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lavoro pubblicato lunedì 23 marzo 2015
ultima lettura domenica 21 giugno 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il diploma 3

di IreneSar. Letto 655 volte. Dallo scaffale Horror

Ebbene ... il nostro amico Martin si trova in una gran brutta situazione. Colpevolizzato di un omicidio che non ha commesso viene portato in centrale, dove dovrà affrontare l'ingiustizia della polizia e nel frattempo pensare a non impazzire.

Genere Thriller/horror

IL DIPLOMA

TERZA PARTE

«Quante volte dovrò ripetervelo? Io non ho ucciso la signora Charmwey!» Martin stette ben attento a scandire ogni parola, perché quei poliziotti coglioni potessero capire. «Che razza di motivo avrei avuto per far fuori quella dolce … timida vecchietta?» la sua melensa domanda gli fece venire il voltastomaco, ma magari li avrebbe convinti ad andarci con le buone.

«Martin Runey, sei colpevole d'omicidio sì o no?» Il poliziotto con la barba a punta si sporse dalla scrivania squadrandolo con quegli occhi tondi.

«Ti conviene parlare piccolo bastardo.» l'altro poliziotto picchiò un pugno sul tavolo sbilenco che sembrava la scrivania di un professore pazzo.

Martin sbuffò: «Non ho ucciso la Charmwey, lo giuro.»

«Puoi giurarlo quanto vuoi, teppistello» continuò il poliziotto pazzo. «Noi li conosciamo quelli come te.»

«Infatti» incalzò quello che assomigliava tanto a una capra. «Perciò parla, e dì qualcosa di sensato.»

Martin alzò gli occhi al soffitto basso color grigio merda. «Come cazzo ve lo devo dire?» dopo tutta la giornata che era in quella fottuta centrale, Martin si sentiva più irascibile di una donna col ciclo. «Io non ho ucciso quella maledetta stronza! Non l'ho fatto, okay?»

I due poliziotti indietreggiarono alla sua reazione. "Che bello, ora faccio anche paura agli sbirri …".

«Va bene, ti risentiremo domani. Ora è meglio che dormi ragazzo» disse il poliziotto pazzo.

«Ma mi tenete in cella? vaffanculo, non potete farmi dormire in cella!»

«Sì che possiamo» disse il poliziotto scemo. «Forse non te ne sei accorto, ma nessuno è venuto a prenderti.»

Martin aggrottò la fronte. "In effetti … è vero ... Faccia da capra inculata ha ragione … ". Dopo tutto quello che era successo, non aveva nemmeno pensato di chiamare a casa.

«Nessuno verrà a prenderti, non stanotte» precisò la capra, «perciò dormirai qui.»

"Dormire qui …" non era un'idea molto allettante.

Pochi minuti dopo si ritrovò steso in una branda malmessa, rinchiuso in una cella con le sbarre di ferro, come quelle dei film, a tentare disperatamente di chiudere occhio.

Dato che non ci riusciva, cercò di riflettere sul da farsi.

"Come cazzo posso fare a mettere in testa a quegli imbecilli che quella pistola non è mia?"

Forse sarebbe venuto fuori dagli esami delle impronte, se poi ce n'erano altre di impronte a parte le sue.

"Se non l'ho uccisa io, chi diavolo l'ha fatta fuori quella stronza?" Anche questa era una bella domanda, che da ore gli frullava in testa.

Ebbe modo di pensarci ancora meglio quando, il mattino dopo, sua madre venne a tirarlo fuori di lì.

Mancava poco che lo prendesse per un orecchio. «Sei un ragazzaccio, Martin, non ti ho sempre detto di startene alla larga dai guai?»

Sua madre portava i solo jeans sbiaditi e quella camicetta a quadri che la faceva sembrare una timida verginella o una donna tettona di campagna. Solo che era tutto fuorché tettona. Forse, un tempo, era stata anche una bella donna, ma ormai non era più piacente da un bel po' di anni; da quando il padre di Martin era morto in un incidente d'auto.

«Scusa mamma, è che non è stata colpa mia. Mi sono trovato in mezzo, l'ho detto a quelli della polizia.»

Faccia da capra e poliziotto scemo lo squadrarono con occhi che lanciavano saette da ogni parti. Fuoco e fiamme.

«Mamma, andiamo eh … Paga, muoviti.»

«Sì, sì, paga … fai presto a dirlo, vero Martin?» Sua madre tirò fuori la carta di credito.

«No, bella, questa non ti servirà a nulla …»

"E a te che serve il cervello, allora?"

«Ho questa, stronzo, vedi di muovere quel culo e accontentarti. Io non pago in contanti.»

Poliziotto scemo rimase sorpreso: «Okay, signora, va bene non si scaldi tanto.»

"Sì, infatti " pensò Martin. "Aspetta di vederla arrabbiata …".

E invece se la dovette subire lui, la mamma arrabbiata. Karina Johnson Runey, da tutti soprannominata Kary, ci metteva davvero poco ad arrabbiarsi ed era fottutamente brava a mettermi paura.

Appena entrammo in macchina, quasi me la feci sotto quando mi tirò una scarpa in testa. «Sei pazzo, Martin? Vuoi prosciugare il misero conto che abbiamo in banca? Non lo sai che siamo già messi male …»

«Mamma, io non ho fatto niente.» si massaggiò la testa. «Non sono stato io a uccidere la signora Charmwey.»

Sua madre frenò di colpo, inchiodando in mezzo alla strada. Per poco non li incularono da dietro.

«Cosa? Chi è che hai ucciso?» sua madre aveva la faccia paonazza, gli occhi fuori dalle orbitre.

«No, mamma, io non ho ucciso nessuno. Sono loro che pensano che …»

«Tu hai ucciso la povera signora Charmwey?»

"Povera? Quella è una fottuta stronza!"

«No! non l'ho uccisa, cazzo. Eravamo alla cerimonia dei diploma, quella che tu sei completamente dimenticata, e la vecchia stronza si è beccata una pallottola in testa.»

Detto così, sembrava proprio lui il cattivo.

Da fuori giungevano i ripetuti schiamazzi dei clacson. «Mamma, stai ingorgando il traffico.»

Ma a sua madre sembrava non importare. «Martin Runey, dimmi che non hai ucciso quella dolce, simpatica, ingenua insegnante.»

"Insegnante? Ingenua? Dolce?"

«No, mamma, non l'ho uccisa. Ma hai capito almeno di chi sto parlando?»

«Oh … bene.» Sua madre sembrò sollevata. Forse ora le credeva. Ripartì accelerando come una pazza, ignorando l'ingorgo del traffico dietro di noi. Per lei le altre macchine non esistevano, c'era solo lei con la sua "confettino rosa", come la chiamava a volte, e il traffico non era un suo problema.

Una delle poche cose su cui Martin e sua madre si trovavano d'accordo.

~~~

Una volta a casa, Martin si scolò una birra stravaccato sul divano; l'unico sfizio che si concesse dopo l'assurda giornata dell'interrogatorio.

Sognò di tenere un discorso, nel cortile della scuola. Indossava i famosi abiti da cerimonia del diploma e stringeva il pezzo di carta tra le mani.

Poi la scena cambiò. Il sangue imbrattava il terreno e ai suoi piedi giaceva la signora Charmwey, con un buco in mezzo alla fronte. Lui stringeva una pistola nella mano sinistra.

Si svegliò di soprassalto, bagnato di sudore, nel momento in cui cominciò a squillare il telefono. Si fiondò a rispondere. Sua madre era a lavoro – faceva il turno di notte – e probabilmente non era ancora tornata. "Ma che cazzo di ore sono? Perché chiamano a quest'ora?"

«Pronto?»

Dall'altro capo giunse un rumore sordo, nessuna parola.

«Pronto, c'è qualcuno?»

Nulla. Nemmeno un suono.

«Pronto?» Infastidito, Martin riagganciò. "Vaffanculo". Rimase a fissare intontito il telefono. Era ancora con la testa rivolta al sogno, o meglio incubo, che aveva appena fatto.

Per scrollarsi di dosso quella brutta sensazione di pericolo, si trascinò fino in cucina e si fece un'altra birra.

La pistola, il sangue, il buco lasciato dalla pallottola … Una scarica di brividi lo scosse dalle spalle al sedere. Buttò giù un altro sorso, direttamente dalla bottiglia, talmente in fretta che i suoi occhi cominciarono a lacrimare. "Io non ucciso quella troia. Non l'ho uccisa io …".

A un tratto nella sua mano apparve una pistola. Tra le sue mani scorreva il sangue. "È il sangue della signora Charmwey". Terrorizzato, la lasciò cadere. "No!" Urlò. «No! no, non l'ho uccisa io!» Cadde in ginocchio.

La bottiglia si frantumò a terra in decine di pezzi di vetro.

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Non preoccupatevi ... continua ....

Grazie per la lettura.



Commenti

pubblicato il 25/03/2015 14.05.52
willy, ha scritto: Questo parte non mi convince... I dialoghi con i poliziotti sembrano banali e tirati via.... E poi la reazione della madre dovrebbe essere più "violenta". Suo figlio "dovrebbe" aver uccdiso una donna... Ma tranquilla, aspetto con ansia il seguito...
pubblicato il 25/03/2015 15.40.16
IreneSar, ha scritto: Come sempre, grazie per il tuo commento e soprattutto per la sincerità. I dialoghi non sono il mio forte purtroppo, ma vedrò di mettercela tutta nei prossimi ... Per quanto riguarda la reazione della madre, sono della tua stessa opinione. Il seguito arriverà presto ...

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