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lavoro pubblicato sabato 14 marzo 2015
ultima lettura lunedì 2 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il giardino delle rose spoglie (Capitolo 2)

di PJ23. Letto 413 volte. Dallo scaffale Fantasia

Dopo poco tempo raggiunsi casa mia, e per inerzia parcheggiai lo scooter davanti al garage dei miei genitori. Salii la rampa di scale esterna che portarono davanti al portone principale della palazzina dove abitavo e, poco prima di raggiungere l’.......

Dopo poco tempo raggiunsi casa mia, e per inerzia parcheggiai lo scooter davanti al garage dei miei genitori. Salii la rampa di scale esterna che portarono davanti al portone principale della palazzina dove abitavo e, poco prima di raggiungere l’ingresso, notai un grosso camion di un’azienda di traslochi parcheggiato sull’altro lato della strada. Avevo sentito da un po’ di tempo che una nuova famiglia si era appena trasferita nei dintorni, ma non sapevo fosse proprio di fronte a casa mia. Incuriosito, mi fermai per un attimo a guardare gli addetti portare i mobili nel palazzo. Non sapevo quale fosse il motivo per cui mi interessai al loro trasloco, ma stranamente ne avevo voglia, forse perché volevo vedere di che genere di persone si trattassero.

Pochi istanti più tardi uscì dalla casa un uomo dall’aria arrogante, secco, dal viso concavo e dai capelli sporchi, raccolti a coda di cavallo. Inveiva con uno strano accento inglese sugli addetti del trasloco. Improvvisamente l’uomo mi fisso con uno sguardo inquietante, come se avesse intenzione di mettermi le mani addosso. Mi guardò per qualche secondo e cominciai a preoccuparmi, al punto che stavo quasi per andarmene il più in fretta possibile dallo spavento, finché, ad un certo punto dal portone della casa uscì una meravigliosa figura angelica, una ragazza dai capelli dorati, ma con uno strano sguardo oscuro in viso. L’uomo si voltò improvvisamente verso di lei e gli gridò in lingua inglese di tornare subito in camera se non voleva essere punita di nuovo. O almeno era quello che avevo capito. Decisi di raggiungere velocemente l’ingresso di casa mia prima che quell’uomo potesse di nuovo accorgersi di me.

Raggiunsi l’entrata del mio appartamento e venni accolto subito da una inaspettata e calorosa festa a sorpresa per il mio compleanno, con tanto trombette e coriandoli lanciati da parte dei miei genitori e dei miei amici. Me ne ero completamente dimenticato che quel giorno era il mio compleanno, e l’improvvisa manifestazione in pubblico mi mise totalmente in imbarazzo. In quel momento volevo essere altrove, ma cercai il più possibile di nascondere il mio disagio mostrandomi piacevolmente sorpreso.

<< Buon compleanno Dorian!>> disse Silvia, la mia migliore amica.

<< Mio caro Dorian, buon compleanno! Il tempo passa e stai diventando sempre più vecchio! Quand’è che ti trovi una ragazza?>> disse pure Paolo, il più svitato degli amici della mia compagnia.

<< E piantala, non ricominciare! Dorian ha i suoi gusti e fa bene cercare la ragazza che gli piace veramente. Io ti ammiro, sai?>>

<< Mi raccomando però, non aspettare troppo se no ti diventa moscio!>>

<< Sei il solito porco …>>

<< A proposito, hai visto quel bocconcino che è arrivato nel palazzo di fianco? Fossi in te me la farei in modi che non puoi immaginarti. Perché non ci fai un pensierino?>>

La discussione stava prendendo una brutta piega. Capii in quel momento che Paolo era già ubriaco, altrimenti nonostante la sua eccentricità non direbbe mai cose simili.

<< Ehm ragazzi, vi ringrazio molto per gli auguri ma … di ragazze non ne vorrei parlare adesso. Preferirei mangiare la torta.>> risposi cercando di concludere il discorso.

<< Non è che sei gay?>> chiese Paolo.

<< Paolo piantala!>> disse improvvisamente arrabbiata Silvia.

<< No ma lo capisco. Però come fai dire che non ti piace la pietanza se poi non la assaggi? Eheheheh.>>

<< Sei disgustoso …>>

Improvvisamente arrivò Franco, il mio migliore amico. Ci conosciamo dalle elementari e da sempre è stata la persona di cui mi fidi di più, e tutt’ora è l’unico che mi capisce fino in fondo assieme a Silvia, e quando lo manifesto cerca sempre di aiutarmi a star meglio.

Quando fu accanto a Paolo, Franco lo afferrò per il collo amichevolmente e disse: << Ragazzi, hanno appena tagliato la torta! Che ne dite se smettete di perdere tempo a inutili chiacchere e la andiamo a mangiare tutti insieme? C’è anche la birra!>>

<< Siii! Adoro la torta alla birra!>> rispose Paolo entusiasta tra i fumi dell’alcol, facendosi portare via da Franco.

In quell’istante rimasi da solo con Silvia, ci guardammo negli occhi per un’istante e lei si mise a ridere, per poi dirmi: << Perdonalo! Quando è euforico non sa cosa dice.>>

<< Non preoccuparti. Quando beve un bicchiere di troppo dice sempre cose senza senso. Ormai lo conosciamo bene.>> risposi sorridendo.

<< Già … Allora? Che ne pensi?>>

<< Di cosa?>>

<< Della festa! L’ho organizzata tutta io. Beh … anche con l’aiuto di Paolo e Franco naturalmente, anche se non è che proprio abbiano dato un grande contributo.>>

<< Ecco è … è carina.>>

Silvia smise di sorridere, e con aria preoccupata continuò: << Non ti è piaciuta?>>

<< Perché me lo chiedi?>>

<< Perché lo hai detto come se … come fai di solito.>>

<< No no. Davvero credimi. È straordinaria!>>

Ci fu un attimo di silenzio, ma presto Silvia ricominciò a sorridere e, prendendomi il braccio, mi disse: << Sono contento che ti piaccia. Vieni! Ti faccio vedere la torta! Anche questa l’ho scelta io ed è favolosa! Sono sicura che ti piacerà!>>

Il compleanno proseguì fino a notte tardi, purtroppo. Ricevetti gli auguri da parte di tutti gli invitati e dei miei genitori. Dovetti spegnere le candeline di una seconda torta mentre tutti quanti mi cantarono in coro buon compleanno, scartare i regali sotto gli sguardi di troppe persone e fare persino un discorso di fronte a tutti, limitato naturalmente a dei ringraziamenti. Per le poche parole che sacrificai alcuni, tra cui naturalmente Paolo, si lamentarono della mia performance.

In serata andammo in una discoteca a festeggiare, dove solo i miei amici si divertirono. Io odio le discoteche, ma non le persone che la frequentano, e preferivo girovagare in solitaria nel locale. Molto spesso venivo trascinato nuovamente in pista da Silvia, mentre Paolo mi presentò quasi tutte le ragazze che raccattava in ogni angolo del locale, nella speranza che me ne facessi una prima di tornare a casa. Ma per l’ennesima volta rimase deluso. Franco cercava di tirarmi spesso su di morale, tenendomi lontano anche Paolo, ma nonostante il suo amichevole aiuto, la festa come al solito si concluse per me in un fiasco.

Tornai a casa esausto, contento di essere sotto le coperte del mio letto, cercando di dimenticare tutta la confusione di quel giorno. Quella notte non riuscii a prendere sonno. Non fu a causa della festa, ma rimasi sveglio perché continuai a pensare a quella ragazza. Era così bella che stregò il mio immaginario, ma era allo stesso tempo molto misteriosa. Mi intrigava. Pensavo ai suoi capelli mossi dal vento, ma anche a ciò che la rendeva così inqueta. La pensai fino al mattino dopo, quando la quotidianità ricominciò di nuovo il suo ciclo giornaliero. Ma da quella mattina in poi la mia quotidianità, sicuramente, venne stravolta radicalmente.



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