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lavoro pubblicato domenica 22 marzo 2015
ultima lettura mercoledì 2 ottobre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Le rocambolesche (dis)avventure dell'uomo dalla volontà travolgente

di WindShift. Letto 391 volte. Dallo scaffale Pulp

Era un tizio assolutamente nella norma, come ce ne sono tanti, forse era addirittura al di sotto della norma. L'unica cosa che poteva far attirare l'attenzione su di lui era il suo altisonante nome: Nemetrio Drivasi.

Le rocambolesche (dis)avventure dell'uomo dalla volontà travolgente


La volontà travolgente e la curiosità travolgente.


Tutto iniziò il primo giorno dell'anno scolastico. Quello fu il nostro primo incontro.


Era un tizio assolutamente nella norma, come ce ne sono tanti, forse era addirittura al di sotto della norma. Capelli neri perennemente arruffati, vestiti spesso stropicciati e abbinati con un senso estetico inesistente, modi goffi e, soprattutto, un'espressione indecifrabile, non si riusciva mai a capire se fosse annoiato, assonnato, svogliato o semplicemente non capisse un accidente di ciò che gli capitava intorno. L'unica cosa che poteva far attirare l'attenzione su di lui era il suo altisonante nome: Nemetrio Drivasi, probabilmente frutto di genitori che volevano dare al figlio un'infanzia difficile. O almeno questo era ciò che pensava praticamente chiunque, professori compresi. Fortunatamente per lui, quel suo carattere così particolare faceva in modo che le persone lo prendessero in simpatia, così invece di strani nomignoli o frasi ingiuriose, lo avevano semplicemente cominciato a chiamare Nem, diminutivo semplice ed efficace che a lui non dispiaceva affatto. Arrivato da una cittadina di montagna semisconosciuta, si era iscritto all'ultimo anno di scuola superiore e sembrava che il suo unico obiettivo fosse arrivare alla fine senza troppe noie, non intendeva sforzarsi ma semplicemente concludere le scuole. Riusciva a cavarsela senza troppe difficoltà, quel che studiava lo leggeva durante le lezioni in orario scolastico e quando veniva il momento era pronto per cavarsela, alla fine aveva una media quasi discreta. Era la personificazione dell'antico detto “Ha le potenzialità, ma non si applica”.

Una personalità totalmente incompatibile con quella della giovane promessa Rebecca, fanciulla dotata di acume, bellezza e voglia di emergere dalla massa. Possedeva un carattere estremamente forte e se non reputava giusto qualcosa o situazione non le andava bene faceva di tutto per cambiarla. Cosa che tra l'altro le riusciva praticamente sempre. La gente sarebbe sorpresa di scoprire quante cose può realizzare una ragazza con la giusta dose di fascino e furbizia. Record di presenze e ottima media, voleva proseguire gli studi e iscriversi alla facoltà di psicologia. Il suo sogno? Lavorare nelle forze dell'ordine come criminologa. La sua passione più grande era quella di svelare i misteri e la mente umana rappresentava una sfida per eccellenza.

