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lavoro pubblicato mercoledì 25 febbraio 2015
ultima lettura giovedì 21 febbraio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

BOOM

di MicheleRieri. Letto 473 volte. Dallo scaffale Pulp

- ok puoi scaricarmi lì all’angolo- dici?!- sì, mi va di farmela a piedi- grazie- per cosa- risparmio benzina- sei il solito pidocchioso di merdaLa Clio punta l’an..

- ok puoi scaricarmi lì all’angolo

- dici?!

- sì, mi va di farmela a piedi

- grazie

- per cosa

- risparmio benzina

- sei il solito pidocchioso di merda

La Clio punta l’angolo, rallenta, si blocca. Le sagome dentro rimangono un attimo a parlottare, il car-stereo di fondo tenuto in caldo coi deliri sonori dei Nine Inch Nails

- alle 11 allora

- in punto. Sarò giù ad aspettarti

- vorrei, ma mi riesce difficile crederti

- succhialo

lo sportello di destra si apre, una sagoma smonta. L’altra dà gas, coprendo il silenzio col rombo leggero del motore Renault. 10 secondi più tardi è già stata inghiottita dall’orizzonte d’asfalto

le 2 del mattino, un quartiere come altri nella Northzone periferica di una città come altre. La sagoma ha da percorrere sei centinaia di metri, squallido viale tra schiere di anonimi complessi condominiali per gente da niente. Saracinesche calate. Qualcuna ogni tanto, a proteggere un bar, un generi alimentari, un modesto negozio d’abbigliamento. Le insegne già spente, da un pezzo. Come i sorrisi di chi li gestisce, quei punti d’arrivo, definitivi, in un’esistenza insignificante. La vita è altrove. In pochi la cercano. Lo sa bene la sagoma, che adesso, a rilento, dirige se stessa verso la sua personale restricted-area a quattro pareti. Dicono porti nome Gabriele Marsili. 26 anni e una laurea in lingue ad aspettarlo tra dieci mesi. Dicono che da tempo abbia già spalancato il cassetto dei sogni, e che tra questi, il più consistente sia un loft a Montmartre in cui attendere il sollevarsi di rimbaudiane albe strazianti buttando giù, nero su bianco, stralci visionaci di vita vissuta.

Sogni. Aggrappati ai sogni o rimani fottuto in questo cesso di posto, la realtà dice Sud, Reggio Merdabria, ennesima notte dilapidata tra il fumo e gli effluvi alcolici ai tavolini del Glenduff, patetico gioco di sguardi con quella bionda di fronte, stronzate a fiumane dalle bocche che hai intorno, la mente in catatonia nel Nulla Trionfante. God Save The Dreams. Paris. Che almeno coi sogni ‘sto Sahara di giorni confinati in provincia è meno duro da attraversare. E la resa alla noia un finale meno scontato da prevedere.

Certo, ma intanto la end quotidiana di sempre si va profilando, il Vuoto assoluto, la stanza, il suo letto, nel buio, Gabriele disteso, Philiph Morris in bocca, gli anelli di fumo, dimenticare, speranze, al domani, evocarlo, evocarlo, il sonno, il silenzio, l’oblio. La end quotidiana di sempre. Mai più. Le regole le conosci Gabriele, le logiche infami che conservano l’equilibrio nella merdosa società al meridione non sono nuove a nessuno. Le indagini sociologiche servono a un cazzo. Si paga comunque, in un modo o nell’altro. Certo che prenderla dietro anche chi non partecipa al gioco è questione opinabile, alquanto.

E vorresti gridarlo, non è così, vorresti gridarlo mentre te ne stai lì, sull’asfalto, respirando affannosamente, col corpo squarciato dall’esplosione, l’articoli da regalo a un passo da casa saltato per aria, investendoti in pieno, perché proprio te, passare a quell’ora, che cazzo c’entravi,il titolare indietro col pizzo ai clan della zona di due rate mensili, affari alla frutta, articoli da regalo, non si guadagna una lira, hai da pagare, comunque, o il locale fa boom, hai sentito, il locale fa boom, e l’ha fatto davvero, se n’è accorto Gabriele, e si sforza, vorrebbe, gridare, gridare, ma non c’è tempo, coscienza, ha già detto addio, fatto posto alla pace, al silenzio, alla luce. E polvere a ricoprire, in eterno, un cassetto richiuso, con dentro Montmartre, e altri stupidi sogni.

Un tizio va avanti a rigirarsi tra le lenzuola, sperando da ore di arrendersi, al sonno rigenerante. Si chiama Carlo, Carlo Sarpieri, titolare di un articoli da regalo. Nel buio, il respiro ipnotico, regolare, di sua moglie che dorme. E in testa la maledetta, fatidica frase. Paga. O il locale fa boom. Anche da svegli, talvolta, non si esce da un incubo. Fa caldo, ha bisogno di bere. Lentamente si alza, si ritrova in cucina. Nel frigo una litro e mezzo di acqua frizzante. La stappa e ne ingoia una lunga sorsata. La frescura del liquido cancella l’angoscia che appanna i suoi sensi. Riesce a distinguere il sonoro di un’ambulanza nella normale follia di una non ultima corsa. Tornando nel buio. Sospira.



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