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lavoro pubblicato venerdì 3 aprile 2015
ultima lettura sabato 2 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Incipit "L'ultima guerra"

di gabriele. Letto 361 volte. Dallo scaffale Fantasia

Entor scrutava l'oscurità della notte che cresceva silenziosamente. Mai aveva conosciuto notti così fredde come quella che abitava la fo...


Entor scrutava l'oscurità della notte che cresceva silenziosamente. Mai aveva conosciuto notti così fredde come quella che abitava la foresta. Il gelido vento soffiava da nord scuotendo gli ispidi capelli del ragazzo. Il ghiaccio si insinuava sotto gli arbusti, dove ancora la neve non aveva ancora avvolto la sterile terra. Entor fissava il proprio fiato che si condensava nella gelida aria della notte. Sapeva di aver freddo, ma era come se questa sensazione fosse distaccata, lontana, estranea. Si voltò di scatto.
Si trovava sulla vetta di un aspro rilievo, fra due grossi alberi di quercia, che spogli e severi dominavano la radura. Entor guardò tutt'attorno: ai piedi dell'altura una tetra foresta di alberi morti continuava fin dove la pallida luce della luna riusciva a illuminare.
Legna marcia, rami secchi, arbusti traboccanti di spine si ergevano da un ispido terreno di terra battuta e pietre aguzze. E le ombre della foresta erano abitate da creature della notte.
Entor osservò ancora il proprio fiato che si condensava: accelerato, teso. Aveva corso molto ed era stanco, ma doveva muoversi. Doveva scappare.
Discese rapidamente l'altura, nel pendio insidiato da scivolose e ripide rocce. Presto si trovò a correre fra gli alberi, il vento che agitava le spoglie chiome. Dimenticò la fatica, il peso delle gambe e continuò a correre, senza mai voltarsi. Corse guardando il sentiero gremito di arbusti che ostruivano il passaggio e con la coda dell'occhio intravedeva appena le spoglie figure degli alberi che scomparivano dietro di lui.
Poi un ululato. Entor si arrestò. Era stremato, le mani sulle ginocchia e il viso rivolto verso il buio della foresta. L'ululato riprese, ma più forte e mostruoso. Non era una creatura familiare. La bestia si stava avvicinando, Entor lo sapeva.
Sollevò lo sguardo e la luna piena e immensa gli offrì un favore che non avrebbe mai immaginato. Sotto i candidi raggi, si innalzava un'altissima montagna. I pendi argentati rilucevano nel buio della notte e, a quella singolare vista, Entor non poté che pensare a un rifugio sicuro.
Proseguì la corsa verso quella direzione, correndo più veloce che poté. Poi di nuovo quel verso, quel suono raccapricciante. Entor cadde a terra. Sentiva il suolo umido sulla pelle, il sudore freddo che colava sulle membra, la polvere che si sollevava dal terreno sui suoi vestiti. Ma non poteva fermarsi.
Dopo pochi attimi fu di nuovo in piedi, lo sguardo nella direzione opposta alla montagna, e in quel momento la vide.
La bestia lo fissava dalla vetta di un pendio poco lontano, la figura nera si muoveva lentamente sulle sue quattro grosse zampe senza smettere di fissare il ragazzo. Entor non distolse lo sguardo, nonostante le orbite rosse, ardenti della bestia insinuavano nel suo cuore la paura più forte che avesse mai provato. Entor sapeva che se l'avesse trovato, non avrebbe avuto possibilità. La bestia restò immobile a guardarlo ancora per qualche secondo. Poi un balzo rapidissimo. Entor la vide discendere rapidamente il pendio e avvicinarsi nella sua direzione.
La corsa riprese come prima, senza che Entor si voltasse. Gli alberi sembravano muoversi, contorcersi e sparire dietro di lui ancora più rapidamente, cosi ché in poco tempo raggiunse il fianco della montagna.
Come un grosso faro, la montagna incredibilmente alta e esile sembrava slanciarsi verso la luna, mentre l'oscurità della notte la assediava da ogni direzione. E come una torre di guardia sembrava nascondere i suoi invisibili difensori.
Senza avere piena coscienza di ciò che stesse facendo, Entor cominciò la salita. Le rocce prima in leggera pendenza si fecero poco a poco più ripide. Si dovette aiutare con le mani e con quanta forza gli restava prima di giungere a un piccolo spiazzo che premetteva a una caverna. Guardando verso il basso si rese conto di aver scalato più della metà della montagna. Si diresse verso la grotta, ma prima di voltare definitivamente lo sguardo dalla vallata scorse un'ombra scura e due carboni ardenti muoversi nella sua direzione.
Corse nella grotta, senza fermarsi, alla luce della tenue luna, tastando le pareti e sperando che la roccia sotto i suoi piedi restasse compatta e non si aprisse in profonde voragini.
All'improvviso, Entor sentì la parete mancare alla sua destra. Un improvviso bagliore argenteo rivelò una cavità abbastanza ampia da nasconderlo. Vi entrò.
Restò in attesa, immobile, nel silenzio più assoluto, senza rendersi conto del tempo che passava.
Poi un fruscio in lontananza amplificato nei cunicoli della montagna giunse fino a Entor che sussultò. "Non può essere" questo si trovò a pensare mentre si contorceva nello stretto cunicolo. Sudava freddo, ansimava e si sentiva mancare l'aria. Non sapeva se uscire e riprendere la fuga o aspettare in silenzio e sperare che la bestia non lo trovasse.
Il verso mostruoso della bestia lo travolse all'improvviso, la creatura era dentro la montagna.
La scelta fu istintiva e poco ragionata. Si lanciò verso il cunicolo dalla quale era venuto con l'intento di raggiungere l'uscita e scappare lontano.
Ma nell'istante in cui cercò di uscire una catena lo avvolse. Gli stringeva entrambe le caviglie come se gliele stesse per stritolare. La bestia riprese il suo verso di minaccia. Entor continuava a divincolarsi da quella presa che aveva qualcosa di sovrannaturale, ma senza riuscirci. Poi la luce della luna scomparve, quasi fosse stata oscurata da una nuvola troppo spessa. Entor scorse nel cunicolo due fredde chiazze rosse, avanzare silenziosamente. Fece appena in tempo per rituffarsi nella cavità. Restò in silenzio, le catene che stringevano sempre di più e il dolore che aumentava. Il buio era totale e l'unico suono era il suo ansimare che tentava senza successo di nascondere.
Sentì un fruscio indistinto, poi qualche passo, la paura cresceva. All'improvviso, davanti a lui apparvero le orbite ardenti che aveva già visto. Una creatura simile a un uomo, eppure così diversa, lo guardava reggendo una spada. Entor distinse appena il cranio senza carne che componeva la testa della creatura e due grosse ali nere socchiuse.
Accompagnata da parole malvagie la spada si sollevò in alto. Poi si abbassò rapidamente sul ragazzo.


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