Proprio a causa di questa sua passione, prima della fine dell'anno voleva capire fino in fondo la personalità di quel tipo. Nemetrio non era il tipo di persona che faceva una buona impressione al primo colpo, infatti all'inizio dell'anno durante il primo giorno di scuola quel tipo le era parso il classico studente svogliato, non aveva nulla di particolare né qualità fuori dalla norma. Con il passare del tempo le cose però si facevano sempre più bizzarre; capitava che Nem stesse assente e si ripresentasse come se niente fosse dopo qualche giorno, sembrava essere la classica strategia dello studente nullafacente ma i giorni che saltava erano quasi sempre quelli più leggeri e durante i test in classe, fossero scritti o orali, lui era presente praticamente sempre. Inoltre nell'arco dell'anno scolastico quel ragazzo era riuscito a raggiungere la scuola con le peggiori intemperie, sempre e solo muovendosi a piedi, stando a ciò che affermava lui. Un comportamento assolutamente fuori dal comune per un classico studente delle superiori. Tra l'altro i suoi risultati tutto sommato buoni uniti al suo impegno praticamente assente infastidivano non poco Rebecca, era un modo di fare assolutamente inaccettabile per lei. Tutte queste cose però potevano forse essere sinonimo di una personalità un po' egocentrica, ma nulla di più, non c'era questo gran mistero da svelare. Questo fino a quando Rebecca non si imbatté casualmente in una delle tante bizzarrie del giovane. Era una giornata come tante altre, erano circa a metà dell'anno scolastico e quel giorno c'era uno sciopero dei mezzi pubblici, Rebecca, per quanto non amasse particolarmente fare lunghi tragitti di strada a piedi, fu costretta ad una lunga passeggiata verso casa. Quel giorno fu tra le ultime ad uscire dalla classe e quando iniziò ad incamminarsi notò che qualche decina di metri avanti a lei c'era Nem, che, con il passo lungo e svelto di chi è abituato a camminare, andava velocemente verso casa sua. Rebecca non aveva alcuna voglia di farsi notare per salutarlo, ad essere onesti non aveva nemmeno voglia di scambiare due parole con quel tipo, non gli ispirava molta fiducia. Si limitò a stargli dietro, soprattutto perché a quanto sembrava la direzione che dovevano prendere era la stessa. Ad un certo punto il giovane svoltò dirigendosi verso un vicoletto, Rebecca notò il cartello che si ergeva prima di entrare in quella strada, diceva chiaramente che quella era una vicolo cieco. La giovane fu presa dalla curiosità e continuò a seguire Nem con lo sguardo, a quanto pare quella strada non portava a nessuna abitazione, c'era solo un muro di cemento alto circa quattro metri e qualche cassonetto. Che diavolo doveva fare quel ragazzo? Rebecca osservò ancora, Nem iniziò a muovere le braccia facendo movimenti circolari, quindi ruotò il busto a destra e a sinistra e fece qualche saltello sul posto. Sembrava stesse facendo... Stretching. Il ragazzo fece quindi qualche passo indietro, si assicurò che lo zaino fosse ben saldo sulle spalle e si lanciò contro il muro. Sembrava un disperato che voleva semplicemente schiantarsi contro un muro di cemento, ma proprio poco prima dell'impatto, senza diminuire la velocità, fece partire la gamba destra in avanti, verso il muro, il piede poggiò sulla superficie di cemento e spingendosi verso l'alto, grazie alla forza impressa dalla rincorsa, fece un poderoso balza verso l'estremità del muro alla quale si aggrappò con la mano destra. L'altro braccio raggiunse immediatamente il primo, quindi, con un movimento estremamente fluido, si issò senza fatica apparente, mettendosi in piedi sul bordo del muro. Fece qualche passo in equilibrio verso destra, poi, prima di calarsi per scendere dall'altra parte, abbozzò un inchino verso Rebecca, sembrò sorridere compiaciuto e finalmente si calò per raggiungere l'altra parte della strada. La ragazza rimase incredula. Ciò che la sorprendeva di più non era tanto ciò che aveva visto ma la persona che l'aveva fatto. E a quanto pare sembrava essersi persino accorto di lei. A Rebecca non restò nient'altro che tornare a casa e mentre avanzava verso la sua abitazione, in lei non faceva che aumentare quella strana sensazione di sconfitta che la attanagliava sempre di più ad ogni passo.

