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lavoro pubblicato giovedì 26 marzo 2015
ultima lettura giovedì 20 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL SANGUE SI BAGNA - 3

di IreneSar. Letto 776 volte. Dallo scaffale Horror

IL SANGUE DEI RICORDI   10 anni prima … La luce del sole filtra dalle finestre aperte, svegliando Aurora con i suoi raggi accecanti. Le particelle di polvere volano in fila attraverso le tende. Sembrano minuscoli insetti tras.....

IL SANGUE DEI RICORDI

10 anni prima …

La luce del sole filtra dalle finestre aperte, svegliando Aurora con i suoi raggi accecanti. Le particelle di polvere volano in fila attraverso le tende. Sembrano minuscoli insetti trasparenti che …

«Aurora!» la voce di sua madre la distoglie dal suo vagare con l'immaginazione.

Aurora ha sette anni e odia quando la mamma la distrae, ma balza comunque giù dal letto e si tuffa in pigiama giù per le scale.

«Tesoro, è ora che fai colazione, se no farai tardi a scuola» dice mamma quando Aurora arriva di corsa in cucina, slittando con i piedi e quasi scivolando sulle piastrelle bianche tirate a lucido.

«Mamma, ma oggi è sabato!»

La mamma si dà un colpetto sulla fronte con la mano coperta da un guanto. "Sta lavando i piatti a quest'ora?" «Oh! Che sbadata! Avevo dimenticato che hanno cambiato l'orario …»

«Allora posso andare a giocare al parco, mamma?» Aurora non vede l'ora di andarci, al parco, dove spesso vede le farfalle bianche svolazzare tra i fiori e magari c'è anche quel ragazzino che le piace tanto …

«Sì, vai pure tesoro, ma sta attenta.»

«Sì, mamma.»

«Non parlare con gli sconosciuti» le raccomando la mamma. «Non attraversare la strada dove non ci sono le strisce, e non tornare dopo pranzo.»

«Va bene.» Aurora è fuori dalla porta prima ancora che la mamma possa accorgersene. Non prende nemmeno il suo giubbotto rosa, ma resta in pigiama, tanto non fa freddo e il parco è davanti a casa sua.

Il sole è caldo e piacevole anche alle sette del mattino. È già primavera e in quella città la primavera è bella calda. Aurora attraversa la strada e il verde quadrato del parchetto la accoglie, come quasi ogni giorno; solo che di solito ci va dopo scuola. Decide di andare nell'altalena, è la sua preferita. Si siede nella seggiola rossa e comincia a dondolarsi. Poco più in là, una farfalla bianca si posa sulla spalla di una figura avvolta in un cappotto nero. Lui ha una fotocamera tra le mani, e guarda verso Aurora.

_________________________________________________

Una luce le disturba gli occhi; è accecante. Aurora sbatte le palpebre, volta la testa di qua e di là cominciando a percepire la durezza del cuscino.

Apre gli occhi. Un uomo le sta addosso, con quella fastidiosa lucina che sprizza a destra e a sinistra. «Bene, finalmente hai ripreso conoscenza.»

L'uomo indossa un camice bianco. "Un medico?" «Dove sono?» Sente la sua stessa come lontana anni luce. È roca, la gola secca come sabbia al sole.

«Sei in ospedale, ma non è nulla di grave» risponde il medico. C'è, però, qualcosa nel suo sguardo troppo simile alla compassione.

D'un tratto Aurora ricorda. Era entrata nella camera dei suoi genitori e li aveva trovati stesi a letto, allacciati tra le coperte. Le viene in mente il sangue che imbratta i mobili, il pavimento. «I miei genitori …» sussurra mentre si sente gelare il sangue nelle vene.

«Sì» conferma il dottore. «Mi dispiace molto. Per loro non c'era nulla da fare.»

"No …". Aurora rivede il sangue; si copre il viso con le mani, mentre lacrime salate le sgorgano dagli occhi. "No, non è vero, non possono essere morti".

I suoi ricordi, però, smentiscono il suo volere. Il sangue, le membra pallide di sua madre, gli occhi vitrei che la fissano.

Aurora urla, si dimena istericamente. «Non sono morti! Non sono morti!»

L'abbraccio dei tranquillanti, direttamente sparati in vena, la fanno ripiombare nell'oscurità del sonno placando il dolore e la follia.

2 settimane dopo …

È ancora troppo presto per accettare la morte, come per accogliere la sofferenza. Eppure Aurora riesce a controllare il dolore e la rabbia, decisa con tutta sé stessa ad andarsene da quell'ospedale.

È la zia Greta a toglierla da quel posto bianco e orrendo. La viene a prendere con la sua macchina gialla, un mattino in cui il sole pallido getto più ombre che luci sulla facciata dell'ospedale.

La zia la stringe in un abbraccio, ma Aurora non ricambia. Non ha voglia di abbracci, non dei suoi. Sul cellulare compone il numero di Claudia, la sua migliore amica.

«Pronto? Aurora, sei tu?»

«Sì, senti, posso venire da te oggi?»

«Certo, ci mancherebbe … vieni pure.» Aurora sente nel suo tono un po' della compassione che aveva percepito nella voce del medico, quando si era risvegliata in ospedale. È la cosa che odia di più di tutto.

«Alle tre va bene?»

«Sì, certo, alle tre.»

«A dopo allora.» Mette giù ancora prima di ricevere risposta. Tanto non è nemmeno lei che vuole, ma Thomas. Il suo Thomas. Il ragazzo che non le risponde da due settimane, dal giorno prima che i suoi genitori morissero inspiegabilmente durante la notte.

Magari chiederà spiegazioni a Claudia. Lei sa sempre tutto di tutti, persino dei ragazzi che conosce a malapena. E Thomas, anni prima, era stato il suo ragazzo.

"Lei saprà sicuramente" pensa Aurora mentre la macchina di sua zia sfreccia via dal parcheggio dell'ospedale. Almeno quell'orribile edificio bianco se lo può ormai lasciare alle spalle.

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CONTINUA ...

©Irene Sartori. (Ultima parte scritta il 26/03/2015).



Commenti

pubblicato il 27/03/2015 17.31.22
willy, ha scritto: Prima parte un pò "lenta", la seconda accelera, e di colpo, ti fa venire voglia di scoprire come va a finire... Brava anche a mescolare la parte "privata" con la situazione centrale...
pubblicato il 27/03/2015 18.31.11
IreneSar, ha scritto: Grazie ... sì, forse la prima parte è un po' lenta. A volte il mio carattere spunta un po' troppo tra le righe dei miei scritti. Grazie di nuovo, il tuo parere mi è sempre prezioso.
pubblicato il 27/03/2015 18.46.23
Spaventapasseri, ha scritto: Non vorrei fare la figura del rompiscatole, ma avrei qualche dettaglio da farti notare, soprattutto nella prima parte (10 anni prima): i dialoghi sono un po' scontati, in special modo gli avvertimenti della mamma. Infatti, è a causa di questi ultimi che mi aspettavo già che la sua gita al parco finisse male, ancor prima di leggere del tipo vestito di nero. Stesso discorso per l'ospedale, in particolar modo quando parla il medico: "Mi dispiace molto. Per loro non c'era più nulla da fare" è una frase già sentita in una valanga di film. Tuttavia, mi è piaciuto molto l'espediente delle farfalle - davvero originale :) - e le reazioni della protagonista all'ospedale. Per concludere, anch'io attendo il seguito!
pubblicato il 27/03/2015 20.10.33
IreneSar, ha scritto: Le critiche negative sono sempre ben accette, perciò nessun problema. Anzi ti ringrazio:). Le parole del medico ... sì, scontate lo sono, ma si sapeva già comunque che erano morti (almeno se hai letto anche le altre parti) per cui non c'era altro da dire. Forse potevo solo risparmiarmelo. Gli avvertimenti della mamma non sono a caso, perché, come tu hai sottolineato, dà l'idea che alla bambina dovesse succedere qualcosa. Invece, infine, non accade niente di grave in realtà. Era un po' per confondere ... si capirà in seguito. Grazie mille per il commento, :) comunque, spero di non dare l'idea di una persona arrogante, ma ci tenevo a precisare le mie intenzioni. L'originalità spicca in mezzo alla banalità. Molto gentile a leggere il mio racconto. Il seguito arriverà abbastanza presto:).

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