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lavoro pubblicato giovedì 22 aprile 2004
ultima lettura venerdì 13 aprile 2018

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Perchè non parli?

di Nigel Mansell. Letto 690 volte. Dallo scaffale Racconti

Perche non parli? Oh perchè non parli? Scosse violentemente la donna per le spalle, sollevandole il busto, non reagiva.

Perché non parli? - Perché non parli? Oh perché non parli? Scosse violentemente la donna per le spalle, sollevandole il busto, non reagiva. La lasciò ricadere distesa. Gli occhi erano ancora aperti, sbarrati. Le labbra corrugate per sempre in un’espressione di sofferenza. Le gambe nude incrociate in una posizione disarticolata, come quelle di una bambola gettata in un angolo da una bambina capricciosa, annoiatasi del gioco… Appuntamento alle ore 16,00 con il Dott. Brienza nel suo ufficio, il video lampeggiava ricordandoglielo. Entrò puntualmente la sua segretaria, non voleva che si scordasse dell’impegno preso. Non bussava più da anni alla porta del suo ufficio, nonostante il grado gerarchico tra loro due fosse molto distante, lui era Amministratore Delegato dell’azienda di famiglia e lei solamente la sua segretaria. La realtà era oramai chiara a tutti, da sempre. Erano amanti da molto tempo, ma quella che per lui era stata inizialmente attrazione sessuale, invecchiando insieme, si era trasformata in un rapporto quasi matrimoniale, ed ora era come se fosse bigamo. La madre dei suoi figli a casa, buona per le uscite ufficiali, gli impegni in parrocchia e la cura della casa; quest’altra in ufficio, che gli sottolineava con severità le sue mancanze. A volte qualche week-end di lavoro lo obbligavano a passare qualche giorno in amene località turistiche con la sua segretaria, ma sempre più raramente. Era un pupazzo nella mani delle due, come lo era stato in quelle di sua madre fino a quando era stata in vita. Sempre costretto a dimostrare qualcosa, di essere all’altezza dei suoi genitori, di comportarsi da buon padre e marito o di realizzarsi come perfetto manager. Si era fatto tardi, se non usciva ora dall’ufficio non sarebbe arrivato puntuale, e tutto avrebbe voluto fuorché infastidire il Dott. Brienza: non era certo il caso, visto che il facoltoso industriale avrebbe dovuto confermargli un contratto importantissimo per la sua azienda. La sua berlinona tedesca scivolava silenziosa nell’assolata statale di periferia, c’era poco traffico. Ripassava mentalmente le parole con le quali avrebbe esordito nell’incontro con il Brienza. Prendere in pugno la trattativa da subito è sempre molto importante. Con opportuno tatto bisogna aggredire l’interlocutore, poi, come sempre riusciva a fare, l’avrebbe portato esattamente dove aveva pianificato con la sua segretaria: il Brienza, impugnando la sua costosa stilografica, avrebbe firmato il sospirato contratto. Una specie di motocarro, o qualcosa di simile, carico di cianfrusaglie, procedeva lento davanti a lui; ma non lo sorpassò. Approfittava della bassa velocità per guardare alla sua sinistra la ragazza di colore ferma sul ciglio della strada. Un vestitino chiaro evidenziava la sua pelle scura e lucida. Le gambe muscolose, quasi selvagge, erano lasciate interamente scoperte dalla stoffa che copriva solo quel culo di marmo. Era un fondoschiena abbondante e sodo, proteso come solo quelli delle donne di colore possono essere. Passeggiava avanti e indietro come una pantera dietro le sbarre nella gabbia dello zoo, ondeggiando sensuale sugli alti tacchi. Guardava in lontananza, distratta, con gli occhi di una gazzella impaurita che contrastavano con il prorompente fisico. Era un animale nella savana, che si ergeva dalla vegetazione nella ricerca dei potenziali clienti, come se fossero prede. I loro sguardi si incrociarono, allora lei si prese le tette fra le mani. Le avvicinò quasi facendole schizzare fuori dal reggiseno, e trastullandole gli sorrise invitante, passandosi la lunga lingua scura sulle labbra carnose ulteriormente evidenziate da un volgare rossetto rosso. Un leggero rigagnolo di sudore gli solcò la fronte, nonostante, grazie all’ottimo impianto di climatizzazione, la temperatura nell’auto fosse ideale. Un’esplosiva, quanto robusta erezione prese l’iniziativa e decise per lui. Approfittò della larga carreggiata, un occhio veloce al retrovisore, e invertì la marcia. Abbassò il vetro di destra e si allungò verso l’altro sedile. Pronta, la bellissima femmina si sporse all’interno dell’auto, protendendo verso di lui l’abbondante seno. La donna elencò servizi e prezzi con una voce profonda dall’accento francese. Salì in macchina e lui pagò in anticipo. Lei gli indicò un casolare diroccato, raggiungibile tramite la strada sterrata dietro di loro. Si stese su dei vecchi materassi abbassandosi i pantaloni e gli slip di Armani che sua moglie sceglieva per lui. Le ordinò di spogliarsi, completamente, e poi continuò facendola sistemare sopra di lui. Sfogò molto velocemente i suoi istinti. Tornato in lui, inerme, si guardò intorno. Solo ora avvertiva il puzzo dei materassi, osservava il fabbricato fatiscente, i rifiuti di ogni specie abbandonati ovunque. Si soffermò sulla donna accovacciata sopra di lui, giocherellava con la sua cravatta. Aveva un odore animalesco, solo leggermente attenuato dal deodorante da due soldi. Si sentì un niente nei suoi confronti. Lo colse un senso di inadeguatezza verso la puttana, e nei confronti delle donne della sua vita. Realizzò il suo assoluto fallimento come uomo, avvertì chiara e perentoria, come non mai, l’insoddisfazione che aveva sempre caratterizzato la sua vita. Fu preso da un senso di ribellione, un’incontenibile ira che gli montò da dentro, dal profondo dove aveva sempre soffocato le sue aspirazioni. Improvvisamente le strinse le mani intorno al collo. Lei cercava di urlare, ma la voce non poteva uscire. Lui stringeva sempre più forte. Lei voleva graffiarlo in faccia, mentre lui, con il suo uccello ancora dentro di lei, continuava ad impedire che ai suoi polmoni arrivasse ossigeno, pressando sulla carotide. La lotta fu molto violenta, la donna dimenava le gambe mentre con le mani gli strappava i capelli. Le sue lunghe unghie colorate rigavano il suo viso perfettamente sbarbato, ma non servì a nulla: lui non mollò la presa; e poi fu la fine, la donna smise di graffiarlo, e priva di vita riversò la testa all’indietro. In preda a uno stato di brutale follia, lui non smetteva di stringerle il lungo collo scuro, sulle larghe spalle atletiche che incorniciavano quello splendido seno, dai grandi capezzoli scuri. Passarono alcuni minuti. L’uomo si alzò. Guardò la ragazza buttata a terra, ammirò ancora la bellezza di quel corpo completamente nudo, in quello schifo di posto. Ebbe orrore di sé stesso. Fu preso dal terrore, dal rimorso per quello che aveva fatto. Poi come incredulo della sua opera, si gettò sulla donna. - Perché non parli? Oh perché non parli? Scosse violentemente la donna per le spalle, sollevandole il busto, non reagiva. La lasciò ricadere distesa. Gli occhi erano ancora aperti, sbarrati. Le labbra corrugate per sempre in un’espressione di sofferenza. Le gambe nude incrociate in una posizione disarticolata, come quelle di una bambola gettata in un angolo da una bambina capricciosa, annoiatasi del gioco. Si liberò dal preservativo buttandoglielo addosso. Si ripulì l’uccello nel suo vestitino chiaro gettato lì in terra, e risalì in auto. Non pensò che i resti del suo seme sarebbero stata la prova con la quale il Maresciallo dei Carabinieri, un anno più tardi, l’avrebbe estratto in manette nel cuore della notte, dalla sua calda ed accogliente abitazione.


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