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lavoro pubblicato giovedì 26 marzo 2015
ultima lettura lunedì 17 giugno 2019

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Rien ne va plus

di Mac. Letto 392 volte. Dallo scaffale Poesia

Pensavo di dover correre, lungo l’abbraccio per quel breve istante che sarebbe stato, tra i corpi e con il pensiero, non volermene, ad aspettare l’idea è cambiata. L’ipotesi si è fatta lieve e lontana, in silenzio, allon...

Pensavo di dover correre, lungo l’abbraccio per quel breve istante che sarebbe stato, tra i corpi e con il pensiero, non volermene, ad aspettare l’idea è cambiata. L’ipotesi si è fatta lieve e lontana, in silenzio, allontanandosi è scomparsa. Mi Chiedo quanto sappiamo di quello che accade, quanto ci resta dentro. Come una semina a spaglio, inopportuno riflettere sul colpo di fortuna. Muovi lenta i passi, seppur piano e lontana, ti sento come il peso del corpo sul mio senso. E non c’è noi in quei rumori di nascosto, non li abbiamo mai voluti, ma ci siamo stati dentro con l’anima a quei momenti, freddi e taglienti come lame di ghiaccio. Ferite le cui armi si sono sciolte con esse.
Non dovresti parlarne per non avere l’illusione di essere compresa. Puoi continuare a svegliarti ogni mattina con l’idea che non sia mai successo, che non ci sia mai stata la felicità che ora di certo non c’è. Come se la spensieratezza fosse una condizione ammirevole. Come se bastasse.
Io sono per certi aspetti e molte volte, in lotta con questo, nei miei silenzi, negli sguardi al vuoto vedo solo cose oltre l’orizzonte statico. Come un riflesso che è stato, luce che come acqua dopo il suo passaggio ha lasciato aloni.
Non serve voltarsi, siamo sempre noi anche di fronte alle scelte di non volerci. E forse una scelta non lo è mai stata. E illusi lo fosse abbiamo immaginato che ci toccasse una volta sola farlo. Ma sempre e dove non lo credevi, ci siamo ritrovati mano in mano, anche nella folla di ignorati sguardi.
La luce del lago, notte, piatta la superficie , pare voler farsi camminare sopra, ennesima promessa disillusa e noi, imbizzarriti e schiavi di noi, non lo volevo perdere quell’istante in cui ti ho avuta. Non l’ho pensato un attimo che poteva restare così il suono lieve di ogni cosa accadeva e passava a ricordare ad ogni mio singolo pensiero che lenta, pur tra le mie mani eri lontana sempre un poco più.
Raccontami se esiste ed io lo cercherò il modo di lasciare un segno in memoria del legame che non è mai stato perchè ancora lo è.



Commenti

pubblicato il sabato 23 maggio 2015
MelanyF, ha scritto: Tra quelli che ho letto, sei sicuramente l'autore con il modo di scrivere più particolare; ammetto che alcune volte devo rileggere la frase per capire il significato, però mi piaci un sacco. Complimenti!

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