ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato domenica 15 febbraio 2015
ultima lettura giovedì 28 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Sempre con noi

di sergiochescrive. Letto 542 volte. Dallo scaffale Fantasia

Racconto dove fantasia, voglia di avventura e desiderio di esiti sereni si combinano, traducendo i sentimenti e le attese di chi ha composto la storia.

Sempre con noi

di Sergio Paderni

Marco, studente dell'ultimo anno di ingegneria meccanica all'Università di Roma Tre, si alza tardi. E' domenica e, non avendo altri impegni, decide di fare un salto al mercato delle pulci a Porta Portese.

Rovistando tra gli oggetti metallici arrugginiti di un banchetto, trova un oggetto quadrato, chiuso da una lamina metallica e sormontato da una specie di rotellina dentata, di cui non riesce a capire l'uso e la funzione. Per pochi euro lo compra e lo porta a casa per studiarlo meglio.

Dopo averlo immerso in una soluzione di benzina e trementina per disincrostarlo, lo pulisce togliendo tutta la ruggine. Sulla parte posteriore dell'oggetto intravede, incise a mano, tre lettere: MPI. Con la lama di un taglierino solleva pian piano la lamina frontale, che risulta incernierata nel lato inferiore dell'oggetto. Quando questa si apre del tutto, Marco scopre che il suo acquisto è di fatto un orologio da taschino, di forma insolita e che la rotellina dentata serve per caricarlo.

Tutto l'insieme dà l'idea di un manufatto rudimentale. Anzitutto la forma quadrata anziché rotonda. Le lancette sono costituite da tre sottili barrette di metallo, di lunghezza e spessore diversi. I numeri romani delle ore assomigliano a lettere scritte a mano più che a caratteri stampati. In maniera del tutto incoerente con la rudimentalità del resto, sul quadrante figurano due aperture destinate all'indicazione del giorno e del mese, cosa davvero insolita per gli orologi da tasca vecchia maniera.

Con titubanza, ma anche con scetticismo, Marco prova a dare la carica all'orologio. Con sua sorpresa, invece, la barretta dei secondi comincia a muoversi e a percorrere con moto circolare la superficie quadrata dell'orologio.

Preso ormai dalla curiosità, dopo averlo caricato a sufficienza, Marco vuole anche regolarne l'ora accordandola a quella del suo cronometro da polso e a quella dell'orologio del campanile della vicina chiesa di Santa Maria Romana, che si vede dalla finestra del suo studio, nella soffitta, pomposamente ribattezzata "l'attico", della casa in cui abita in Trastevere. Per farlo, pensa che sia necessario, come si fa per gli orologi da polso e da taschino, tirare verso l'alto la rotellina dentata.

Questa volta, però, incontra una resistenza piuttosto forte. Nel timore di danneggiare l'orologio si ferma a riflettere. Guarda e riguarda il "quadrotto", che è il nome con cui ha deciso di chiamare lo strano orologio, ma non vede altri modi per far avanzare le barrette dei minuti e delle ore. Prova di nuovo a tirare la rotellina della carica, prima con cautela poi sempre più forte, ma senza riuscire a smuoverla.

Con la mente esercitata a riflettere, pensa a soluzioni alternative. Potrebbe con il taglierino aprire la cassa del quadrotto e verificare cosa blocca lo scorrimento del perno della rotella. Oppure, senza aprire l'orologio, potrebbe mettere qualche goccia di lubrificante nel foro da cui sporge l'asse della rotellina, sperando che questo basti a renderla più maneggevole. O, ancora, visto che si è fatto tardi, potrebbe lasciar perdere tutto e conservare il quadrotto così com'è, una curiosità in più da aggiungere a quelle collezionate nelle precedenti scorribande al mercato delle pulci o nei negozietti dei rigattieri del quartiere.

Prima di smettere, decide di fare un ultimo tentativo. Lubrifica il perno, afferra ben stretto il quadrotto con la mano sinistra e con la destra strattona con decisione la corona dentata.

