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lavoro pubblicato giovedì 26 marzo 2015
ultima lettura lunedì 11 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il mondo di Halloween, 6

di IreneSar. Letto 567 volte. Dallo scaffale Fantasia

NEI SOTTERRANEI Era il giorno da Halloween, tanto amato dai bambini coraggiosi quanto odiato da Marianne Disworth. Anche il suo piccolo Benny voleva...

NEI SOTTERRANEI

Era il giorno da Halloween, tanto amato dai bambini coraggiosi quanto odiato da Marianne Disworth. Anche il suo piccolo Benny voleva festeggiare, così gli aveva cucito un costume da fantasma e adesso se ne andava in giro per caso facendo il "verso" del fantasma; e lei dove fingere di spaventarsi. Quasi le faceva ridere l'entusiasmo del figlio, ma come poteva essere davvero felice per lui? Due settimane prima era stato il decimo anniversario della scomparsa di Holly e, per ironia della sorte, anche il compleanno di Benny. Ma non solo. Era accaduto un fatto strano, quel giorno.

Stava portando a letto Benny, quando un'improvvisa folata di vento le aveva scompigliato i capelli; si era voltata, con Benny in braccio addormentato, e aveva visto la finestra, della sua camera, aperta. Eppure era certa di averla chiusa.

E ora era Halloween, e sarebbe andata a spasso di notte con il figlioletto per mano, a spaventare i bambini e bussare alle porte. "Dolcetto o scherzetto? A me uno scherzetto l'hanno già fatto". Marianne sospirò di stanchezza.

Dal salotto, d'improvviso, giunge un grido. «Mamma, mamma!»

«Benny.» Il terrore l'avvolse. Corse in salotto dal figlio, mentre dentro di lei ripensava a Holly, a quella notte in cui ero scomparso … ma quando arrivò in salotto, Benny c'era e stava bene. Era seduto sul divano e indossava già il suo telo bianco da fantasma. «Tesoro, cosa c'è?»

«La befana, mamma.» Il bambino indicò fuori dalla finestra, oltre le tende.

«Cosa? Quale befana, tesoro?»

«La vecchia che vola nel cielo, mamma.»

Marianne si avvicinò alla finestra. La luna piena solcava il cielo nero, ma non c'era nient'altro a parte le stelle. «Non è niente, Benny, non c'è nessuna befana tesoro …»

Si volse con un sorriso sulle labbra, ma si congelò sul posto. Il sorriso morì e Marianne ebbe un capogiro; crollò a terra.

Dove, fino a poco prima, c'era Benny, ora rimaneva solo il suo telo bianco afflosciato tra i cuscini.

* * *

Arrivò alla fabbrica che il sole era già alto nel cielo. Tutti stavano già lavorando nei vari settori. Vide Gury mezza-zucca che rifilava i contorni di una zucca enorme nella sala degli intagliatori, il capo del settore "dipingi le zucche" che dispensava ordini a destra e a manca con la sua vocetta nasale.

Passando davanti all'area "asciugatura e ventilazione", vide Der che controllava l'asciugatura delle zucche, poste in fila davanti a degli enormi ventilatori. Gli fece un cenno di saluto, che l'altro ricambiò con un sorrisetto.

Capì che, per infiltrarsi negli archivi, avrebbe dovuto aspettare la notte, così filò dritto al suo settore. Lì, ad aspettarlo, c'era il capo in persona. Era più mostro che uomo. Grosso come una zucca, la testa pelata e lucida come l'olio "Luci e rilucenti", il capo non aveva una buona parola per nessuno; e non aveva nemmeno un nome. Tutti lo chiamavano semplicemente "il capo".

Gli si parò davanti con fare minaccioso. «Ti chi sei, bamboccio?» Indossava una maglia nera che gli arrivava a metà pancia e lasciava fuoriuscire il grasso da tutte le arti. I suoi occhi lo fulminavano come lampadine rosse.

«171095, signore» rispose lui prontamente.

«Quale il tuo settore, pidocchio?»

«Questo, signore». 1795 indicò la sala dietro di loro.

«Bene, allora sei ai miei ordini. Fila al lavoro!»

«Subito, signore.» Quel tipo gli faceva paura. Una volta aveva punito tredici del settore della cucina, solo perché una zucca era arrivata mezza cruda alla pulitura.

Corse a lavoro senza pensarci un attimo. Si armò di stracci, liquido per le zucche – luci e rilucenti, come lo chiamava il capo – e si allineò con gli altri davanti al banco da lavoro.

«Ehi, 1795! Dove diavolo sei stato?» sbottò Ferri dall'altra parte del lungo tavolo di ferro. Stava fregando con forza una zucca mezza marcia. «Questa piccola stronza non vuole pulirsi.»

«Non vedi che è marcia?»

«Ah, davvero?» Dal suo tono, si capiva che era sarcastico. «Il capo mi ha ordinato si sistemarla lo stesso, ma tra poco mi si sfracella tra le mani.»

«Fa provare a me.»

Ferri gli tese la zucca. Non erano proprio amici, ma ogni tanto si davano una mano a vicenda. I capelli neri di Ferri erano lucidi di olio, ma nei suoi occhi brillava l'orgoglio per quel nuovo lavoro. Nonostante non mancasse mai di lamentarsi, Ferri adorava pulire le zucche, soprattutto quando si trattava di lucidarle. Prima di essere inserito in quel settore, Ferri lavorava nell'area asciugatura. Un compito che odiava.

«Non penso si possa fare molto» ammise 1795. Cambiò argomento, mentre tentava di rimuovere le parti marce e pulire quelle rimanenti. «Tu sei mai sceso giù agli archivi?»

Ferri sgranò gli occhi: «Sei matto?» Fece cenno agli altri tutt'intorno, che lavoravano senza sosta. Solo pochi avevano il coraggio di scambiare qualche parola con il vicino.

«Perché?»

«Non si può andarci, là sotto, è proibito. Forse tu non lo sai perché sei qui da poco, ma io ho visto ragazzini che venivano frustati a sangue per essere stati scovati nei sotterranei.»

«E perché andavano lì?»

«Be' … questo non lo so, io non ci sono mai andato. Ma perché queste domande? Per caso intendi andarci?»

«No, affatto, ero solo curioso.»

Finì di pulire la zucca. Non era venuto un buon lavoro, ma pur sempre meglio di niente.

«Là sotto c'è qualcosa» riprese Ferri, passandoci lo straccio da una mano all'altra per rimuovere l'olio dalle mani. «Se molti ci vanno, è perché cercano qualcosa.»

«Informazioni» disse 1795. Quello almeno era il motivo per cui voleva andarci lui.

«Non lo so, ma non dovresti andarci. Nessuno sa cosa ci sia lì sotto.»

1795 trasalì. Era la stessa frase che gli aveva detto Rory. «Fa attenzione giù agli archivi» aveva detto. «Nessuno sa cosa ci sia lì sotto.»

* * *

Quella notte, terminate le sue ore di lavoro, 1795 si diresse senza far rumore fuori dalla sua stanza.

Scese le scale, puntando davanti a sé una torcia che aveva fregato a DinDin, un ragazzino che lavorava con lui e che dimenticava sempre la sua torcia elettrica sul primo scaffale tra le boccette di olio.

Si diresse al reparto dei pittori, seguendo le indicazioni di Rory. "Le scale a sinistra …". Le individuò senza problemi. Si trovavano appena dietro l'angolo, oltre la porta per entrare nel reparto; e scoprì che erano davvero verdi, di un brillante verde erba.

Essendo di ferro, ogni suo passo produceva un rumore metallico che gli faceva venire i brividi. Se lo scoprivano era fregato.

Rory aveva ragione; le scale, almeno all'inizio, salivano, ma in quel senso sembravano non portare da nessuna parte. Quando iniziarono a scendere, invece, le cose cambiarono. Erano scale ripide, aperte – che facevano intravedere il vuoto al di sotto – e più scendeva più si facevano nere e cupe.

A un certo la scala finì e si ritrovò nei sotterranei. Il tetto era basso, il buio fitto; un terribile odore di chiuso aleggiava nell'aria.

1795 si guardò attorno, puntando la torcia sulle pareti. Non c'era nessuno. Eppure Rory e Ferri avevano detto … "Fa attenzione, non si sa cosa ci sia lì sotto …". Fece un passo verso il buio. "Forse si stavano sbagliando" si disse per farsi coraggio.

Non aveva idea di dove fossero, di preciso, gli archivi, ma riuscì comunque a trovarli. Entrò nella prima porta a sinistra, che vide solo grazie alla torcia di DinDin. Una porta dipinta di un verde brillante, come le scale.

Entrò e si guardò attorno. Ovviamente, a quell'ora di notte non c'era nessuno.

Illuminò la stanza puntando la torcia davanti a sé. Un mucchio di scaffali riempiva la stanza degli archivi. Ogni scaffale aveva attaccato una lettera dell'alfabeto. A, b, c, d, ecc. Lui cercò quello con la lettera R.

Ero uno degli scaffali più in fondo. Quella stanza era molto grande e lunga, ma la ricerca non fu affatto difficile.

Frugò tra le varie cartelle sullo scaffale. "Rory, Rory, Rory …" Alla fine gli saltò in mano una cartella denominata RO, con un nome stampato sopra: Rory Dylan Bryan.

"Dylan? Non mi aveva detto che aveva un altro nome …"

Guardò all'interno, ma non c'era scritto niente.

Andò nello scaffale con la lettera D. Lì trovò subito ciò che cercava. Lesse: Dylan Rory Bryan. "Perciò non è Rory il suo primo nome …".

All'interno della cartella c'era un mucchio di fogli. L'inizio diceva: Dylan Rory Bryan, nato a Londra il 13 marzo 1992, di origini irlandesi. Figlio di Ryan O'Connor e Mary Lysa Swan …

1795 saltò tutto il resto. Non gli interessava sapere di tutta la vita di Rory, ma solo il codice. Il codice aveva importanza. "Perché se per loro siamo solo codici ci classificano per nome?" Questa domanda gli saltò alla mente. Come risposta si diede il fatto che, probabilmente, era molto più semplice così, e inoltre era impossibile per quelli come lui trovare la propria documentazione.

Sfogliò ogni documento. Alla fine trovò il codice scritto in caratteri minuscoli in fondo all'ultima pagina. Guardò l'inizio del codice. Ognuno, infatti, aveva un codice lungo una decina di lettere e/o numeri. Ma l'importante era l'inizio. 131295. "95 … come me".

Un rumore improvviso provenne dalle scale. Chiuse di botto la cartella della documentazione, ma prese con sé il foglio dov'era scritto il codice. Lo piegò e lo mise in tasca. Fece per nascondersi, ma subito ci ripensò. La curiosità fu troppo forte, perciò tornò indietro per prendere il resto della documentazione di Rory.

In quel momento, però, i guardiani di notte entrarono nella stanza degli archivi. 1795 aveva in mano la cartella rossa di Rory, non fece in tempo a nascondersi.

«Tu!» gridò uno. Aveva una faccia mostruosa. «Getta a terra quei documenti!» Gli puntavano contro le armi. Erano in quattro. 1795 lasciò cadere i documenti. "Nessuno sa cosa ci sia lì sotto …". Le parole di Rory e Ferri risuonarono nella sua mente. Ora, però, lui lo sapeva.

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CONTINUA ...

Se pensate che questa parte non abbia svelato nulla, allora vi siete persi qualcosa di cruciale nelle altri parti. Ma non preoccupatevi, la prossima parte chiarirà - se non tutto - molto.



Commenti

pubblicato il 26/03/2015 16.23.56
willy, ha scritto: Infatti non ho capito solo una cosa, perchè non ricordo tutta la storia dall'inizio... Marianne non è la madre dell'inizio, quella a cui sparisce il figlio molto tempo prima?
pubblicato il 26/03/2015 16.36.00
IreneSar, ha scritto: Marianne è la madre di Holly, il bambino che sparisce all'inizio, sì. Se rileggi la prima parte, mi sa proprio che risolvi il mistero, perché il vero mistero non è 1795 ma la sparizione dei bambini e quel mondo strano dove si ritrova 1795. Ormai è un progetto da romanzo, ma sto cercando di tagliare più possibile. La prossima parte svelerà parecchie cosucce. In questa parte, invece, ho svelato che c'è qualcosa che collega 1795 a Rory (cioè quel 95 finale del codice), e lui dovrà scoprire che cosa significa.
pubblicato il 27/03/2015 17.26.37
willy, ha scritto: E invece secondo me questa storia ha il ritmo e la suspense di un romanzo, fidati:)....
pubblicato il 27/03/2015 17.32.34
IreneSar, ha scritto: Grazie mille;), infatti non sarebbe nato come romanzo, ma nemmeno come racconto breve. Grazie sempre ... Hai letto la nuova parte del "Sangue si bagna"? sono curiosa di sapere la tua opinione. Comunque ho letto Joyland, comprato domenica e appena finito. Meraviglioso! soldi spesi benissimo ... e lo devo ancora più a te che Stephen King, perchè mi hai consigliati di leggerlo. Volevo Carrie e Shining, ma stranamente non li ho trovati in libreria. Di solito lì c'è tutto, ma la prossima volta che li vedo me li compro. Se vuoi leggerla, ho fatto una mia piccola recensione personale. Puoi trovarla nel mio blog Ali di pergamena. Sai, io ho due blog, non so se te l'avevo detto. L'indirizzo è irenesartori.wordpress.com.
pubblicato il 28/03/2015 17.30.24
willy, ha scritto: Grazie, sono felice di leggere le tue parole, non sai quanto..) Vado a leggere subito la tua recensione, e poi ti faccio sapere cosa ne penso.... Fra l'altro, anch'io ho scritto qualche tempo fa una recensione di Joylan, quando si dice il destino... Adesso andiamo su, dove il cielo è pulito. e il panorama garantito:)....

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