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lavoro pubblicato martedì 7 aprile 2015
ultima lettura giovedì 2 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Essere figli

di thecave. Letto 500 volte. Dallo scaffale Sogni

La lancetta dell'ora cadeva sulle quattro, pesantemente, come un macete mozzandogli la mano: non sentiva più di avere una mano, non sentiva più di avere un corpo. Era passata un'ora da quando la moglie era entrata in sala parto e lui era ...

La lancetta dell'ora cadeva sulle quattro, pesantemente, come un macete mozzandogli la mano: non sentiva più di avere una mano, non sentiva più di avere un corpo. Era passata un'ora da quando la moglie era entrata in sala parto e lui era rimasto lì, solo, con le lancette che gli si conficcavano nel cuore e il ticchettio assordante dei pensieri che copriva le grida flebili delle partorienti. Un'angoscia

terribile gli rodeva il fegato da quando aveva ricevuto la “lieta notizia”. Lieta?!quale pazzo imbecille ha potuto coniare questa espressione?!così infida, così ipocrita!

Lui le aveva ascoltate quelle parole dalla moglie quando gli aveva annunciato l'arrivo della Bestia, con gli occhi gonfi e le guance rosse, strozzata com'era di felicità... era davvero da strozzare.

Assassina!

Dapprima lui non aveva capito, poi iniziò a presentarglisi chiaramente davanti quell'oscuro presagio di morte: perché quell'essere che, mese dopo mese, cresceva in quel viscido otre, lo sentiva nutrirsi della sua energia, della sua vita, di sé!

Ora la sua carcassa rimaneva inchiodata alla sedia sentendo tutto il peso della gravità che lo schiacciava. Non poté reggere molto.

Presto i sensi lo abbandonarono e l'incubo si impossessò di lui: non più la luce soffocante dell'ospedale, ma buio, il buio immenso lo invase; e con esso la paura, la paura dell'oscurità e di tutto ciò che essa proteggeva nascondendolo dalla sua vista; un qualcosa gli si avvicinava, passo dopo passo, lentamente ma inesorabilmente, sempre più vicino a lui. Le coperte racchiudevano il suo fragile corpo di bambino tremante e terrorizzato, e stringeva forte, quasi a volerlo stritolare, l'orsacchiotto che la mamma e il papà gli avevano comprato un bel pomeriggio di primavera... Mamma, papà, che fare? Strapparsi di dosso l'unica difesa e andare da loro?

Si sta avvicinando, lo sente, ma lui ha paura di uscire fuori dal letto! Ma si avvicina, si avvicina!deve andare via!... e se non facesse in tempo a scappare? se lo avesse preso? Se lo avesse visto? Ma lui è lì, sta sopra di lui, lo sente... è lì, è lì! Basta!

Si caccia fuori dalle coperte, corre verso la porta, la apre e... luce; c'è una luce, che rischiara una cassa di legno scuro con l'imbottitura perlacea su cui stava accomodato un corpo. Si avvicina e riconosce il padre. Oh papà, papà! Misero papà! Così caro, così buono! No! Basta piangere ometto! Guarda la Mamma! La Mamma si disfa in lacrime! La Mamma, la brava Mamma! Tuo figlio è qui! Disgraziato è il figlio che abbandona la propria mamma! Bravo bambino, il buon bambino sta accanto alla mamma e la protegge come Papà, non la abbandono disgraziato, non la abbandona!

Vide un'infermiera stargli davanti e chiedergli se stesse bene: “Bene, bene, come stava bene! Il pianto gli stava in gola; incapace di farlo uscire scorreva, scorreva giù, dentro di sé, gli allargava i polmoni... così pieni, così pieni... ne sentiva il peso che gravava sullo stomaco: gli veniva da vomitare.

L'orologio segnava le cinque e mezzo ma non aveva importanza: la Mamma era morta; la cara Mammina che amava tanto il figlio e il figlio ingrato che pure le voleva tanto bene, ma non glielo aveva mai detto, mai.

Neanche a quella donna glielo aveva mai detto: la parola amore accostata a lei suonava vuota e falsa. Non voleva sposarla, non era sua intenzione: il bambino ha bisogno della sua Mamma, anche se è solo un pallido, disgustoso riflesso, una mal riuscita imitazione dell'originale.

Gli stessi pensieri gli avevano impedito di dormire una notte, costretto ad ascoltare l'incessante respiro della donna e della Bestia. Lei non lo sapeva ma lui aveva pianto quella notte sentendo la presenza assillante della vita, la vita che scorreva attorno a lui, e la Mamma morta, e lui che pure continuava a vivere... e i due esseri che respiravano, che vivevano grazie alla Mamma: assassini, assassini! Si sono nutriti della Mamma, l'avevano spolpata fino all'osso, e anche lui... ormai di lui erano rimaste solo le ossa. Ma doveva prendere una decisione: doveva uscire dalle coperte. Basta indugiare, devi comportanti bene altrimenti la Mamma piange! Senti la Mamma che piange?!

Perché non sei capace?! Perché non sei capace di essere come lei vuole? La Mamma sta nell'altra stanza, senti? Tiene il figlio tra le braccia! tiene il figlio tra le braccia e piange! Il figlio è nato!è nato!è nato e piange! La Mamma lo tiene tra le braccia e piange! Che schifo! Quanto, quanto fa schifo tutto questo! Che fare? Che fare?

Sentiva i passi di qualcuno venire verso di lui, gli sentiva bene: si stava avvicinando.

“Signor B. congrat-uhm?”, l'infermiera era sorpresa: non c'era nessuno.

Al suo posto c'era un pezzetto di carta. Non sapendo che fare lo consegnò alla moglie, tutta occupata a trovare nel suo bambino qualcosa di suo.

Quando lesse il biglietto non capì: non l'aveva mai capito quel pazzo del marito!

Sul foglio c'era scritto questo: “Io vado via e tu spera che non ritorni mai. Ti voglio bene Mamma.”



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