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lavoro pubblicato lunedì 2 marzo 2015
ultima lettura lunedì 2 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

SAINT SEIYA Next Generation: CAPITOLO 9 : I Super Droni

di Aldore1n. Letto 498 volte. Dallo scaffale Fantasia

salve a tutti gli amici lettori. Grazie delle vostre visite. Come sempre siete la mia forza. E' un piacere scrivere per voi. Se trovate qualcosa che non va fatemelo sapere, magari scrivendomi un commento. Grazie a tutti e buona lettura

CAPITOLO 9

I SUPER DRONI

«Mi sente professore? Siamo dentro».

«Forte e chiaro Kenzo. L'aria in cui vi trovate è il parcheggio sotterraneo. Sopra di voi ci sono ben 200 piani. I sensori infrarossi del nostro satellite rilevano fonti di calore attribuibili ad esseri umani al piano 178. Dovrebbero essere circa una dozzina».

«Cosa mi dice dei droni sentinella?».

«Attualmente i rilevatori magnetici di Polaris installati sotto i vostri elmi non rilevano fonti di attività robotica. Se ci sono robot nelle vicinanze, al momento risultano non attivi ».

«Va bene professore, per ora è tutto. Ci dirigiamo al tunnel di areazione del grattacielo come stabilito. Passo e chiudo».

«Ricevuto Kenzo, in bocca al lupo».

Era sera inoltrata. Il piano per raggiungere Atteone era appena iniziato. Grazie all'avanzata tecnologia della fondazione Sado, i Saint di Atena erano riusciti a fare breccia nel sorvegliatissimo grattacielo dell'Energam, sfruttando un vecchio condotto fognario che scorreva proprio sotto l'edificio. Risalendo per uno dei tombini posti lungo la superficie dell'ampio garage, Kenzo e Dimitri riuscirono a passare inosservati. Tramite dei super captatori cimice satellitari, ascoltando le conversazioni che si tenevano quotidianamente negli uffici del palazzo, la fondazione era riuscita a capire che quella sera, l'amministratore delegato Preston Atteon e alcuni imprenditori locali , si sarebbero fermati fino a tardi per una riunione. Sulla vetta di un grattacielo attiguo, nascosti dietro un enorme schermo luminoso che pubblicizzava una famosa bevanda energetica, attendevano impazienti Liam e Rebecca.

«Non capisco perché dobbiamo restarcene qui, mentre quei due se la spassano» proferì sconsolato il cavaliere di Pegaso seduto alla sua maniera a gambe incrociate.

«Non essere impaziente. Sai benissimo che l'ultima cosa che ci serve ora è scatenare un putiferio. La gente innocente non deve essere coinvolta» lo ammonì con tono materno Rebecca racchiusa nella sua armatura di Andromeda «Dobbiamo essere pazienti ed aspettare il segnale di Kenzo e Dimitri. Se il nostro piano andrà in porto, vedrai che limiteremo al minimo i danni».

Nonostante la spiegazione avrebbe convinto anche i più scettici, a Liam sembrava non andare giù, ma sapeva che disobbedire ad un ordine della compagna gli sarebbe costato non poco dolore.

All'interno del condotto che erogava l'aria condizionata nei vari luoghi dello stabile, Dimitri precedeva il Saint del Dragone nella scalata verso l'alto. Le pareti di alluminio, ricoperte da un sottile strato di polvere nerastro ,erano scivolose al tal punto che più di una volta i due cavalieri avevano rischiato di cadere. Provati dalla fatica e schiacciati dalla gravità e dal peso delle loro lucenti corazze, cercavano di non ansimare per non allertare le sentinelle robot. Ogni manciata di metri potevano osservare, attraverso delle grate di sfogo, a che punto della scalata erano giunti.

«Dovremmo esserci Kenzo. Ho contato 178 piani. Non vedo movimenti ».

«Bene amico mio, usciamo di qui. Questa polvere mi infastidisce non poco».

