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lavoro pubblicato giovedì 29 gennaio 2015
ultima lettura sabato 2 novembre 2019

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Caribe

di alnair. Letto 610 volte. Dallo scaffale Sogni

Era quasi mezzanotte. Nel retrovisore Silvia cercò Andrea, che fosse sempre lì a seguirla.Pensò che l'incrocio era giallo solo quando il cretino con la Fiesta le si conficcò nella fiancata.....

Era quasi mezzanotte.
Nel retrovisore Silvia cercò Andrea, che fosse sempre lì a seguirla.
Pensò che l'incrocio era giallo solo quando il cretino con la Fiesta le si conficcò nella fiancata.
-" Ma porc... sei scemo? Dove cazzo vai sparato a mille che è rosso?"-
-" Ma dove cazzo và LEI, signora, scusi, ha mica visto che è passata LEI col rosso?!"-
Il cretino scese dalla macchina: sembrava un tantino agitato.
Sotto i capelli a spazzola indossava una faccetta da arrogantello niente male. Le due ragazze troppo truccate e niente carine che portava a vivere, non scesero.
Dopo uno sguardo angosciato ai danni della Fiesta aggredì lo sportello di Silvia spalancandolo furente:
-"Avanti, su, scenda da lì e tiri fuori patente e libretto".
Silvia, per un attimo, fu indecisa fra strangolarlo o chiudergli le dita nella portiera.
-"Senti tu, coso coatto, datti una solenne calmata!!! Hai visto troppi film? Facciamo che non ti do un cavolo di niente e, anzi, chiamo pure la polizia?"
Alla parola polizia un sorrisetto sadico s'installò sulla faccia del cretino.
-"....Si da il caso che sia IO la polizia, e che LEI sia passata col rosso. Ora, da brava, mi da la patente?" -
I due tacquero guardandosi con odio, ma fu un attimo: alle spalle del cretino, una voce:
-" ...Dica lei!!?...Mi scusiii! Stia calmo...e guardi che la signora ha ragione: lei é passato col rosso.... quindi stia calmo lei, faccia il bravo lei, e si allontani subito dalla signora, che la polizia sta arrivando."
Andrea si era materializzato sulla scena. In mano aveva già blocco per appunti e penna.
Il cretino si voltò a guardarlo: aveva l'aria di chi perde con un full servito.
-"Scusi ma lei chi è? E che s'impiccia......"-
-"Il mio nome è Chiari, Andrea Chiari, per la precisione, e sono l'avvocato della signora"-.
Dalla tasca interna estrasse un biglietto da visita come un coniglietto dal cilindro.
-"Prenda. Vedrà che dovremo sentirci".
@@@@@
Alle due passate si avviarono a casa. Gli occhi, Silvia, li sentiva annegare nelle orbite, ma, in fondo, si era persino divertita.
All'arrivo della polizia, l'arringa di Andrea in mezz'ora aveva ridotto le azioni del ragazzo a quota zero, pilotando il verbale verso una colpevolezza assoluta. La macchina, la fida "Uno", aveva fatto il suo dovere fino in fondo, riportandosi a casa.
-"Amore, ti và un po' di camomilla ?"-
-"Ma dai tesoro..... con questo caldo! Mi andrebbe il tè freddo, piuttosto: ce n'è ancora?"-
-"Niet. Finito tutto, lo rifaccio domani....ma che cretina! Già, Con tutto il casino dell'incidente mi ero scordata che domani sarà infernale: il lavoro, i bagagli da fare, i biglietti da ritirare, il gatto da sistemare..."-
Andrea annuiva, ma interessato un po' troppo al pavimento della cucina. Sempre annuendo poi, tirò un sospirone e cominciò a biascicare:
-"scusa......scusa....amore, a proposito di....di domani, di oggi ormai...cioè - amore - è....da stamattina, anzi, da ieri mattina, che ti volevo parlare...e che...che ti volevo... che ti devo dire una cosa importante...... ma ho paura di farti arrabbiare....."-
Approfittando che Silvia non si era proprio voltata a guardarlo, e che trafficava apparentemente per la camomilla, si fece forza e sparò:
-"SENTI, ascoltami, non prenderla male, ma io pensavo di non venire con te.....pensavo che in fondo...: non è il mio viaggio!!! E... io non me lo merito!!! Io - ecco - non lo vivrei come te e... potrei rovinarti tutto! Non arrabbiarti, ti prego ti prego, ma io in barca a vela, con degli sconosciuti - e per 35 giorni - non me la sento di starci..., ed è meglio che te lo dica qui, e adesso, piuttosto che quando siamo lì, quando non si può mica tornare indietro... e sarebbe un incubo per tutti se uno non si trova bene....e "-
-"Nooooooooooo! Noooooo! Non?...no? non...stai scherzando!!? non stai scherzando!?! NON STAI SCHERZANDO!! No, tu non stai scherzando!!!! Non mi stai DAVVERO dicendo, DUE giorni prima di partire, dopo che sono QUATTRO mesi che se ne parla, e che abbiamo prenotato, e PAGATO, e comprato tutta una serie di cazzate per partire, tu....tu....non mi stai DAVVERO dicendo che NON VIENI?!??!!! Perché non può essere vero, è troppo assurdo, è troppo da dementi é...é... che......é..é...CAZZO....non ho parole!!! Sei veramente uno stronzo!!! E io sono più stronza di te che ho pagato per tutti e due l'anticipo, pensando di farti il regalo più bello del mondo!!! E tu mi hai sempre assecondato....Tu, tu che fino a ieri sembravi felice e lo dicevi a tutti, con quella faccia del cazzo da velista strafigo e te la tiravi pure da vergognarsi a vederti dicendo con l'aria saputa che era un "viaggio per la vita". Cazzo vuol dire, poi, un "viaggio per la vita"? Non ho parole. Anzi: non ho più le parole. Vado a letto.
Dai da mangiare al gatto e non dire niente, assolutamente niente, che tanto dici solo minchiate idiote. Vorrà dire che anche st'estate ce ne andiamo al mare da tuo padre, a sentire tutte le cazzate che c'ha da dire sull'intero scibile umano".
-"Ma amore, cerca di capire....."
-"NOOOOOOOO!!!! TU, cerca di capire, anche se già lo so che non ci riesci........ Non ti voglio sentire!!! E non chiamarmi AMORE: qui amore non c'è!!! Non c'è più! E' morto, cadavere, putrido: NULLA! Sono stufa di sentire questo vocaboluccio vuoto e del cazzo. Sembriamo usciti da qualche soap-opera deprimente e .....e....sudamericana. Vergognati!!! Anzi: vergogniamoci. Ti va di lusso che ho sonno, la chiudo qui. Tanto le parole sono sempre le stesse. Tacciamo che facciamo più bella figura.
@@@@@

"...Come sarebbe a dire che l'anticipo non me lo restituite?!!! ...Ma che c...lausola ?!!! Vi ho versato duemila euro - duemila dico - mica una lira!!? Qualcosa mi dovrete pur ridare...."
Se il buon giorno si vede dal mattino, quello sembrava più un day after che il day before atteso da Silvia per mesi. Si era svegliata dopo un groviglio di dormiveglia ed incubi, poi come sempre era andata al lavoro, mentre Andrea dormiva ancora. Si era sorbita una per una le ignare battutine d'invidia e di commiato dei colleghi, tutti già rientrati dalle ferie e già stressati anche peggio di prima: avrebbe voluto urlare, dire a tutti che si sarebbe fatta i suoi quaranta giorni di ferie, risparmiati a stile formichina, fra dietro l'angolo e il suocero palloso al mare di serie B. Ma aveva rotto così tanto le scatole a tutti, per quattro mesi, con la storia del giro ai Caraibi, nelle isole deserte, che ora pareva proprio troppo assurdo e squallido dire che non se ne faceva nulla per via....già per via di che? Non riusciva neanche a trovare una definizione intelligibile per il marito. Pantofolaio? Fifone? Pigro? Forse la verità era tutta un'altra, ma dirla era un'altra cosa ancora. Le sembrava di vivere in un incubo, o peggio in un film di Fantozzi, ma troppo idiota per farla ridere. Proprio a lei doveva capitare.
E il colpo di grazia dell'agenzia di viaggi? Era il colmo, davvero, la ciliegina sulla torta: duemila euro buttati!! Lei, che non andava dal parrucchiere da mesi per risparmiare!!!! Lei, che non si era comprata neanche un paio di calze per tutto l'inverno passato, che aveva messo tutti i giorni qualche risparmio nello snoopy-salvadanaio. Proprio ieri aveva fatto il calcolo: una volta pagata l'agenzia, con i soldi di snoopy e un aiutino ci uscivano gli occhiali polarizzati che ai caraibi, aveva letto, erano indispensabili, e anche l'attrezzatura da snorkeling, e i costumi nuovi.
Abbassò la voce. In fondo telefonava dall'ufficio. E poi non voleva che i colleghi capissero di che si trattava. -"Signora, sia gentile, io non sono ricca, un modo dovrà pur esserci......Si, si, và bene, passo appena esco dall'ufficio. Diciamo che ci vediamo lì alle tre e mezzo. Ok"-
Mettendo giù il telefono, ebbe la sensazione che un'idea più chiara sul da farsi in fondo ora ce l'aveva. Le alternative, oggettivamente erano solo due:
1. passare un'estate, anzi, un settembre di merda dopo un'estate di merda e perdere i due testoni;
2. andare ai Caraibi da sola, fottersene, ed entrare in possesso di un paio d'occhiali polarizzati.
Stritolò fragorosamente un paio di mentine fra i molari, una a destra e una a sinistra, con lo sguardo perso nel vuoto.
@@@@@