Un primo "tac" testimonia sonoramente che la ruota dei minuti è stata raggiunta.

Segue un secondo "tac" a sancire la riuscita anche per la ruota delle ore, ed un terzo "tac" per quella dei giorni.

La forza impressa all'operazione fa raggiungere al perno della corona un ulteriore segmento delle ruote dentate dell'orologio. Il "tac" sonoro che ne sottolinea l'esito fa aprire sul quadrante dell'orologio, nella parte inferiore sottostante il numero VI, una terza finestrella.

Incuriosito, Marco prova a girare la corona dell'orologio e, con suo sbalordimento, nella finestrella vede scorrere a ritroso i secoli: "XXI", "XX", XIX", "XVIII", "XVII", "XVI", "XV".

Nell'attimo in cui compare il quindicesimo secolo l'orologio si blocca. Assieme ad esso tutto l'ambiente attorno a Marco si immobilizza in un'atmosfera priva della dimensione temporale. Nel tessuto di questo spazio immoto si apre un varco temporale e Marco si trova di colpo proiettato al di là di esso, nell'anno di grazia 1414, nella Roma dell'epoca, al secondo piano di una locanda della periferia in una stanzetta dove viva e studia. Nella nuova dimensione Marco conserva la coscienza di sé e le conoscenze del Marco del ventunesimo secolo. Non ha, quindi, difficoltà ad adattarsi alla situazione e a dimostrarsi negli studi preparato sia da un punto di vista teorico che pratico. Con la conoscenza della meccanica posseduta, non ha difficoltà nemmeno ad affermarsi come artigiano provetto e inventore.

La bottega di Ser Marco diventa in breve tempo la fucina di novità espressamente realizzate per rendere più facile la vita domestica delle donne del quartiere, dallo scolapasta bucherellato, alla scopa di vimini al posto di quella fatta con rami secchi, a tante altre comodità che gli attirano la simpatia e la gratitudine femminile e qualche invidia maschile.

Un piccolo recipiente metallico di forma quadrata, che vagamente gli ricorda qualcosa, gli ispira l'idea di trasformarlo, per mezzo di ruote dentate e di una molla, in un "istrumento per misurar la scansione del tempo: i minuti, le ore, i giorni, gli anni e i secoli", come ebbe a precisare ad opera compiuta agli amici venuti ad ammirare l'ultima realizzazione del geniale artigiano. A suggellare l'opera, a impresa terminata, incide sul retro della scatola segnatempo le sue iniziali: MPI (Marcus Polidori Inventore).

Il suo locale-laboratorio diventa, altresì, il luogo d'incontro di persone d'ogni età, interessate agli argomenti scientifici, che Marco sa illustrare con parole semplici e comprensibili per le conoscenze dell'epoca, e alle discussioni filosofiche che vi si tengono e che riguardano l'esistenza di altri mondi e di altre dimensioni di vita.

Il cenacolo di Ser Marco Polidori, artigiano e inventore, attira, però, l'attenzione delle autorità ecclesiastiche, che sospettano vi si professino idee eretiche e vi vengano celebrati riti demoniaci. Ma Marco, che ha memoria della storia, previene la diffidenza del clero, aprendo il cenacolo ai religiosi più acculturati ed attenti e dimostrando, con le parole e con i fatti, che il sapere serve a magnificare la grandezza di Dio e non a metterne in discussione la parola.

Tra quanti frequentano la bottega-cenacolo si fanno notare, per interesse ai temi trattati e per la condivisione delle ipotesi più avanzate, due giovani innamorati, Stefano della famiglia Benedetti e Claudia Storchi. I due diventano ben presto sodali stretti di Marco e nei fatti suoi assistenti.

Stefano è profondamente convinto che esistano "varchi spaziali" che uniscono mondi contigui.

"Se riusciamo a individuarne uno, possiamo a nostro piacimento recarci dall'altra parte ed esplorare mondi nuovi e sorprendenti".

Succeduto a Marco nella gestione della bottega-officina-cenacolo, prova, senza successo, assieme a Claudia, divenuta nel frattempo sua moglie, a realizzare un varco spaziale. L'insuccesso non frena l'interesse dei due, anche se debbono arrendersi al fatto che non basta perseguire con determinazione un'idea straordinaria per riuscire a realizzarla.

Per festeggiare l'anniversario del loro matrimonio, Stefano compra a Claudia una veste alla moda dei francesi e un grazioso cappello da un mercante che ha aperto una bottega in una strada vicina alla loro.

Claudia vuole provare l'abito e il copricapo per vedere come le stanno addosso. Il mercante le indica uno stanzino dove campeggia una grande specchiera. Anche Stefano vuole esprimere il proprio giudizio e segue la moglie nello stanzino. L'abito è meraviglioso e il cappellino aggiunge un tocco di frivolezza che lascia soddisfatti i coniugi Benedetti.

Mentre Stefano guarda con compiacimento l'immagine della moglie riflessa nella specchiera, i due percepiscono sulla superficie della lastra riflettente il fluire di una sorta d'increspatura, che si sposta velocemente avanti e indietro da un lato all'altro del bordo dello specchio.

Spinto dalla curiosità, ereditata dai comportamenti sperimentali dell'amico e maestro Marco, Stefano infila la propria mano nella piega dello specchio nel momento in cui questa gli passa davanti. Attratto da una forza irresistibile, viene risucchiato oltre la specchiera in una dimensione che immediatamente percepisce come differente da quella della Roma del XV secolo.

Stefano si rende conto di avere involontariamente trovato e sperimentato il varco spaziale a lungo cercato, di essere passato attraverso di esso e di trovarsi adesso in un universo contiguo, ma in un tempo che è più avanzato rispetto a quello lasciato al di là del varco. Nella nuova realtà si registrano diversità significative non solo negli aspetti della vita materiale, ma anche nel modo di pensare. Ad esempio, l'interesse per le realtà "altre" è sentimento comune e condiviso tra gli abitanti del mondo in cui è finito e l'esistenza di varchi spaziali e temporali è ritenuta da tutti un fatto scontato e sperimentabile. Pertanto, quando Stefano racconta la sua avventura agli amici che si è creato nella nuova esistenza, subito si forma un gruppo di "approfonditori" che insieme a lui cerca di definire i punti di riferimento per ricostruire l'accaduto: la esistenza di Stefano e di Claudia, il legame affettivo che li unisce e che perdura anche attraverso il varco, l'ambiente dove ha avuto inizio la vicenda, la bottega con esposto in vetrina il vestito alla moda dei francesi e il cappellino, lo stanzino per la prova degli abiti e la specchiera, da tutti subito individuata come la sede del varco spaziale. Da quest'ultimo indizio prende avvio la ricerca del lato del varco che si affaccia sulla loro realtà, ma nessuno del gruppo è a conoscenza di botteghe di moda, di cappellini in vetrina e di specchiere in uno stanzino.

Una componente del gruppo degli approfonditori, Andreina, da tutti classificata come la romantica del sodalizio, suggerisce:

"Perché non concentriamo la nostra attenzione sul legame affettivo che unisce Stefano e Claudia e che li mantiene in contatto anche se si trovano nei lati opposti del varco? Seguendo quel filo possiamo risalire alla porta del varco che esiste nella nostra realtà".

"L'idea è buona" commenta il coordinatore del gruppo. "Ma per visualizzare un legame affettivo e seguirlo come filo conduttore in due realtà esistenziali contigue ci serve una persona dotata di speciali poteri paranormali".

"Mia nonna Anita è una veggente e credo sia in grado di farlo" risponde la romantica del gruppo, già eccitata all'idea di partecipare ad una storia d'amore che supera i confini del tempo e dello spazio.

Il gruppo degli approfonditori accompagna Stefano dalla nonna veggente, che li accoglie sulla porta di casa.