Fu quello il vero e proprio inizio di tutto. Com'era possibile che un ragazzo che durante le lezioni di educazione fisica faceva fatica a colpire la palla durante le partite di pallavolo superasse muri di cemento come fossero staccionate di campagna? Il giorno seguente Nem, come spesso capitava, era assente, quindi Rebecca non poté chiedergli nulla a riguardo e questo non faceva altro che far crescere in maniera smisurata la sua curiosità. La ragazza era arrivata a fare le supposizioni più assurde, supposizioni che fortunatamente aveva scartato. Le ipotesi più incredibili erano state la teoria dell'alieno o l'appartenenza ad una qualche strana setta, idee che Rebecca aveva scartato praticamente subito, anche se per un attimo le aveva prese quasi seriamente in considerazione. Il giorno dopo Nem entrò in classe arrivando in ritardo come suo solito, con la sua classica andatura barcollante si portò fino al suo banco e, senza troppe cerimonie, si mise a sedere iniziando a fissare il vuoto con espressione spenta. Rebecca aspettò l'intervallo, voleva chiarire quella faccenda al più presto, anche se non sapeva bene come né tanto meno in che modo iniziare il discorso. Al suono della campana la ragazza si avvicinò a Nem, ma lui sembrava non averla nemmeno notata, tanto che emise un sonoro sbadiglio liberatorio. Rebecca rimase interdetta, guardando Nem per un momento dubitò perfino di quello che aveva visto pochi giorni prima.

-Intendi fare la stalker anche qui a scuola?- Disse Nem mentre si afflosciava sul banco, cercando, con scarsi risultati, di utilizzarlo come cuscino.

La ragazza non aveva ancora emesso un fiato ma rimase ugualmente senza parole. Quel tipo stava cercando di farla passare dalla parte del torto?

-Tu...- Iniziò la ragazza, sospettosa -Che cosa sei?-

-Che razza di domanda è? Sono un essere umano, no?- Rispose subito Nem, senza timore.

Rebecca rimase nuovamente scioccata. Per un istante riabbracciò la teoria dell'alieno, forse quel tizio era venuto sulla Terra per qualche losco fine, fortunatamente riuscì a ricacciare quell'idea nei meandri della sua mente e a rispondere.

-Due giorni fa hai oltrepassato un muro di quattro metri con la stessa facilità con cui si salta una pozzanghera, eppure qui a scuola non hai mai dato prova di doti fisiche simili, mi spieghi come accidenti è possibile?- 'Sta volta il tono della ragazza era più sicuro, era riuscita ad articolare la domanda in maniera da evitare risposte poco convincenti.

-La verità è che...- Nem fece un attimo di pausa, col chiaro scopo di creare una sottospecie di suspance. -Io sono un alieno.- Disse con la massima serietà.

Rebecca strabuzzò gli occhi, guardandolo storto.

-Scheeerzo, dai.- Disse -Semplicemente da quando ho visto quel muro all'inizio dell'anno mi sono chiesto se sarei riuscito ad oltrepassarlo, ho cominciato a provarci e riprovarci e alla fine ci sono riuscito. Volevo superarlo e a forza di tentativi l'ho fatto, tutto qui.-

-Tutto qui?- Ripeté Rebecca -Volevi farlo e l'hai fatto. Però non riesci a colpire una palla con un tempismo decente.-

-Bé, quello non ho semplicemente voglia di farlo.- Disse, chiaro e tondo.

Rebecca non riusciva ancora ad inquadrare quel tipo, da semplice svogliato come ce ne sono tanti era passato ad un livello completamente diverso, qualcosa che la ragazza non riusciva a spiegarsi. Aveva ancora qualche domanda in serbo, ma nessuna le sembrava adatta a quel momento, era curiosa, ma non sapeva esattamente dove voleva andare a parare, l'unica domanda che le continuava a vorticare in testa era “Cos'altro può fare?”.

-Bé, ti sei imbambolata?-

Rebecca si ricompose e rispose senza timore. -Ti tengo d'occhio.- Disse guardandolo ancora storto, una persona che faceva cose simili di nascosto non meritava fiducia. Fece per allontanarsi e godersi la parte finale dell'intervallo.

-Staaalker- Fece Nem quando si fu assicurato che la ragazza fosse abbastanza distante. In tutta risposta da lontano il ragazzo riuscì a sentire qualche parola ingiuriosa rivolta verso la sua persona.

