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lavoro pubblicato martedì 3 marzo 2015
ultima lettura mercoledì 9 dicembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Folle danza

di Faber92. Letto 501 volte. Dallo scaffale Pensieri

    Il collo del piede era un suo vanto da sempre. Lo ammirava quasi per tutto l'arco della giornata, lo distendeva, lo teneva sotto sforzo, non perdeva mai occasione per tenerlo pronto per ogni tipo di distensione. Non aveva mai amat...

Il collo del piede era un suo vanto da sempre. Lo ammirava quasi per tutto l'arco della giornata, lo distendeva, lo teneva sotto sforzo, non perdeva mai occasione per tenerlo pronto per ogni tipo di distensione. Non aveva mai amato tanto una parte del corpo come quella, la adorava e avrebbe fatto di tutto pur di tenerla intatta da qualunque tipo di infortunio. Ogni volta che si fermava lì a fissarlo ricordava quella sensazione di estasi immensa dovuta al movimento della danza. Un'emozione che nessuno avrebbe mai potuto comprendere pienamente ma che Aida aveva provato alla perfezione. Prima ballerina di uno dei teatri più importanti al mondo. Bastava semplicemente questo come biglietto da visita. Per anni e anni era stata costantemente impegnata. Ogni giorno viveva lo stress delle prove, degli impegni quotidiani che da piccoli diventavano giganteschi ma Aida era sempre riuscita a mantenere quel ritmo incessante. Chiunque avrebbe ceduto dopo pochi minuti ma lei non se lo poteva permettere in nessun modo. Troppi sacrifici aveva dovuto compiere per potersi arrendere per delle sciocchezze del genere.

“Pane e danza mi hanno sostenuto nella mia vita, ma molte volte il pane mancava e allora mi rimaneva soltanto lei”

Non sapeva dire dove trovava quella forza che la rendeva inconfondibile sul palcoscenico, lei dal corpo apparentemente talmente gracile da assomigliare più ad un rametto di giunco che ad una donna matura e nel pieno della sua età. Il fisico però era sempre stato dalla sua parte. Longilinea tanto quanto asciutta con delle gambe lunghissime e perfette. I capelli di una lunghezza sconfinata le ricadevano sulle spalle fino a lambire il fondoschiena con il loro colore inconfondibile simile ad una castagna appena estratta dal proprio riccio. Gli occhi erano di un verde incantevole, tra lo smeraldo e il colore particolare di alcuni mari cristallini. Era di una bellezza mozzafiato e lei lo sapeva benissimo. Molte volte aveva giocato sul suo fascino attirando a sé gli uomini più belli e attraenti di tutto il pianeta. Aveva vissuto gli anni più belli ed indimenticabili grazie a quella che era stata la passione della sua vita. Non poteva avere di più dalla vita, si sentiva completamente realizzata anche perché riusciva a danzare come non aveva mai fatto prima. Priva di qualunque problema e con la mente totalmente sgombra da qualsiasi pensiero che la potesse turbare anche minimamente. Aida aveva un grandissimo difetto, non riusciva a tenere nascosti i propri sentimenti mentre danzava. Se c'era qualcosa che la turbava il pubblico se ne sarebbe accorto nel giro di qualche secondo perché la sua faccia sembrava essere scolpita nella pietra. La bocca restava chiusa in un ghigno serrato che non si sarebbe smosso in nessun modo. Gli occhi avevano una scintilla triste e tutto questo le faceva perdere punti anche in elasticità. Il tutto la faceva sentire ancora più depressa perché le sue prestazioni risultavano essere ampiamente deludenti. Al contrario però quando l'atmosfera nella sua testa e nella sua anima risultava essere serena non c'era limite che tenesse. Sprigionava tutta la sua forza e quel corpo all'apparenza gracile dimostrava di essere nello stesso momento di ferro e di gomma.

Ma come sempre accade nella vita di chi ha dato tanto o tutto per ottenere quello che ha desiderato da sempre la serenità viene di colpo tranciata di netto come una cesoia che taglia inesorabilmente un fuscello fragile e indifeso. Quando arriva una sventura è inevitabile che colpisca dove ci si sente più forti e dunque dove le difese sono più basse proprio perché si è così sicuri. Aida aveva completamente abbassato le difese del suo fisico perché lo riteneva inespugnabile nonostante le cure meticolose e le attenzioni quasi morbose che aveva. Ma non si sarebbe mai aspettata l'inevitabile. Il collo del piede, già proprio lui, l'aveva abbandonata nel bel mezzo dell'opera. Fatale fu quello Schiaccianoci che stava interpretando come sempre alla perfezione. Ma il rischio è sempre dietro l'angolo e chi non gli presta la dovuta attenzione viene colpito con estrema crudeltà.