Il badge di Silvia fremeva nell'attesa, stretto convulsamente nella sua mano mentre il lettore si avvicinava lentissimo a segnare le quattordici in punto. Troppe cose da fare, non c'era tempo da perdere e Silvia timbrò i

l cartellino al primo secondo dell'orario di ucita.
Quel posto di lavoro era cosa per pochi eletti: cento metri da casa, orario 8-14, stipendio oltre la media, begli uffici, ambiente giovanile...in una parola? Confortevole. Peccato lei non riuscisse ad afferrarne l'utilità e a dire bene che lavoro fosse! Quando sentiva chiederselo, così, alla sprovvista, provava a cavarsela pronunciandone semplicemente il titolo - data administrator - ma il contenuto... era difficile spiegarlo, forse doveva capirlo meglio, o mettercelo lei. Combatteva ogni giorno con rogne di vario genere e questioni di aria fritta: ridondanze, integrità referenziale, relazioni illecite fra dati che figliavano informazioni più o meno attendibili. Un mondo virtuale, di poche impronte umane e che tra l'altro non aiutavano le cose ad andar meglio.
Ma oggi, per oggi e per un po', era finita: il giorno era arrivato e lei aveva deciso che non poteva averlo atteso tanto, invano.
Arrivò all'agenzia proprio mentre riaprivano dopo la pausa pranzo. Si ascoltò dire alla signora con cui aveva parlato per telefono che aveva cambiato idea e deciso di partire comunque, da sola però.
-"Benissimo!!! In tal caso l'anticipo che ha versato per suo marito lo possiamo conteggiare sulla sua quota. Perderà solamente il 25% del prezzo del biglietto aereo di andata: purtroppo non dipende da noi ma dalla compagnia aerea.... Per quanto riguarda la quota che doveva pagare direttamente ai ragazzi della barca: bè per quella dovrà accordarsi con loro, direttamente sul posto. Non abbiamo tempo di sapere nulla prima: loro non hanno un telefono dove possa chiamare e visto che domani lei sarà già là.......magari però quando torna ci faccia sapere come avete risolto. Va bene? "-
Si avviò verso casa con il biglietto aereo di andata e ritorno in una mano e la piantina per arrivare dall'aeroporto alla barca stretta nell'altra. Aprendo la porta e realizzando che Andrea non era ancora uscito fu tentata di richiudere piano piano e continuare a fare i suoi giri per negozi. Troppo tardi, Andrea transitava propri in quel momento dall'ingresso, e sentendola entrare spalancò la porta e la tirò dentro, agganciandole un braccio intorno al collo e baciandola per forza. Lei si divincolò a fatica, poi fece la faccia più finto-schifata che trovò e guardandolo male gli buttò lì una frasetta tipo - "hai mangiato un'altra volta il dentifricio! Ma che schifo!" Poi s'infilò di corsa in camera, dicendo che doveva telefonare. Andrea le andò dietro ed aprì l'armadio per scegliersi una camicia.
-"A proposito..... ha chiamato tua madre. Le ho inventato una balla della serie che ai Caraibi sta transitando una specie di tifone e che ci hanno disdetto tutto e ridato i soldi. Lei era tutta contenta, capirai, e ha detto che ci aspetta a pranzo per sabato. Ho fatto male?"-
-"Si"-
-"E perché, scusa? Tanto prima o poi a qualcuno tocca cominciare a dirlo, che dici, dovevamo partire domattina......"-
-"E infatti: NOI dovevamo, IO.....io, invece, ancora devo. Insomma, si, io vado. Non sarà la stessa cosa, ma è pure sempre un "viaggio per la vita", l'hai detto tu, e io lo voglio fare"-
Andrea si girò a guardarla lasciando cadere le braccia e la cravatta -"Che fai, sfotti? "-
-"No no. Vado. Davvero. Poi era un casino anche con l'agenzia... e non mi andava di regalargli duemila euro, visto che con altri due mi ci faccio quasi quaranta giorni ai Caraibi. Praticamente mi costa meno che se rimango a casa. Ci guadagno."-
Andrea si osservò le punte dei calzini e per un attimo sembrò quasi capacitarsi della sua condizione di uomo in boxer, camicia e pedalini. Per il resto non fece praticamente una piega, a parte sforzarsi di tirare fuori una faccia e una vocina piagnucolosa.
-"Ma allora vuol dire che oggi è l'ultimo giorno che passiamo insieme prima di stare lontani per un sacco! Ma amore, già mi manchi!" - e dicendo così si aggrappò alle spalle di Silvia tentando inutilmente di girarla verso di sé.
Silvia sfoderò la vocina da bimba: -"Figurati!! Allora tu? Tu che mi manchi anche quando ci sei? Vedrai: ci farà bene stare un po' da soli, e poi non è così tanto tempo. Il tempo passa in fretta quando siamo nella nostra vita di sempre. Sarà peggio per me.... se non mi trovo bene mi toccherà una specie di prigione. Oh, ma guarda: io se mi rompo le scatole torno prima, salgo sul primo aereo e chi se ne frega"-
Le mani di Andrea nel frattempo avevano cominciato a frugare sotto la maglietta di Silvia e lui a bisbigliarle nell'orecchio: -"Senti, discutiamo un po' i particolari? Ti faccio vedere la mia collezione di farfalle tropicali? Così se ne incontri qualcuna sei già preparata...."-
Silvia recuperò rapida tutte e dieci le dita di Andrea e le incrociò con le sue -"Dai, amore, devi andare a studio...devo farmi i capelli...andare in farmacia... in profumeria... dal tabaccaio...mi manca la marca al passaporto.... Dai: ci vediamo stasera e mi insegni tutto sulle farfalle tropicali"- Per avvalorare la promessa Silvia si sforzò di miagolare il tutto strofinandosi persuasiva. Andrea guardò l'orologio e le baciò la fronte con lo schiocco. -"Vado"- ed arrivato alla porta sollevò il gatto per baciare anche lui prima di uscire.
Rimasta sola, Silvia cominciò a buttare sul letto tutto quello che aveva deciso di mettere in valigia: tutto quello che aveva pensato, programmato e messo a punto per quattro mesi. Il più lo avrebbe avuto addosso, per battere il record del bagaglio più leggero del mondo.
L'operazione non richiese più di dieci minuti: l'Autan lo doveva comprare e la crema solare anche; voleva anche trovare un contenitore carino per le cose da bagno, visto che l'unico di cui disponeva era di Andrea, a righe blu e verdi, e anche un po' rotto.
Bè era ora di uscire, o avrebbe fatto tardi dal parrucchiere.