Passò qualche giorno e ogni tanto, con la scusa di controllarlo, Rebecca seguiva Nem durante il ritorno a casa dopo la scuola, il ragazzo però la seminava con facilità già andando semplicemente a piedi, quando poi oltrepassava il solito muro la ragazza lo perdeva definitivamente ogni volta. Alla terza volta consecutiva che questo succedeva, Rebecca si organizzò: il giorno prima aveva fatto il giro per vedere cosa ci fosse dall'altra parte del muro in modo da imparare la strada e precedere il ragazzo quando avrebbe nuovamente superato il muro nei giorni seguenti. Quando raggiunse la parte opposta della strada vide una cosa che non si aspettava, il muro divideva la strada normale da un piccolo cantiere e se da una parte il muro era alto quattro metri dall'altra c'era un buco con ferri e fondamenta varie profondo almeno il doppio. Come faceva quel ragazzo a raggiungere l'altra parte della strada? Era impossibile, a meno che non si lanciasse nel vuoto.

Il giorno seguente Rebecca si preparò fin nei minimi dettagli, fece in modo che la borsa dei libri fosse più leggera che mai, si mise vestiti comodi e delle semplici scarpe da ginnastica, detestava correre come una disperata, ma voleva scoprire il mistero dietro quel ragazzo, e se Nem la evitava in tutti i modi, avrebbe scoperto la verità con forza e astuzia. Le sue compagne di classe quando la videro le domandarono la motivazione per quell'abbigliamento così poco consono alla sua persona, ma lei inventò qualche scusa e divagò parlando d'altro, solo Nem aveva capito cosa quella ragazza avesse in mente e già sapeva che anche quel pomeriggio tornare a casa si sarebbe rivelato una gran seccatura. Quando venne finalmente il momento di uscire da scuola Rebecca si lanciò verso la strada opposta, cercando di raggiungere l'altra parte del muro prima che Nem lo scavalcasse, avrebbe dovuto correre perché doveva fare tutto il giro, a differenza del ragazzo. Per sua fortuna riuscì ad arrivare qualche momento prima del ragazzo e fu proprio allora che vide qualcosa che on si sarebbe mai aspettata.

Come al solito Nem prese la sua rincorsa e riuscì ad issarsi sulla cima del muro, a quel punto però non cercò di scendere a terra, il dislivello era chiaramente troppo e saltare da lassù era decisamente qualcosa di poco saggio. Invece di proseguire verso il basso il ragazzo si piazzò davanti ad una piccola sporgenza che si trovava vicino all'angolo del muro, sporgenza che Rebecca non aveva nemmeno notato il giorno prima. Senza apparente timore, saltò e vi si aggrappò, da lì riuscì a raggiungere una delle sbarre di ferro che componevano lo scheletro del cantiere, che si estendeva anche verso l'alto, per fare da sostegno alla futura struttura. Una volta raggiunte le impalcature il tragitto fu facile per il ragazzo, si muoveva tra le sbarre di ferro della struttura del cantiere come fosse la cosa più naturale del mondo. Saltava, scavalcava, si aggrappava, tutto con una naturalezza fuori dal comune, come se fosse una cosa che faceva da sempre.

Spostandosi in questo modo attraverso un percorso di cui Rebecca non avrebbe mai immaginato nemmeno l'esistenza Nem riusci a raggiungere il terreno senza procurarsi danni di sorta.

-Devi piantarla.- Disse quando fu a circa una decina di metri dalla ragazza -Nemmeno la polizia mi insegue in questa maniera.-

-Quindi ti fai inseguire anche dalla polizia?- Rispose Rebecca.

Nem non rispose e continuò a camminare, non aveva idea di come liberarsi di quella ragazza così insistente. Il ragazzo si fermò per un attimo, si voltò verso la ragazza e con fare esasperato le fece cenno di avvicinarsi. Rebecca lo avrebbe fatto comunque, quindi fece qualche passo in direzione di Nem.

-Ok, spiegami che vuoi e ti giuro che se poi mi lasci in pace ti darò la risposta più esaustiva possibile.-

La ragazza non si lasciò sfuggire l'occasione. -Perché fuori da scuola ti muovi come se fossi una scimmia mentre durante le lezioni sembri la persona più svogliata del pianeta? Sei capace di fare qualcos'altro? Si può sapere chi diavolo sei?-

Nem restò sorpreso e anche un po' lusingato, costituiva veramente un simile mistero per la ragazza?

-Non te l'avevo già spiegato? Le cose che ho voglia di fare le faccio finché non mi riescono, quelle che mi annoiano spesso e volentieri le lascio perdere prima ancora di iniziarle. So fare un po' di tutto, alcune cose mi riescono anche discretamente bene. Tutto qui, niente di più.- Disse il ragazzo, cercando di essere il più chiaro possibile, forse però vista la faccia di Rebecca, non ci era riuscito molto bene.

-"Tutto qui, niente di più"?- Ripeté Rebecca. -Se la metti così, la cosa è ancora più strana. Dici che sai fare tutto ciò che hai voglia di fare?-

-Bé, dipende, però più o meno funziona in quel modo. Credo sia così per tutti.- Rispose pacato il ragazzo.

-Ma non ha senso!- Disse Rebecca.

-Sarà, però è così. Ora, mi lasci in pace?-

-Assolutamente no, sei losco.-

Nem riprese a camminare verso casa sua, congedandosi con un "Fa come ti pare" rivolto alla ragazza. Rebecca gli venne dietro nuovamente, facendogli altre domande.

-Sai fare il salto mortale?-

-No che non lo so fare!-

-Ti arrampichi sui muri e non riesci a fare il salto mortale?- Continuò la ragazza.

-Che senso ha fare un salto mortale in quelle situazioni? Vuoi che mi ammazzi?-

I due fecero un pezzo di strada insieme, poi si separarono per raggiungere le loro rispettive abitazioni.

-Abiti davvero in questo posto malfamato?- Disse Rebecca.

-Non è malfamato, c'è un sacco di gente buona. L'unico difetto è che ogni tanto si accoltellano.- Rispose Nem.

-In ogni caso- Continuò il ragazzo -Ricordati di non passarci la sera tardi, eh.-

-Oh, quale prezioso consiglio!- Disse Rebecca con fare ironico.

Per un po' di tempo le cose andarono avanti normalmente, ogni tanto Rebecca, sia durante la scuola sia nelle ore libere, tentava di scoprire qualcosa in più su Nem, il ragazzo d'altro canto non sembrava molto propenso a farle vedere le altre cose di cui era capace, utilizzava sempre come scusa "Non mi piace mettermi in mostra".

Ma ancora una volta quella apparente calma è tranquillità che si era venuta a creare subì un violento scossone.

Ormai era Maggio e Rebecca aveva approfittato di quei sabato sera prima degli esami per uscire con le amiche. La serata era trascorsa normalmente, avevano bevuto un po', parlato di svariate cose e alla fine ognuna si era diretta verso la propria casa. Rebecca non aveva ancora preso la patente, quindi si era fatta accompagnare da una delle sue amiche fino ad una strada non lontano da casa, proprio vicino a quell'ormai fin troppo conosciuto muro dove per la prima volta aveva visto Nem in azione. Una volta salutata l'amica, Rebecca si incamminò verso casa, non ci avrebbe messo molto ad arrivare, anche prendendosela con calma non avrebbe impiegato più di dieci-quindici minuti. Ormai era notte inoltrata, l'orologio segnava le due e mezza, la luna ogni tanto veniva coperta da qualche nuvola di passaggio e l'unica cosa che illuminava ininterrottamente la strada era la fioca luce giallognola dei lampioni. Rebecca iniziò a camminare con calma, aveva bevuto quel poco che bastava per essere leggermente allegra e voleva assaporare quella situazione fino al suo arrivo a casa. Fu proprio in quel momento che sentì un rumore dietro di lei. La ragazza non ci fece caso e continuò per la sua strada, affrettando il passo quasi inconsciamente. Un altro rumore. Rebecca fece per voltarsi ma non ci riuscì. Prima che potesse completare il movimento un paio di braccia piombarono su di lei, tentando di immobilizzarla. La giovane cercò di liberarsi con uno strattone, ma alla già salda presa che lo sconosciuto aveva su di lei si unirono un altro paio di braccia, impedendole ogni possibilità di fuga. La ragazza urlò con forza ma un violento pugno allo stomaco seguito da una grossa mano sulla bocca le impedì ulteriori tentativi di chiedere aiuto. La giovane sentì il terrore impadronirsi di lei mentre gli sconosciuti le sussurravano parole che mai nella sua vita avrebbe voluto sentire. Rebecca alzò lo sguardo, osservando i suoi aggressori per un momento, erano addirittura in quattro, di cui due la tenevano ferma. Rebecca chiuse gli occhi, augurandosi con tutto il cuore che quelle persone volessero semplicemente rubarle la borsetta, i soldi o quant'altro. Purtroppo però, sapeva fin troppo bene che non era così. Mentre due uomini la tenevano ferma e le impedivano di urlare soffocando le sue grida, uno di loro inizio a farsi strada tra i vestiti della giovane, tentando di strapparli. La ragazza continuava a dimenarsi, tentando ancora di scappare in preda al terrore. Il suo modo di fare e la sua espressione erano quello di chi non si era ancora arreso, ma lentamente le sue forze si stavano esaurendo. Lungo il suo viso iniziavano a scorrere copiose delle lacrime di disperazione. Rebecca non si era ancora rassegnata, fissò i suoi aggressori con un ultimo sguardo di rabbia e odio, cercando di fare appello a tutta la forza che aveva. I suoi vestiti nel frattempo venivano lentamente lacerati, gli aggressori avevano la chiara intenzione di disfarsene o magari, chissà, tenerli come trofeo.