Toccando con un dito la grata, Dimitri riuscì a congelare lo strato metallico. Dopo un altro leggero tocco, senza emettere il minimo rumore, la grata andò in frantumi. I piccoli pezzetti di ghiaccio caddero sulla spessa moquette porpora che rivestiva il pavimento del lungo corridoio che li assorbì nella propria trama. Con un salto felino i due cavalieri balzarono dal condotto. Controllarono più volte il lungo sentiero che si trovarono davanti, senza scorgere alcun nemico e decisero, con un cenno del capo, di proseguire la missione.

«Bene, sono arrivati quasi a destinazione » disse con un pacato cenno d'esultanza il dottor Caius Smith seguendo lo svolgersi delle operazioni dal computer che aveva davanti.

Alle sue spalle, frementi nel loro religioso silenzio, c'erano Murasama e Bob che guardavano quei quattro puntini rossi lampeggiare sul sottile schermo di vetro temperato. Il piano era allo stesso modo tanto semplice quanto pericoloso. Una volta raggiunto gli uffici del signor Atteon, i Saint all'interno dell'istituto avrebbero dovuto catturare il nemico e portarlo all'Hangar per interrogarlo. In caso di fallimento anche Rebecca e Liam sarebbero intervenuti catapultandosi all'attacco dal loro nascondiglio. Tuttavia Bob non era tranquillo. Le mani erano divenute umide di sudore per via della tensione accumulata. Sfregava entrambi i pollici inconsciamente e lo sfregolio creato attirò l'attenzione del saggio maestro che gli stava alla sinistra.

«Devi avere fiducia in loro Bob » paternamente disse «Sono ragazzi in gamba, soprattutto Liam. Contrariamente agli altri, tuo figlio non ha ricevuto un vero e proprio addestramento per diventare un Saint. Mi chiedo ancora fino a che punto il suo potere possa arrivare».

Il sorriso nervoso del genitore valse come una risposta e le mani sembrarono dare un po' di respiro alle articolazioni. Dopo qualche attimo una comunicazione radio arrivò diffondendosi nelle casse dell'apparato elettronico.

«Qui Kenzo. Le lentine gps sono attive? Come faccio ad usarle?».

Il professor Smith non perse tempo e pigiando su un piccolo bottoncino di plastica attivò l'output:

«Gps attivo. Per visualizzare la planimetria 3D con i target basta mettere a fuoco il puntino che vedi in mezzo alla tua pupilla. I fasci nervosi del tuo occhio, tramite le loro microscariche elettriche attiveranno la plano-visuale».

«Ricevuto professore, chiudo».

«Un'altra cosa Kenzo! Nelle lenti ho aggiunto un sensore ad infrarossi con visuale termica e notturna. Non si può mai sapere cosa vi aspetta. Si attiveranno in automatico in caso di bisogno. Da adesso in poi sarà meglio restare in silenzio radio. I droni possono captare anche le frequenze schermate come la nostra. Ricordate sempre che sono creature inventate da noi» concluse lo scienziato rischiacciando il piccolo pulsante rosso che smise di illuminarsi.

La plano-visuale disturbava non poco gli occhi dell'orientale di certo non abituato a quella tecnologia infernale. Un senso di nausea disturbava il suo stomaco, ma stoicamente continuava a seguire il target lampeggiante che ora, come riportavano le piccole cifre in alto a destra, distava solo 25 metri. Districandosi in vari corridoi, in quello che sembrava più un labirinto elegantissimo che un palazzo con uffici, raggiunsero una porta nera con all'esterno una scrivania. Sul piano del tavolinetto, molto ordinato e pulito, notarono un dispositivo video con uno schermo e una sorta di tablet ultramoderno incorporato allo stesso. Una placca in oro portava inciso delle parole : Mss Clark.

" Deve essere l'ufficio di un pezzo grosso " ipotizzò tramite il Cosmo Dimitri "Guarda che lusso. Questa placchetta potrebbe sfamare un'intera famiglia. Cosa dice il rilevatore?".

