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lavoro pubblicato giovedì 12 febbraio 2015
ultima lettura domenica 17 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Campo minato

di LaPluma. Letto 433 volte. Dallo scaffale Fantasia

Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 Era completamente sola su quella piattaf...

Era completamente sola su quella piattaforma.

Sempre se si esclude quel migliaio di telespettatori che la stava guardando da casa. Non sapeva bene perché si trovava lì, non aveva un motivo particolare. O forse lo aveva ma non era disposta ad accettarlo. Molte persone partecipavano per avere i loro famosi quindici minuti di gloria, per avere qualcosa da raccontare ormai vecchi, distrutti dalla vita e in attesa di poter riposare sotto qualche metro di terra. Molti altri lo facevano per i soldi del premio. Molti soldi. Ma tutto questo a lei non interessava, le bastava sapere che era lì, pronta a sfidare la sorte, e solo quello importava per lei.

Stava giocando a un gioco pericoloso.

Fissò una telecamera e seppe che in quel momento i suoi occhi si stavano piantando nella mente di tutti quelli che stavano guardando il programma. Se fosse morta nessuno se lo sarebbe potuto dimenticare. In quel gioco non c’era una pacca sulla spalla per i perdenti. Se avesse fatto anche un solo passo falso sapeva di non avere nessuna speranza di poter tornare a casa. Tutta intera si intende.

Il suo compito era raggiungere l’altro lato della piattaforma. Sembrava un normalissimo pavimento ma in realtà sotto alcune di quelle piastrelle erano piazzate delle piccole cariche esplosive. Troppo deboli per ucciderla sul colpo, troppo forti per non strapparle qualche arto. Il Ministero del Divertimento si era visto costretto a promuovere questo genere di spettacoli nel momento in cui i cittadini avevano richiesto di poter vivere delle emozioni forti per potersi sottrarre ad una vita di frustrazione e isolamento.

E comunque poteva star sicura. Le avevano fatto firmare un contratto. Anche fosse morta sarebbe stata inserita tra i nomi dei martiri letti in occasione della Giornata Nazionale del Divertimento e i suoi parenti avrebbero ricevuto un indennizzo non da poco. Come se li avesse conosciuti.

Un fischio sordo. Era il segnale. In quel momento il gioco aveva inizio. Aveva solo cinque minuti di tempo dopodiché avrebbe perso automaticamente.

Fece un primo passo. Sulla piastrella si illuminò il numero zero. Era un ottimo inizio. Nessuna delle piastrelle adiacenti era collegata ad una bomba. Fece ancora un passo e un altro ancora. Stava andando bene. Forse ce l’avrebbe fatta.

Numero tre. La situazione cominciava a farsi difficile. Fece i suoi calcoli e stabilì che a destra era sicuro. Si spostò.

Numero sette. Maledizione. Era un vicolo cieco. Andando in quella direzione non poteva far altro che saltare in aria. Doveva tornare sui suoi passi. Guardò il grande display davanti a lei. Erano già passati due minuti e lei era ancora a metà strada. Di quella sbagliata peraltro.

Tornò indietro e scelse un’altra direzione. Un altro vicolo cieco. Bisognava rifare tutto da capo e intanto il tempo scorreva veloce. Troppo veloce per i suoi movimenti.

Al terzo tentativo riuscì finalmente ad azzeccare la via giusta e questa volta proseguiva spedita davanti a sé. Si fermò a un metro dall’arrivo.

Grande sotto i suoi piedi era apparso il numero cinque. Una sola delle piastrelle che la circondavano le avrebbe permesso di proseguire. Doveva scegliere attentamente. Magari sarebbe potuta essere quella davanti a lei? Per lei era la più comoda per arrivare dritta dritta alla sua meta. Ma chi non le avrebbe ostacolato il percorso giunti a questo punto? Molto probabilmente era una di quelle ai lati. Ma non aveva modo di sapere quale. Guardò il tempo. Solo più un minuto scarso. Non era assolutamente pensabile tornare indietro per provare un altro percorso. Doveva tentare. Fissò per un’ultima volta la telecamera.

Fece la scelta sbagliata.



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