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lavoro pubblicato martedì 3 marzo 2015
ultima lettura lunedì 9 novembre 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Disperata - parte 4a

di AndrewS. Letto 1572 volte. Dallo scaffale Eros

Continua...Il giorno appresso trovai in ufficio corde, pinzette, bende,vibratori di ogni tipo e forma. Senza preamboli, lui mi spogliò. Mi fece...

Continua...

Il giorno appresso trovai in ufficio corde, pinzette, bende,
vibratori di ogni tipo e forma. Senza preamboli, lui mi spogliò. Mi fece
stendere a pancia sotto sulla sua scrivania, di lato. Mi legò i polsi e mi
imbrigliò al tavolo. Fece lo stesso con le mie gambe, all'altezza di cosce e
caviglie. Capii che non potevo scappare. Mi piazzò sotto la pancia un cuscino
lungo e stretto, che mi alzò il culo verso l'alto. Mi bendò gli occhi. Fui
lasciata in quella posizione per pochi ma interminabili minuti. Suonarono alla porta e come sentii il campanello
intuii chi fosse: Anna mi salutò, facendomi rabbrividire di paura e di piacere.
Si spogliarono in pochi secondi e in pochi secondi io fui loro. Anna mi
cosparse tutta di gel lubrificante, mi massaggiò e palpò tutta, anche se si
concentrò subito sulle mie tette e poi, inevitabilmente, sul mio culo, sulla
mia figa, sul mio ano. Andrea mi mise in bocca l'uccello, scopandomi fino in
gola, tenendomi per i capelli. Lei prese a schiaffeggiarmi il culo, lui mi
passava il cazzo sul viso, chinandosi su di me a dirmi quanto fossi troia. Io,
cercavo il suo cazzo, da riprendere in bocca, mentre sua sorella già stava
facendomi venire, subito. Mi piantò nel culo un vibratore potentissimo, mentre
col le dita mi entrava nella figa. A intervalli regolari si fermava per
sculacciarmi. Presto non sentii più le natiche, ma avvertii che il piacere
nella mia figa e sul mio clitoride si era incrementato ad ogni ceffone sul mio
culo. Mi spinse la sua faccia tra le chiappe, allungando la sua lingua tra le
mie grandi labbra. Il fratello si godeva la scena facendosi spompinare. Anna mi
estrasse il vibratore dal culo, facendomi sussultare, mi spruzzò ancora altro
gel tra lo spacco delle chiappe, e prese a infilarmi in culo e in figa le sue
dita. Una, due, tre... Poi quattro... Ad un tratto capii ciò che voleva fare: stava
cercando di infilarmi nella figa tutta la sua mano! Mi avrebbe sfondata, pensai
terrorizzata. Fu perciò incredibile per me quando mi ritrovai a desiderare a
bramare per avere dentro tutto il braccio di Anna fino alle mie viscere.
Millimetro dopo millimetro la mano di Anna mi entrò dentro. La mia figa si
dilatò (capace di ben altro comunque) e lei mi fu dentro fino a metà del suo avanbraccio.

Urlai di piacere e di paura.
Prese a stantuffarmi, dapprima con lentezza, ma poi sempre più intensamente e
violentemente. Andrea si godeva la scena, menandomi delle violente sberle sul
culo e in faccia, mettendomi un dito nel culo, facendomi quello che più gli
pareva. Palpava le tette alla sorella, incitandola a sfondarmi e a farmi
impazzire di piacere. Anna, da autentica torturatrice, mi portava vicino
all'orgasmo e poi, di colpo, si fermava, impedendomi di venire. Ogni volta,
arrivavo più vicino all'orgasmo ma non lo raggiungevo. Prese poi ad aprire e
chiudere le dita dentro di me, come se stesse sbriciolando del pane secco. Il
piacere mi arrivò alla spina dorsale, lo sentii risalirmi lungo la schiena e
arrivare al mio cervello, attraverso la mia nuca. Fu come un'esplosione, come
se venissi colpita da un fulmine fatto di piacere. Fui presa da convulsioni
violente, da spasmi, da contrazioni uterine, da doglie... Fu dapprima una cosa
fisica: il mio corpo che si ribellava a quella continua tensione preorgasmica.
Poi divenne cerebrale. Entrai in uno stato di trance, probabilmente dato dal
fatto che il mio cervello semplicemente non poteva sopportare quel sovraccarico
di piacere. Mi resi conto solo dopo che non era vero ciò che pensavo di star
provando, e cioè di non raggiungere il piacere supremo: lo avevo già raggiunto,
e superato! Adesso stavo avendo un unico lunghissimo orgasmo, solo con piccole
variazioni di intensità, date dal movimento della mano e del braccio di Anna.
Sentii che parlarono di me, ma non capii cosa si dicevano. Anna, con molta
cautela e comunque non fermandosi di farmi godere, millimetro dopo millimetro,
questa volta in senso opposto, uscì da dentro di me. Caddi in uno stato di
abbandono fisico e mentale, stesa a pancia sotto sulla grande scrivania. Sentii
Andrea che mi puntava il suo uccello nel culo per farsi la sua chiavata, ma
Anna lo scacciò da me come farebbe una padrona con il suo cane che vuol
fottersi una cagna in calore, gelosa di lui, del suo, del nostro piacere. Se lo
portò sul divano e se lo scopò con una forza e una voracità incredibili,
alternando pompini di bocca e di culo. Io guardavo la scena dapprima assente,
ma poi avvilita e offesa e gelosa di non poter partecipare alla loro chiavata.
Capii poi che anche questo faceva parte della tortura. Li vidi venire e
sborrare uno sull'altra, tra urla di piacere e lussuria. Stravolti, mi vennero
a slegare, portandomi con loro sul divano. L'orgia sarebbe continuata ancora?
Io lo volevo con tutta me stessa.

Passato un po' di tempo Anna tornò in comando e impose il
suo volere a me e ad Andrea. Lui pareva esausto, ma la sorella non volle
sentire ragioni: o lui o io o entrambe avremmo dovuto soddisfarla, perché lei
voleva vincere sempre nella gara del piacere. Il suo maschio oggi non c'era e noi
avremmo dovuto supplire a questa mancanza. Il come mi fu presto spiegato.
Quello che Anna mi aveva praticato scoprii che era una pratica detta fisting, e
voleva che adesso glielo praticassimo noi due a lei. Si stese a pancia in su e
allargò le gambe: "Poco gel, io non ne ho bisogno molto". Pensai a tutti i
cazzi che sicuramente si era presa, alle orge a cui aveva partecipato: anni e
anni di sesso, di tutti i tipi, in tutti i modi. Si conservava bene certo, ma i
suoi tessuti ne erano usciti esausti. Il suo buco del culo poi, pareva alquanto
usato. Non aveva avuto figli però, e questo sicuramente aveva contribuito a ben
conservarla. Fu proprio sul suo ano frastagliato che volle che concentrassimo
le nostre attenzioni anzi, le mie. Un goccio di gel e pretese che iniziassi a
infilarle dentro prima le dita e poi supposi, tutta la mano, ripagandola del
servizio che mi aveva fatto lei. La mia mano entrò, e lei mi ordinò di
fermarmi. "Adesso tu" intimò al fratello, fino a quel moneto spettatore passivo
ma molto interessato alla scena. A lui fu riservata la figa. Altro goccio di
gel e ricominciò il lavoro. Andrea aveva mani grosse e forti, e il lavoro
quindi fu più paziente e delicato. Inoltre, il mio arto dentro ben oltre il mio
polso, la occupava già abbondantemente. Alla fine anche lui entrò in lei;
pareva sollevato dal non dover usare ancora il suo membro, probabilmente dolorante
e infiammato per la chiavata di poco prima. "Adesso muovetevi cazzo dai...
Pompatemi! Muovete le dita". Prendemmo a scovolarla con forza sempre più
intensa. Sentivamo le nostre mani, divise solo da un sottile velo di carne. Dopo
un poco Anna iniziò a venire, una, due, cinque... ancora e ancora. "Basta, basta!
Fermatevi! Basta ho detto cazzo! Mi scoppia il cuore!". "Eh no, brutta troia:
adesso ti ripago con la tua stessa moneta più gli interessi!" Pensai. Guardai
Andrea, che mi capì al volo: avremmo continuato a oltranza fino a farla
scoppiare di piacere. Lui la bloccò con la mano libera, spingendola giù, io le
posi le mie spalle tra le cosce impedendole di chiuderle. "Bastaaaaa!
Fermaaaaateviiiii! UUUUhhhaaaaahhhh!". Iniziò a parlare in modo quasi
incomprensibile, tra un urlo e l'altro. La portammo ad uno stato che poi capii
essere anche il mio in altre occasioni. Il piacere usato come una droga
psichedelica. Comunque, tutto quel lavoro non mancò di estenuare anche me ed
Andrea. Mi ritrassi da lei con tutta la delicatezza di cui fui capace, ma non
così fece suo fratello, che le estrasse la mano dalla figa con decisone e senza
riguardo alcuno. Schizzi di umore vaginale ci bagnarono tutti. Pensai l'avesse
lacerata, per l'urlo che le uscì dalla gola, e invece non fu altro che
l'ennesima sua goduta, forse la più intensa, perché dolorosa come un parto.

- Cazzo che bello! Cazzo, cazzo... Che goduta! - Lui lo
sapeva, la conosceva bene... e le aveva regalato quell'ultimo intensissimo
piacere. E pensare che io mi ero illusa di stare torturandola... Mi buttai
sull'uccello di Andrea: non avrei accettato obiezioni. Presi a succhiarglielo
con voracità. Anna mi raggiunse subito. Intuii che era arrivato il turno del
"nostro" maschio, di "soffrire" un po'. Lei gli prese in bocca i coglioni e
iniziò a succhiarli con forza, giocandoci con la lingua, io lo pompavo dalla
punta al fondo con foga e stringendo le labbra sul suo uccello più che potevo.
Era chiaro che gli stavamo facendo male: a volte Anno succhiava troppo; a volte
io, per la foga, gli facevo sentire i miei denti.

- Zitto, non provare a ribellarti cazzo, adesso tocca a noi!
- gli intimò la sorella. Io, stanca, mi sottraevo un attimo con la bocca, ma
non smettevo di lavoralo segandolo brutalmente. Anna mi sostituiva pronta, e così
andavo io ora a massaggiargli i coglioni, con forza. Era bello vederlo godere e
soffrire. Tentò un paio di volte di fermarci ma noi lo respingemmo con fermezza.
Capimmo che stava per godere. Anna sospese il pompino profondo e prese a leccarglielo
e basta. Mi chiese con gli occhi di fare altrettanto e io ubbidii. Le nostre
lingue si incontravano sul suo cazzo durissimo, che pulsava alla ricerca delle
nostre bocche, gole, mani, invano. Volevamo farlo morire di piacere. Non perdevamo
occasione per baciarci fra noi comunque, e questo lo eccitava ancora di più.
Provò a prenderselo in mano per farsi una sega ma noi lo aggredimmo. Doveva
lasciarci fare quello che volevamo. Anno gli prese l'uccello con due dita, alla
base, e gli leccò la cappella solo con la punta della lingua, appena sotto,
dove le due parti si congiungono. Andrea fu scosso da brividi e tremiti: i suoi
testicoli volevano esplodere ma non potevano farlo. Anna lo tratteneva. Gli
aveva chiuso il canale spermatico con le dita e lui ora era come un vulcano che
non poteva eruttare. Alla fine raggiunse l'orgasmo, dolorosamente: Anna allentò
solo di poco la presa e dal taglio sul suo glande uscì una grossa goccia di
sborra, bianca e densissima. Ci precipitammo entrambe a leccarla e io ebbi la
meglio. Anna, offesa, allora imboccò il cazzo di suo fratello e lo pompò a
fondo. Il suo cazzo, che era già venuto comunque, si andava lentamente
ammosciando. Anna se ne accorse e velocissima si umettò il dito medio e con un
gesto gentile ma deciso lo infilò nel culo di Andrea, muovendolo circolarmente.
Lui emise un gemito ma la lasciò fare. Il cazzo iniziò immediatamente a
oscillare puntando nuovamente verso l'alto, tornando durissimo quasi subito.
Dopo una manciata di affondi di bocca Andrea proruppe in un urlo e venne in
bocca di sua sorella. La vidi deglutire, ancora e ancora, invidiandola. Alla
fine si sottrasse, leccandosi le labbra come una gatta. Mi gettai con la bocca
sulla sua slinguandola a fondo, cercando il sapore di Andrea ancora nella sua
bocca. Lo trovai, e lei me lo lasciò gustare, per il suo piacere. Andai anche a
cercare qualche goccia alla sorgente, facendo scorrere le mie dita lungo il
canale che dai coglioni porta al glande. Una bella goccia di sperma e liquido
seminale apparve e io la succhiai via con gusto. Ci accasciammo esausti sul divano.
Andai da Anna e la baciai, palpandole le belle tette.

- Sei bravissima. Una meravigliosa pompinara e chiavatrice -
le dissi - Che peccato averti conosciuto solo ora... -

- Anche tu sei stupenda Elena, un talento naturale. Sì, è un
vero peccato -

Andammo a fare la doccia insieme, io e lei. Ci lavammo e
palpammo ovunque, come solo due donne sanno fare. Eravamo esauste ma ancora
vogliose. I nostri capezzoli e il clitoride si gonfiarono immediatamente. Dopo
poco arrivò anche Andrea, compiaciuto di trovarci in quell'atteggiamento lussurioso.
Si unì a noi e lo accogliemmo volentieri, lavandolo e baciandolo. Quando ci si
trovava nei pressi del suo uccello, istintivamente glielo menavamo, e lui si
ritraeva dolorante. Prendendoci per le spalle ci fece inginocchiare davanti a
lui: pensavo che volesse gli facessimo un altro pompino ma non poteva essere
così, vista la sua dolorosa condizione. Si prese in mano l'uccello e, con mio assoluto
spavento, ci pisciò addosso. Non sul viso, ma sui seni, sul collo, sulle
braccia. Il getto caldo della sua urina dapprima mi spaventò e disgustò, ma poi
mi piacque da morire. Era un gesto di sottomissione quasi assoluta, carico di
significati intimi sia per chi riceveva addosso il liquido che per chi lo
espelleva da sé. Guardai Andrea mentre lo faceva e provai un amore profondo e
assoluto per lui. Mi resi conto che lui avrebbe potuto farmi pressoché
qualsiasi cosa avesse voluto. Forse era troppo, forse ero la donna più stupida
del mondo: ma mi piaceva, godevo tantissimo, lo ammiravo e rispettavo.

Ero sua.

Continua



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