"Pare che ci siamo. Atteone deve essere in quell'ufficio. Vorrei passare alla visuale termica per vedere quanti uomini troveremo all'interno . Se ho ben capito come funziona quest'aggeggio devo focalizzare i puntini opzione che compaiono sullo sfondo del mio occhio. Ecco fatto!".

L'ambiente era divenuto di colore blu con varie sfumature viola. Secondo la scala delle temperature riportate a lato in quella nuova modalità visiva, gli oggetti che emanavano una scarsa quantità di calore apparivano di quelle tonalità, ma quando Kenzo si voltò in direzione della porta nera riuscì a scorgere diverse figure variopinte che si muovevano. La forma era quella di esseri umani e la bocca, gli occhi, la punta del naso e delle orecchie erano di un colore giallo intenso, mentre le altre parti sfumavano dal rosso all'arancione. Il Saint del Dragone riusciva a distinguere ben dieci persone sedute a quello che doveva essere un lungo tavolo, mentre altre due figure restavano in piedi ai lati della stanza pressoché immobili. Era giunto il momento di fare irruzione e catturare il nemico.

"Rapido e veloce amico mio, fra poco questo posto brulicherà di nemici " spiegò Kenzo telepaticamente e dopo alcuni istanti la porta automatica si spalancò interrompendo la riunione.

Il signor Atteon era proprio di fronte a loro, seduto al centro della fila attigua alla grande vetrata che dava su Time Square. Le luci dei led colorati delle pubblicità dei vari edifici della piazza rendevano quella visuale suggestiva e pittoresca. Tutti tacevano e si chiedevano chi fossero quegli strani tipi racchiusi in armature colorate.

«Cosa sta a significare questa pagliacciata Preston? Chi sono questi mocciosi travestiti da robot?» chiese sarcasticamente un membro del gruppo d'affari in elegante completo grigio gessato, camicia bianca e cravatta di seta nera, dal capello leggermente brizzolato,ma dallo sguardo severo e magnetico.

«Nulla di cui preoccuparsi Richard . Hai presente il test di cui ti parlavo poco fa? Ebbene, ti presento le cavie dell'esperimento» rispose Atteon alzandosi dalla comoda poltrona di pelle nera a sospensione magnetica.

«Come osi chiamarci cavie razza di farabutto!» sbottò irritato Dimitri marcando quelle parole con un forte accento russo «Ti conviene venire con noi senza ribellarti. Come vedi ora abbiamo le nostre Cloth e tu sei disarmato ».

La risata grave e potente di Preston Atteon sembrava infastidire anche i suoi importanti ospiti. Sul volto di un anziano uomo dallo stravagante abito bordeaux apparve persino una smorfia di irritazione per lo scomposto modo in cui l'amministratore delegato derideva quegli strani ragazzi.

«Un po' di contegno Mr Atteon, non mi pare il modo di comportarsi per un galantuomo del suo calibro » fece schizzinoso un altro uomo dal fisico minuto, posto all'estremità sinistra della tavolata, in abito marrone molto alla moda, intento a depositare uno scampolo di cenere dello spesso sigaro cubano nel posacenere di cristallo che aveva davanti.

Udendo quelle parole , Atteon si infervorò non poco, lanciando un terribile sguardo minaccioso al suo ospite e facendolo sussultare. L'amministratore delegato si accostò alla sedia di William Mc Connor, almeno così si leggeva dalla targhetta di plastica posta sul tavolo in corrispondenza dell'uomo, lo toccò su una spalla palpando l'imbottitura della giacca. Un sorriso ingenuo apparve sul volto ben curato dell'ignaro uomo d'affari che non si rese conto di essere avvolto da una strana aura vermiglia.

«Ora basta stolte donnicciole in ghingheri. La vostra voce, persino l'odore delle vostra colonia mi irrita. Ora resterete in silenzio a guardare l'esperimento se non volete fare la fine del nostro amato Mc Connor » spiegò mentre le ossa dell'imprenditore cominciarono a rompersi schiacciate da una potenza inaudita.

«Si fermi Atteon, cosa sta facendo al signor Mc Connor?» cercò di intervenire Leondor Paranossis, un'altro membro della riunione, molto più giovane dei suoi colleghi, dalla curata capigliatura castana e dal pizzetto meticolosamente delineato.

«Non una parola ho detto signori miei!» tuonò Atteon facendo rimettere al suo posto Paranossis.

Senza nemmeno emettere un gemito di dolore per via dell'enorme pressione esercitata dal terribile uomo dell'Energam, il povero Mc Connor si accasciò sulla sua poltrona lasciando cadere il sigaro che , ancora vivo ,bruciò la pregiata stoffa della moquette porpora del gradevole ufficio. Avendo finalmente avuto l'attenzione dei suoi ospiti, Atteon fece qualche passo verso i Saint che, ancora increduli, non riuscirono a proferir parola. Con la suola di cuoio del mocassino nero lucido, l'amministratore delle fabbriche Polaris spense ciò che rimaneva del cubano. Le mani erano tenute in tasca, segno di calma e superbia. Il sorriso inquietante sfidava la pazienza dei due cavalieri di Atena, passati in posizione di combattimento e pronti a qualsiasi mossa.

«Veniamo a noi mocciosi. Se siete qui questa sera non è certo per portarmi via. Sono stato io a porgervi una trappola per i miei scopi ».

« Cosa vai blaterando Atteone! Sei chiaramente in svantaggio. Non potrò mai perdonarti per quello che hai fatto a quell'innocente » disse Dimitri mostrando il pugno destro.

«Calma giovane Cigno. Non scaldarti o la tua anima di ghiaccio potrebbe sciogliersi. Non prendertela per quello sciocco di Mc Connor. Lui è più colpevole di molte altre persone sulla faccia della terra. Per via del suo scarso amore per la natura, ha inquinato il 30% delle foreste dell'intero globo facendo estinguere specie animali ed ecosistemi ».

Le parole del nemico ferirono il sensibile animo dei due Saint che cominciarono a domandarsi come avesse fatto quell'uomo così minuto a rovinare tutta quella flora e quella fauna. Anche se provati, non potevano distrarsi e tornarono concentrati sull'obbiettivo.

«Colpevole o no, nulla ci da il diritto di togliere la vita. Te lo ripetiamo un'ultima volta Atteone, arrenditi e vieni con noi» fece Kenzo.

«Ti sbagli cavaliere del Dragone, sono io che ve lo ripeto. Se siete qui stasera è perché mostrerò ai miei gentili ospiti di cosa sono capaci i membri della potentissima famiglia Temis » poi portando la mano destra all'orecchio corrispondente continuò «attivate i super droni».

Un bip continuo dell'impianto radio-coclideo richiamò all'attenzione il Saint del Dragone. Riattivando la plano-visuale si accorse che decine di puntini rossi si avvicinavano a grande velocità verso di loro. Si trattava di droni robot sentinella. Contemporaneamente uno spessissimo vetro si eresse a protezione dei membri della riunione e dello stesso Atteone che tornò a sedersi. «Godetevi lo spettacolo» proferì ai suoi ospiti incrociando le mani e poggiando i gomiti sul tavolo. Le pareti dell'ufficio scomparvero nel pavimento azionate da meccanismi elettronici. Tutto il piano 178 divenne un enorme ring da combattimento. Il rumore inconfondibile delle sentinelle robot invase il silenzio di quei corridoi e dopo poco l'intera area era gremita dei pericolosi androidi.

«Credi che un mucchio di rottami possa fermarci Atteone? Ora che vestiamo le nostre sacre vestigia niente ci spaventa. Osserva il potere di Atena! Cygnus:Perfect Frost!»

La temperatura scese immediatamente sotto lo zero e il vetro che proteggeva gli uomini dell' Energam si cristallizzò rivestendosi di una sottilissima patina ghiacciata. I robot furono investiti dal freddissimo potere del Saint del Cigno e si bloccarono immediatamente.

«Tutto qui quello che sanno fare questi super robot di cui ti riempi la bocca caro Preston? Fermati da un po' di freddo» disse un altro membro della riunione che tuttavia si pietrificò impaurito incrociando lo sguardo dell'amministratore delegato.

«Dimitri ,aspetta! I droni non sono stati distrutti nonostante il Perfect Frost. Ricevo ancora il loro segnale».

«Cosa? E' impossibile! Nulla può resistere ai miei ghiacci, anche se fatto di ferro».

A dimostrazione delle parole del Saint del Dragone, le super sentinelle riuscirono a spaccare la coltre di ghiaccio e appena libere, spararono colpi potentissimi dal loro cannone alimentato ad energia Polaris. Ci volle tutta l'abilità di Kenzo per salvare l'incredulo cavaliere del Cigno che altrimenti avrebbe preso in pieno le cannonate.

Lo scudo del Dragone era ancora fumante, ma sembrava non aver minimamente risentito dell'incredibile urto.

«Grazie Kenzo» riuscì a stento a dire il russo «Non credevo che fossero tanto forti».

«In effetti non lo erano qualche tempo fa, quando li affrontammo nella fabbrica. Qualcosa di strano deve averli potenziati a tal punto».

«Ti faccio i miei complimenti giovane Dragone » fece Atteone tramite un dispositivo di comunicazione «Come al solito ti dimostri il più saggio del gruppo. Questi che avete davanti non sono i soliti droni sentinella. La loro lega metallica è stata completamente cambiata incrociando i dati sottratti alla fondazione Sado e quelli degli ingegneri dell'Energam sparsi per il mondo. La loro corazza è persino più resistente di una Natural Armour e i loro colpi sono equiparabili a quelli di voi sudici Saint. Chi è ora ad essere in svantaggio?» concluse ridendo a crepapelle.

Sull'edificio attiguo Liam aveva ormai perso la pazienza. Era passato troppo tempo da quanto aveva salutato i suoi compagni ed anche Rebecca cominciava a mostrare i primi segni di preoccupazione. Giocherellava nervosamente con piccoli ciottoli che aveva trovato nelle vicinanze di un grande motore per il condizionamento dello stabile. Ogni tanto il suo sguardo cadeva sulla splendida facciata in vetro del grattacielo Polaris in cerca di un segno della presenza di Kenzo e Dimitri.

«Vedrai che stanno bene. Avranno avuto dei contrattempi. Presto ci contatteranno per dirci che l'operazione di infiltrazione si è conclusa » gli disse la compagna «Vedi? Le catene di Andromeda se ne stanno buone. Questo vuol dire che Atteone non è ancora entrato in gioco ».

«Non lo so Beky. Il mio istinto mi dice continuamente che c'è qualcosa che non va. E se la tua catena si sbagliasse?».

«Lo ha mai fatto fino ad ora?»

«Sarà!Insomma Kenzo!!! Che cosa stai combinando?» fece spazientito Liam alzandosi con un balzo dalla posizione in cui si trovava.

Al piano 178 si era sollevato un gran nuvolone di fumo che veniva filtrato dai dispositivi di areazione della struttura. I droni erano riusciti a battere i due Saint che giacevano distesi sul pavimento provati dalla fatica e sfiancati dal dolore.

«Dannazione Kenzo, dobbiamo chiamare subito i rinforzi» disse con difficoltà Dimitri tastando con le labbra il soffice pavimento.

«Sai benissimo che sarebbe una pazzia. Sarebbero sconfitti anche loro» spiegò l'acciaccato Kenzo tentando strenuamente di rialzarsi.

Il sapore ferroso del sangue non lo spaventava, ma i droni lo avevano accerchiato ed erano pronti a sferrare l'ultimo potente attacco.

«Venderò cara la pelle maledette scatole meccaniche!» esclamò l'orientale raccogliendo le ultime forze per scagliare il suo potente colpo.

Quando sembrava essere giunto l'apice della battaglia, qualcosa infranse i vetri di una delle finestre del corridoio divenuto ring. Due figure rotolarono vorticosamente sulla moquette ricoperte da piccole schegge quadrate. I rinforzi erano giunti lo stesso, Liam e Rebecca erano pronti alla battaglia.



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