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lavoro pubblicato sabato 4 aprile 2015
ultima lettura mercoledì 20 novembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Il giardino delle rose spoglie (Capitolo 7)

di PJ23. Letto 440 volte. Dallo scaffale Fantasia

Il giorno dopo fu l’inizio della mia nuova vita. Non volevo più trascorrere un altro giorno isolandomi dal mondo, dovevo far parte di esso e iniziare a cambiare ciò che ero in qualcosa di meglio, che avrebbe sorpreso gli altri e sop...

Il giorno dopo fu l’inizio della mia nuova vita. Non volevo più trascorrere un altro giorno isolandomi dal mondo, dovevo far parte di esso e iniziare a cambiare ciò che ero in qualcosa di meglio, che avrebbe sorpreso gli altri e soprattutto me stesso. E così feci.

La mattina mi svegliai imponendomi di partire col piede giusto. Feci colazione e studiai per la prima volta quell’estate prima di pranzo, e fu una novità piacevole e interessante, non solo perché riuscii ad assimilare meglio le nozioni a mente fresca, ma potei avere tutto il pomeriggio a mia completa disposizione.

Presi la vespa dirigendomi con i miei amici in spiaggia e fu un’esperienza del tutto sensazionale. Vidi il mondo con occhi diversi, da un’altra prospettiva che non avevo mai percepito. I miei amici notarono subito il mio cambiamento, al punto che quasi si spaventarono quando fui io a proporre di giocare tutti quanti ad una partita a pallavolo. Fu davvero divertente osservare Paolo e Franco che mi guardarono per tutto il giorno con aria colpita, increduli di vedermi un po’ più sicuro di me, di essere partecipe alle loro attività con interesse. Silvia era meno sorpresa, ma fu estremamente felice di vedermi in quel modo, ne era orgogliosa.

Per la prima volta in vita mia parlai con lei per quasi tutto il pomeriggio. Non avevo mai avuto una conversazione così lunga prima d’ora, ma ciò non mi spaventò, anzi, mi fece sentire meglio. Persino Silvia lo era, mi parlò più tranquilla e le sue parole uscivano con più fluidità, ed è proprio in quel momento che capii di aver sbagliato in tutta la mia vita. La mia timidezza, la mia riservatezza e la mancata disponibilità verso gli altri ha sempre spaventato chiunque, persino i miei stessi amici. E in quel momento ho contemplato a quante cose ho perso nella mia vita, a quante occasioni ho lasciato sfuggire, a quanti momenti meravigliosi ho rovinato … tutto per colpa mia. Tra cui anche l’occasione del giorno prima. Esmeralda. Avevo perso di nuovo la mia occasione per la seconda volta. Il solo pensiero mi fece star male.

Con Silvia parlai del più e del meno, niente di importante, ma quando mi aprii con lei ogni argomento stranamente aveva un senso, anche la sciocchezza più assurda aveva un significato ben preciso. È difficile spiegarlo, ma quando ti senti interessando per davvero a qualcosa e partecipi attivamente in prima persona, vivendola proprio come se fossi uno dei protagonisti al centro dell’attenzione, ciò diventa improvvisamente importante, concreto, che ha una validità. Fu una sensazione favolosa, non avevo più paura di avere l’attenzione di qualcuno, ma questa volta ne volevo sempre di più.

Fu una pomeriggio indimenticabile. Volevo che da quel momento in poi tutti i giorni fossero così, non ne avrei più sprecato uno inutilmente.

Ma non tutto fu bello e spensierato purtroppo. Per quanto mi sforzassi ad essere una nuova persona, quella vecchia cercava in tutti i modi di resistere, affondando le sue radici ancora più in profondità in modo che fosse più difficile estirparla. L’ostacolo più grosso era purtroppo Esmeralda. Non riuscivo in nessun modo a togliermi dalla testa ciò che era successo l’ultima volta nel giardino, non solo perché non riuscii a capire il motivo della sua fuga, ma perché la sua stessa tristezza mi mise tristezza. L’immagine del suo pianto mi offuscava la mente, ero ansioso di capire cosa feci o cosa le dissi di così terribile per farla stare in quel modo. Ero nervoso e volevo vederla a tutti i costi, la mia mente gridava per lei mille scuse e quasi mi imponeva di andare da lei fino a casa sua per rimediare al mio torto, anche se non sapevo da dove potessi cominciare. Ma ancora … non riuscivo a farlo, avevo troppa paura di sbagliare di nuovo.

Nonostante tutti i miei sforzi, la sera stessa, mentre andammo io e i miei amici ad una festa universitaria, organizzata in un locale sulla spiaggia, tornai purtroppo ad essere di nuovo me stesso. Il pensiero di Esmeralda mi esiliò nuovamente dal mondo, chiudendomi in quel nel guscio mentale che mi ero da sempre costruito per evadere da tutto e da tutti. Smisi di divertirmi e divenni tutto ad un tratto introverso, associale, lontano dal vivere la vita nel pieno della sua essenza.

Silvia si preoccupò vedendomi cambiare repentinamente all’improvviso, mentre Franco e Paolo non se ne smentirono e continuarono ad andare a divertirsi e a conoscere nuove persone.

Ad un certo punto della serata ero così frustrato che me ne andai dal locale e allontanandomi dalla festa, camminando nella spiaggia fino a raggiungere la riva, e mi misi a sedere su uno sdraio di un ombrellone, ad osservare l’orizzonte del mare e a prendere una boccata d’aria. Quella notte c’era la luna quasi piena, la guardai ammirandola in tutto il suo splendore pensando sempre a lei. A dove si trovasse in quel momento, a cosa stesse facendo.

Silvia improvvisamente apparve accanto a me, preoccupata che mi trovassi da solo sullo sdraio e con aria triste. Si mise accanto a me e mi chiese: << Dorian, ma che ti succede? Oggi sembravi un’altra persona, e adesso sei tornato ad essere … quello di sempre. Che cos’hai che non va?>>

Volevo non rispondere, mi sentivo nuovamente innervosito dalla sua presenza. Ma questa volta decisi di fare uno sforzo e cercai di raccontarle il più possibile: << Niente. Sempre … i miei soliti pensieri …>>

<< Dicevi di essere cambiato. Che cosa c’è che non va?>>

<< È … che penso … penso ancora a lei. Sono preoccupato per ciò che era successo … insomma … sai già tutto.>>

Silvia dopo avermi ascoltato rimase in silenzio per qualche istante, probabilmente pensando a qualcosa da dirmi per farmi stare meglio. Dopodiché fece un sospiro e disse: << Dorian … è bello sapere che tu pensi finalmente ad una ragazza. Però se deve far in modo che non ti complichi la vita. se è così, allora dovresti dimenticarla.>>

<< È facile dirlo così …>>

<< Ma ti sei mai chiesto che senso ha continuare a pensare come fai tu? Senza mai agire nella vita? Dovresti cominciare a farlo, altrimenti perderesti tante cose belle di cui un giorno te ne pentiresti. Come adesso! Che senso ha essere tristi pensando ad una ragazza che conosci a mala pena, quando invece hai una festa in cui puoi divertirti!>>

<< Perché a me piace troppo quella ragazza!>> risposi con rabbia.

Silvia smise improvvisamente di parlare, sorpresa dalla mia reazione. Ma ciò che disse purtroppo mi diede un gran nervoso. Lei non poteva capire ciò che stavo provando per Esmeralda, era diventata troppo importante per me, e doverla dimenticare era come abbandonare una parte di me stesso. La più bella che potessi avere.

Mi accorsi in un secondo momento di essere stato troppo impulsivo con Silvia, e me ne vergognavo come un cane. Non avevo il coraggio nemmeno di scusarmi perché pensavo che fosse troppo scontato passarla liscia con una semplice parola. Perciò, esitai un attimo prima di ricominciare a parlare, ma presto ripresi il mio discorso da dove lo avevo lasciato: << Esmeralda … è diversa dalle altre. È introversa, una ragazza misteriosa … sembra quasi identica a me. Potrebbe essere la ragazza perfetta visto che abbiamo lo stesso tipo di carattere in comune. Però … questa cosa non mi rende felice, piuttosto mi fa sentire triste. Penso spesso a lei perché mi chiedo sempre … come può una ragazza così bella essere come me. Vederla in quello stato mi fa star male. E dopo quello che è successo ieri, quello che le ho fatto ... mi sento come se fossi un mostro. Non è giusto che altre persone siano come me. Io sono strano. E non è affatto bello esserlo.>>

Silvia, senza dire nulla, rimase accanto a me per un po’, dopodiché si alzò dallo sdraio e mi disse: << Secondo me tu pensi troppo, come sempre. Ti preoccupi troppo di cose che non ti appartengono. Devi prendere la vita con un po’ più di leggerezza. Perché non torni alla festa a divertirti con noi?>>

<< Non me la sento molto stasera … vi raggiungo più tardi.>>

<< Come vuoi. Però non fare il vecchio!>>

Silvia si allontanò e tornò nel locale, mentre io rimasi nuovamente da solo ad osservare il mare. Avevo perso completamente la voglia di tornare alla festa, volevo rimanere in quello sdraio finché non si sarebbe fatta l’alba, in modo da non tornare più in quel chiasso infernale.

Per tutta la sera pensai e ripensai a ciò che disse Silvia, chiedendomi se avesse ragione a dimenticarmi di Esmeralda, oppure lo dicesse solo per esasperazione. Misi in dubbio la sua fiducia, non volevo credere alle sue parole, ma non volevo nemmeno credere che lo stesse dicendo per farmi star male o per invidia. Dopotutto era una buona amica, non avrebbe fatto una cosa simile.

Dopo aver passato un po’ di tempo nella mia solitudine, decisi di tornare a malavoglia nella festa, perché oltre a non aver alcun senso rimanere da soli su quello sdraio, avrei fatto preoccupare i miei amici. Perciò, mi alzai e mi incamminai di nuovo verso il locale, osservandolo con disprezzo.

Improvvisamente, quando ero a pochi passi dalla pista da ballo del locale, intravidi nella confusione la sagoma di una ragazza molto familiare. Non volevo credere ai miei occhi, ma quella ragazza sembrava assomigliare molto a Esmeralda, o forse era solo una mia illusione. Non le diedi peso per un primo momento, e mi avviai al bar cercando i miei amici.

Girovagai per tutto il locale, ma non riuscii a trovare nessuno. Provai a entrare nella pista da ballo cercandoli attraverso la mischia di studenti, e nemmeno li c’erano. Li cercai in lungo e in largo ma sembravano essere spariti nel nulla. Ero tentato di tornare a casa senza nemmeno avere la prova certa che fossero ancora li, ma quando vidi di nuovo quella ragazza attraversare la pista dall’altra parte del locale, cambia improvvisamente idea. Questa volta decisi di seguirla mosso dalla curiosità, ma il suo passo era così veloce che sembrava stesse fuggendo da qualcosa. Fu difficile starle dietro, ma molto presto scoprii che si stava dirigendo verso l’uscita del locale.

Quando aprii la porta d’ingresso si voltò indietro, e in quel preciso istante ebbi la certezza che quella ragazza fosse proprio Esmeralda. Ci guardammo di nuovo negli occhi, sorpresi di trovarci di nuovo l’uno di fronte all’altra, con quei soliti sguardi intensi e imbarazzanti, me lei appena mi vide questa volta scappò immediatamente, chiudendomi la porta in faccia. Volevo a tutti i costi parlarle, non potevo lasciarla andare così senza essermi spiegato o aver avuto alcuna risposta per ciò che era successo nel nostro ultimo incontro. Uscii dal locale correndole dietro fino a raggiungere la strada che era completamente deserta, e a quel punto la chiamai e lei si fermo di scatto senza voltarsi.

Non avevo idea di cosa dirle in quel momento, e il silenzio regnò su di noi due, fermi in mezzo alla strada, senza nessun’altro intorno a noi. Eravamo nuovamente soltanto noi due.

Lei si voltò lentamente verso di me, guardandomi con uno sguardo misto tra paura e rabbia. Stava quasi piangendo, e ciò mi inquietò moltissimo.

<< Che cosa vuoi da me?>> chiese improvvisamente Esmeralda.

<< Perché? … perché ti comporti in questo modo?>> le chiesi.

Lei non rispose, rimase soltanto in silenzio, guardando a terra per evitare che la guardassi negl’occhi.

<< Mi dispiace.>> continuai << Mi dispiace, per quello che è successo ieri. Non volevo …>>

<< Ti dispiace? No, non è così. Non ti dispiace affatto! Ormai è successo, e non puoi più scusarti per ciò che hai commesso!>>

<< Ma … di cosa parli?>>

<< Di cosa parli? Mi stai prendendo in giro? Sai bene di cosa parlo! Vuoi uomini siete tutti uguali! Commettete errori, e pretendete che tutto si ripari con una semplice scusa. Siete solo dei meschini!>>

Stavo morendo dentro in quel momento, non solo non capii la sua reazione e ne tanto meno ciò che stesse dicendo, ma la sua rabbia mi fece rendere completamente vulnerabile, privo di difese. Ero in panico e avevo paura che peggiorassi ancora di più la mia situazione. Tutto ciò mi stava sfuggendo di mano, e avevo soltanto voglia di gridare per sfogare tutta la mia tristezza.

Rimasi in silenzio, ma feci l’errore più grosso che potessi fare in quel momento. Non reagire.

<< Non voglio più vederti in vita mia. Vattene via, mi fai schifo.>> disse con ripugnanza Esmeralda.

Ciò che disse mi fece raggelare il sangue. Per un’istante il mio cuore si fermò dallo sconvolgimento. Volevo che tutto quanto fosse soltanto un incubo, e che presto mi sarei svegliato di li a poco. Ma sfortunatamente, quello fu soltanto il principio di qualcosa che ben presto sarebbe potuto degenerare in tragedia.

Di li a poco apparve dal nulla Paolo da dietro le mie spalle, completamente ubriacò. Mi afferrò con un braccio il collo, e mi disse completamente fuori di se: << Finalmente ti abbiamo trovato! Dove sei andato? A sbavare dietro a qualche bella figa oppure in qualche buco nascosto a pensare alle tue solite cazzate?>>

<< Sei proprio arrivato nel momento giusto …>> risposi con aria frustrata a Paolo.

Nel frattempo arrivò Silvia dietro Paolo chiamandolo a voce alta: << Paolo, maledizione! È l’ennesima volta che di dico di smettere di importunare la ge …>> ma quando vide me ed Esmeralda, immediatamente si bloccò e guardò entrambi sorpresa, conoscendo per la prima volta la ragazza di cui le avevo parlato tutto il giorno.

<< Ehi Dorian, chi è questa?>> fece ad un tratto Paolo.

<< Non lo so. Non è nessuno.>> risposi, cercando di trascinarlo via.

<< Aspetta un attimo. Non è per caos l’amichetta di cui hai parlato tanto con Silvia? Eh si … mi sa che è proprio lei. Finalmente Dorian, ti sei dato da fare con la macchinetta! Eheh!>>

In quel momento volevo correre di nuovo dentro il locale dalla vergogna, che stavo provando per colpa di Paolo, ma Esmeralda quando seppe questa cosa ho avuto l’impressione che sembrava essersi piacevolmente sorpresa.

<< Ti ho detto che non la conosco. Ora torniamocene dentro!>>

<< No no no! Aspetta, aspetta! Che fai non ci presenti alla tua nuova fidanzata? È bona sai!>>

Paolo mi stava scavando la fossa senza saperlo. Ogni sua parola metteva in pericolo la già fragile confidenza che avevo con Esmeralda.

<< Ora basta Paolo, stai esagerando!>> disse improvvisamente Silvia cercando di prendersi le mie difese.

Esmeralda ad un certo punto esasperata dall’insistenza di Paolo, decise di rispondergli per le rime e gli disse innervosita: << Chi ti ha detto che ti voglio conoscere. Nessuna ragazza si avvicinerebbe a te, fai schifo a un porco! E non sono tanto meno la sua fidanzata!>>

<< Accidenti! La tua amica è un peperino! Mi piace!>>

<< Paolo non hai qualche altro bicchiere di vodka dove puoi affogare la tua dignità?>> gli risposi, togliendomi il suo braccio tutto sudato dal collo.

<< Ma che dici, ne parli con disprezzo poi, si chiama sesss onde bichss! Ma in ogni caso, voglio fare una chiacchierata con al tua nuova fidanzata! Una di quelle robe da intelligente.>>

<< Quanto sei deficiente.>> disse Esmeralda guardando altrove.

Paolo sembrava non curarsi minimamente di ciò che le diceva Esmeralda, e lui continuò ad avvicinarsi e a parlarle come se niente fosse.

<< Sai quante bocche ha la porta della discoteca?>> disse Paolo.

Nessuno capì cosa volesse dire, tanto meno Esmeralda che lo stava guardando con disgusto. Ma Paolo improvvisamente alzò una mano, e non riuscendo nemmeno a coordinare bene le dita, più o meno alzandone due rischiando di cadere all’indietro, rispose: << Scinque!>>

<< Cosa?>> chiese confusa Esmeralda.

<< La capitale della Roma? L’Italia! No aspetta … era il Lazio …>>

<< Okey, credo che tua abbia dato spettacolo abbastanza per stasera. Che ne dici di tornare da Franco? Ha detto che ha trovato nuovi alcolici e vuole farti conoscere delle tipe fighe. Lasciamo loro due da soli che li hai importunati abbastanza per stanotte.>> disse all’improvviso Silvia afferrando Paolo per un braccio per ritrascinarlo nel locale.

<< Operazione piroclasti-farragut a rapporto signiora! È stato bello con te fare cose … d’accordo? Chi sei tu?>>

Ad un tratto un’auto grigio scuro parcheggiò dall’altro lato della strada e suonò il clacson. Esmeralda la vide e si spaventò quasi a morte vedendola, e con voce tremante disse immediatamente: << Si è stato bello, ma adesso sparisci dalla mia vista! Non voglio più vederti!>>

<< Credo che si sia offesa. Voglio scusarmi dandoti una bacio e toccandoti il petto. Vieni qui che te lo do!>>

Paolo afferrò il braccio di Esmeralda, ma lei cominciò a divincolarsi cercando di liberarsi dalla sua presa senza ci riuscirci. Cominciò a gridare di lasciarla stare, e a quel punto intervenni cercando di fermare Paolo in qualche modo, assieme all’aiuto di Silvia. Ma Esmeralda non stava gridando perché voleva che Paolo la lasciasse stare, piuttosto il vero motivo era un altro.

Pochi istanti più tardi, dall’auto scese un uomo magro, che a passo veloce si avvicinò verso di noi. Quando fu a pochi metri, mi accorsi che quell’uomo si trattava dello stesso che vidi il giorno del mio compleanno, davanti al camion dei trasporti. Appena ne ebbi la consapevolezza, andai completamente nel panico.

All’improvviso l’uomo afferrò i capelli di Paolo, e con violenza lo scaraventò a terra, osservandolo poi dall’alto, con uno sguardo freddo e l’aria affannata, proprio come se avesse l’intenzione di ucciderlo.

<< No no! Aspetta, non aveva intenzione di farmi nulla! Te lo giuro!>> gridò improvvisamente Esmeralda impaurita dell’uomo, ma lui non la ascoltò minimamente e continuò a fissare Paolo sempre con quello sguardo agghiacciante. Io e Silvia rimanemmo a guardare i tre non capendo che cosa stesse succedendo, ma Silvia in ogni caso aveva più paura di me e voleva che prendessi Paolo e andassimo via al più presto, ma non ebbi il coraggio di fare nulla, e rimasi immobile ad osservare la scena.

<< Ma che cazzo fai? Ma sei matto!>> disse Paolo cercando di rimettersi in piedi, ma l’uomo lo continuava a spingere a terra con un piede, impedendolo di rialzarsi.

<< Chi è questa mezza sega? Volevi fartela con lui, non è così?>> disse improvvisamente l’uomo a Esmeralda, fissando con disprezzo Paolo.

<< Non è così, si è solo avvicinato perché era un amico della mia università. Non voleva farmi niente. Lo giuro!>> rispose Esmeralda con le lacrime agli occhi.

Silvia all’improvviso si avvicinò a me e, afferrandomi un braccio, mi disse sottovoce: << Dorian, ho paura!>>

<< Sei solo una lurida puttanella bugiarda. Proprio come lo era tua madre.>> rispose l’uomo, distogliendo lo sguardo da Paolo e fissando per un attimo Esmeralda.

Quelle parole scioccarono tutti quanti, compreso Paolo nonostante fosse completamente fuori di se. Quell’uomo era un mostro. O peggio …

<< Mi dispiace. Mi dispiace …>> rispose Esmeralda, sentendosi completamente indifesa di fronte a quell’essere. Tremava come una foglia dalla paura, e non disse nulla per timore che le facesse qualcos’altro oltre a guardarla.

Paolo improvvisamente s’infuriò, e preso da un impeto di rabbia si alzò da terra di scatto, scansando la gamba di quell’uomo e disse: << Come cazzo ti permetti di dire queste cose a lei, stronzo figlio di …>>

Ma prima che potesse finire la frase, l’uomo lo afferrò con una mano per la gola, quasi cercando si strozzarlo, e con l’altra tirò fuori dal suo giubbotto una pistola, puntandogli la canna dritto sulla fronte. A quel punto Esmeralda e Silvia iniziarono a gridare entrambe dal terrore, mentre io dallo shock rimasi immobile in preda al panico, pensando al peggio. Ho subito pensato che avrei in quel momento assistito all’assassinio di Paolo.

<< Cosa pensi di fare stronzetto, eh? Hai ancora le palle per fare il duro con una pistola puntata sulla tua testa, eh?>> gridò l’uomo.

<< No! Basta! Non farlo, ti prego!>> urlò di terrore Esmeralda.

<< Io le teste di cazzo come te non le sopporto! Mi fanno venire rabbia. quando mi arrabbio, risolvo sempre i miei problemi in un solo modo.>> disse l’uomo caricando il cane della sua arma.

Le ragazze continuarono a gridare sempre più forte dalla disperazione, mentre Paolo, non essendo consapevole di ciò che stesse accadendo e gemendo perché gli cominciò a mancargli l’aria, cercò in tutti i modi di liberarsi dalla sua presa, ma senza capire che facendo in quel modo stava rischiando sempre più la sua stessa vita.

<< Ti prego! Ti prego! Non farlo!!! Farò tutto quello che vuoi, però smettila ti prego!>> gridò Esmeralda in lacrime.

L’uomo non fece e non disse nulla per qualche istante, finché ad un certo punto iniziò a parlare in inglese e disse ad Esmeralda: << Get in the car. RIGHT NOW! Or I swear I'll do worse with you tonight!>>

Esmeralda continuò a piangere e si diresse verso l’auto distrutta, salendo al suo interno, mentre l’uomo spinse Paolo a terra con forza, sputandogli addosso per poi voltarsi verso me e Silvia. Ci fissò con uno sguardo glaciale per un attimo, dopodiché ci disse: << Spero per voi che teniate la bocca chiusa, altrimenti non vorrei essere nei vostri panni.>>

Mentre disse quella frase, ci puntò la pistola, e poi se ne andò verso la macchina, portandosi con se Esmeralda e sparendo all’orizzonte. Silvia crollò a terra piangendo disperata mentre cercava di reggersi a me. Io invece rimasi in piedi a fissare Paolo in preda allo shock.

Nel frattempo alcune persone uscirono dal locale perché udirono le grida delle due ragazze, ma nessuno purtroppo assistette a quella scena. Pochi secondi dopo arrivò persino Franco con aria sconvolta, e osservando tutti quanti in quello stato ci chiese preoccupato: << Ehi ragazzi! Ma cos’è successo?>>

Silvia non riuscì a rispondere in preda allo shock, ne tanto meno io e Paolo. Franco immediatamente si avvicinò a Paolo pensando che stesse male, ma non trovò nulla di strano e non riuscì a capire cosa ci fosse capitato.

Quella serata fu un inferno per tutti quanti. Da quel giorno, qualsiasi cosa nulla fu più lo stesso.



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