"Finalmente vi siete decisi a venire. Sono anni che vi sto aspettando. Sono stata io, quando ero una giovane commessa, a mettere in vetrina, nell'altra realtà, il cappellino che ha attirato Claudia e Stefano nel negozio di moda, dove ha avuto inizio tutta la vicenda. Solo che allora ero una veggente in prova e gli eventi futuri che ho intravisto in quella occasione non avrei saputo dire se erano una mia fantasia, una premonizione o una anticipazione a-temporale di quello che oggi sta effettivamente accadendo".

"Nonna, noi stiamo cercando una specchiera che funzioni da varco spaziale tra il nostro mondo e quello in cui è rimasta Claudia. Puoi aiutarci a trovarla?".

"Non esiste nessuna specchiera in questa nostra realtà con quelle caratteristiche" chiarisce la nonna, rispondendo alla nipote. "E poi, non è lo specchio il fattore che conta adesso. L'elemento essenziale per il seguito della storia è la scatola su cui poggia il cappellino in vetrina".

Con pazienza la veggente spiega al gruppo dei giovani, che nel frattempo si sono seduti per terra attorno a lei, che la scatola poteva, forse, contenere le istruzioni per trovare il varco spaziale che stavano cercando, oppure essere vuota e così vanificare per sempre il ricongiungimento di Stefano e Claudia.

"Il mistero può essere sciolto solo aprendo la scatola. Però non è detto che le istruzioni siano sicuramente dentro la scatola o che non vi siano. Tutto dipende dall'atto di aprire la scatola. Solo aprendola, l'atto di aprirla determinerà cosa farvi trovare dentro. Neppure io, che sono una veggente, posso vedere cosa contiene la scatola. Il contenuto si concretizzerà - aggiunge poi - in una delle due possibili soluzioni, le istruzioni o il nulla, solo per effetto dell'atto di togliere il coperchio alla scatola. Insomma, la non-soluzione, legata al dubbio se aprire o non aprire la scatola - conclude la nonna veggente, rivolgendosi in particolare alla nipote - può determinare la separazione definitiva dei due vostri amici o il loro ricongiungimento. Sta a voi, adesso, decidere cosa fare".

Perplessi e frastornati dal gioco probabilistico delle soluzioni alternative, i giovani si riuniscono di nuovo nella loro sede per riflettere se aprire o meno la scatola, sapendo che non esisteva certezza di soluzione, perché questa non era predeterminata, ma sarebbe derivata casualmente da quanto essi avrebbero deciso.

Nella stanza di riunione li raggiunge una bambina che, con la massima semplicità chiede:

"Perché, allora, non fate ricorso all'evocazione? Noi bambini la usiamo spesso per far comparire i nostri compagni di gioco segreti, i nostri animaletti amici o per chiamare il nostro angelo custode a proteggerci dai pericoli e dai mostri che vogliono farci paura".

Colpiti dall'acutezza dell'osservazione, il gruppo si concentra per rafforzare il potere evocativo di Stefano, che mette il massimo impegno per chiamare vicino a sé Claudia. Il gruppo si impegna con tutte le energie a disposizione, creando un'onda di determinazione che, urtandolo con forza, lacera il diaframma che separa le due realtà.

All'improvviso in mezzo a loro, sorridente e felice, si materializza la ragazza invocata. Stefano e Claudia si abbracciano forte. La bambina si avvicina a Claudia e le chiede:

"Non ti piacerebbe rimanere qui con noi e restare per sempre con il tuo ragazzo? Puoi farlo, se vuoi. Basta che tu dica, con tutta la volontà di cui sei capace, <voglio restare qui> e noi, con la forza della solidarietà, ti aiuteremo a realizzare il desiderio evocato".

"Voglio restare qui, voglio restare qui, voglio restare qui" ripete come un mantra, ad occhi chiusi e con i pugni stretti, Claudia. Nell'istante in cui dice queste parole, l'invocazione si trasforma in un salto spaziale definitivo nella nuova realtà esistenziale, dove il ricongiungimento con Stefano diventa un evento irreversibile.

L'applauso dei ragazzi, che hanno assistito al ricongiungimento dei due innamorati, suggella la vicenda.

Nella sua stanza in un sottotetto piuttosto freddo, solo fiocamente riscaldato da una stufetta malandata, Nicola Morgantini, aspirante scrittore, sta scribacchiando su un foglio l'abbozzo di un racconto che da tempo ha in mente di scrivere.

Il racconto parla di Ottavio Contardi, un signore saggio che vive in una casetta nel bosco, in costante contatto con la natura incontaminata che lo circonda e che gli trasmette energia sana, pulita, corroborante. Ottavio è ricco delle esperienze che ha fatto viaggiando per il mondo e dei ricordi legati alla sua attività di "portatore di pace e di benessere", una sorta di angelo custode in sembianze umane che si è prodigato per alleviare le sofferenze delle vittime di guerre, di violenze e di discriminazioni. Quando è stato il tempo di passare ad altri l'impegno a favore della pace universale, la casetta nel bosco è stata la scelta fatta per trascorre in serenità il tempo rimastogli da vivere.

Sta scendendo la sera e Ottavio si rilassa su una poltrona per godere lo spettacolo del sole che cala dietro gli alberi, per ascoltare il cinguettio degli uccelli che man mano si spegne e per immergersi nel buio della notte che avanza, coprendo con la sua ombra scura il bosco, la casetta e l'uomo in poltrona.

Via via che Nicola descrive la scena, vivendola come una propria realtà, la distinzione con la vicenda narrata si fa sempre più esile, sino a quando un raggio di luna fende l'oscurità della notte e cade sulla poltrona. Ma non è più Ottavio, l'uomo saggio, che vi riposa, ma è lo stesso scrittore che è diventato il personaggio del suo stesso racconto.

Nella stanzetta del sottotetto dove d'improvviso si ritrova, Ottavio comprende che qualcosa di molto significativo è avvenuto e che a lui spetta solo di assecondarlo, recitando la nuova parte che gli è stata assegnata. Trova il foglio con l'abbozzo del racconto e, sostenuto dai ricordi dell''interessante vita vissuta, delinea per l'aspirante scrittore che ha preso il suo posto uno scenario esistenziale senza più stanze fredde in squallidi sottotetti, ma ricco di avventure e di fantasie, che, nella nuova realtà, Nicola saprà trasfondere in libri di successo.

Il consenso maggiore di pubblico e della critica lo ottiene con una storia di angeli che, all'insaputa dei propri assistiti, si prendono cura di persone che vivono esperienze difficili e a poco a poco riescono a farle rinascere ad una esistenza serena.

"Sempre con noi", il libro di Nicola Morgantini diventa il best seller dell'anno e la presenza e l'azione degli angeli diventa a sua volta argomento di discussioni e di dibattiti.

Una copia del libro viene portata da un poliziotto, Antonio Catarella, nell'ufficio "Ricerche persone" del Commissariato dove lavora. Incuriosita dall'argomento del libro, di cui ha sentito parlare e di cui scorre velocemente con lo sguardo l'indice, la collega Lucia Toscani, incaricata di compilare le schede dei ricercati, applica per errore la foto di Carlo Vaggio, un sospetto ladro di opere d'arte, sulla scheda di Gavino Forastieri, ricercato per contrabbando illegale di armi da guerra. Il primo è accusato di avere sostituito un quadro di Modigliani in una galleria d'arte di Milano con una copia pressoché indistinguibile, da lui dipinta, ma riconosciuta successivamente non autentica dalle perizie su di essa effettuate.

Guardando meglio la foto di Carlo Vaggio, Lucia riconosce nell'immagine il giovanotto incontrato sere prima in un bar di periferia, vicino alla casa dove vive in compagnia di un gatto e di un'amica d'infanzia, ospitata "per pochi giorni" un anno prima, in attesa di una sistemazione migliore, ma poi rimasta perché la situazione conveniva ad entrambe.

Al termine del lavoro decide di recarsi nel bar per raccogliere informazioni sull'artista ricercato. Il barista riconosce nella foto il pittore sorridente che trascorre molti pomeriggi in un angolo del bar a disegnare su un grosso album. Più volte, nel servirgli la consueta bevanda di succo di carote e kiwi, aveva sbirciato i disegni sui fogli dell'album o sparsi sul tavolino: strani paesaggi aperti e luminosi, popolati da figure splendenti simili ad angeli, che sorvegliavano con affetto e attenzione i propri assistiti che popolavano le scene, svolgendo le più svariate attività. Una volta, però, aveva intravisto una scena simile, ma popolata da persone circondate da un'aura scura, che inveivano contro l'unica figura luminosa, che osservava indulgente e sorridente la scena, scuotendo benevolmente la testa.

Raccogliendo altre informazioni dai clienti abituali del bar, Lucia riesce a risalire all'indirizzo di quello che non sa più come definire: ricercato, giovane, pittore, angelologo. Mossa più dalla curiosità, ormai, che dal senso del dovere, raggiunge l'indirizzo e bussa alla porta del pittore, invitandolo ad aprire e declinando la sua qualifica di agente di polizia.

Con sua sorpresa gli viene ad aprire la coinquilina, che sorridendo le dice:

"Vieni Lucia, ti stavamo aspettando".

Infatti, su un piccolo tavolino rotondo, in un angolo dello studio, una teiera fumante e tre tazze spaiate sono state approntate per accoglierla.

Carlo Vaggio, il pittore, con un grande sorriso le si avvicina, l'abbraccia e le tende scherzosamente i polsi, avvertendola:

"Se chiuderai qua attorno le tue manette, resteremo ammanettati insieme per sempre, anche in questa esistenza terrena, come lo siamo stati tante altre volte nel passato, in altri paesi e in altre epoche".

Nell'istante in cui Carlo le dice queste parole, Lucia prende coscienza che il fatto di essere diventata in questa esistenza un'agente di polizia adibita alla segnaletica dei ricercati, era stato determinato dal desiderio di ritrovare l'amore eterno della sua vita. Proprio come la falsificazione dei quadri di pittori famosi e la loro sostituzione agli originali, facendone ipso facto un criminale ricercato dalla polizia, da parte di Carlo era stato il modo per facilitare il loro ricongiungimento, sfruttando il tipo di esistenza e di lavoro scelto dalla sua amata.

Lieti dell'esito della vicenda i tre decidono di andare a festeggiare "Da Anghelinu", la payotte corsa da poco aperta sul lungomare di Ostia. Lì trovano Stefano insieme a Clara, sua moglie, al gruppo degli approfonditori che lo ha aiutato nella ricerca dell'amata, ad Anita la nonna veggente, accompagnata dalla nipote Andreina e dalla bambina sapiente, anch'essi desiderosi di fare festa per il felice esito della storia che li ha avuti come protagonisti.

Il locale in riva al mare viene scelto anche dell'editore per solennizzare il successo editoriale del libro "Sempre con noi", dedicato dall'autore ad Ottavio, l'ispiratore segreto dell'opera. E' presente Carlo Vaggio, disponibile per autografare le copie del libro a quanti lo richiedono, con dediche piene di tenerezza e di umana simpatia.

Mentre l'allegria e il buon umore scorrono da un tavolo all'altro e un'atmosfera di serenità pervade tutto l'ambiente, il gruppo degli angeli che ha cura dei presenti effonde sentimenti di amore su tutti, e si rallegra perché le diverse storie, determinate dall'autonoma e libera volontà dei protagonisti e dall'interazione con i fenomeni paranormali di cui è intessuta, a loro insaputa, l'umana esistenza, si sono evolute tutte positivamente, conformandosi, alla fine, ai principi che regolano lo sviluppo dell'universo, così come stabilito all'inizio del tempo e dello spazio dalla volontà onnisciente dell'Essere-energia, di cui ogni evento ed ogni creatura, in qualsiasi realtà esistenziale e in qualsiasi circostanza temporale, sono concreta e perenne espressione.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: