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lavoro pubblicato sabato 7 febbraio 2015
ultima lettura sabato 19 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Big Hero 6

di Batckas. Letto 591 volte. Dallo scaffale Cinema

Big Hero 6: simpatico e da vedere. "Ciao, io sono Baymax. Il mio scopo è guarire i malati e i feriti" "In una scala da uno a dieci, come valuti il tuo dolore?" Attenzione: spoiler.

Un film che ti scalda il cuore. Niente di più, niente di meno. La storia non è rivoluzionaria, anzi, è molto alla Spiderman di Raimi con tanto di cameo di Stan Lee, nascosto ma chiaro e simpatico. Infatti Big Hero 6 presenta la classica struttura di un film bonario sui supereroi con tutti i cliché del genere.
Ma… Baymax, il protagonista, il robot tutto bianco fatto per essere rassicurante e coccoloso. Nonché medico e infermiere è di una dolcezza sconvolgente. Non sdolcinata, però, tanto da diventare un supereroe. È un robot programmato per aiutare le persone in difficoltà e non se ne va se non si è soddisfatti del lavoro che ha svolto.
La storia si concentra sulla missione di Baymax per aiutare Hiro, il ragazzino in lutto per la morte del fratello. Hiro interpreta quel bisogno di aiuto come un desiderio di vendetta, addirittura andando a modificare le caratteristiche del robot affinché, invece di aiutare il prossimo, faccia del male. Sconvolgendo, così, anche la programmazione originale del fratello.
Astraendoci dal film. Il rapporto tra Baymax e Hiro è quello di due persone, uno di questi vuole aiutare, l'altro si chiude nel proprio dolore e non accetta il primo aiuto che proviene direttamente dall'altro, ma lo modifica secondo la propria volontà andando a sradicare quella originale del robot infermiere. Alla fine è quello che succede quando anche noi abbiamo delle aspettative sulle persone, quando quelle aspettative non sono rispettate ci abbattiamo… aspettative nostre… per una persona diversa. Le cose non stanno bene assieme. Non possiamo aspettarci dagli altri quello che noi vorremmo, altrimenti non vogliamo amici, ma cloni di noi stessi.
Comunque il film ti regala tanti sorrisi, un pizzico di commozione dove ci vuole ma ogni tanto anche qualche piccolo colpo di tosse su scene che potevano benissimo essere evitate, come quando Hiro dice ai suoi compagni di "vedere le cose da una prospettiva diversa", frase che gli veniva detta dal fratello, tipico. Forse è anche vero che il film non era per un diciannovenne ma quando si vede il logo Disney non importa quanti anni si hanno.
Commovente la fine, quando Maybax decide di sacrificarsi per salvare Hiro e il pilota. Salvando, però, il chip che conteneva il suo "animo" buono e rassicurante. Dimostrando che il fratello, nella costruzione del robot, ci aveva messo parte della sua stessa coscienza (abbandoniamo qui la presunzione scientifica e facciamoci coccolare dalle emozioni che non vogliono sapere il come o il perché delle cose, vogliono soltanto che siano) per non far rimanere mai solo il fratello, dopo la morte dei genitori quando era ancora piccolo.
Sono deliziosi i personaggi secondari. A partire dalla zia molto premurosa e inesperta ma che sa che un abbraccio può risolvere la maggior parte dei problemi. Gli amici del fratello che si improvviseranno supereroi, nerd (anche se io ero rimasto che i nerd erano persone che giocavano ai videogiochi e non capaci di avanzare con la tecnologia di tipo duecento anni in avanti) che studiano in una prestigiosa scuola di robotica che appoggiano Hiro, più piccolo di loro, ma allo stesso tempo sanno quando è il momento di far valere quella che è la loro maturata esperienza di vita (quando comprendono il desiderio di vendetta del ragazzo ma non lo accettano e gli fanno cambiare idea per la giustizia)
È Disney e si percepisce. Ma vale la pena. Alla fine Baymax è quello che tutti noi dovremmo essere, sempre disposti ad aiutare l'altro, soprattutto, disposti a non cambiare dai nostri propositi di bene anche quando non siamo accettati. Dobbiamo imparare anche da Hiro, nei momenti difficili non serve a niente chiudersi nel proprio io cercando di trarne qualche vantaggio. Siamo stati dotati della capacità di poter stringere dei legami, sfruttiamola al meglio e la vita ci sorriderà anche nei momenti più bui.
Tutti quanti dovremmo avere un aspetto "rassicurante e coccoloso".
Una piccola nota, il progetto di Hiro per essere accettato nella scuola di nerd è quello di uno sciame di bot che possono costruire qualsiasi cosa la mente umana è in grado di pensare. Come dicono nel film "l'unico limite è l'immaginazione". Dare alla mente la possibilità di creare tutto quello che vuole è un lusso che non possiamo permetterci. L'intento di Hiro con i nano-bot era fare del bene, il cattivo li usa per placare il proprio dolore facendolo provare anche al suo carnefice, lo adopera per il male. Credo abbiamo avuto abbastanza dimostrazioni dalla maestra storia di come la volontà di un solo individuo possa cambiare il mondo, in bene o in peggio. Vorremmo veramente dare, in futuro, un tale potere, di modificare la realtà in cui viviamo, a un essere umano?



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