@@@@@

Mentre aspettava sfogliando la solita rivista per donne, con diete e consigli vari, sentì un brivido percorrerle la schiena: domani, a quella stessa ora, sarebbe stata altrove, oltre l'oceano, oltre Andrea, oltre il loro quartiere e la loro vita di sempre. Sarebbe stata sola, o meglio, single, forse l'unica single fra gli altri otto, sconosciuti, ma sicuramente accoppiati.
Dei suoi compagni di viaggio non sapeva molto, ma le avevano detto che ne avrebbe incontrati due in aereo, mentre gli altri li avrebbe visti per la prima volta direttamente in barca: un'altra coppia di italiani che però arrivava in aereo da Milano, un'altra coppia di spagnoli e poi lo skipper e la skipperessa, naturalmente, altra coppia di Venezia ma tutti e due trapiantati da anni nel caribe. Sarebbero stati dieci, in tutto, se fosse venuto anche Andrea...
Stranamente, si sentiva confortata all'idea di essere una sconosciuta in un gruppo di sconosciuti: non avrebbe dovuto fare altro che essere sé stessa, e se qualcosa non andava, dirlo tranquillamente al resto del gruppo. In fondo sarebbero stati costretti insieme in uno spazio limitato, d'accordo, ma anche per un tempo limitato, e non erano certo obbligati a rivedersi, dopo quell'esperienza. Pensava di adottare, praticamente per la prima volta in vita sua, l'atteggiamento "dire sinceramente e subito tutto quello che non le stava bene". Pensava così di prevenire quelle situazioni esplosive da convivenza coatta di cui sono piene la tradizione e la letteratura marinara.
Ecco, la signorina le sorrideva, finalmente toccava a lei.
Lo shampoo è una coccola stupenda quando sei stanco e hai la testa pesante. Sembra che con i capelli ti si puliscano anche un po' le idee. Sarà per quel tempo che devi sprecare per forza, una volta deciso, o per quella situazione così palesemente frivola che distoglie il cervello dai pensieri profondi. Mentre era impegnata nella fase determinante dell'asciugatura, squillò il cellulare.
-"Amore, è passato Riccardo a studio, e dice se andiamo a mangiarci una pizza con loro, diciamo per le nove. Tu a che punto sei?"-
-"OK. Io ho quasi fatto. Vieni a casa, che poi insieme andiamo a prendere loro. Ma Riccardo è ancora lì? Passamelo, dai"-.
-"Heilà, vecchio bastardo!!! Hai realizzato che ti liberi di me per più di un mese? E come farai a superare le crisi d'astinenza? Ma si, si, non preoccuparti, che non la do a nessuno!! Dovresti averlo capito, oramai, che sono un tipo fedele....ti mando o no sempre in bianco?
Senti, allora siamo a cena con voi, stasera? Per me è ok, diglielo tu ad Andrea che non faccia troppo tardi a studio. Ci vediamo dopo".
La ragazza del phon le sorrise, complice, nello specchio.
Ci mancava anche la cena....Se poi Andrea teneva fede al "progettino farfalle" .......Aveva paura di arrivare al domattina distrutta.
-"Fa niente"- pensò -"tanto, sono o non sono in vacanza? Avrò tutto il tempo per recuperare. L'importante è che arrivi, domani. E arriverà, arriverà. E passerà anche. E passerà anche la vacanza"-
In fondo aveva aspettato per quei quattro mesi con una tale ansia, che a volte le era sembrato che i giorni s'inceppassero. Eppure, riguardando indietro, tutto quel periodo le sembrava, ora, che fosse durato meno di un batter di ciglia.
E aveva paura che in fondo costituisse la parte migliore di tutta quella storia...

