ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato giovedì 19 febbraio 2015
ultima lettura domenica 17 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'OGGETTO

di EnricoGraglia. Letto 728 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Avanzando nella sala principale all'interno della mia boccia di balneazione, mi fermo davanti alla teca che contiene il reperto più importante dell'intero Museo Interacquariale di Archeologia. Un semplice, piccolo e sottile oggetto rettangolare...

Avanzando nella sala principale all'interno della mia boccia di balneazione, mi fermo

davanti alla teca che contiene il reperto più importante dell'intero Museo Interacquariale

di Archeologia. Un semplice, piccolo e sottile oggetto rettangolare, nero,

dagli angoli arrotondati. È sospeso nel vuoto, sopra tre micro generatori di

campo magnetico, in una scatola di vetracqua trasparente. Ho voluto che tutto

fosse molto lineare, per questa esposizione senza precedenti: niente fronzoli

e scenografie, come quelle che usano adottare i miei colleghi in tutto il globo acqueo. Ciò

che ho di fronte è un reperto unico e deve essere valorizzato dalla sua

stessa perfezione.

Intorno alla teca, a distanza sufficiente da non disturbarne la visione, ho fatto

disporre in circolo dei pannelli, sui quali galleggiano immagini ingrandite delle

singoli parti dell'oggetto, dell'interno del medesimo e di ogni suo più piccolo

dettaglio. Nella sala successiva, un modello acquografico

tridimensionale dell'oggetto è a disposizione dei visitatori, che potranno

interagire con esso senza uscire dalle loro bocce di balneazione, smontandolo e

rimontandolo. Voglio che si rendano conto delle capacità intellettive che sono

state necessarie per idearlo e assemblarlo.

Per quanto sia a conoscenza delle condizioni eccezionalmente fortunate in cui è

stato ritrovato l'oggetto, mi pare tutt'ora incredibile lo stato di

conservazione in cui si trova: sembra realizzato da pochi istanti. In realtà,

ha attraversato centinaia di migliaia di anni per giungere fino ai nostri

giorni, qui, tra i miei tentacoli. Soltanto io, tra tutti i viventi di

quest'epoca, ho avuto la straordinaria possibilità di studiarlo a fondo,

esaminandone struttura e composizione. Molti darebbero una pinna per sfiorarlo

anche solo con una ventosa, per un attimo, mentre io ho potuto quasi

annoiarmene, per poi tornare, ogni volta, a guardarlo con la stessa reverenza.

Confesso che ne sono attratto irresistibilmente. L'oggetto esercita su di me un fascino che

oserei definire mistico. Sprigiona un'aura che, se ciò che penso riguardo alla

sua funzione originaria è vero - e credo fermamente che lo sia - , dev'essere

rimasta immutata nel tempo. Incollo le antenne alla superficie di vetracqua per vederlo meglio, in solitudine, un'ultima volta. È come se

volessi carpirne un'immagine esclusiva, soltanto mia, per custodirla

gelosamente quando l'oggetto sarà sotto le antenne di tutti. Il bordo della mia

boccia di balneazione si appoggia alla teca e resto in bilico, per un lungo

attimo, come in adorazione.

Rifletto, ancora una volta, sulle implicazioni rivoluzionarie dell'esistenza stessa

dell'oggetto. Un'altra specie lo ha pensato e costruito. Una specie intelligente,

che ha vissuto su questo stesso pianeta innumerevoli secoli prima che il nostro

più lontano progenitore abbandonasse gli oceani per strisciare i suoi primitivi

tentacoli sul suolo del globo acqueo. Ormai posso affermarlo con assoluta

certezza: ne ho la prova davanti alle antenne. Chi si ostina a sostenere il

contrario, a questo punto, non può che essere in mala fede. Fino a oggi, i

nostri studiosi più anziani hanno continuato a ripetere e a insegnare alle

nuove generazioni la polverosa, vetusta idea che la nostra specie sia la prima ed

unica specie intelligente a popolare il pianeta e la nostra l'unica forma di

civiltà mai sviluppatasi in questo sistema stellare. Tutto ciò è completamente

falso e ora dovranno ricredersi.

L'antichissima specie che ha costruito l'oggetto, ormai persa tra le nebbie del tempo, era

costituita da esseri capaci di formulare pensieri complessi. Esseri che devono

aver elaborato concetti astratti e che, senz'altro, hanno vissuto una loro

forma di spiritualità, se non addirittura di religione. Ed è proprio alla sfera

del sacro, che sono certo sia da ricondurre l'oggetto.

Nella parte frontale, c'è un rettangolo più chiaro, un ritaglio grigio nella

superficie nera. È uno specchio oscuro, che riflette le immagini al pari

dell'acqua di cui siamo figli. Questo specchio mostra a chi guarda la sua

immagine e, al tempo stesso, la racchiude in uno spazio mistico che non è

cerchio, né quadrato, ma una via di mezzo tra i due. Credo rappresenti l'uno e

il tutto, il singolo individuo e l'universo che lo contiene. Sono partito da

questa intuizione per cercare di interpretare il significato dell'oggetto e

sono giunto alla conclusione che si tratti di un amuleto: qualcosa di sacro, simbolico,

come lo sono per noi gli Spiriti delle Onde o il Grande Mare che ci accoglierà

tutti, quando la nostra esistenza acquea sarà terminata, che sia l'Oceano

Splendente, dove si nuota per l'eternità nella beatitudine, o l'Orrida Fossa,

dove si langue perennemente in profondità buie e gelide.

Gli studi che ho condotto sull'oggetto hanno evidenziato che, dopo esser stato

costruito con materiali a noi per lo più sconosciuti ed estremamente durevoli,

ne è stato fatto uso per un numero stranamente limitato di anni, ma, in questo

breve lasso di tempo, è stato toccato dagli arti di quegli antichi esseri

centinaia e centinaia di volte. Lo hanno accarezzato, sfiorato e strofinato con

le loro appendici per trarne forza, scacciare la paura o propiziarsi qualche

divinità. È probabile che lo portassero con loro ovunque andavano.

Al di là del suo significato, comunque, l'aspetto che considero più importante

dell'oggetto sono i tre fregi identici che si trovano al di sopra dello

specchio scuro, sul dorso e all'interno, sul più grande dei componenti

amovibili. Sospetto ce ne fossero altri, di questi fregi, più piccoli, ma hanno

lasciato tracce troppo labili per consentire di identificarli con certezza. I

tre fregi principali, però, fanno pensare a qualcosa di più di una semplice

decorazione. Sono costituiti da sette simboli, uno dei quali ripetuto due

volte, che potrebbero essere i caratteri di una forma di scrittura antica di

centinaia di migliaia di anni e, ad oggi, indecifrabile. Potrebbe trattarsi del

nome di una divinità, di quello dell'essere a cui l'oggetto era destinato,

oppure una formula ben augurante o di protezione. Se così fosse, si tratterebbe

di un'ulteriore, indiscutibile prova dell'intelligenza della specie che ha

costruito l'oggetto e del grado di civiltà a cui doveva esser giunta.

Ho imparato a memoria questi simboli e la scritta che formano: sono diventati per

me una vera ossessione. Sono convinto che un giorno la nostra specie riuscirà a

decifrarli: allora si aprirà, per noi, sul passato del globo acqueo

su cui viviamo una porta, che attualmente possiamo soltanto immaginare di varcare.

Fantasticando sui suoni che potrebbero corrispondere a quei simboli e sulle

immagini che erano destinati ad evocare, stacco le antenne dalla teca di

vetracqua, spingendo sui tentacoli. La mia boccia di balneazione ritorna in

equilibrio e posso di nuovo muovermi. È tardi, per cui mi dirigo rapidamente

verso l'ingresso del Museo, pronto ad accoglierne i visitatori. La scritta

emersa dagli abissi del tempo brilla come un faro sull'oceano dei miei

pensieri: "SAMSUNG".



Commenti

pubblicato il 19/02/2015 23.48.41
EnricoGraglia, ha scritto: Se ti è piaciuto il racconto, visita la pagina Facebook "I libri di Enrico Graglia"! https://www.facebook.com/pages/I-libri-di-Enrico-Graglia/209679502397072
pubblicato il 20/02/2015 10.45.29
Strom, ha scritto: Finale troppo scontato tranne che per la natura dell'oggetto.
pubblicato il 20/02/2015 13.01.49
EnricoGraglia, ha scritto: Proprio sulla natura dell'oggetto si gioca l'intero racconto. E soprattutto il finale. Quindi in cosa lo hai trovato scontato? Dimmi di più, Strom, aiutami a migliorare. :-)
pubblicato il 20/02/2015 13.01.52
EnricoGraglia, ha scritto: Proprio sulla natura dell'oggetto si gioca l'intero racconto. E soprattutto il finale. Quindi in cosa lo hai trovato scontato? Dimmi di più, Strom, aiutami a migliorare. :-)
pubblicato il 20/02/2015 22.24.59
Notturna, ha scritto: Letto d 'un fiato... Finale da interpretare a piacere se si vuole.... Samsung anziché apple è geniale ;)
pubblicato il 20/02/2015 22.59.13
EnricoGraglia, ha scritto: Grazie, Notturna! Sarà che ho un Samsung... ;-)
pubblicato il 10/03/2015 0.51.04
hide, ha scritto: Molto carino. Mi è piaciuta la prospettiva dello scienziato "alieno"(?) sul nostro mondo, fa riflettere sul modo in cui certi divulgatori contemporanei raccontano il passato e, rileggendolo già conoscendo il finale, risulta piuttosto divertente. Molto spiritoso e azzeccato anche il modo di descrivere le caratteristiche della specie aliena con espressioni tipo " Molti darebbero una pinna per sfiorarlo anche solo con una ventosa". Forse l'unica pecca è che proprio a queste espressioni se ne accostano altre che stonano un po' tipo "le nebbie del tempo" o "la polverosa idea", nel mare non c'è né nebbia né polvere. Comunque, pignolerie a parte, bel lavoro :)
pubblicato il 10/03/2015 6.31.19
ubik2001, ha scritto: Carina l idea. Il finale più velato e sottinteso così è troppo esplicito... Non è come leggere Dick ma assolutamente piacevole. Unica enorme pecca... la formattazione del testo...
pubblicato il 10/03/2015 19.00.46
EnricoGraglia, ha scritto: Hide, le pignolerie sono importanti per migliorare e hai ragione sulle espressioni che stonano: grazie! Sono contento che, comunque, ti sia piaciuto. Ubik2001, il finale è volutamente esplicito, forse un po' "facile", è vero. Che ha che non va la formattazione? Ho fatto copia-incolla da Word e lo vedo bene (anche se ha perso il giustificato, i rientri...). Magari fosse come leggere Dick! ;-) Grazie mille.

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: