ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato venerdì 13 marzo 2015
ultima lettura venerdì 18 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il giardino delle rose spoglie (Capitolo 1)

di PJ23. Letto 610 volte. Dallo scaffale Fantasia

Questo è il mio primo tentativo nella pubblicazione di una storia. Lo farò solo per passatempo. Le mie competenze grammaticali lasceranno molto a desiderare, sicuro. Quello che punto di più è sulla trama. Spero vi piaccia, cercando di non deludervi...

Adoro viaggiare in scooter, andare in posti lontani e osservare il panorama che mi circonda durante il mio viaggio, la brezza estiva delle campagne romane, ma soprattutto dei suoi boschi, adoro i suoi sentieri, i luoghi nascosti e pieno di misteri, dove il mio destriero è in grado di raggiungere con calma.

È proprio quello che provavo mentre stavo tornando a casa in sella al mia vespa, dopo una lunga giornata all’università. Mi chiamo Davide, ma per gli amici sono Dorian, proprio perché mi dicono che assomiglio molto all’attore dell’ultimo ultimo film di Dorian Gray, oppure perché porto la sua stessa capigliatura, o peggio ancora perché sono introverso. Non sono per niente d’accordo con queste giustificazioni perché sono completamente fasulle o campate per aria, al punto che a volte mi irrito quando mi chiamano così. Ma non è un problema, in ogni caso il soprannome di per se mi piace molto, e nella maggior parte delle volte non mi fa alcun effetto se mi chiamano così. Forse per il fatto che ho una personalità introversa probabilmente è vero, non amo essere al centro dell’attenzione e spesso mi piace stare solo. Non ho molti amici, ma come dico sempre è meglio averne pochi ma buoni, e infatti ho un ottimo rapporto con loro. Proprio perché mi piace stare da solo, a volte capita che esco qualche volta in anticipo dall’università e, prima di recarmi a casa, soddisfo il mio piacere della solitudine fermandomi davanti al “giardino delle rose spoglie”. È una casa abbandonata, ormai ridotta in macerie, in cima ad una collina che si affaccia davanti al panorama maestoso del mar Tirreno. Ciò che la rende famosa però è il suo giardino, caratteristica perché piene di rose e orchidee senza petali, per questo la citazione “spoglie”. Gli abitanti del posto, ma soprattutto gli anziani, raccontano che si tratti di luogo magico colpita da una maledizione, e solo un vero amore sarà in grado si spezzarla. Infatti raramente i fiori di quel giardino sbocciano, e quando succede si dice che da qualche parte nel mondo, tra un uomo e una donna sia nato il vero amore, che li renderà felici per sempre. Ma molte altre persone dicono il contrario, come pure alcuni agricoltori del posto, affermarono che i fiori non potevano sbocciare a causa del terreno troppo acido, mancanza di luce o qualcosa del genere. Fatto sta che quel posto gode di una grande fama. Molte giovani coppie si recano in questo luogo di sera proprio per lasciare i loro messaggi d’amore incisi sulle cortecce degli alberi o sulle macerie della casa. È diventato un po’ come la leggenda dei lucchetti lasciati su ponte Vecchio, per affermare il proprio amore. È una cosa romantica, ma io la trovo anche molto stupida. Non credo che frequentare un luogo considerato magico o fare dei particolari riti solidifichi ulteriormente un rapporto. Io spesso lo frequento questo giardino, ed è tutt’altro che romantico, se non quasi un luogo del tutto inquietante. Il giardino è freddo, oscuro, arbusti e spine che spuntano in ogni dove, ed è un luogo molto buio e umido a causa della sua folta vegetazione. Ha quasi l’aria di essere un cimitero, perciò se non fosse per la sua leggenda sarebbe l’ultimo posto dove porterei la mia ragazza. Nonostante tutto adoro la sua atmosfera gotica, incentiva il mio senso di solitudine, mi protegge, per questo lo frequento il più possibile. È il mio rifugio segreto. Raggiungo sempre il confine opposto del giardino, per sedermi su una roccia e ammirare il panorama del mar Tirreno. Starei in quel posto per intere ore, lontano da tutto e da tutti, dove potrei pensare a voce alta, gridare al mondo quello che penso senza che nessuno lo senta.

Oltre alla leggenda che si racconta, c’è una storia su questo posto, un racconto un po’ più concreto delle altre, sulla quale si basa probabilmente l’origine della sua leggenda. Molto tempo fa, la proprietà ai sui tempi apparteneva ad un certo dottor Rose Upid Valentine, un botanico molto conosciuto e stimato da tutti per la sua cordialità, l’amore verso il prossimo e per il suo lavoro. Si dice fosse di origini francesi, altri dicono spagnole, altre ancora inglesi, e c’è chi pure affermava fosse greco o cinese. Nessuno seppe di preciso da dove provenisse, fatto sta che era molto amato e famoso per il suo giardino, ricco di ogni specie di pianta esistente sulla terra, ma soprattutto delle sue rose e delle sue orchidee bellissime. Era anche una persona molto generosa, soprattutto se si trattava di amore. Ogni San valentino era solito regalare le sue rose e le sue orchidee alle giovani coppie in città, senza chiedere mai niente in cambio. Ma un giorno, in circostanze misteriose, il dottore morì molto probabilmente togliendosi la vita, e si pensa sia stato a causa di una donna. Da quel giorno le sue piante avvizzirono, le rose e le orchidee appassirono e smisero di sbocciare, e la maestosità di quel giardino fu ben presto un mero ricordo.
È incredibile come una storia così tragica possa nascere una leggenda così romantica. Migliaia di volte i miei genitori me la raccontarono, in un modo come se l’avessero vissuta loro stessi quella magia.
Passai anche quel giorno un’oretta in quel giardino, attraversando in sentieri stretti e angusti, evitando arbusti e spine, per poi raggiungere lo strapiombo che dava sul mar Tirreno e sedermi sulla roccia. Pensai a me stesso, mi dedicai alle mie fantasie, rilassandomi al venticello fresco e ammirando gli uccelli che svolazzano liberi in aria, ritrovandomi in paradiso. Ma quando mi accorsi che stavo per far tardi, a malincuore mi diressi verso la mia vespa per dirigermi nuovamente a casa per l’ora di pranzo. Mi annoiava la monotonia dei soliti giorni, era sempre casa-università, e qualche volta serate con amici per abbattere quella quotidianità che aveva del malsano. Tutto ciò per dire che la mia vita non era spesso ricca di novità, era comune, molto simile a quella di chiunque altro, ma certe volte diveniva pesante quella continua monotonia, al punto di diventare lesiva in certi aspetti. Ma poco mi importava. Quello che avevo in mente in quel momento era di raggiungere il più presto possibile la mia camera per procrastinare nei miei studi, come escamotage per rimanere ancora un po’ per i fatti miei.


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: