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lavoro pubblicato venerdì 6 febbraio 2015
ultima lettura venerdì 29 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

SAINT SEIYA Next Generation: CAPITOLO 5 Costui è Proprio Un Diavolo

di Aldore1n. Letto 666 volte. Dallo scaffale Fantasia

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CAPITOLO V

COSTUI È PROPRIO UN DIAVOLO


La luce filtrava dalle palpebre appena aperte e si conficcava come uno spillo nella dilatata pupilla di Liam. Era ancora confuso , i ricordi si accavallavano disordinatamente, le immagini gli apparivano sbavate e irregolari. Riusciva a sentire solo una voce distintamente che ripeteva senza sosta le stesse parole: «Non mollare». Tale frase gli pareva dettata da un animo triste e irrequieto, ma era l'unico elemento a cui poteva rimaneva aggrappato per non sprofondare nuovamente in quell'oscuro oblio da dove era appena risalito. Col passare delle ore la vista migliorava abituandosi alla luce e quei bordi sfocati che aveva davanti presero, via via, sempre più forma.

«Papà!» disse con voce troppo flebile per essere percepita ,dopo un lieve e dolorante sussulto.

«Figliolo, mi riconosci? Sono io, tuo padre! Coraggio riprenditi, sono qui accanto a te» gli rispose portando una sua mano fra i folti capelli del figlio.

"Che succede, cosa ci fa lui qui?" pensava mentre ricadeva in uno stato di semi incoscienza."Ho capito. Sto sognando! E' stato tutto frutto della mia fantasia. Murasama, Rebecca, i Saint... me lo devo essere immaginato, ma allora perché non mi sveglio? Che stia forse morendo?" si chiese prima di riassopirsi. Passò un altro giorno. Questa volta gli occhi affrontarono la luce impertinente della mattina con più decisione. Liam tentò di muovere prima una mano, poi l'altra prima di rendersi conto che fosse sveglio; cercò anche di rimettersi in piedi, ma una fitta dolorosa al ventre glielo impedì. "Deve essere la malattia" si diceva, ma il suo sguardo si posò inevitabilmente su quella piccola stanzetta molto familiare. I pensieri furono spazzati via con l'aprirsi della porta da cui entrò il padre. Colto da stupore improvviso, il premuroso Bob lasciò cadere la bacinella piena d'acqua che gli serviva per inumidire la fronte del convalescente figlio.

«Sia benedetto il cielo, sei sveglio ragazzo mio!?» fece avventandosi come un'aquila sulla sua preda e con gli occhi umidi «Sapessi come sono stato in ansia! Ora sei di nuovo qui con me» gli sussurrava singhiozzando ad un orecchio.

«Mi fai male» tentava di dirgli, ma l'affettuosa morsa paterna non sembrava cessare.

Stettero per un po' da soli, lontani dal caotico succedersi degli eventi. Ebbero modo di raccontarsi molte cose, l'attacco dei droni, la prigionia nella fabbrica, gli assurdi piani di conquista della famiglia Temis. Finalmente Liam capì che tutto quello che aveva vissuto fino ad allora non era un sogno, ma la dura realtà e ben presto, anche i ricordi più recenti riemersero, specialmente quello in cui si vedeva faccia a faccia con Atteone.

«Papà, dimmi una cosa, come hai fatto a liberarti? Io sono stato battuto dal nemico» chiese mestamente, girando il capo sul cuscino.

La risposta, tuttavia, non arrivò dal padre, ma dal maestro Murasama che proprio in quel momento fece il suo ingresso nella piccola stanzetta:

«Ci hai fatto spaventare figliolo, ma a quanto vedo il tuo Cosmo ti sta già guarendo».

«Maestro, dunque eravate veramente voi a parlarmi tramite la mente?» chiese osservando lo sguardo del padre aggrottarsi per via di quelle strane parole «Come stanno Rebecca e gli altri?».

«Sei il solito fiume in piena» rispose scoppiando in una grassa risata l'anziano uomo «I tuoi compagni stanno bene, si sono ripresi già da qualche giorno. Rebecca è ancora un po' frastornata, ma è già alle prese con gli allenamenti. I loro Cosmo più sviluppati gli hanno permesso di riprendersi più velocemente rispetto a te».

«Mi fa piacere, sono stato totalmente d'impaccio, ma voglio rimediare allenandomi. Sapete maestro, sono contento che tutto ciò non sia stato solo un sogno, perché ho una grande voglia di prendere a calci quel cavaliere naturale dei miei stivali».

Il buon Bob osservava gli occhi di suo figlio ardere di vitalità. Era spaventato da ciò che aveva visto e da ciò che stava sentendo, ma molto lo preoccupava il destino che attendeva suo figlio e che il saggio Murasama gli aveva accennato una volta giunti all'hangar qualche giorno prima, quando fu liberato da uno strano uomo racchiuso in una splendente armatura d'oro. Evitava di farsi domande a cui difficilmente avrebbe dato una risposta, quindi si limitava a stringere la mano bendata del suo giovane figlio e a stargli accanto.

«Papà ,scusami» riprese a dire Liam «devi essere frastornato da tutti questi strani dialoghi, ma devi sapere che...».

«Non dire nulla, ti prego. Il tuo maestro mi ha già raccontato tutto. Io sono solo felice che tu sia vivo».

Il giovane cavaliere non disse nulla e lasciò che il suo vecchio lo stringesse in un altro caloroso abbraccio. Trangugiato un fresco bicchiere d'acqua, con l'ausilio di alcune stampelle meccaniche che aveva trovato accanto alla sua branda, si alzò e insieme al padre ed al maestro uscirono dalla stanza. Appena fuori, Liam non potette fare a meno di osservare quel grande viavai di persone dal camice bianco che riempivano il laboratorio sottostante. I computer erano nuovamente in funzione, e da un grosso schermo posto al centro dell'hangar si poteva vedere lo scorrere d'immagini di un telegiornale.

«Chi sono tutte queste persone?» disse spontaneamente il ragazzo.

«Quasi dimenticavo figliolo! Questi sono gli scienziati appartenenti all'ex fondazione Sado che avete liberato dalla prigionia dei fratelli Temis. Grazie al loro aiuto, finalmente potremo trovare Atena».

In quel momento, accalappiandosi come un koala, Rebecca fece la sua comparsa investendo il povero Liam, che urlò dalla fitta dolorosa che dilaniò il suo corpo.

«Sei forse impazzita Becky? Ho le ossa ancora tutte rotte!» esclamò il giovane americano stringendo i denti.

«Avanti, non fare il rammollito. Sono solo contenta di vederti!!» fece la ragazza mostrandogli un grande sorriso.

«Da quando sei così gentile nei miei confronti?».

«Che vuoi insinuare!?» tuonò tramutando repentinamente il suo sorriso in uno sguardo rabbioso «vuoi forse che ti rispedisca sulla tua branda mezzo morto?».

«Ecco, ora ti riconosco!» concluse facendo sorridere tutti.
I quattro scesero dalla scala che li separava dal laboratorio e si misero a guardare lo schermo gigante che dominava l'ambiente. Nonostante il segnale visivo non fosse dei migliori, si riuscivano ad intravedere delle sigle in rosso in basso a destra. Si trattava della CNN, emittente principale in tutta New York. L'inviata, una bella donna bionda sulla quarantina, discuteva di ciò che i filmati mostravano alle sue spalle. Tafferugli, fuochi, cariche dei droni poliziotto stavano mettendo a soqquadro l'intera città.

«Che cosa gli prende alla gente? Perché si scontrano con la polizia?» chiese il giovane.

A rispondergli fu uno degli scienziati, un uomo alto e brizzolato, dai neri occhiali spessi e dalla barba incolta.

«E' colpa della famiglia Temis. Hanno dichiarato di essere stati attaccati dai ribelli quando siete venuti a liberarci. Ora la polizia è sulle tracce di quattro giovani ragazzi che sarebbero a capo del movimento della rivolta ».

«Perché avrebbero detto una menzogna del genere?» chiese ingenuamente Liam.
«E' semplice » replicò Bob «per usare la polizia e i suoi robot. Vogliono trovare questo posto senza muoversi dalle loro sporche poltrone di pelle!».

«Esattamente» aggiunse lo scienziato «Fortunatamente questo luogo è abbastanza lontano dalla città e difficilmente ci troveranno. Tuttavia non possiamo restare rintanati come conigli per sempre ed è per questo che io e i miei colleghi vi aiuteremo nella vostra ricerca».

«Tutto ciò è meraviglioso signor...».

«Dottor Caius Smith, giovane Saint. A proposito, grazie per averci tirato fuori da quella prigione».

«Io non ho fatto nulla doc» concluse, prima di rivolgersi nuovamente al suo maestro «Non vedo Kenzo e Dimitri. Si stanno allenando da qualche altre parte?».

Anche questa volta il maestro non emise una parola poiché fu Rebecca a rispondere per lui:

«I nostri compagni sono partiti in missione».

«Cosa? Quale missione? E perché noi siamo qui allora, dobbiamo raggiungerli subito!».

Questa volta fu il vecchio Murasama a placare l'animo scalpitante del giovane Saint:

«Tu e Rebecca resterete qui ad allenarvi. Vi sottoporrò ad un allenamento speciale. Solo dopo potrete raggiungere i vostri due amici, sempre che non ritornino prima».

«Maestro, questa è pura pazzia, avete visto in che tipi di nemici ci siamo imbattuti. Kenzo e Dimitri avranno bisogno di man forte».

«Liam ora basta e da ascolto al tuo maestro!» fece Bob richiamando all'ordine suo figlio.

Il giovane Saint non lo aveva mai visto così inferocito e così decise di desistere e seguire le istruzioni del suo mentore.

«Solo una domanda maestro. Posso sapere almeno di che tipo di missione si tratta?» continuò il ragazzo.

«La tua curiosità supera addirittura la tua impertinenza, ma se servirà a concentrarti te lo dirò. Si tratta di una speciale missione di recupero» spiegò spazientito il maestro appoggiandosi ancor più sul suo bastone.

«Liam ascolta, Kenzo e Dimitri si sono offerti per recuperare le nostre Cloth. La fondazione li sta coadiuvando nelle ricerche. Tutto quello che sappiamo e che ora sono diretti verso l'Europa» accennò Rebecca aiutandolo a camminare.

«Vuoi dire che le nostre armature si trovano disperse da qualche parte nel vecchio continente? Quei due, pensano sempre di essere i migliori! Coraggio maestro, non dovete mostrarci il nuovo allenamento?» concluse scaraventando via infastidito la stampella che lo coadiuvava nel cammino.


Qualche giorno dopo...


Migliaia di kilometri ad est dalla caotica America, su un supersonico jet, Kenzo e Dimitri attendevano dal computer che pilotava il loro mezzo di trasporto, il segnale per lanciarsi. Il volo non era stato molto lungo, solo qualche manciata di minuti per lasciare quella che una volta si chiamava Grecia, dove si era stabilito un piccolo drappello di scienziati ancora fedeli alla fondazione Sado e raggiungere il grande specchio d'acqua che componeva il Mar Mediterraneo. Molto era cambiato dall'ultima guerra mondiale. L'Italia era stata completamente rasa al suolo dall'esercito Americano ed ora, col trattato delle nazioni, faceva parte del sistema governativo della nuova Germania; infatti, delle antiche nazioni del millennio precedente, solo tre erano riuscite a sopravvivere inglobando quelle più piccole e piegandosi alla volontà del nuovo continente e cioè, oltre a quella tedesca, anche la Russia, chiamata ora NURSS e la Cina, conosciuta meglio col nome di Stato Orientale Mondiale. Le culture e le varie etnie andarono mescolandosi ,fondendosi fra loro e perdendo ciò che un tempo le caratterizzava. Nell'anno 3000 distinguere un Giapponese da un Cinese era praticamente impossibile, tranne per qualche piccolo clan disperso che ancora lottava per i suoi costumi, ma che veniva emarginato dal resto della popolazione e punito dalle rigide leggi. Era proprio da uno di questi agglomerati che proveniva Kenzo. La voce robotica del sistema di pilotaggio partì improvvisamente, facendo sussultare il povero Dimitri che sonnecchiava accovacciato nel suo piccolo sedile:

«Prepararsi al lancio, contatto visivo isola di Stromboli fra 15 secondi»

Il countdown scattò immediatamente e i due compagni indossarono velocemente le loro tute alate, gentilmente fornite dall'ex fondazione Sado. Il portello blindato si aprì scuotendo l'intera pancia del jet che cominciò a tremare. Scaduto il conteggio, saltarono nel vuoto azionando le loro tute e planando fino alla fumante isoletta vulcanica.
Atterrarono morbidamente sulla spiaggia settentrionale dove abbandonarono il loro equipaggiamento per poi velocemente sparire verso il cono del vulcano, trovandosi dopo poco alle sue pendici. La terra brontolava ancora, segno di attività magmatica recente. Anche la temperatura aumentava passo dopo passo e questo sembrava infastidire non poco Dimitri.

«Cosa c'è amico mio, problemi?» fece il cavaliere del dragone impegnato ad evitare un tagliente masso lavico.

«Nulla di cui preoccuparti Kenzo; e solo che odio il caldo, tutto qui» gli rispose l'amico, asciugandosi il sudore che copioso gli bagnava la fronte.

«L'entrata del vulcano dovrebbe essere nei paraggi. Una volta dentro dovremmo stare attenti alla lava. Concentriamo il Cosmo sui nostri corpi per evitare di scottarci e di inalare gas velenosi» spiegò l'orientale.

Arrivati più o meno a metà del monte, i due intravidero l'apertura nella roccia da cui fuoriusciva una grossa quantità di vapore. Entrarono senza difficoltà nella scura feritoia che ben presto li condusse in una grandissima conca dominata da un mare di magma in ebollizione.

«Dannazione, il calore è insopportabile. Sicuro che le Cloth si trovino in questo posto maledetto?» disse il russo portandosi una mano a copertura del viso.

«Gli scienziati hanno detto che dopo la distruzione dell'isola di Kanon nella vecchia Grecia, i Saint dovettero trovare un nuovo luogo per rinforzare le loro armature. Si narra che questo vulcano erutti fin dal tempo del mito, segno dell'immensa forza degli dei e che la sua lava abbia poteri miracolosi. Non ci sono dubbi che sia questo il posto dove sono nascoste le Cloth».

Improvvisamente, i due compagni furono attirati dalla comparsa di un enorme Cosmo a pochi passi da loro. Non potevano credere ai loro occhi quando videro un uomo, a petto nudo e dai lunghi capelli grigi, stare seduto su una roccia sotto una cascata di magma incandescente.

«Guarda Kenzo! Quello è un essere umano! Che ci fa lì in mezzo? Com'è possibile che resista al calore e alle fiamme» fece Dimitri indicando il punto esatto con l'indice.

«Non so chi sia o cosa stia facendo, ma deve trattarsi di un Saint, un fortissimo Saint» fece Kenzo avvicinandosi alla sponda del mare di lava.

" Chi osa disturbare la mia meditazione? Andate via prima che la mia ira si abbatta su di voi".

«Ci parla attraverso il Cosmo, è senza dubbio un cavaliere» bisbigliò Dimitri al compagno.

«Chiunque tu sia ascolta, siamo qui per prendere le nostre sacre Cloth. Non vogliamo disturbare la tua meditazione, ma per favore, dicci dove sono nascoste e andremo subito via» spiegò Kenzo.

La terrà cominciò a tremare sempre più violentemente prima che la voce nelle loro menti tornò a farsi sentire.

"Cosa vi fa pensare che vi lasci toccare con le vostre sudice mani le sacre armature? Non ve lo ripeterò ancora una volta, abbandonate questa isola e non fatevi più vedere".

«Mi dispiace amico, ma purtroppo non possiamo tornare a mani vuote. I nostri compagni ci attendono per salvare Atena» disse il Saint del Cigno.

La misteriosa figura , dopo tali parole, si levò dalla sua postazione. La lava gli scorreva su tutto il corpo, non procurandogli alcuna ferita. Si avvicinò al ciglio di terra che delimitava la conca e giunse a pochi metri dai due compagni che si misero subito in posizione di difesa.

«Sciocchi mocciosi, non avete idea di ciò che dite. Nominare la dea Atena in questo luogo, davanti al mio cospetto... la vostra stoltezza non ha limiti, pagherete le vostre vite!!» esclamò colpendoli con la sola forza del suo Cosmo, scuotendo il braccio destro.

I due cavalieri furono sbalzati su delle rocce alle loro spalle che si distrussero all'impatto. Dopo alcuni secondi, tuttavia, si rimisero in piedi pronti al contrattacco.

«Costui è proprio un diavolo! Ha una forza incredibile. Gli è bastato un alito del suo Cosmo per metterci al tappeto. Gli scienziati non ci avevano detto nulla a riguardo, o sbaglio?» fece Dimitri scuotendo la sua maglietta blu .

«Non dobbiamo indugiare oltre amico mio, Liam e Rebecca ci aspettano, non possiamo fallire» disse stringendo i pugni «Lascialo a me, mentre io lo attacco, tu cerca le armature» concluse strappandosi il kimono bianco e mostrando un fisico scolpito e ben educato alle battaglie.

«Sicuro di farcela?».

«Vai, non preoccuparti, devo riuscirci a tutti i costi» poi rivolgendosi al nemico «Ora assaggerai la mia tecnica! Rozan :Raising Dragon!».

Approfittando del colpo del compagno, Dimitri scattò alle spalle del nemico per cercare di individuare le Cloth nascoste, ma si bloccò per via di un fortissimo e caldissimo vento proveniente dal misterioso uomo della montagna che nel frattempo aveva già respinto il Drago scagliato da Kenzo.

«Siete solo dei vili cavalieri di basso rango. Ora vi spazzerò via col battito delle mie ali: Burning Wings!».

Questa volta i due Saint di Atena finirono dritti nel lago di magma affondando nell'ardente liquido. Il misterioso uomo della montagna finalmente si calmò e si diresse nuovamente verso il sedile roccioso posto sotto la cascata, ma non appena mise un piede nel letto di lava si accorse che il Cosmo dei suoi ospiti indesiderati non si era spento, anzi stava divampando nel cuore della montagna. Qualche istante dopo, interamente avvolti nelle loro brillanti auree, riapparvero i due Saint di Atena, pronti alla carica.

«Maledetto diavolo, non sarà un po' di calore a metterci fuori gioco, prendi questo. Cygnus: Perfect Frost!».

L'uomo prese il colpo in pieno e venne rinchiuso in uno strato spessissimo di ghiaccio, che nonostante l'altissima temperatura, non accingeva a sciogliersi.

«Ecco fatto Kenzo, cerchiamo le nostre Cloth» disse Dimitri ansimando per la fatica.

«Non è finita qui amico mio, purtroppo il suo Cosmo non si è spento, anzi, sta aumentando a dismisura!» spiegò l'orientale.

Come anticipato dal Saint del Dragone, il misterioso uomo dai grigi capelli tornò a farsi sentire nelle loro menti:

"Se questa è la vostra potenza, non avete alcuna speranza. Ora conoscerete il terrore. Nirvana!".

La spessa coltre di ghiaccio si disintegrò all'istante e i due Saint furono colpiti da un attacco unico e silenzioso, quasi impercettibile che li paralizzò e li catapultò in una sorta di trans. Nelle loro menti, immagini spaventose si formavano sfruttando le debolezze del loro subconscio e della loro intimità. Dopo non molto, cedendo al dolore, si accasciarono al suolo con le mani che stringevano le tempie.

«Non vi dannate ragazzini, la morte sopraggiungerà presto, le vostre menti si frantumeranno e la vita lascerà i vostri corpi!».

«Io non farei tanto il gradasso uomo delle caverne» fece una voce proveniente dall'apertura che portava all'esterno della montagna «Smetti subito di tormentare i miei amici».

«Benissimo, un altro topolino impertinente! Coraggio vieni pure fuori e salva i tuoi amici, chiunque tu sia».
Accettando l'invito del nemico, il giovane guerriero dai folti capelli castani e dalla rossa t-shirt, fece il suo ingresso saltando da una roccia ed espandendo il suo Cosmo lanciò prepotente il suo attacco:

« Pegasus: Shooting Stars!».

Pugni simili a stelle cadenti investirono l'uomo della montagna che venne tramortito e scaraventato su una parete rocciosa.



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