“La sfortuna mi ha colpita nel momento in cui credevo di essere immortale e dall'immortalità mi ha spedito nella disperazione più profonda. Ho perso tutto sai? Tutto quello per cui avevo lottato, tutta la mia vita e tutte le mi esigenze si sono spezzate insieme a quel maledetto collo del piede.”

Adesso che il destino le aveva tolto tutto non poteva perdere nient'altro. Questa era la sua unica magrissima consolazione. Aveva conservato tutto quello che aveva usato, tutù, scarpette e abiti da scena. Non l'aveva fatto per una sorta di strano masochismo, non voleva continuare a farsi del male avendo sempre tra i piedi il ricordo di quando era stata felice, lo faceva semplicemente perché sapeva che un giorno sarebbe tornata sopra un palcoscenico. Avrebbe calcato di nuovo quelle assi di legno tanto amate quanto maledette. Non aveva mai abbandonato a sé stessa la possibilità di poter avere un'altra opzione. Non poteva essere davvero tutto così triste, sarebbe tornata e avrebbe fatto rimanere tutti a bocca aperta. Si era ritirata in un luogo dimenticato da Dio e dagli uomini per poter ritrovare la concentrazione adatta, quella che le sarebbe servita per rientrare nel mondo del professionismo. Non avrebbe perso un allenamento perché sapeva che non se lo sarebbe potuto permettere. Nonostante i fili argentati che le erano spuntati nella chioma ancora lunghissima lei avrebbe stupito tutti. Ma non lo avrebbe fatto da sola. Fryderyk l'avrebbe accompagnata nel difficilissimo passo che stava per compiere. Ogni giorno si allenava con lui in quel teatro in cima alla collina. Ogni giorno provavano il loro meraviglioso passo a due che un giorno tutti avrebbero potuto ammirare nel suo splendore magnificente. Quel teatro era qualcosa di inspiegabilmente meraviglioso. Gli stucchi dorati che decoravano la galleria riflettevano in maniera straordinaria la luce delle centinaia di lampadari che pendevano dal soffitto. I giochi di luce erano unici nella loro specie e questo rendeva quel teatro un gioiello raro quanto prezioso che mai Aida e Fryderyk avrebbero potuto deludere. Erano loro due i diamanti incastonati in quell'anello di proporzioni immense.

“Un giorno faremo esplodere di applausi questo teatro , Fryderyk”

“Certo mia cara, ci esploderanno i timpani per il fragore della platea”

“Ovviamente sarà tutto pieno, anche la galleria reale. Le persone arriveranno agghindate come mai hanno fatto nella loro vita. Le signore avranno dei lunghissimi vestiti da gala con i capelli incredibilmente pettinati e acconciati. Indosseranno le loro perle migliori e più splendenti e non lasceranno nulla a caso neanche nei particolari. Gli uomini indosseranno i loro frac neri e i cilindri abbinati. Le loro scarpe saranno talmente pulite e lucenti che potranno specchiarsi semplicemente guardando in giù.”

“E noi li faremo piangere dall'emozione mia cara. Danzeremo come non abbiamo mai fatto finora. Ti farò volteggiare nell'aria come una libellula e dopo ti afferrerò con mani d'acciaio per non lasciarti scivolare via”

“Non vedo l'ora di realizzare tutto questo, rappresenterebbe il desiderio della mia vita”

Nonostante Aida avesse danzato nei migliori teatri che si potesse immaginare le provocava un'emozione fortissima doversi esibire in quel teatro particolare. Le tremavano le gambe ogni volta che vi si recava per provare insieme a Fryderyk. Non riusciva a trattenersi a volta e per sfogare tutto il suo stress ogni tanto si chiudeva in sé ricacciando tutto via con qualche lacrima. Aveva sempre fatto così per caricarsi positivamente. Non sempre le lacrime distruggono tutto, molte volte sono delle basi solidissime su cui poggiare le fondamenta dei propri sogni. Era un giorno di pioggia intensa quello che precedeva la grande serata e Aida si era coperta per bene proprio per evitare malanni dell'ultimo momento che avrebbero potuto influire nella sua prestazione. Ma Aida era troppo previdente per poter lasciare che questo accadesse. Si era imbacuccata con uno sciarpone che le avvolgeva interamente sia il viso che il collo. Il giaccone che aveva indossato le arrivava quasi fin sotto i piedi e il più delle colte rimaneva con i lembi affogati all'interno di una pozzanghera. Aveva indossato anche guanti di lana per impedire che i geloni prendessero il sopravvento. Così vestita si era avviata a scalare la collina per giungere fino al teatro. Lì l'avrebbe aspettata Fryderyk nonostante il freddo penetrante e la pioggia incessante. Fryderyk fin dal primo momento aveva dimostrato di essere un vero cavaliere ed un ottimo compagno di danza. Era sempre gentile nei confronti di Aida, non lasciava mai che lei si sforzasse troppo e non la faceva mai affaticare oltre i suoi limiti. Conosceva alla perfezione quali erano i punti deboli di lei e non faceva mai niente per ferire i suoi sentimenti. Le faceva notare i piccolissimi difetti con una calma ed una pazienza che ad Aida quasi veniva voglia di sbagliare apposta per essere corretta da lui. Era totalmente dipendente dalla sua aura e dal suo fascino, era delicatissimo durante le prove e sembrava quasi non avere peso. Si librava in aria con una leggerezza innaturale, faceva qualunque cosa con una pulizia ed una precisione che neanche i migliori professionisti sarebbero riusciti a superare. La sua bellezza poi lo aiutava non poco durante le esibizioni. La pelle era di un bianco puro ed innato, sembrava essere trasparente tanto la pelle era delicata. I capelli neri erano tenuti dietro da un piccolissimo cerchietto dello stesso colore che naturalmente non si notava neanche a guardarlo da vicino. Le mani erano esperte e rapide, sapevano sempre intuire dove sarebbe finito il corpo di Aida per catturarlo e riportarlo nelle sue pose. Era in gran parte lui a condurre le esibizioni, sapeva perfettamente come muoversi con tempismo e precisione, durante le tantissime prove che avevano effettuato non si era reso mai artefice di una banalissima sbavatura, riusciva a chiudere tutte le posizioni alla perfezione senza dimostrare mai nessuna difficoltà. La sua dote di leader era innata ed era stato eccezionale nel riuscire a far fondere il suo corpo con quello di Aida producendo l'effetto di un'unica sinuosissima figura in movimento.

“Dammi la tua mano e ti condurrò lungo i sentieri più tortuosi. Non lascerò mai che tu ti smarrisca, manterrò sempre la bussola pronto a venirti a cercare in qualunque momento.”

Aida giunse sulla collina pensando incessantemente a lui, a quello che avrebbero affrontato oggi durante le prove. Pensava a tutto questo e poi lo vide lì fermo ad aspettarla sotto la pioggia. La vide giungere da lontano e alzò un braccio per farsi notare sfoggiando uno dei suoi migliori sorrisi. Quei denti perfetti potevano riuscire a catturare chiunque indistintamente.

Le si avvicinò e la baciò lievemente su una guancia. Era un gesto automatico ormai ma ogni volta Aida riusciva a provare una sensazione diversa ma sempre incredibilmente entusiasmante.

“Salve mia cara, ti sei coperta molto bene a quanto vedo”

“Non volevo rischiare. Lo sai non possiamo permetterci nessun errore neanche piccolissimo”

“Hai perfettamente ragione. Non sarà di certo la pioggia a fermarci però. Oggi dobbiamo rifinire tutti i particolari, non dobbiamo lasciarci sfuggire niente”

“Hai organizzato proprio tutto vero?”

“Ogni minimo movimento, ogni passo anche se impercettibile. Ho calcolato tutto con la più estrema cura”

“Ed è proprio per questo che io ti ho scelto”

“Mia cara credimi, andrà tutto liscio e saremo sommersi da un'ondata incontenibile di applausi. Tremeranno le montagne dall'intensità”

“Mio Dio Fryderyk quasi non riesco a crederci. Domani tornerò in scena e lo farò in uno degli scenari più suggestivi che si possano immaginare”

“ Si sta per avverare il nostro sogno. Ma adesso vieni mia cara entriamo, la pioggia si sta facendo davvero insistente”

Fryederyk la prese per mano e la condusse all'interno del teatro. Si impossessarono dei rispettivi camerini nei quali avevano lasciato tutti gli abiti e gli accessori per l'opera. Si cambiarono rapidamente perché volevano fare subito il loro ingresso sul palcoscenico. Aida non aveva mai provato un'ebbrezza tale durante una banalissima prova. Sentiva lo stomaco in subbuglio al solo pensiero di dover volteggiare il giorno seguente.

Provarono così intensamente che Aida perse ogni cognizione del tempo e dell'ambiente che li circondava. Fryderyk fu ancora più abile quel giorno perché riuscì a far dimenticare ad Aida che mancava davvero poco all'esibizione. Le prove furono talmente intense e ricche di contenuto che i due si ritrovarono sudati ed emozionati in brevissimo tempo.

“Non era mai risultata così perfetta Fryederyk”

“Beh mia cara vuol dire che oggi ci siamo impegnati particolarmente”

“Per quanto tempo abbiamo danzato?”

“Saranno state circa tre ore”

“Ininterrottamente?”

“Per la precisione, mia cara”

“Non posso crederci. Non sento più nessun tipo di fatica, non mi sembra affatto possibile”

“L'emozione gioca questi scherzi molte volte. Ci fa apparire immortali quando siamo immensamente fragili, non bisogna mai fare affidamento a quello che sentiamo quando viviamo queste emozioni intensissime”

“Si hai ragione, ma non riesco a non essere euforica. Vorrei danzare di nuovo in questo momento”

“Ma non possiamo mia cara, altrimenti domani accuseresti tutta la stanchezza e nulla andrebbe per il verso giusto”

“Già forse hai ragione”

Aida un po' a malincuore dovette cedere. Doveva ritornare a casa per riposarsi e svegliarsi completamente ricaricata la mattina seguente. Avrebbe fatto un'abbondante colazione perché già sapeva che non sarebbe riuscita a mandare giù niente successivamente. Si sarebbe preparata in maniera impeccabile, perché quella sarebbe stata la sua opera e quello il suo teatro e mai e poi mai avrebbe potuto fallire.

“Allora ci rivediamo domani Fryederik, per il grande evento”

“Esattamente mia cara e già so che sarai splendente più che mai”

“Esageri, come fai sempre”

“Affatto, non sto dicendo altro che la pura e semplicissima verità. Non ho mai avuto l'onore di danzare con una ballerina del tuo carisma, della tua eleganza e della tua bellezza”

A quelle parole Aida non resistette e fece sgorgare delle grosse lacrime dai suoi occhi di smeraldo. Erano lacrime di gioia purissima, lacrime che valeva la pena di piangere e sicuramente non sarebbero state sprecate. Fryederyk colse pienamente ciò che stava provando in quel momento la creatura che era davanti a lui. Nonostante l'età ormai avanzata Aida riusciva a provare ancora dei sentimenti da adolescente e tutto ciò era fantastico perché sarebbero rimasti innocenti ed incorrotti fino alla fine dei tempi. Fryederyk sentiva che qualcosa si era smosso anche in lui e allora si avvicinò la strinse a sé e le infuse tutto il coraggio e l'energia che era in grado di trasmetterle. La baciò ripetutamente sulla testa, respirando a pieni polmoni il profumo fresco e fragrante che emanava dal primo momento che si erano incontrati.

La allontanò un attimo per guardarla negli occhi e vide che lei alternava alle lacrime un gran sorriso che la faceva sembrare una ventenne. Fryederyk si allungò e la baciò delicatamente sulle labbra, indugiando leggermente. Sentì il sapore delicato della sua bocca ed il contatto languido con le sue labbra. Si staccò dopo un tempo che a lui sembrò interminabile e la lasciò lì inviandole da lontano uno dei suoi sorrisi che sarebbero riusciti a sciogliere qualunque oggetto.

Lei rimase lì ancora inebriata da quel momento di puro godimento, aveva appena sfiorato le labbra di Fryederyk eppure sembrava che lui le avesse ceduto per intero la sua anima. Quel contatto tanto ingenuo quanto intenso e ricco di significato l'aveva portata a viaggiare oltre il mondo, a superare qualsiasi confine e ad arrivare in un universo dimenticato ormai da secoli, impolverato che adesso doveva essere rinnovato.

Tornò a casa felice e sollevatissima ma per tutta la notte non riuscì in nessuna maniera a riposare. Pensava e ripensava a quel brevissimo momento che avevano vissuto dopo le prove, era più forte di lei non sarebbe mai riuscita a staccare il corso dei suoi pensieri da quell'avvenimento. Avvertiva anche un leggero senso di vergogna perché le sembrava ridicolo provare ancora certi sentimenti alla sua età. Ma non poteva farci nulla, tutto era accaduto davvero e lei non avrebbe fatto proprio niente per nascondere la sua immensa felicità.

“Danzeremo come due colombe leggiadre e incantate”

Si fermò a fissare lo sguardo sulla luna e a sussurrarle parole dolcissime, le rivelava tutte le sue ansie e tutte le sue apprensioni. La luna le infondeva tantissimo coraggio perché lei era sempre lì, qualche sera potevi non vederla ma sapevi che la sua presenza aleggiava di continuo, non la vedevi ma la percepivi e questo riusciva ad aumentare ancora di più il desiderio.

Non sapeva neanche lei come fosse finita nel letto tanto che si alzò ancora con gli abiti che indossava la sera precedente. Non aveva avuto nemmeno il tempo di indossare la camicia da notte. Scese in cucina e preparò una colazione faraonica che sapeva le sarebbe bastata per tutta la giornata. Ingurgitò in un attimo tutte le pietanze che aveva cucinato ed iniziò a prepararsi per l'evento. Si truccò con mestiere e delicatezza, indossò tutte le scarpette migliori che aveva e alla fine scelse quelle con cui aveva danzato il “Sogno di una notte di mezza estate”. Era stata un'esibizione particolare quella perché era l'ultima prima che avvenisse l'incidente. Aveva fatto faville riuscendo a rapire tutto il pubblico e strappando applausi sinceri anche da chi aveva sonnecchiato per tutta la riuscita dell'opera. Quando entrava in scena lei riusciva ad assorbire tutta l'attenzione presente nel teatro. Era una sorta di vortice che risucchiava tutto per poi sprigionarlo sotto forma di energia.

Oggi sarebbe avvenuta la stessa cosa avrebbe attirato su di sé tutta l'energia possibile per poi restituirla agli spettatori con piroette e passi di cui nemmeno immaginavano l'esistenza. Non avrebbe lasciato spazio ad altro se non alla danza. Tutti quel giorno avrebbero capito che Aida era ritornata, più forte di prima, più agguerrita che mai.

Finì di prepararsi, indossò il solito giaccone e si avviò su per la collina. Fuori era una giornata tersa, con un sole molto limpido ma un'aria stranamente fredda. La giornata sembrava promettere bene, il sole splendente per Aida era sempre un'ottima notizia. Camminava pensando e fantasticando sulla sua prestazione che sapeva sarebbe stata eccellente. Se lo sentiva ed inoltre era felice dunque nulla avrebbe potuto ostacolarla.

Giunse trafelata in cima alla collina e per un po' si fermò ad osservare lo sfarzoso teatro. Era bellissimo interamente illuminato. Svettava sulla collina come un re colossale ed immobile, vegliava su tutti i suoi sudditi dal suo altissimo scranno e tutti gli portavano un rispetto incondizionato. Nessuno avrebbe oltraggiato quel re e chi lo avesse fatto sarebbe stato punito com'era giusto che fosse.

Rivolse lo sguardo verso l'ingresso e vide Fryderyk lì fermo ad osservarla.

“Ti sei incantata anche tu vero mia cara?”

“Non me lo aspettavo per niente così”

“Mi si è mozzato il respiro, non riuscivo nemmeno a parlare”

“”Si dovrebbe vedere da chilometri”

“Ed è proprio così infatti mia cara”

“Che ne dici di entrare?”

“Dopo di lei mia leggiadra libellula”

Aida era abituata alle sue cortesie ma ogni volta era come se si trovasse spaesata. Nessuno l'aveva mai fatta sentire così e lei percepiva davvero il sentimento di Fryderyk.

