.

«Qualunque cosa hai in mente, figliolo, falla subito. Senza ossigeno Dimitri morirà!».

«Farò in un attimo, ora allontanatevi!».

Il gruppo di scienziati e bob obbedirono e presero le distanze. Anche Rebecca fece lo stesso. Sul loro volto si poteva leggere il patos del momento e il nervosismo accrebbe quando poco dopo Liam si concentrò al massimo espandendo il suo Cosmo.

" Ora capisco " pensò Kenzo percependo il tepore proveniente da quella suntuosa energia azzurra "Si prudente amico mio".

«Dimitri , non mi deludere! Torna fra noi!!!».

Il pugno partì, tremendo e preciso. Colpì la zona del cuore, bruciando il bianco camice, ma non la bianca pelle.Kenzo dovette metterci molta forza per non essere catapultato verso il muro.

«Sei uscito di senno ragazzo?» urlò Caius Smith «Così lo hai ucciso di sicuro!».

Liam era ancora ansimante per lo sforzo e non poté rispondere allo scienziato. Tuttavia fu Kenzo a raffreddare l'ira dell'uomo di scienza.

«Professore, aspetti. Lo sento! Sento il suo battito».

Uno degli scienziati accorse con uno stetoscopio e con meraviglia confermò quanto diceva il Saint del Dragone.

«Presto, mettetelo nella vasca rigenerante. Se non ha subito troppi danni si riprenderà subito» ordinò il dottore « Ti porgo le mie scuse giovane guerriero. Questa sera ci hai proprio salvati tutti!».

Passarono due giorni, rapidi e fugaci. L'ingresso dell'Hangar tornò ad aprirsi col solito lampeggiante giallo a fare capolino. I raggi del sole filtravano dalle folte chiome dei pini offrendo giochi di luce spettacolari. Era l'inizio dell'estate oltre che di un nuovo giorno quando tre cavalieri si apprestarono a salire su un aero-mezzo con in spalla gli scrigni con le loro Cloth.

«Aspettate ragazzi! Sicuri di non voler aspettare Dimitri. Non sarete troppo esposti solo in tre?» urlò Paranossis correndo buffamente con le sue nuove biogambe.

«Non si preoccupi Leondor. Vedrà che presto ci raggiungerà lui quanto prima. Per ora deve recuperare le forze nella vasca» spiegò sorridendo Kenzo.

Il piccolo Jet si attivò e la polvere e la terra si sollevarono tutte intorno al velivolo .

« Cinque minuti al decollo. Rotta automatica impostata. Destinazione : Isola di Cuba » gracchiò la voce robotica del robo-pilota.

«Mi raccomando figliolo, torna presto a casa!» sussurrò Bob da dietro un oblò dell'Hangar.

Quella mattina aveva salutato suo figlio a suo modo, lontano dagli altri, in modo tale da non metterlo a disagio come gli diceva sempre. «Vedrai che ce la farò, papà!» gli aveva detto con gli occhi leggermente lucidi, ma questo lui lo sapeva; sapeva che suo figlio sarebbe tornato vincitore con la dea Atena e questo gli fece versare calde lacrime da dietro il piccolo vetro.

«Kenzo, non ho visto il maestro Murasama. Strano che non venga a salutarci» disse Rebecca.

«Tranquilla amica mia. L'ho visto uscire alle prime luci dell'alba. Sicuramente starà pensando a noi da sotto un pino, nel bosco».

Il portellone di ferro si richiuse alle loro spalle e una volta dentro Liam disse ai compagni:

«Coraggio amici, andiamo a prendere a calci i Temis e riprendiamoci Anna!».

«Allora non sei proprio cresciuto!!» tuonò Rebecca colpendolo al capo alla solita maniera!

Le risa dei tre riempirono di allegria il jet che nel frattempo solcava rapido i cieli d'America.

FINE PRIMO LIBRO



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