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lavoro pubblicato sabato 21 marzo 2015
ultima lettura venerdì 15 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il giardino delle rose spoglie (Capitolo 5)

di PJ23. Letto 368 volte. Dallo scaffale Fantasia

Da quel giorno non feci altro che pensare a lei. Ricominciarono le notti insonni, procrastinavo nello studio e quando uscivo con i miei amici li trascuravo perdendomi nei miei pensieri. Avevo impegnando tanta fatica e molta pazienza per dimenticare que.....

Da quel giorno non feci altro che pensare a lei. Ricominciarono le notti insonni, procrastinavo nello studio e quando uscivo con i miei amici li trascuravo perdendomi nei miei pensieri. Avevo impegnando tanta fatica e molta pazienza per dimenticare quella ragazza, e proprio quando c’ero riuscito tutto ad un tratto si ripresenta come un fulmine a ciel sereno, offuscandomi di nuovo la mente. Quell’incontro … avrei voluto che non fosse mai accaduto.

Ricominciai a pensarla per tutto il tempo, guardai sempre dalla finestra della mia camera con la speranza di vederla per strada e fantasticavo con l’immaginazione pensando a scene con lei che sicuramente non si sarebbero mai realizzate. Tutto ciò non mi rese felice, piuttosto mi fece sentire nervoso, irritato e arrabbiato. Non volevo passare di nuovo quello che avevo provato durante le angoscianti lezioni all’università. Volevo dimenticarla per sempre. Vivere la mia vita.

Ma purtroppo non ci riuscivo.

Pensai e ripensai per giorni a quell’incontro nel giardino. Non avevo altro per la testa. Il suo sguardo era l’immagine più ricorrente che focalizzavo nella mia mente, fissa e indelebile. Quasi riuscivo a percepire la profondità dei suoi occhi verde smeraldo, come se riuscissi ad immergermi in esso.

Nei giorni seguenti divenni un’altra persona, quasi assente e con la testa per aria. Franco, Silvia e Paolo furono i primi ad accorgersi e cominciarono a preoccuparsi pensando che avessi qualche problema, ma non ne volli mai parlare. Silvia si preoccupò di me più degli altri, e un giorno venne a casa mia a farmi una visita senza che mi dicesse niente, per cogliermi di sorpresa e parlarne in privato.

Era un pomeriggio soleggiato quando Silvia si presentò davanti all’ingresso principale del mio palazzo, dove mi attendeva vicino alla strada, seduta sulle scale ad aspettare che scendessi. Quando uscii dal portone principale, Silvia si voltò e mi salutò mostrandomi il suo grande sorriso, dopodiché mi chiese di sedermi accanto a lei. Non avevo la minima idea del perché fosse venuta da me quel giorno, fu una cosa inaspettata, e ciò mi mise un po’ di ansia.

<< Ehi Dorian! È un po’ che non ti fai vedere. Sarà una settimana che non vieni giù in spiaggia con noi. Cos’è successo?>> chiese Silvia preoccupata, ma facendo finta a non mostrarmelo.

<< Ho avuto parecchio da fare con gli studi. Presto avrò altri esami da dare.>> risposi inventandomi una scusa.

Silvia non sembrava credere a ciò che le dissi e smise di sorridermi, distogliendo lo sguardo e guardando altrove. Lei detesta le menzogne, non sopporta le persone false, e non la prese bene quando ebbe il sospetto che le mentivo, ma con me cercò di avere un occhio di riguardo.

<< Non credo sia solo per gli esami che sei giù, Dorian. Dai! Tutti quanti ci siamo accorti che hai qualcosa. Sei diventato più strano del solito, anche se strano lo sei già. Sei assente, stai sempre per i fatti tuoi e ultimamente non esci più nemmeno con noi e rimani sempre in casa. Che cos’hai Dorian?>>

La sua apprensione mi stava mettendo sempre più ansia, e le sue domande mi mettevano in imbarazzo. Ritenevo troppo personale raccontare ciò che stavo passando in quel momento, anche se dicendoglielo non sarebbe cambiato nulla, probabilmente. La mia timidezza era troppo forte anche con lei nonostante ci conoscessimo da molto tempo, così continuavo a negare nonostante non se lo meritasse.

<< Te l’ho detto, ero impegnato con lo studio. E sono preoccupato, perché sono un po’ indietro e non voglio andare troppo fuori corso.>>

Silvia a quel punto perse la pazienza e disse con tono: << Ora basta Dorian! Piantala di dire stronzate! Lo so quando dici la verità o quando menti. Ti conosco troppo bene per capirlo! Perché non mi vuoi dire che cos’hai?>>

La sua rabbia mi mise ancora più nervoso, bloccandomi ulteriormente le parole in bocca e non dicendo nulla. Rimasi in silenzio, ma Silvia capii che avrebbe solo peggiorato la situazione e, riacquistando la calma, mi disse di nuovo guardandomi negl’occhi: << Dorian … sono preoccupata per te. Perché non vuoi dirmi niente? Ci conosciamo da molto tempo e ancora hai paura di aprirti con me. Sai che siamo molto amici e non ti farei mai niente di male. Ti prego … dimmi qualcosa! Potrei aiutarti …>>

Era tutto inutile. Non ne ebbi il coraggio e rimasi in silenzio distogliendo lo sguardo.

Silvia attese che gli dissi qualcosa, ma quando ormai capii che non avrebbe ottenuto alcun risultato anche lei si rassegnò delusa, distogliendo alche lei lo sguardo e guardando a terra. Mi sentii male al pensiero di averla resa triste.

<< Non ti capisco. Dopo tutto quello che abbiamo passato insieme ancora hai paura di confidarti con me. Io della mia vita ti ho raccontato quasi tutto. Vorrei che almeno una volta mi dicessi qualcosa di te. In certi momenti mi sembra proprio di non conoscerti affatto, di parlare con uno sconosciuto …>>

La lasciai parlare per tutto il tempo, facendola sfogare tutta la sua frustrazione, anche perché non sapevo cosa dirle per giustificarmi. Aveva ragione ad arrabbiarsi.

Sfortunatamente proprio in quel momento un autobus si fermò a pochi metri dall’altra parte della strada, e quando riparti improvvisamente dall’altra parte del mezzo apparve lei. Non era possibile, proprio in quel momento! La guardai avvicinarsi a casa sua, e in quell’istante Silvia smise di parlare, accorgendosi che non gli prestavo più attenzione.

<< Dorian! Ma mi stai ascoltando?>> mi chiese irritata.

Ero nuovamente perso nei miei pensieri e non riuscivo più a distogliere lo sguardo da quella ragazza misteriosa, ma quando arrivò davanti alla cancellata di casa sua si accorse della mia presenza e ne rimase imbarazzata. Ci guardammo per un’istante, ma lei subito si avviò velocemente a casa sua ed entrò quasi come se stesse cercando di sfuggirmi.

Silvia inizialmente era confusa mentre assistette alla scena, ma molto presto capì e con aria sorpresa mi disse: << Aspetta un momento … perché quella ragazza ti ha fissato?>>

<< Non lo so.>> risposi.

<< Non è vero. So che menti!>>

In quel momento arrossii dall’imbarazzo senza saper cosa dire, e Silvia cominciò ad esaltarsi. Alla fine capii tutto.

<< Ora ho capito! Ti sei innamorato! E ci hai pure parlato con quella ragazza! Hai capito il nostro misterioso Dorian!>>

<< No aspetta … non è vero!>> risposi negando l’evidenza.

<< Non dire cazzate! Vi siete appena guardati! Quindi vuol dire che è successo qualcosa tra voi! E adesso mi racconti tutto, altrimenti non ti faccio più tornare in casa!>>

A quel punto non potei far altro che confessare, ma cercando di non raccontarle troppo: << Beh … si è trasferita da poco e …>>

Silvia mi fissava con i suoi occhioni da cerbiatto, eccitata di sentirmi confidarle finalmente qualcosa per la prima volta, ma ciò mi mise ancora più ansia.

<< … In ogni caso non ci ho mai parlato!>>

<< Ma … ma com’è possibile? Perché allora ti ha guardato … in quel modo? Quindi non sai neanche il suo nome?>>

<< È … complicato. È per lo più stato inaspettato … un incontro fugace.>>

Silvia mi fissò stupita per un’istante senza dire nulla, e la cosa mi inquietò. Ad un certo punto scosse lentamente la testa e mi disse: << Tu oggi mi sorprendi … che gli hai fatto a quella ragazza! Ma è stupendo! Congratulazioni Dorian!!!>>

Improvvisamente Silvia mi saltò addosso e mi abbracciò felice, gridando di gioia, mettendomi nuovamente in imbarazzo. Fortunatamente per strada non c’era nessuno.

<< Sono contenta che ti sia trovata una nuova “amica”. Non so se mi spiego.>>

<< Ma cos’hai capito?>>

<< Ho capito tante cose finalmente! Ed ecco perché tutta questa stranezza! Però non mi va giù il fatto che tu non la conosca. Siete vicini di casa! Tanto meno che tu non sappia il suo nome! Dovete per forza incontrarvi! Adesso!>>

Le parole più brutte che sentii dalla bocca di Silvia furono proprio quelle.

<< Che??? Stai scherzando!>>

<< Per una volta smettila di fare il cagasotto, vai oltre e la chiami!>>

<< E se io mi rifiutassi?>>

<< Beh lo andrò a dire a tutti. Tra cui a Paolo!>>

Era l’ultima persona che avrei voluto che sapesse una cosa simile da me. Non mi avrebbe più dato pace sapendo che mi piaceva una ragazza, e probabilmente mi avrebbe fatto passare le peggio figure pur di farci mettere insieme forzatamente. Quel giorno odiai Silvia come non avevo odiato mai nessuno in vita mia.

<< Non lo faresti mai …>> risposi, con un certo senso di dubbio.

<< Ah no?>> affermò Silvia con uno strano ghigno, ma continuò: << Avanti su, cosa ti costa! Non vorresti conoscerla? Visto che vi siete già incontrati basta che le citofoni e le chiedi di scenderle per parlare. Anche lei lo vorrebbe, sai?>>

<< Beh … forse lo vorrei ma … E tu cosa sai che lo vuole?>>

<< Perché noi ragazze siamo così! Deve essere lui a farsi avanti. Perciò muovi quelle chiappe se non vuoi che lo faccio a modo mio! Ti assicuro che non è piacevole!>>

Silvia usa sempre termini molto carini e ricercati quando cerca di incitarti in qualcosa, ma oltre alle parole usò con me anche le maniere forti, prendendomi per un braccio e trascinandomi dall’altra parte della strada fino ad arrivare all’ingresso del palazzo di lei. Silvia mi mise davanti al citofono con forza, ordinandomi di suonare a tutti i campanelli finché non avrei trovato quello giusto. Il problema è che non sapevo nemmeno quale fosse la sua voce, ne tanto meno quale fosse il suo cognome. Avevo di fronte a me ben nove famiglie da citofonare, ed era in poche parole, un’impresa impossibile. In ogni caso ero costretto se non volevo rischiare che Silvia facesse la spia a tutti quanti.

<< Su via, che aspetti?>> mi incitò nuovamente Silvia.

<< Non so qual è il campanello e non riconoscerei nemmeno la sua voce. Cosa faccio se sbaglio?>>

<< Inventati qualcosa! E se ti risponde una ragazza la inviti ad uscire.>>

<< Sei davvero molto utile. Come faccio a sapere se è davvero lei o un’altra?>>

<< È proprio questo il bello della sorpresa. Fallo e basta.>>

Osservai il citofono a lungo cercando il campanello giusto, ma quando vidi il cognome Corring mi venne in mente subito un flashback. Ricordai che quando la vidi per la prima volta, suo padre, o almeno penso fosse lui, parlava agli addetti del trasporto in lingua straniera, perciò essendo l’unico non italiano, doveva essere esattamente quello giusto. Non avevo dubbi, era lei.

Avvicinai l’indice al campanello, ma mi bloccai a metà strada. L’ansia e la vergogna mi pervase, temevo di fare qualche brutta figura, o peggio, di incontrare nuovamente quel uomo dall’aria minacciosa che mi fissò a lungo quel giorno. Attesi qualche istante cercando di trovare il coraggio, ma non ci riuscii, più tempo passavo a riflettere e più la mia paura cresceva. E alla fine non cedetti e persi la mia occasione.

Improvvisamente, tutto ad un tratto, Silvia non vedendomi far nulla, di scatto si avvicinò al citofono e suonò a tutti i campanelli del palazzo, gridando: << Sei un coglione!>>

Andai improvvisamente in panico e gli dissi sconvolto: << Che cavolo stai facendo!>>

Silvia si mise a ridere, ma appena una serie di persone risposero al citofono, preso dal panico scappai in fondo alla strada. Silvia mi seguì fino a raggiungermi in una strada secondaria della via, continuando a sganasciarsi dalle risate.

<< Tu sei tutta matta!>> gli dissi.

<< Dovevi vedere la tua faccia! Eri bianco come un lenzuolo!>> rispose Silvia ridendo a crepapelle.

<< Sei una traditrice lo sai?>>

<< È stato più forte di me! Scusami!>>

<< Figurati se accetto le tue scuse.>> risposi ironizzando, sporgendomi sulla strada per controllare che non fosse sceso nessuno dal palazzo.

<< È stato troppo divertente! Dobbiamo rifarlo!>>

<< Certo che non lo rifaremo! Comunque ora che hai fatto questo mi aspetto che tu non dica niente a nessuno. Specialmente a Paolo!>>

<< Va bene! Fidati, non lo dirò a nessuno.>>

<< Sul serio! Voglio che questa cosa rimanga tra di noi. Mi fido della tua parola. È molto importante per me.>> dissi a Silvia usando questa volta un tono serio.

Silvia smise di ridere e disse sorridendomi: << Okay Dorian. Non dirò niente a nessuno. Sarò muta come un pesce.>>

Volli fidarmi della sua parola. Silvia essendo una tipa un po’ stravagante manteneva sempre i segreti con gli altri. Era una persona affidabile.

Tornai nella strada principale dopo aver atteso a lungo, e decisi di tornare a casa per dedicarmi realmente ai miei studi. Salutai Silvia dicendole: << Ora devo proprio tornare a casa. Odio ammetterlo, ma questa tua visita è stata … interessante.>>

<< Che bel modo di definirlo. Ne sono lusingata!>> rispose Silvia ironizzando.

La salutai di nuovo e mi diressi verso casa mia, ma pochi metri dopo Silvia mi fermò di nuovo e mi disse: <>

Le sorrisi e mi allontanai congedandola definitivamente. È strano, ma mi sentii meglio in quel momento. Essermi confidato con Silvia mi rese più sollevato. Ne ero quasi piacevolmente orgoglioso e da quel giorno mi sentii più felice e spensierato.



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