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lavoro pubblicato venerdì 10 aprile 2015
ultima lettura venerdì 15 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Venerdì Pomeriggio

di VonK. Letto 467 volte. Dallo scaffale Sogni

Quella volta che stavo scappando,Quella volta che scappavo e non ci riuscivo, Quella volta che, se non fosse stato per un puro caso, sarei ancora l&ig...

Quella volta che stavo scappando,
Quella volta che scappavo e non ci riuscivo,
Quella volta che, se non fosse stato per un puro caso, sarei ancora lì ad annaspare.
Quella volta che il caso mi ha dato una via d'uscita.

Me lo ricordo come se fosse stato ieri, le braccia e le gambe erano stanche, la testa pesante gli occhi, beh gli occhi erano aperti a fatica ed ogni suono che andava ad impattare nei timpani era una tortura.
Tutto era pesante, lento e grigio.
Io non so come mai mi fossi ritrovato lì in questo mondo, parallelo, diverso dal normale per soli semplici dettagli.
Ad esempio, i sapori. I sapori erano totalmente diversi ... sembravano tutti uguali ...
E le risate, per carità, ogni singola risata che ho provato a far uscire in quei giorni era uno sforzo. Era una risata per convenienza sociale, ma capitemi, non era colpa mia, io ero solo un naufrago che cercava di rimanere vivo. Come poteva, come meglio poteva.
Tutto questo grigiore era simile all'umidità.
L'umidità, ti si attacca addosso, non ti lascia andare. Rimane lì nei vestiti e nelle ossa e molto spesso con l'umidità, arriva la nebbia.
Oh, terribile flagello la nebbia, per quanto possa essere poetica l'immagine di essere in tutti posti ed in nessuno solo perché si è circondati dalla nebbia. Provate a vedere il lato poetico della nebbia quando l'unica cosa che vorreste è trovare un muro su cui sbattere la testa una, due, tre volte. Provateci quando vorreste semplicemente vedere, la luce, provate a perdervi nei meandri del mondo quando non sapete più nemmeno chi siete.
Sono due lo possibilità.
Continuate a muovervi, a lottare, cercate di non affogare in quel mare, quel mare di nubi e dispiaceri, un oceano di paure e sconforto. Oppure, facile come bere un bicchiere d'acqua, vi fermate, vi arrendete e rimanete fermi ad aspettare il giorno in cui forse la nebbia vi permetterà di vedere la luce che tanto cercavate.
"Da solo, tutto da solo"
Continuavo a ripetermelo nella testa. Nei pensieri. A voce alta urlandolo a nessuno.
Come era successo? Come era capitato? Come ero capitato lì?
Mi ricordo che stavo correndo, su di una salita, poi ad un certo punto, caddi e da lì, fu solo nebbia. Nebbia ed umidità, tristezza.
Avevo paura, paura di essere colpito da qualcuno, paura di ricevere qualche colpo basso, così iniziai a non dormire più, cominciai a guardarmi le spalle ... e da chi se ero circondato dal niente? Beh dalla nebbia, certo, ma in fondo, lì poteva nascondersi qualsiasi cosa, benché io non vedessi oltre il palmo del mio naso, non vuol dire che non ci potesse essere qualcosa ...
Benché qualcosa non si veda, non vuol dire che non c'è ... e questa paura mi attanagliava cosìn tanto da lasciarmi perdere ogni cognizione.
Cognizione del tempo, dello spazio e di me stesso.
Non sapevo più chi ero ne ricordavo dove stessi cercando di andare.
Mi misi seduto per terra, almeno ero sicuro di avere qualcosa sotto i piedi.
Iniziai a fischiare, almeno ero sicuro di poter sentire ancora qualcosa.
Iniziai a battere le mani sulle ginocchia, per poter essere certo di poter sentire altro addosso a me che non fosse solo l'umidità.
Poi successe qualcosa di meraviglioso, in un altro contesto, qualcuno di voi potrebbe chiamarlo miracolo e se i miracoli esistono questo ne è il più fulgido esempio.
Una bolla di sapone, molto grande, grandissima, fece capolino proprio sulla mia testa, avvicinandosi, aveva allontanato gran parte delle nubi ed iniziava a far filtrare un filo di luce, seguito da un altro filo di luce, fino a quando non si inizio a vedere qualcosa intorno a me.
Forse non mi crederete, forse sì, ma ero nell'ultimo piano di un parcheggio multipiano o almeno in ciò di più vicino ad un parcheggio multipiano nella mia testa.
Potrete continuare a credermi o meno, ma la bolla di sapone, mi parlò.
Sì sì, vaneggio certo, ne sono sicuro, al vostro posto penserei esattamente la stessa cosa, anzi mi darei del drogato ma quella bolla fu categorica, parlò ed io non potetti far altro che ascoltare ciò che aveva da dire:
" Dai, vieni che ti offro un caffè"
Un caffè! Dio dell'espresso allora esisti!
Dio dell'acqua e sapone ti sarò grato per sempre!
Sorrido, non parlo, non riesco a parlare. Certo sonno e stanchezza influivano ma sentir parlare una bolla di sapone, avrebbe tolto le parole anche a voi!
Scommettiamo?
Fatto sta che continuo a sorridere e la bolla, piano piano, mi si avvicina e ... mi ingloba, sì credo sia questa la parola giusta.
Mi ingloba e mi fa alzare in volo, sopra le nubi, lontano dal freddo, vicino al sole, quanto basta per asciugare i miei vestiti da ogni traccia di umidità.
Ma la stanchezza continua, benché la bolla continui a parlare, inizio a chiudere gli occhi, sono troppo pesanti ... e poi quella sensazione di calore, era davvero rilassante e mi ritrovai a dormire, di nuovo dopo tanto tempo.
Mi sono svegliato e volete sapere dove mi sono risvegliato?
Indovinate.
Nel mio letto. Ah, non l'avreste mai detto vero?
Un sogno? Sì, forse. Una fantasia della mia mente?
Forse. Allora perché mi sono ritrovato lo scontrino di due caffè pagati in tasca?

Giusto, era venerdì pomeriggio, ed io di venerdì pomeriggio, prendo sempre il caffè ...



Commenti

pubblicato il 10/04/2015 0.56.57
VonK, ha scritto: ... e voi, quando lo prendete il vostro caffè?

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