In quel momento che una chiazza nera sbucò fuori dall'oscurità schiantandosi violentemente su uno dei quattro uomini. Nem era letteralmente atterrato sulla faccia di uno degli aggressori, colpendolo in pieno viso con una scarpata e frantumandogli il setto nasale. Il ragazzo si era lanciato da una posizione sopraelevata, raggiunta probabilmente con una delle sue folli scalate. A causa dello shock procurato dall'azione di Nem gli uomini che trattenevano Rebecca mollarono la presa per un istante, istante che fu più che sufficiente per la ragazza per divincolarsi e raggiungere in fretta e furia il ragazzo. Quando i loro sguardi si incrociarono a Rebecca tornarono in mente le parole che Nem le aveva detto qualche tempo prima. Il ragazzo le aveva intimato di fare attenzione quando passava per quel quartiere, soprattutto durante le ore notturne. Rebecca lo aveva preso come uno di quegli avvertimenti che si danno giusto per dire qualcosa, avvertimenti che non hanno una reale utilità, le solite parole campate in aria. Ma Nem non parlava per caso, evidentemente conosceva quella zona meglio di quanto Rebecca potesse immaginare.

-Dietro di me.- Sussurrò il ragazzo, quasi sibilando per non farsi sentire dagli uomini a pochi metri da lui -Appena hai la possibilità, fuggi.-

Gli uomini si resero conto di quello che era successo e insultarono pesantemente il ragazzo, quindi, consci della propria superiorità numerica, nonostante un loro compagno fosse a terra sanguinante, si fecero avanti tentando di circondarlo.

Nem osservò per un momento l'evolversi della situazione, mentre uno degli aggressori era ancora a terra che tentava di rialzarsi, gli altri tre si stavano lentamente avvicinando, uno di loro si faceva avanti frontalmente, mentre gli altri due avanzavano rispettivamente verso il fianco sinistro e destro del ragazzo. Dietro di lui, Rebecca era ancora immobile.

Iniziativa. Fu l'unica cosa che la mente di Nem visualizzava in quel momento. Il primo passo, il passo decisivo. Quando furono ad una distanza sufficiente Nem scagliò un poderoso calcio frontale diretto allo stomaco dell'uomo che voleva incalzarlo sul fianco destro. Solitamente si è abituati ad iniziare uno scontro con dei semplici pugni, ma in quell'occasione sicuramente un calcio poteva essere la scelta più indicata, dato che poteva essere utilizzato ad una distanza maggiore di un pugno, questo avrebbe fatto guadagnare al ragazzo istanti preziosi.

-Vattene!- Urlò Nem alla ragazza che, per tutta risposta, fece per scappare nella direzione opposta al conflitto.

Purtroppo per Nem però quel momento fu colto immediatamente dai tre uomini e quello che gli si stava avvicinando sulla sinistra ne approfittò per assestargli un violentissimo pugno nella schiena, talmente potente che il ragazzo si sentì mancare il respiro. Nem resse il colpo e si girò di scatto, tentando di colpire con un pugno diretto al viso il primo degli aggressori che gli capitava a tiro. L'uomo però si accorse della traiettoria del pugno e fece per evitarlo, prontamente Nem ne deviò la traiettoria verso il plesso solare del malcapitato, stordendolo temporaneamente. Il giovane però non poteva tener d'occhio tutti e tre gli uomini contemporaneamente, e non appena si concentrava su uno di loro da dietro o dal fianco si sentiva impattare addosso svariati colpi. La situazione peggiorò ulteriormente quando il quarto uomo, che fino ad allora era rimasto a terra, si rialzò, barcollante, per prendersi la sua personale vendetta su quel ragazzo. Nem sferrò una gomitata che colpì la tempia di uno degli uomini, stordendolo e facendolo indietreggiare. Nell'istante seguente uno dei quattro uomini lo prese alle spalle, bloccandogli le braccia, davanti a Nem si ergeva l'uomo che aveva atterrato all'inizio. La faccia dell'aggressore era praticamente sfigurata, il naso era stato praticamente polverizzato dal brusco atterraggio di Nem eseguito proprio sul viso del malcapitato e un'espressione furiosa completava il tutto rendendo la scena terrificante.

Con le braccia bloccate Nem non fece in tempo a difendersi e prima che potesse tentare una qualunque controffensiva l'uomo lo colpì al volto. Un dolore caldo esplose nel labbro inferiore del ragazzo. Nem urlò, più per sfogarsi che per il dolore e divincolandosi riuscì a sfuggire alla morsa che gli impediva di muoversi.

-Vi faccio a pezzi.- Si limitò a dire con gli occhi carichi di furia.

In un istante il suo piede destro impattò nuovamente sulla faccia dell'aggressore con il naso rotto, un calcio frontale forte e potente stese definitivamente l'uomo, che ormai era paralizzato dal dolore. Gli altri tre uomini però non avevano intenzione di demordere, cercarono nuovamente di bloccarlo e di colpirlo con tutti i mezzi a loro disposizione, tempestandolo di colpi. Continuarono così finché con un calcio diretto agli stinchi di Nem non riuscirono a far perdere l'equilibrio al ragazzo, facendolo finire a terra. Una volta assunta quella posizione di controllo continuarono la loro impresa, stampandogli calci sulle costole e sul viso. Nem sopportava il dolore, tentando di trovare una soluzione, la vista iniziava ad annebbiarsi, era una gara contro il tempo, sarebbe svenuto sotto i loro colpi o avrebbe trovato una soluzione?

-Smettetela!- Urlò Rebecca. A quanto pare la ragazza non era fuggita, ma era rimasta nascosta per osservare l'evolversi della situazione.

-Mai una volta... Che si faccia... Gli affari suoi...- Mormorò Nem, mentre gli uomini smettevano di calciarlo, interrogandosi con lo sguardo su come gestire quella situazione.

Rebecca non sapeva che fare, voleva aiutare il ragazzo che era corso in suo aiuto, ma sapeva che non avrebbe potuto fare molto, anche chiamare la polizia sarebbe servito a poco in quel preciso momento, non sarebbero mai arrivati in tempo.

Gli uomini avevano però commesso un errore, avevano lasciato Nem in balia di se stesso. Il ragazzo si rialzò e colpì al collo uno degli uomini con un pugno a tradimento, per poi indietreggiare nuovamente di qualche metro.

-Alla fine la soluzione è sempre quella.- Disse Nem, perdendo sangue da ogni dove, come colto da una furia primordiale -Resistere fino alla fine!-

Il ragazzo guardò storto Rebecca, quasi a volerle dire “Perché diavolo sei rimasta? Avevo tutto sotto controllo.”

Uno degli uomini si lanciò verso Nem, evidentemente erano ormai esasperati da quel ragazzo che non aveva intenzione di lasciarli in pace. Quando fu a circa mezzo metro da Nem il ragazzo prese l'iniziativa e incalzò il suo avversario con grande rapidità, sferrando il suo pugno sinistro seguito da un gancio destro dritti sul muso dell'aggressore, concludendo poi il tutto impattando sulle costole dell'uomo uno spaventoso calcio laterale del ragazzo,andando probabilmente a rompere qualche osso e mettendo al tappeto definitivamente il delinquente. Nem sorrideva, anzi, ghignava.

Fu in quel momento che Rebecca capì. Quel ragazzo, benché nel suo modo distorto di vedere il mondo, aveva veramente tutto sotto controllo. Effettivamente una persona che riusciva a muoversi come faceva Nem doveva pur avere una preparazione fisica di qualche tipo, un corpo che a quanto pare poteva reggere colpi di quell'entità. Inoltre Nem non utilizzava i normali scambi di colpi che solitamente si vedevano nelle risse, era qualcosa di più complesso. Nella mente di Rebecca balenò nuovamente quella domanda: chi era realmente quel tizio?

Gli altri due aggressori non tardarono ad arrivare, tentando nuovamente di aggirare Nem. Stavolta però le cose erano cambiate, fronteggiare due avversari non era come fronteggiarne tre o quattro. Ora erano feriti, insicuri, avevano visto due dei loro compari venire atterrati da un ragazzo che sembrava non avere intenzione di dar loro tregua.

Il giovane si spostava, tentando di tenere i suoi aggressori sempre davanti a lui, cercando di non farsi più prendere alle spalle, la prima volta gli era bastata.

-Ve l'avevo detto o no...- Urlò Nem mentre si preparava a colpire -Che vi avrei massacrati?!-

Il ragazzo partì con un diretto dall'incredibile velocità verso la mascella dell'uomo alla sua destra. La potenza del colpo era stata impressa direttamente dalle gambe del ragazzo ed era passata lungo tutto il corpo, attraversando la schiena fino al pugno destro. La potenza e la velocità del colpo lasciarono l'aggressore senza il tempo materiale di difendersi e le nocche di Nem impattarono contro la mascella dell'uomo, frantumandola. Senza fermarsi un momento Nem inspirò ed espirò violentemente rilasciando un calcio basso diretto all'articolazione del ginocchio destro dell'altro uomo. La gamba del malcapitato cedette e si piegò in un modo totalmente innaturale, facendo piegare l'uomo a metà dal dolore. Il suo viso ora era all'altezza della vita del ragazzo. Nem approfittò di quell'occasione per colpire il secondo uomo con una potente ginocchiata al volto che ruppe un altro setto nasale. Il giovane però voleva concludere definitivamente quella faccenda e ora che i due uomini rimanenti erano storditi dal dolore era il momento ideale. Dopo la prima ginocchiata Nem non si fermò, tempestando di colpi l'uomo che prima lo aveva colpito con tanta violenza fino a fargli quasi perdere i sensi. Si girò quindi verso l'ultimo rimasto che, con espressione terrorizzata, sembrava quasi chiedere a Nem di risparmiarlo. Il ragazzo lo finì con un altro potente pugno, diretto anche stavolta alla mascella ormai distrutta.

-Al diavolo.- Disse infine, camminando barcollante verso Rebecca -Mi fa male tutto.-

La ragazza aveva osservato la scena, immobile. Nem era davanti a lei, coperto di sangue, ammaccato e dolorante, però sembrava soddisfatto. Era come se... Sorridesse.

Quel solito enigmatico ed esasperante sorriso. Fu allora che lo capì. Fu allora che Rebecca capì che i normali canoni di pensiero non funzionavano con quel tipo. Tutte le sue domande non avevano senso per lui. Era completamente fuori scala.

Quello che aveva davanti era semplicemente un uomo dalla volontà travolgente.



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