Il resto del pomeriggio e la serata a seguire, Silvia la trascorse in una specie di stato onirico: fece tutto quello che c'era da fare, sesso con Andrea compreso, secondo la tabella di marcia che aveva in testa, con l'ansia di depennare le righe dal conto alla rovescia che la separava dall'ultimo "ciao".
E finalmente il momento arrivò, con l'aria qualsiasi di un sabato mattina a fine agosto, col sole velato e con quella fiacca opaca che ti fa già struggere di nostalgia per l'estate.
Dopo aver mentalmente ripassato almeno dieci volte tutto il contenuto dei bagagli, verificato di possedere effettivamente tutto l'occorrente di carte, soldi e documenti, definito con Andrea su come comunicare e quando, propinato ai suoi una bella storia circa la penuria di posti in aereo che la obbligava a partire sola (penuria sopraggiunta alla notizia che l'uragano aveva deciso di passasse altrove), era effettivamente arrivato il momento di andare.
Davanti al metal detector, l'ultimo abbraccio, con bacio e lacrime. Quelle di Silvia erano lacrime vere, distillate dal pane di rabbia-paura-stanchezza-nervoso che da due giorni le occupava lo stomaco.

E' incredibile come negli aeroporti ci si senta già partiti, staccati dal "prima", non appena varcato il controllo passaporti: pochi metri e ti sembra di attraversare lo stargate, finendo in quella terra di sola andata dove non sei né partito né arrivato, in un luogo da cui non è previsto ritorno, di solito. C'è qualcosa che fa percepire una dimensione non umana: l'artificio, messo in atto per riuscire a volare, crea una frontiera, un confine, virtuale, senza montagne né rive: così, assurda, disegnata in mezzo al nulla.

Quando Silvia si trovò davanti al duty free, cominciò a realizzare che il "viaggio per la vita" era davvero cominciato.
Senza sentirsi del tutto sé stessa, entrò in uno dei negozi del corridoio che portava all'imbarco. Le pareva di essere come osservata, o meglio ancora, ripresa da una telecamera invisibile: si sentiva un po' l'eroina di una storia ancora da capire. Forse, senza volere, recitava pure. Parlando con la commessa addetta agli occhiali, per esempio:
-"E' sicura che siano polarizzati? Mi servono per navigare a colori e se la polarizzazione non è ottimale può essere rischioso"-.
La commessa restò impassibile, come da copione. Per nulla impressionata dai pericoli della navigazione a colori, iniziò a pulire gli occhialai e a cercarne il relativo astuccio.
Silvia uscì poco dopo con indosso una specie di maschera da formicone, con al montatura rossa e le lenti in tono, soddisfatta di aver trovato proprio l'accessorio giusto per la sua avventura. Quegli occhiali le davano un'aria nuova, e la sua interpretazione dell'eroina single e un po' stravagante le pareva ora più attendibile.
Fece le prove al bar dell'uscita 12, la sua. Ordinò "un cappuccino. Ustionante, per favore" (per ottenerlo tiepido, come al solito) e se lo portò ad un tavolo. Accavallò le gambe, e sorseggiò con l'aria più misteriosa che poté, guardandosi intorno da dietro le lenti degli occhiali nuovi, appannate dal cappuccino. Incrociò a metà orizzonte lo sguardo di qualcuno: un altro "strano", occhiali pure lui, abbronzato e vestito da strafigo, anche se un po' pelato e bassino.
Fece l'aria annoiata, guardò l'orologio, e sbuffò con tutta la classe che le riuscì di raccogliere. L'uomo le sorrise impercettibilmente, e lei si alzò, decidendo in una frazione di secondo che quello aveva fascino e che era meglio tagliare la corda, non potendo sostenere la parte più di così (o per esasperare ancor di più il personaggio?).
Alla fine, mentre era all'acquisto dei giornali, arrivò l'annuncio del suo volo.
E allora si avviò, dondolando sui sandali.



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