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lavoro pubblicato martedì 31 marzo 2015
ultima lettura martedì 17 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

SAINT SEIYA Next Generation: CAPITOLO 13: Il Tetto Del Mondo

di Aldore1n. Letto 719 volte. Dallo scaffale Fantasia

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CAPITOLO 13

IL TETTO DEL MONDO

Furono momenti gioiosi ed allegri. Adagiato su una comoda poltrona a gravitazione e avvolto da una termocoperta osmotica, Liam riposava il suo corpo. Tutti i muscoli gli dolevano ed aveva trovato difficoltà a rimettersi in piedi con le proprie forze. «Non preoccuparti ragazzo, sei stato una settimana nella vasca rigenerativa, i tuoi fasci muscolari si sono atrofizzati un po', ma vedrai che dopo qualche esercizio ti riprenderai immediatamente» gli disse uno scienziato esaminandolo con uno strano arnese simile ad uno scanner che emanava un fascio di luce blu su tutta la sua pelle.

Bob era lì con lui e gli teneva una mano con lo sguardo di un bambino che aveva ritrovato i genitori dopo essersi perso.

«Bene il rilevatore non mostra imperfezioni nei tessuti. La guarigione è al 100%» concluse spegnendo la piccola scatoletta elettronica.

«Coraggio ora, tutti fuori colleghi. Lasciamo Liam alle cure dei suoi amici e di suo padre. Il nostro lavoro è finito. Domani procederemo alla riabilitazione muscolare» ordinò Caius Smith.

«Grazie dottore» disse Bob lasciandosi vincere dall'emozione.

«Non è me che deve ringraziare, ma il maestro Murasama. Ora si calmi ».

Ci volle circa un'ora per raccontare al cavaliere di Pegaso cos'era accaduto, di come era andata la battaglia e di come si erano misteriosamente ritrovati all'Hangar poi, ancora con la testa che gli pulsava per via di un'emicrania e con la voce ancora graffiata per via dei tubi che lo tenevano in vita nella vasca, cercò di prendere la parola:

«Quindi, ancora una volta, siamo vivi per miracolo, ma non sappiamo chi o cosa ci ha tirati fuori da quell'inferno».

Per un istante Kenzo distolse lo sguardo da quello del compagno. Voleva rivelargli le sue scoperte, ma non aveva ancora prove a sufficienza per trasformarle da congetture a verità. Così decise di mantenersi sul vago e lasciare che sia Rebecca a parlare.

«Non sappiamo nulla Liam» fece la ragazza dalle mani fasciate «Io sono stata la prima a risvegliarmi e mi sono già ritrovata qui. L'ultima cosa che ricordo e di te che mi facevi da scudo mentre quel Delo ci attaccava. Altro non saprei dirti».

Quasi come un lampo che squarcia il cielo, gli occhi di Liam cominciarono a ruotare in cerca di qualcosa:

«Non vedo Dimitri. Lui sta bene , non è vero?».

I volti dei compagni e del padre Bob si fecero più cupi, velati da uno strato di angoscia e tristezza che furono subito carpiti dal giovane cavaliere.

«Cosa vi prende? Non mi dite che…».

«No Liam, no! Lui è ancora fra noi. Purtroppo la sua ferita è molto grave e i dottori non riescono ad aiutarlo» spiegò Rebecca.

«Come non riescono? Hanno queste macchine per rigenerare e guarire, cos'ha la ferita del nostro amico da non poter essere curata?» continuò a chiedere Liam.

«Lascia che risponda io » fece Kenzo fermando la Saint di Andromeda «Purtroppo la causa della gravità della ferita è proprio Dimitri stesso».

«Che vuol dire ? Non capisco».

«Ti spiego. Per fermare la sua emorragia mortale ha innescato un meccanismo di autodifesa. In pratica , prima di perdere i sensi entrando in coma è riuscito con le mani a congelare il suo cuore. Il problema è che solo Dimitri può sciogliere quello strato di ghiaccio freddissimo. Non esiste nulla al mondo di così caldo da fondere quell'involucro».

« Continuo a non capire Ken. Se lui resta in coma per via della ferita, come farà a svegliarsi e a sciogliere il ghiaccio che attanaglia il suo petto? È un paradosso, un cane che si morde la coda! ».

Il cavaliere del Dragone fece un breve sospiro posando per un attimo lo sguardo sul macchinario che cingeva il suo avambraccio, poi Rebecca cercò di rasserenarlo.

« E' inutile stare qui a discutere. In qualche modo troveremo la soluzione e salveremo Dimitri. Lui è forte e starà bene, ora dobbiamo solo pensare a riprenderci dalle ferite ».

Per qualche secondo l'animo turbato del giovane Saint di Pegaso sembrò trovare pace in quelle parole. Sapeva in cuor suo che Dimitri avrebbe continuato a combattere la sua battaglia personale ed avrebbe vinto.

Lo slash della porta automatica annunciò l'ingresso di qualcuno. Liam strabuzzò gli occhi e vide la figura di Liondor Paranossis avanzare claudicante con due robuste gambe meccaniche che lo sostenevano in posizione eretta. Il rumore che emanava quell'agglomerato di circuiti e meccanismi somigliava molto a quello di un drone sentinella.

« Leondor è lei! Cosa le è capitato? » fece il newyorkese sollevando leggermente il busto dalla poltrona.

« Salve Liam, allora è vero che ti sei completamente ripreso. Appena ho saputo mi sono catapultato qui, anche se sono lento come un bradipo ora ! » rispose sorridendo per la battuta fatta a se stesso « Non badare a questo grosso e spartano esoscheletro, me ne costruirò uno più bello e silenzioso appena avrò un po' di tregua ».

« Le sue gambe sono... Lei è...» balbettò nervosamente per via del disagio.

« Si giovanotto, sono uno storpio, dillo pure liberamente. Purtroppo i danni subiti alla mia colonna vertebrale sono troppo gravi anche per la tecnologia moderna. Ora non pensarci. Di sicuro non potrò lottare accanto a voi la prossima volta, ma ho già dato incarico al professor Smith di costruire una nuova super armatura coi dati ricavati dall'ultimo scontro. La prossima corazza sarà molto più resistente e i prossimi cavalieri d'acciao molto più forti. Dobbiamo dare spazio ai giovani! ».

Liam ritrovò il sorriso spinto dall'ondata di ottimismo che quel bizzarro scienziato di Paranossis aveva portato e con un piccolo sforzo si alzò dalla poltrona aiutato dal padre.

« Un'altra cosa ragazzi » aggiunse Leondor svoltando verso sinistra dopo aver inclinato un piccolo joystick nero « Ho analizzato attentamente le vostre Cloth e non ci sono belle notizie ».

« Perchè, cosa è successo alle nostre corazze ? » chiese il newyorkese arricciando le sopracciglia.

« Purtroppo sono seriamente danneggiate amico mio» gli rispose Kenzo « Nella loro attuale situazione non ci saranno molto d'aiuto contro i nemici, specie se dovremo affrontare guerrieri del calibro di quel Delo Temis».

« Maledizione! Professor Paranossis, lei non può fare nulla per ripararle in qualche modo? ».

« Sono spiacente Rebecca» disse lo scienziato scuotendo il capo « Il materiale di cui sono fatte trascende le conoscenze terrene. Abbiamo provato di tutto, ma nulla sembra interagire con quelle corazze».

«Dunque tutto è perduto! Senza le sacre vestigia siamo troppo in svantaggio » fece Liam battendo i pugni sulla poltrona a gravitazione.

«Non tutto!» esclamò il maestro Murasama appena ritornato nella sala.

«Maestro è lei! Grazie per...» tentò di dire il cavaliere di Pegaso, ma le parole del vecchio uomo lo bloccarono immediatamente.

«Non c'è bisogno che tu dica nulla figliolo. Ora ascoltate attentamente ciò che ho da dirvi » . Fece una grossa pausa ed ebbe gli sguardi di tutti dritti su di lui «Esiste un luogo sperduto situato a 7000 m di altezza sulla cima dell' Himalaya , fra quelli che erano i confini della vecchia India e della Cina, ora sotto il dominio dello Stato Orientale Mondiale. Un luogo remoto, sferzato da venti gelidi e circondato da gole anguste e crepacci di cui non si vede il fondo. Si dice che l'aria sia talmente rarefatta che solo i suoi abitanti possano sopravvivere. Tale luogo è chiamato Jamir ».

«Jamir. Ho già udito questo nome, sull'isola di Stromboli. E' lì che vive il sen-sei Shui, Gold Saint di Aries» spiegò Kenzo.

«Esattamente. In quelle aspre terre, su di un promontorio chiamato Tetto Del Mondo , sorge un tempio. Si narra che i Cavalieri di Atena andassero in quel luogo per chiedere agli abitanti del Jamir di riparare le loro Cloth».

«Benissimo allora! » esclamò battendo i pugni a suo modo Liam « Se è li che dobbiamo andare io sono pronto ».

«Datti una calmata bamboccione!» fece Rebecca colpendolo al capo con uno dei suoi pugni e facendolo schizzare dal dolore «Non vedi che hai ancora bisogno di cure! Non hai sentito il maestro, quella è una zona pericolosissima per gli sprovveduti come te».

« Rebecca ha ragione Liam, dovrai aspettare. Ti sei appena ripreso ed hai bisogno di riabilitare il tuo corpo » disse Bob.

La reazione del cavaliere di Pegaso fu incontrollata e furiosa. Liberandosi dall'amorevole mano del padre guardò tutti bruciandoli col suo sguardo. Dopo un breve silenzio chinò il capo per riprendere la parola:

«Maestro, amici. Domani con o senza il vostro consenso partirò per il Jamir. Porterò con me gli scrigni con le Cloth e le farò riparare».

«Figlio mio cosa stai dicendo?».

«Lasci fare a me Bob, forse gli serve un altro dei miei pugni» continuò Rebecca sollevando il braccio.

«Ora basta! » tuonò colmo di rabbia Liam « Non vedete che non abbiamo tempo da perdere? Dimitri giace in fin di vita, la mia amica Anna è prigioniera di quei pazzi dei suoi zii, voi siete ancora feriti. Cosa accadrebbe se un altro di quei cavalieri naturali si presentasse qui adesso. Ve lo dico io, saremmo spazzati via».

« Questa volta Liam ha ragione » accennò il cavaliere del Dragone dopo la sfuriata del compagno.

«Che ti prende Kenzo? Ora gli dai corda anche tu? Maestro dica qualcosa anche lei » riprese la Saint di Andromeda.

Il vecchio Murasama si sfregò il mento con la mano callosa e dopo qualche istante prese la sua decisione «Purtroppo Liam ha ragione. Siamo in una situazione troppo pericolosa. Dirò al professor Caius Smith di preparare tutto. Protesterà per via della tua situazione clinica, ma credo che il tuo Cosmo avrà la meglio su qualunque medicina. Ora riposati, ti attende una missione molto rischiosa».

«Se va lui, andrò anche io!» aggiunse Rebecca.

«Questa volta no amica mia» la mano calda del giovane newyorkese sfiorò la sua spalla «Devi rimanere qui. Sei l'unica che potrà difendere questo posto da un attacco. Kenzo è ancora ferito al braccio e alla gamba e non potrà fare molto in caso di pericolo ».

«Cosa dici, io…» balbettò con gli occhi che si colmavano di lacrime « Sei il solito impulsivo, vedi solo di non morire».

«Tranquilla» fece per rasserenarla « Tornerò presto sano e salvo e dopo andremo a prendere a calci i Temis tutti insieme. Nel frattempo proteggi tutti con le tue catene. Sono le uniche a potervi avvertire in caso di pericolo. Fidati di me! ».

La notte passò velocemente e con se portò via le ansie e le paure per quella pericolosa missione. All'esterno dell'Hangar, in uno spiazzo verdeggiante, un piccolo aeromezzo nero lievitava silenzioso a pochi centimetri da terra. Aveva una magnifica forma aerodinamica, con scanalature che percorrevano la sua dorsale fino al lungo e sottile alettone. Le ali, non molto lunghe, ma sottilissime, non raggiungevano i dieci metri di apertura. In cosa, un largo sbocco incandescente faceva da mega propulsore. Tutti erano all'esterno per salutare Liam che per l'occasione indossava una sorta di tuta scura con il marchio della fondazione Sado in rilievo sul petto.

«Allora ragazzo, mi raccomando. Hai capito come usare la tuta alare e la plano visuale con le coordinate del Jamir?».

«Certo professor Smith. Basta schiacciare il logo sul mio petto e la tuta farà tutto il resto facendomi atterrare sano e salvo. Una volta a terra attiverò la lente nel mio occhio».

«Bene, un'altra cosa. Ricorda di non stressare troppo il tuo fisico. Non ti sei ancora ripreso del tutto e i tuoi muscoli appena rigenerati non sopporteranno a lungo le sollecitazioni».

«Stia tranquillo, vedrà che starò benissimo».

«Sta attento figlio mio e abbraccia il tuo vecchio!» fece Bob stringendo a se il ragazzo.

«Dai papà, non davanti a tutti!»

Una risata generale si levò dallo spiazzo prima che il reattore alimentato a Polaris cominciò a rombare. Una voce robotica annunciò il conto alla rovescia per la partenza.

«Allora io vado. Salutatemi Dimitri» disse aumentando il tono della voce per via del rumore.

Kenzo si avvicinò a stringere la mano al compagno con i lunghi capelli neri che gli svolazzavano all'indietro «Abbi cura di te» gli sussurrò prima che il Saint di Pegaso sparì all'interno del veicolo.

Rebecca si limitò ad un breve sorriso stando appoggiata con la schiena su una delle pareti dell'Hangar. Il suo cuore era pieno di apprensione per l'amico, ma sapeva che quella era l'unica cosa che potessero fare per riportare Atena fra di loro.

Ci vollero poche ore per arrivare dall'altra parte del mondo. Il silenzioso aeromezzo scivolò senza ostacoli fra i cieli fino a sorvolare l'imponente catena dell'Himalaya. Liam si accorse quasi subito della brusca riduzione di velocità e si preparò al lancio che fu annunciato dalla voce robotica del computer di bordo. Un piccolo portello posto sulla pancia del veicolo si aprì emettendo un lieve stritolio meccanico e subito dopo la turbolenza invase la plancia. Liam indossò rapidamente una maschera che ricopriva tutto il suo viso fornendogli ossigeno. Si sentiva molto a disagio poiché ricordava ancora quella strana sensazione che gli aveva procurato la vasca curativa. Riusciva persino a sentire ancora il sapore amaro dei tubi che gli attraversavano la trachea. Senza perdersi d'animo lanciò per primi gli scrigni con le Cloth che avevano una sorte di paracadute automatico. Si sporse leggermente dalla balaustra uscendo al di fuori di essa solo con la punta dei piedi. Guardò di sotto e vide l'immenso massiccio roccioso al di sotto espandersi sotto di lui. Deglutì diverse volte, ma poi si lanciò attivando dopo poco la tuta alare. Planò morbidamente come un gabbiano spinto dalle correnti ascensionali. Il piccolo congegno elettronico installato nella sua tuta in realtà era un potente microcomputer che gli permise un comodo atterraggio. Atterrò su un costone roccioso più o meno regolare. Nonostante il freddo pungente, non vi era traccia di neve, poiché le nuvole erano molto più in basso rispetto la sua posizione. Le poteva scorgere sbirciando nell'enorme precipizio a qualche metro da lui, un abisso scuro ed omogeneo di stratocumuli tempestosi. In un certo verso si sentiva fortunato a non essere atterrato in quell'inferno.

I venti erano forti come aveva descritto il maestro Murasama. Provenivano da ogni direzione potenti ed ululanti. Liam sganciò la maschera e si accorse subito di quanto poco ossigeno ci fosse; fu tentato di rimetterla nuovamente, ma si rese conto che il livello di aria al suo interno era ormai quasi esaurito. Si sedette sotto una sporgenza rocciosa per un qualche secondo per abituarsi all'altitudine, poi attivò la plano visuale per cercare gli scrigni atterrati chissà dove. L'occhio balzò subito sull'altimetro posto in alto a destra della schermata verde. Segnava 6300m, segno che avrebbe dovuto scalare ancora per arrivare sul Tetto Del Mondo. Vide i quattro puntini rossi lampeggiare sullo sfondo con una freccetta su ognuno ad indicare la distanza da dove si trovava. Erano abbastanza vicini e quello più lontano distava solo 120m. Ogni volta ne trovava uno, schiacciava un piccolo interruttore installato dal Professor Caius Smith in modo tale da attivare il trasporto gravitazionale. In questo modo, i grossi contenitori galleggiavano nell'aria rendendo il trasporto più facile. Ritrovate tutte le armature, Liam diede un nuovo sguardo alla plano visuale per orientarsi. Doveva proseguire verso nord-est per qualche centinaio di metri. Il freddo era divenuto più pungente, ma la tuta alare lo isolava termicamente. Non ci mise molto a raggiungere quello che sembrava una sorta di ponte naturale molto stretto e sospeso in una vallata di cui non riusciva a vedere il fondo. Si fece coraggio e procedendo a piccoli passi per tastare l'incerta superficie del suolo , si districava cercando di mantenere l'equilibrio per via delle fortissime folate che lo investivano. A mano a mano che avanzava ,si accorgeva che l'impetuosità del vento aumentava e ora, una strana nebbia, cominciava ad avvolgerlo rendendo difficoltosa la visuale. "Dannazione, non vedo nulla. Se non sto attento cadrò di sotto" pensò mentre veniva scosso da un nuovo turbine. Avanzò ancora di qualche passo ma ad un certo punto la roccia sotto i suoi piedi franò lasciando che la gravità lo attirasse nel precipizio. Furono attimi terribili per il giovane Saint che si ritrovò sospeso nel vuoto aggrappato solo ad una corda che lo vincolava agli scrigni. "Sono spiacente, cara montagna. Non mi lascerò certo sconfiggere da te" disse nella sua mente prima di cominciare la risalita con tutte le sue forze. Le braccia gli dolevano moltissimo e fu proprio in quell'istante che si ricordò le parole di Caius Smith. "Non devo sforzare i muscoli. E' facile a dirsi. Coraggio Liam tirati su!». L'ultimo sforzo gli provocò un forte bruciore ai bicipidi, ma alla fine il giovane cavaliere ebbe la meglio. Si aggrappò al primo dei quattro scrigni per riprendere fiato, ma fu più difficile di quel che pensava. L'aria era troppo rarefatta e la vista cominciò ad annebbiarsi. Con la gamba destra cercò di percorrere pochi centimetri, ma la testa cominciò a farsi leggera. "Coraggio, posso farcela!" continuò incitando se stesso. La marcia riprese, l'indicatore segnava 6850 m di altitudine e questo dato sembrò un bagliore nell'oscurità. La nebbia cominciava a diradarsi lasciando filtrare fasci di luce bianchissima un po' ovunque. Per un attimo Liam riuscì a scorgere quello che sembrava la fine del ponte sospeso. Raccolse le ultime forze e si apprestò a concludere quel pericoloso lembo di terra sospesa. Quando fu sul ciglio, accadde qualcosa di insolito che raggelò il sangue nelle vene al coraggioso Saint. Tutte intorno a lui comparvero strane figure scheletriche, dai visi bianco latte e gli occhi sbarrati. Camminavano in fila, silenziose e tetre indossando delle corazze malridotte. Facendosi coraggio, Liam tentò di toccare una delle figure, ma la mano gli trapassò da una parte all'altra il corpo etereo. Un brivido freddo gli percosse la schiena quando capì che si trattava di Cavalieri defunti. "Non è possibile, sto sognando! Devo essere svenuto per via dell'altitudine! Non possono essere spiriti quelli che vedo" fu il suo primo pensiero. Non sapendo cosa fare si limitò ad osservare quei corpi senza vita erranti precipitare nell'abisso scuro della montagna.

«Cosa fate! Non andate lì» gli venne spontaneo urlare, ma gli spiriti continuavano a precipitare numerosi. Dopo alcuni istanti l'espressione di Liam cambiò improvvisamente quando una delle entità, sgorgando dal baratro oscuro, afferrò una delle sue gambe. Nonostante la tuta fosse spessa quanto una pelle d'orso, lo sconcertato cavaliere di Pegaso riuscì a sentire le freddissime dita avvinghiarsi alla sua caviglia e tirare. Tentò di scuotere la gamba per allontanare da se lo spirito dai marci denti e dai capelli bianchi come fiocchi di cotone, ma non vi riuscì. Poco dopo altre presenze, arrampicandosi su se stesse, cominciarono a risalire il baratro ed afferrare il giovane newyorkese che ben presto ebbe gli arti inferiori completamente bloccati. La pressione aumentava e poteva sentire le sue gambe cedere da un momento all'altro. Se non avesse fatto presto qualcosa, sarebbe precipitato insieme agli spettri.

«Lasciatemi andare! Cosa volete da me. Io devo raggiungere il Tetto Del Mondo!».

Le parole non ebbero effetto ed ora , quello che sembrava essere un braccio raggrinzito e consumato dal tempo, si avvinghiò alla corda di sicurezza all'altezza dei fianchi, cominciando a strattonare ripetutamente. Liam si inginocchiò per via del peso eccessivo. Con delle bracciate alla rinfusa cercava di svincolarsi da quelle strane presenza, ma come successe la prima volta, i suoi arti trapassavano i loro corpi. Mancavano solo pochi centimetri e sarebbe precipitato quando decise di reagire tentando il tutto per tutto:

«Non mi lasciate altra scelta, io devo proseguire!» tuonò rabbioso bruciando senza freno il suo Cosmo e strizzando gli occhi per lo sforzo.

Quando li riaprì tutto era svanito. Gli spiriti se ne erano andati, la nebbia si era diradata completamente lasciando spazio ad un sole accecante e pesino il vento sembrava essersi placato.

«Che si sia trattata di un'allucinazione dovuta alla mancanza d'ossigeno?» bisbigliò osservando gli scrigni con le Cloth, poi la vide, maestosa ed alta a pochi metri da lui. Era il tempio in cima al Tetto Del Mondo. Si erigeva su una piccola sporgenza rocciosa in mezzo al nulla. Era una struttura semplice, costruita interamente in pietra. La pianta era esagonale e non molto ampia. La base era molto più grande dei livelli sovrastanti che si rimpicciolivano armoniosamente di volta in volta fino a chiudersi a punta da dove si innalzava un pennacchio sferico. Liam attivò per l'ultima volta la plano visuale per accertarsi di non essere sotto l'effetto di un miraggio, ma il dispositivo confermò la sua posizione. Ce l'aveva fatta, aveva raggiunto quota 7000m ed ora poteva entrare compiere la sua missione. Trascinò con se gli scrigni affannosamente e si soffermò all'entrata della struttura che non presentava nessuna porta. Si guardò intorno cercando di scorgere qualcuno, ma ciò che vedeva erano soltanto leggeri banchi di sabbia che si sollevavano per via di brevi e soffici sbuffi di vento. Slacciò la corda che lo teneva unito alle armature e fece qualche altro passo prima di gridare:

«C'è nessuno? Mi chiamo Liam e sono un Saint», ma tutto ciò che ebbe come risposta fu il suo eco espandersi.

Decise, allora, di entrare nella torre, ma quando mosse i primi passi, finalmente vide qualcuno apparire dall'oscurità dell'ingresso.

«Salve signore. Non volevo disturbare, ma…» il resto delle parole non superò la sua bocca quando si accorse che chi aveva davanti non era un semplice abitante del Jamir, ma un Gold Saint, esattamente quello che era protetto dalla costellazione dell'Ariete.

«Cosa ti porta in questo luogo sacro cavaliere?» disse l'uomo dai lunghi capelli color argento.

«Maestro Shui è lei? Non si ricorda di me? Ci siamo incontrati all'interno del vulcano Stromboli. Sono colui a cui ha consegnato le vestigia di Pegaso».

«So benissimo chi sei» rispose con tono molto severo «La mia domanda era ben altra».

«Maestro, vi prego, dovete aiutarmi a riparare le Cloth. Il nemico ci ha…».

«Taci! Non posso esserti d'aiuo. Ora lascia questo posto».

«Ma cosa dice? Perché non vuole aiutarci. Non è un cavaliere di Atena anche lei?».

Il sommo Shui si voltò di spalle e si mosse per rientrare nella Torre. Vedendo ciò, Liam decise di andargli incontro e quando la sua mano stava per sfiorare la spalla destra dell'uomo in armatura dorata, coperta da un candido mantello bianco, fu sbalzato via da una potente aura atterrando malamente qualche decina di metri più indietro. Il giovane Saint di Pegaso era confuso e frastornato. Si rialzò rapidamente asciugandosi il rivolo di sangue che gli sporcava un labbro.

«Maestro perché mi ha colpito? Non capisco, che significa questo suo atteggiamento?».

Il Gold Saint si arrestò per un attimo proprio sotto l'arco che faceva da ingresso al tempio. Ruotando la testa verso sinistra osservo con la cosa dell'occhio il cavaliere di bronzo ammonendolo nuovamente:

«Se oserai nuovamente avvicinarti a questo luogo ti colpirò a morte. Ti ho già detto che non posso fare nulla per te».

L'animo di Liam fu pervaso dalla disperazione udendo quelle atroci parole ed ora, accarezzato nuovamente da un flebile filo di vento, rimase paralizzato ad osservare Shui entrare all'interno della Torre.



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