Entrarono ma non dall'entrata principale perché vollero conservarsi il gusto della sorpresa. Non volevano scoprire in anticipo cosa li stesse aspettando oltre il sipario calato e decisero di prendere l'ingresso secondario quello che collegava direttamente l'esterno con le quinte. Entrarono e si avviarono nei camerini per cambiarsi e trovare la dovuta concentrazione. Ad Aida non ci volle molto perché era più tesa di una corda di violino e in qualunque momento si sarebbe potuta spezzare. Non esagerò nella ricerca della concentrazione e tentò di distrarsi facendo altro. Cercava il minimo pretesto per tenere la mente occupata. Osservava il volo di una mosca, seguiva la minima crepa che si formava nel muro, il tutto per non essere rosa dall'ansia.

Guardò l'orologio e capì che era arrivato finalmente il loro momento. Uscì fuori dal suo camerino e ad attenderla trovò Fryederyk che le rivolse un sorriso e le porse leggiadro la mano. Uscirono sul palcoscenico aspettando che il sipario si alzasse.

“Ricorda che oggi si sta per avverare un sogno, mia cara, e noi due ne siamo gli assoluti protagonisti”

Appena Fryderyk finì di pronunciare quelle parole si alzò il sipario e si trovarono davanti ciò che neanche loro sarebbero riusciti ad immaginarsi. Il teatro era gremitissimo, non si trovava uno spazio vuoto a perdita d'occhio. La platea era tutto un luccicare di gioielli, orologi sgargianti e perle splendenti. Le luci del teatro erano state tutte accese e si poteva vedere fin sopra il loggione. Tutto taceva e il silenzio era quasi irreale. Tutti attendevano soltanto quel momento, il momento in cui Aida e Fryderyk avrebbero parlato con i loro passi, avrebbero disegnato le loro traiettorie perfette incantando tutto e tutti.

La musica partì e Aida nemmeno se ne accorse ma tutto era ormai diventato automatico, il suo corpo rispondeva da solo al fluire della melodia e lei non doveva far altro che accompagnarlo nella sua danza involontaria. Tutto le sembrava girare attorno, le luci sfavillanti, gli sguardi degli occhi puntati su di lei, il fiato sospeso delle persone quando Fryderyk compiva una presa. Tutto era magico per lei e non riusciva più a distinguere ormai dove finisse il sogno e dove iniziasse questa splendida realtà. Sentiva di realizzare un capolavoro e sentiva soprattutto di farne parte ma non riusciva a percepire altro che lei e Fryderyk. La danza proseguì e la musica la accompagnava in un crescendo di emozioni e di passi combinati. Disegnava con i piedi delle figure geometriche che sembravano prendere vita sul palcoscenico trasformando il tutto in un realissimo film d'autore.

Così com'era iniziata d'improvviso la musica terminò di vibrare e i due ballerini si stopparono. Era andata. Avevano completato il loro passo e ormai avevano speso tutte le loro energie.

Il pubblico esplose in un boato fragoroso, i vetri della struttura tremarono e sembravano sul punto di infrangersi in miliardi di minuscoli pezzi. Tutti si alzarono in piedi per sottolineare la bravura di quei due artisti che ora sembravano microscopici rispetto a quella folla oceanica che si trovavano davanti. Sembravano fragili e indifesi ma avevano appena realizzato un capolavoro che tutti avrebbero ricordato fino alla fine delle loro vite.

Aida non riusciva a credere ai propri occhi e alle proprie orecchie. Non aveva mai ricevuto un'ovazione così calorosa e roboante. Ma adesso sentiva di meritarla tutta perché mai più avrebbe potuto ripetere quanto aveva messo in scena oggi. Sentiva le lacrime rigargli il viso e scendere calde e libere lungo le guance. Non le avrebbe mai fermate, avrebbe sfogato così la sua gioia incontenibile. Fryderik sembrava condividere la sua stessa gioia e fu lui a doverla riportare praticamente di peso nel camerino perché lei non sarebbe riuscita a muovere nemmeno un passo con tutta l'emozione che aveva in corpo.

Fryderyk la poggiò delicatamente su un divanetto del camerino e la lasciò lì a godersi tutta la sua gioia mentre andava a cambiarsi nel suo camerino.

Aida sembrò metterci un secolo per rimettere tutto in ordine e vestirsi con i suoi abiti che aveva portato da casa. Fryderyk la trovò lì sistemata e felicissima. Lei appena lo vide gli si buttò al collo.

“Fryderyk ce l'abbiamo fatta, abbiamo meravigliato tutti”

“Proprio così mia cara, un risultato che mai mi sarei aspettato più positivo”

“Abbiamo regalato tante emozioni stasera”

“E tante ancora ne regaleremo mia cara, tante che nemmeno immagini”

“Mi hai restituito la mia vita Fryderyk”

“No sei stata tu a riprendertela. Tu e la tua forza ed io non ne ho visto mai tanta concentrata in un'unica donna”

Aida non riuscì ad andare oltre, ad ogni parola di Fryderyk sentiva salirle agli occhi un fiume in piena di lacrime che non sarebbe mai riuscita a contenere.

“Fryderyk grazie per tutto quello che hai fatto durante questi giorni, mi sento davvero di dirti che sei stato unico e speciale”

“Dovere, mia cara”

Così dicendo le baciò la mano destra e lasciò andare a casa per godersi del meritato riposo. La guardò svanire lungo la discesa e la vide bella e sorridente. I capelli ondeggiavano ad ogni passo e sembravano danzare anche loro.

Aida non riusciva a contenere più le emozioni e appena rientrata a casa urlò alla luna la sua felicità, spalancò tutte le finestre e diede aria alla sua contentezza. Arrivò nella sua camera sfinita ma felice, indossò la camicia da notte e si sdraiò nel suo letto facendosi cullare dalle calde lenzuola.

Sembrò che fosse passato appena qualche minuto quando sentì suonare il campanello di sotto. Guardò fuori e invece era già mattina. Leggermente assonata indossò la sua vestaglia e scese al pino inferiore per vedere chi fosse il suo misterioso visitatore. Aprì e si trovò davanti un uomo nerboruto dalla faccia rude e contornata da delle cespugliose sopracciglia e dei foschi occhi rossi dal sangue e neri dalle ombre che offuscavano il suo volto. In mano reggeva un foglio e quando la vide provò a sforzarsi in un largo quanto finto sorriso.

“Salve, scusi il disturbo. Lei è la signora Aida, la ballerina?”

“Si certo che sono io, lei invece chi sarebbe?”

“Oh mi scusi che scortese. Io sono il signor Rig e sono qui perché la devo obbligare a seguirmi”

“Seguirla? E dove?”

“Nel più vicino ospedale psichiatrico, mia signora”

“Forse ne avrà bisogno lei io sono sanissima e non lo sono mai stata così”

“Signora le consiglio di non opporre resistenza, Johan accompagna la signora”.

L'uomo nerboruto si spostò e Aida non volle credere ai propri occhi. Quello era Fryderyk.

“Aida ascolta quello che dice quest'uomo seguimi e non ti sarà fatto nulla di male, altrimenti dovremo usare la forza”

“T-tu? M-ma come hai potuto?”

“Aida non è stata una cosa che ho voluto io. Io ho dovuto solo eseguire degli ordini, credi che a me non dispiaccia?”

“N-n-non posso c-crederci...”

“Invece dovresti Aida. Io sono l'impiegato di un ospedale psichiatrico e mi è stato detto di seguirti perché già da tempo assumevi dei comportamenti sospetti, ho dovuto fare quello che mi è stato ordinato”

Aida era sull'orlo della disperazione. Non poteva essere andata così, l'ennesimo sogno infranto della sua vita, l'ennesima delusione.

Fryederyk le poggiò una mano sulla spalla e la condusse fuori. Ad aspettarli c'era un camioncino bianco con delle sbarre di ferro ai lati come delle finestrelle.

“Fryderyk ti prego non farmi questo. Io ti ho amato, abbiamo danzato insieme ricordi. Fryderyk... Fryederyk dammi ascolto”

Ma Frydetyk non ascoltò la accompagnò all'interno del camioncino e richiuse dietro di sé il portellone.

“Fryederyk, ma che cazzo di nome ti sei scelto Johan?”

“Cammina e mettiti al volante di questo cazzo di mezzo, di questa storia voglio sbarazzarmene al più presto”

Rig salì al volante del camioncino, ingranò la marcia e partì verso l'ospedale psichiatrico. Passò davanti alla collina e vedendo su in cima il vecchio teatro diroccato, costellato da macerie e da sporcizia non riuscì a trattenersi.

“Quando cazzo gli verrà in mente a qualcuno di buttarlo giù quell'ammasso di macerie”

“Ma sta zitto brutto coglione” Rispose irosamente Johan. O meglio Fryderyk.



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